Mancini, Craxi e la verità sul 1992. Ecco il verbale con le dichiarazioni rese dal "vecchio leone socialista" all'allora pm Antonio Di Pietro

Pao­lo Pol­li­chie­ni Corrieredellacalabria.it ROMA – Abbia­mo atte­so qual­che set­ti­ma­na pri­ma di scri­ve­re del­la leva­ta di scu­di, postu­ma, tar­di­va e per mol­ti ver­si anche scioc­ca, oppo­sta allo spa­zio che nel­la fic­tion di Sky "1992", per mol­ti altri ver­si cri­ti­ca­bi­lis­si­ma, vie­ne riser­va­to allo scom­par­so segre­ta­rio nazio­na­le del Psi Gia­co­mo Man­ci­ni. Oggi, però, è il caso di rile­va­re alcu­ni det­ta­gli di quel­la ten­ta­ta pole­mi­ca, per­ché sono indi­ca­ti­vi di come la poli­ti­ca cala­bre­se rifug­ga pun­tual­men­te la veri­tà e di come i media cala­bre­si asse­con­di­no acri­ti­ca­men­te qual­si­vo­glia mani­po­la­zio­ne del­la veri­tà. Si ridu­co­no ad una sor­ta di pan­nel­lo in sughe­ro dove ognu­no appic­ci­ca i pro­pri comu­ni­ca­ti, le pro­prie ester­na­zio­ni e le pro­prie veri­tà sto­ri­che. Sen­za che nes­su­no mai si pre­oc­cu­pi di infor­ma­re chi leg­ge se su quel­le cose esi­sto­no atti, docu­men­ti, pro­ve che dica­no come effet­ti­va­men­te sia­no anda­te le cose. 

È il caso del­la cri­ti­ca alla fic­tion di Sky per ave­re osa­to dire… la veri­tà. Una meta­fo­ra del­la con­di­zio­ne intel­let­tua­le, poli­ti­ca e gior­na­li­sti­ca del­la Cala­bria. Dove ti può capi­ta­re di dover dare con­to per ave­re det­to o scrit­to o fat­to vede­re cose vere lad­do­ve altri non ne han­no pia­ce­re. A leg­ge­re le cri­ti­che, qual­cu­no si è inven­ta­to tut­to: Man­ci­ni non accu­sò Cra­xi, non col­la­bo­rò con Di Pie­tro per far­lo incri­mi­na­re, non dis­se dei sol­di che anda­va­no ad una cor­ren­te del Psi in cam­bio di futu­ri abbrac­ci con un cer­to mon­do impren­di­to­ria­le. Tut­ta roba inven­ta­ta. Eppu­re basta­va poco per capi­re dove sta­va la veri­tà. Gli atti del pro­ces­so a Cra­xi sono pub­bli­ci, se una depo­si­zio­ne di Man­ci­ni c'era sta­ta la si tro­ve­rà lì. Se Man­ci­ni accu­sò Cra­xi ci sarà pure scrit­to e ci saran­no tim­bri e fir­me. Ma tut­to que­sto pre­sup­po­ne gusto del­la veri­tà e vizio del­la memo­ria, un lus­so che in Cala­bria sono pochi a voler­si (o poter­si) man­te­ne­re. Pro­va­re per cre­de­re: abbia­mo in mano il ver­ba­le con le dichia­ra­zio­ni di Gia­co­mo Man­ci­ni, la sua fir­ma sot­to ed a fian­co quel­la del pm Anto­nio Di Pie­tro. Pro­via­mo a leg­ger­la e vedia­mo se accu­sò e in che misu­ra Bet­ti­no Cra­xi.

