Val d'Aosta, dopo l'avviso di garanzia si dimette il presidente Fosson

AOSTA – Il pre­si­den­te del­la Regio­ne Val­le d'Aosta, Anto­nio Fos­son, si dimet­te. Lo ha annun­cia­to – come appre­so dall'ANSA – duran­te una riu­nio­ne straor­di­na­ria di mag­gio­ran­za a Palaz­zo regio­na­le. Le moti­va­zio­ni sono lega­te all'avviso di garan­zia rice­vu­to dal­la Dda per scam­bio elet­to­ra­le poli­ti­co mafio­so in meri­to ad un'inchiesta sul con­di­zio­na­men­to del­le Regio­na­li del 2018 in Val­le d'Aosta da par­te del­la ndran­ghe­ta.

Le ndrine nella Valle

Enri­co Mar­coz “Cor­rie­re del­la Sera” via Dagospia.com Il pre­si­den­te del­la Regio­ne Val­le d' Aosta, Anto­nio Fos­son, è inda­ga­to per scam­bio elet­to­ra­le poli­ti­co mafio­so. L' esta­te scor­sa ha rice­vu­to un avvi­so di garan­zia dal­la Dire­zio­ne distret­tua­le anti­ma­fia di Tori­no nell' ambi­to di un' inchie­sta sul con­di­zio­na­men­to del­le ele­zio­ni regio­na­li del 2018 da par­te del­la ndran­ghe­ta. È sta­to anche con­vo­ca­to dai pm per un inter­ro­ga­to­rio a set­tem­bre ma ha pre­fe­ri­to non pre­sen­tar­si. Avvi­si di garan­zia sono sta­ti con­se­gna­ti anche agli asses­so­ri regio­na­li Lau­rent Vié­rin e Ste­fa­no Bor­rel­lo, e al con­si­glie­re regio­na­le Luca Bian­chi.

È pro­ba­bi­le inol­tre che ci sia­no altri inda­ga­ti nell' ambi­to dell'indagine, ribat­tez­za­ta «Egom­nia» per indi­ca­re «quel­li che voglio­no con­trol­la­re tut­to e tut­ti», come face­va il soda­li­zio mafio­so insi­dia­to­si ai pie­di del Mon­te Bian­co. Dagli accer­ta­men­ti dei cara­bi­nie­ri emer­ge che la «loca­le» di Aosta, gui­da­ta dai fra­tel­li Mar­co e Rober­to Di Dona­to, ha soste­nu­to alcu­ni can­di­da­ti auto­no­mi­sti con un dupli­ce obiet­ti­vo: «Gode­re di un debi­to di rico­no­scen­za» da par­te degli elet­ti e «ave­re un mag­gior nume­ro di con­si­glie­ri fede­li nel con­ses­so regio­na­le». Per far­lo ha stret­to rap­por­ti con per­so­nag­gi di pri­mo pia­no del­la poli­ti­ca val­do­sta­na.

Le inda­gi­ni han­no docu­men­ta­to vari incon­tri tra i can­di­da­ti e i boss. Il pre­si­den­te Fos­son, che per i cara­bi­nie­ri era «influen­za­to» da un anzia­no pen­sio­na­to cala­bre­se vici­no alla ndran­ghe­ta («gli det­ta­va la linea poli­ti­ca»), si è intrat­te­nu­to con uno degli espo­nen­ti di spic­co del clan «per par­la­re di ele­zio­ni». Vié­rin, che all' epo­ca era pre­si­den­te del­la Regio­ne (con fun­zio­ni di pre­fet­to) è sta­to visto e foto­gra­fa­to men­tre entra­va a casa di un altro dei capi del soda­li­zio. Inol­tre «occor­re evi­den­zia­re che sono tre gli ex pre­si­den­ti del­la Regio­ne – scri­vo­no i cara­bi­nie­ri in una anno­ta­zio­ne – che nel cor­so del­la cam­pa­gna elet­to­ra­le si incon­tra­no o cer­ca­no di incon­tra­re pro­prio i fra­tel­li Di Dona­to», cir­co­stan­za che vie­ne defi­ni­ta «quan­to­me­no allar­man­te». Un soste­gno elet­to­ra­le «non a tito­lo gra­tui­to» ma che era «fina­liz­za­to a otte­ne­re posti di lavo­ro, ovve­ro age­vo­la­zio­ni in pra­ti­che ammi­ni­stra­ti­ve sia per gli affi­lia­ti che per i sog­get­ti vici­ni». Con que­ste pre­mes­se la Dda non ha dub­bi: «Le ele­zio­ni regio­na­li del 2018 sono sta­te con­di­zio­na­te».

Nel miri­no del soda­li­zio è fini­to Alber­to Ber­tin, con­si­glie­re regio­na­le e sim­bo­lo del­la lot­ta alla cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta in Val­le d' Aosta: par­lan­do al tele­fo­no Anto­nio Raso, uno dei capi del «loca­le», lo attac­ca («Quel­lo com­bi­na dan­ni, ha fat­to dan­ni e con­ti­nue­rà a fare dan­ni») per poi pas­sa­re alle minac­ce («Fin­ché qual­cu­no non gli fa i "mus­si" tan­ti» ovve­ro lo pic­chia in fac­cia). Oltre all'aspetto giu­di­zia­rio la vicen­da ha risvol­ti poli­ti­ci. La mag­gio­ran­za regio­na­le ha aper­to la cri­si e Fos­son è pron­to alle dimis­sio­ni. A mol­ti non è anda­ta giù la scel­ta di non dire nul­la dell'avviso di garan­zia. Già sot­to inchie­sta, il gover­na­to­re ha fir­ma­to da pre­fet­to le rela­zio­ni del­le veri­fi­che nei comu­ni di Aosta e Saint-Pier­re sul con­di­zio­na­men­to mafio­so. Così come la costi­tu­zio­ne di par­te civi­le del­la Regio­ne nel pro­ces­so Geen­na sul­le infil­tra­zio­ni del­la ndran­ghe­ta

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