Pre­ce­du­to da una lun­ga, e duris­si­ma, inter­vi­sta al Cor­rie­re del­la Sera, Gia­co­mo Man­ci­ni depo­ne davan­ti ai magi­stra­ti del­la Pro­cu­ra di Mila­no il 18 novem­bre 1992. E qui abbia­mo la pri­ma sor­pre­sa: nes­su­no con­vo­cò Man­ci­ni, nes­sun pm gli inviò avvi­so a com­pa­ri­re. Si pre­sen­tò spon­ta­nea­men­te per spie­ga­re, usia­mo paro­le pre­se dal ver­ba­le, che «se nel par­ti­to vi sono sta­ti finan­zia­men­ti ille­ci­ti il segre­ta­rio del par­ti­to, in quan­to tale, non pote­va non sape­re». È anche per que­sto che nel ver­ba­le Ghe­rar­do Colom­bo che avvia l'interrogatorio tie­ne a far sape­re che quel­lo di Man­ci­ni è «ver­ba­le di assun­zio­ne di infor­ma­zio­ni (art. 362 c.p.p.»). Colom­bo par­te pro­prio dall'intervista al Cor­rie­re: «Rico­no­sce per sue le affer­ma­zio­ni attri­bui­te­le ed è in gra­do di rife­ri­re più com­piu­ta­men­te quan­to a sua cono­scen­za in ordi­ne alla per­ce­zio­ne di som­me non con­ta­bi­liz­za­te da par­te dell'On. Bal­za­mo?». Oggi si usa dire che è col­pa del cro­ni­sta, anche quan­do maga­ri l'intervista è sta­ta regi­stra­ta, ma il vec­chio leo­ne socia­li­sta era di pasta diver­sa: «Le cose che ho det­to le con­fer­mo. Voglio fare una pre­mes­sa in ordi­ne alla mia lun­ga mili­tan­za socia­li­sta e in ordi­ne alla mia cono­scen­za diret­ta e indi­ret­ta di quan­to è avve­nu­to nel Par­ti­to socia­li­sta sot­to il pro­fi­lo poli­ti­co e quel­lo ammi­ni­stra­ti­vo. Sin­te­ti­ca­men­te, in quel­la inter­vi­sta, io, se ben ricor­do, ho avu­to degli apprez­za­men­ti cri­ti­ci per l'atteggiamento del segre­ta­rio del par­ti­to che, sicu­ra­men­te com­mos­so per la mor­te dell'On. Bal­za­mo, ten­de­va a mio pare­re ad esa­spe­ra­re le con­se­guen­ze cui sareb­be anda­to incon­tro lo stes­so Bal­za­mo dall'evolversi del­le inda­gi­ni».

Va giù duro, Man­ci­ni: «Io riten­go che Bal­za­mo sicu­ra­men­te con­trol­la­va una par­te del­le entra­te non con­ta­bi­liz­za­te del par­ti­to, lo so per via indi­ret­ta essen­do sta­to a suo tem­po segre­ta­rio del par­ti­to e cono­scen­do quin­di i mec­ca­ni­smi di allo­ra ed inol­tre essen­do cono­scen­te ed ami­co di per­so­ne mol­to vici­ne a Bal­za­mo, che mi han­no rife­ri­to mol­ti par­ti­co­la­ri del set­to­re ammi­ni­stra­ti­vo. Sul­la base di que­sti ele­men­ti pos­so dire che con­tat­ti riguar­dan­ti paga­men­ti non pale­si tra il segre­ta­rio ammi­ni­stra­ti­vo del par­ti­to ed impre­se esi­sto­no per il set­to­re edi­li­zio. I flus­si finan­zia­ri rima­nen­ti, i flus­si finan­zia­ri nel loro com­ples­so non fan­no però capo al segre­ta­rio ammi­ni­stra­ti­vo. La mia con­vin­zio­ne è che il segre­ta­rio del par­ti­to socia­li­sta ben cono­sces­se quel che pas­sa­va dal­la segre­te­ria ammi­ni­stra­ti­va ma che non fos­se vero il con­tra­rio e cioè che non fos­se vero che il segre­ta­rio ammi­ni­stra­ti­vo fos­se a cono­scen­za dei flus­si com­ples­si­vi riguar­dan­ti il par­ti­to. Bal­za­mo con­ta­bi­liz­za­va sol­tan­to il set­to­re dell'edilizia, del­le con­ces­sio­ni e degli appal­ti, per­ché anche in altre epo­che avve­ni­va così. Gli sfug­gi­va inve­ce tut­ta la par­te che non trat­ta­va diret­ta­men­te e cioè tut­ta la par­te rela­ti­va ai rap­por­ti tra par­ti­to e ban­che, par­ti­to e Iri, par­ti­to e gran­di impre­se, par­ti­to e finan­za, par­te che inve­ce face­va capo diret­ta­men­te alla segre­te­ria del par­ti­to. Sul­le entra­te rife­ri­bi­li a que­sti rap­por­ti non esi­ste attual­men­te alcun con­trol­lo (ne esi­ste­va poco anche ai miei tem­pi, ma ora esso man­ca del tut­to ) e quin­di è dif­fi­ci­le esse­re pre­ci­si sull'argomento».

Ed è anco­ra Gia­co­mo Man­ci­ni, evi­den­te­men­te ormai deter­mi­na­to a dare l'assalto fina­le al "cra­xi­smo", che offre a Di Pie­tro e Colom­bo la pro­va del fat­to che Cra­xi non potes­se non sape­re da dove pren­de­va i sol­di il segre­ta­rio ammi­ni­stra­ti­vo del Psi. Lo fa con que­ste paro­le det­ta­te a ver­ba­le: «Io ho fre­quen­ta­to Bal­za­mo anche in tem­pi recen­ti e ho potu­to con­sta­ta­re che ave­va una for­te pre­oc­cu­pa­zio­ne di par­la­re di que­ste que­stio­ni. Altri ne han­no par­la­to, altri ne par­la­no. Incon­tran­do par­la­men­ta­ri, mini­stri, sen­ten­do voci e così via si può arri­va­re ad una rico­stru­zio­ne che non è lon­ta­na dal­la veri­tà. Tut­ti que­sti rap­por­ti, per quel che ho potu­to appren­de­re, pre­scin­de­va­no dal segre­ta­rio ammi­ni­stra­ti­vo facen­do inve­ce capo diret­ta­men­te alla segre­te­ria poli­ti­ca. Voglio fare un esem­pio per far­mi capi­re meglio. Han­no par­la­to tut­ti di un incon­tro avve­nu­to tra Cra­xi e l'allora pre­si­den­te del­la Ban­ca Nazio­na­le del Lavo­ro, Nesi. Io par­lai allo­ra con Nesi, gli chie­si di cosa si trat­ta­va, lui non mi spe­ci­fi­cò il fat­to ma mi dis­se che non ave­va accet­ta­to del­le richie­ste che gli era­no per­ve­nu­te dal segre­ta­rio del par­ti­to. Ebbe­ne da vicen­de di que­sto tipo era sicu­ra­men­te del tut­to estra­neo Bal­za­mo. Per fare un altro esem­pio, tra­di­zio­nal­men­te, anche quan­do ero io il segre­ta­rio del par­ti­to, l'Iri con­tri­bui­va, ancor­ché con cifre mode­ste, alla vita ammi­ni­stra­ti­va del par­ti­to. Allo­ra avve­ni­va che men­sil­men­te i diri­gen­ti dell'Iri (Petril­li e Modu­gno), ver­sas­se­ro un con­tri­bu­to al par­ti­to. Il con­tri­bu­to non era supe­rio­re di mol­to ai ven­ti milio­ni men­si­li e veni­va ver­sa­to alla segre­te­ria ammi­ni­stra­ti­va. Io non so se suc­ces­si­va­men­te a me que­sta quo­ta perio­di­ca sia sta­ta man­te­nu­ta. Allo­ra tale quo­ta perio­di­ca (era­va­mo nei pri­mi anni 70) ser­vi­va in sostan­za, insie­me ad altre pic­co­le entra­te, a man­te­ne­re l'apparato orga­niz­za­ti­vo del par­ti­to. Da allo­ra le entra­te si sono este­se, sono diven­ta­te rispet­to ad allo­ra macro­sco­pi­che. In que­sta nuo­va impo­sta­zio­ne io non so se sia sta­ta man­te­nu­ta la perio­di­ci­tà dei ver­sa­men­ti esi­sten­ti allo­ra, pen­so anche che il rap­por­to con l'Iri non sia più – al con­tra­rio dei tem­pi miei – essen­zia­le ai fini del man­te­ni­men­to del par­ti­to e sup­pon­go che il rap­por­to eco­no­mi­co da perio­di­co, come era allo­ra, si sia modi­fi­ca­to e si sia allac­cia­to a spe­ci­fi­ci momen­ti come la sti­pu­la­zio­ne di un con­trat­to o al veri­fi­car­si di ope­ra­zio­ni e così via. Ora, se le entra­te di cui si trat­ta fos­se­ro rima­ste perio­di­che, esse avreb­be­ro con­ti­nua­to a far capo al segre­ta­rio ammi­ni­stra­ti­vo, in caso con­tra­rio no. Per­ché sareb­be­ro sta­te il risul­ta­to di incon­tri, di rela­zio­ni col­le­ga­te più all'attività poli­ti­ca che a quel­la ammi­ni­stra­ti­va».

Giu­sto per far com­pren­de­re la por­ta­ta del­le dichia­ra­zio­ni di Man­ci­ni, i magi­stra­ti mila­ne­si, fan­no trac­cia­re allo stes­so una sor­ta di auto­bio­gra­fia che così vie­ne tra­scrit­ta nel ver­ba­le: «Sono da sem­pre espo­nen­te del Par­ti­to socia­li­sta ita­lia­no e ho svol­to anche le fun­zio­ni di segre­ta­rio poli­ti­co nazio­na­le di det­to par­ti­to fino all'anno 1972, epo­ca in cui la segre­te­ria pas­sò all'On. De Mar­ti­no ed io assun­si alcu­ne cari­che isti­tu­zio­na­li tra cui nel 1974 quel­la di mini­stro per il Mez­zo­gior­no. Nel 1976 la segre­te­ria poli­ti­ca ven­ne affi­da­ta all'on. Bet­ti­no Cra­xi. Natu­ral­men­te anche suc­ces­si­va­men­te tale data e a tutt'oggi sono mem­bro ono­ra­rio del­la dire­zio­ne nazio­na­le del Par­ti­to socia­li­sta ita­lia­no e fino al 6 apri­le 1992 sono sta­to depu­ta­to al Par­la­men­to ita­lia­no. Riten­go, quin­di, di esse­re a cono­scen­za dei mec­ca­ni­smi di finan­zia­men­to del Par­ti­to socia­li­sta ita­lia­no nel­le diver­se epo­che che pre­sen­ta­no carat­te­ri­sti­che diver­se». E si va avan­ti, per ore con una minu­zio­sa rico­stru­zio­ne da par­te di Gia­co­mo Man­ci­ni di quel­lo che è sta­to da sem­pre il finan­zia­men­to più o meno leci­to dei par­ti­ti e cioè. Par­ten­do da lon­ta­no, quan­do Pci e Psi ave­va­no un per­cor­so comu­ne e anche i finan­zia­men­ti, che arri­va­va­no dall'Est, era­no comu­ni. La svol­ta arri­va con gli anni ses­san­ta, quan­do il Psi cer­ca la sua auto­no­mia poli­ti­ca: «Anche in que­sto perio­do le spe­se per il man­te­ni­men­to del­le strut­tu­re del par­ti­to e per la sua pro­pa­gan­da sono di mode­sta enti­tà e sono sta­te prin­ci­pal­men­te repe­ri­te nel set­to­re del­le par­te­ci­pa­zio­ni sta­ta­li e attra­ver­so con­tri­bu­ti di pri­va­ti. In altri ter­mi­ni in quel perio­do i respon­sa­bi­li all'epoca dell'Iri usa­va­no dare dei con­tri­bu­ti in nero anche al Par­ti­to socia­li­sta ita­lia­no. Pari­men­ti alcu­ni, ma pochi, impren­di­to­ri pri­va­ti dava­no anch'essi dei con­tri­bu­ti in nero al Psi (ad esem­pio tra l'allora segre­ta­rio Nen­ni e l'imprenditore Riz­zo­li vi era un rap­por­to di fra­ter­na ami­ci­zia essen­do gli stes­si sta­ti insie­me nei "Mar­ti­nitt" e per que­sta loro fra­tel­lan­za l'imprenditore aiu­ta­va il vec­chio ami­co Nen­ni)». Avan­ti così, fino a quel­la che a ver­ba­le Gia­co­mo Man­ci­ni indi­ca come la «quar­ta fase, il perio­do del post – Midas: Mi rife­ri­sco al perio­do che va dal momen­to in cui ha assun­to la diri­gen­za del­la segre­te­ria poli­ti­ca l'on. Bet­ti­no Cra­xi fino ad oggi. E' il perio­do in cui l'on. Bet­ti­no Cra­xi diven­ta anche Pre­si­den­te del Con­si­glio. Insom­ma ini­zia e si espan­de una nuo­va era del Par­ti­to Socia­li­sta pie­na di opu­len­za e di ric­chez­za».

La cri­ti­ca a que­sto pun­to diven­ta fero­ce, Man­ci­ni sa esse­re cat­ti­vo quan­do lo vuo­le e in quel­la cir­co­stan­za, davan­ti ai pm di Mani Puli­te ha deci­so di esse­re cat­ti­vis­si­mo per­ché det­ta a ver­ba­le: «Nasco­no gran­di ambi­zio­ni poli­ti­che, gran­di desi­de­ri di espan­sio­ne e la poli­ti­ca di spi­ri­to di ser­vi­zio fini­sce per diven­ta­re poli­ti­ca spet­ta­co­lo. Pre­do­mi­na la cul­tu­ra dell'immagine, quel­la del­la pro­pa­gan­da ed allo­ra si spen­do­no som­me enor­mi per stam­pa­ti, mani­fe­sti, poster, viag­gi, libri, modi di vive­re non con­fa­cen­ti. È il perio­do in cui non si bada a spe­se per­ché paral­le­la­men­te vie­ne crea­to un siste­ma più pro­fi­cuo di entra­te, ciò in aggiun­ta ai fon­di pre­vi­sti dal­la leg­ge sul finan­zia­men­to ai par­ti­ti. Mi rife­ri­sco in par­ti­co­la­re a grup­pi impren­di­to­ria­li – tra cui la Mon­te­di­son, Ligre­sti e il suo grup­po, il grup­po Ber­lu­sco­ni pro­ba­bil­men­te. L'operazione Eni­mont è sicu­ra­men­te con­nes­sa a van­tag­gi patri­mo­nia­li del Par­ti­to socia­li­sta. Insom­ma nel giro del­le gran­di ope­ra­zio­ni finan­zia­rie il Par­ti­to socia­li­sta occu­pa una posi­zio­ne cen­tra­le nel sen­so che è l'ago del­la bilan­cia e quin­di anche al Psi ven­go­no ver­sa­te som­me di dena­ro per otte­ne­re l'avallo in ope­ra­zio­ni di rile­van­te con­si­sten­za. Pre­ci­so infi­ne che la posi­zio­ne del segre­ta­rio ammi­ni­stra­ti­vo – e dell'On. Bal­za­mo nel­la spe­cie – è sta­ta sicu­ra­men­te quel­la di refe­ren­te nel­le que­stio­ni riguar­dan­ti i sin­go­li appal­ti ma non può con­si­de­rar­si la figu­ra cen­tra­le del com­ples­so del­le ope­ra­zio­ni poli­ti­che e finan­zia­rie che han­no avu­to come pro­ta­go­ni­sta con gli altri par­ti­ti anche il Par­ti­to socia­li­sta ita­lia­no nel­la per­so­na del suo segre­ta­rio on. Bet­ti­no Cra­xi, al qua­le quin­di devo­no rife­rir­si anche le deci­sio­ni sul­le entra­te pro­ve­nien­ti dai grup­pi finan­zia­ri in que­stio­ne. Mi rife­ri­sco sia alle entra­te pro­ve­nien­ti al di fuo­ri del­la leg­ge sul finan­zia­men­to ai par­ti­ti o, addi­rit­tu­ra, ad accor­di non leci­ti». Que­sto è sta­to, con buo­na pace dei mani­po­la­to­ri che oggi, per con­ve­nien­za per­so­na­le più che poli­ti­ca, vor­reb­be­ro riscri­ve­re la sto­ria con l'aiuto degli asca­ri di un pes­si­mo gior­na­let­ti­smo fian­cheg­gia­to­re.