Alla Calabria i suoi Malavoglia. Il nuovo romanzo di Mimmo Gangemi è una vendemmia degli sventurati della terra

Carmelo Caruso Panorama MIMMO GANGEMI non lo ammetterà mai, ma quando ha iniziato a scrivere Un acre odore di aglio (Bompiani) voleva consegnare alla Calabria i suoi Malavoglia senza bestemmiare Giovanni Verga. Ci è riuscito. E non solo perché l’eco verista qui è tanto evidente da prendere in prestito dallo scrittore catanese i nomi dei personaggi, Cola, Ntoni, Carmela, Peppe, o l’esuberanza erotica di una suocera cinquantenne che ancora gronda sesso come quella lupa «che spolpava i figliuoli». Gangemi ha lavorato con la penna come si lavora la terra con la vanga, l’ha dissodata per piantarci tutta la mestizia dei poveri cristi che invocano la clemenza del cielo. La semina è stata buona. Dai campi, Gangemi ha raccolto tutti i frutti del magistero realista: la campagna come perimetro di crudeltà, la famiglia come grembo tranquillo e sottomesso, la miseria come legge storica e immutabile.

E poi c’è il tempo: un’altalena tra disgrazia e redenzione. E dunque l’epica del «cafone» Cola, bracciante dal temperamento socialista, che sopporta i Borboni, la Grande Guerra e la malasorte, è l’album meridionale dei vinti per genetica, non i miserabili francesi che aspettano la sommossa salvatrice, ma i predestinati al lutto, alla sciagura come fatalità. Tutti «muiono da fessi» come la fattucchiera Cosima che finisce mangiata dai vermi perché «intestardita a curarsi da sola, spalmando i suoi intrugli». Il trapasso in questo racconto ripiana le differenze di classe, si insinua uniforme con la sua «cofanata» e «tanfo» di spicchi d’aglio. Qui tutto è guasto, anche la carne, i feti sono malformati dal diavolo, gli ulivi maledetti da una peste che, paradosso della sorte, li sta annientando pure oggi in tempi di chimica e non di stregoneria. Allora non leggetelo come fosse un romanzo, questo libro, ma spremetelo come fosse una pietra, un prodigio tirato fuori da un pozzo. Il romanzo di Gangemi è la vendemmia degli sventurati della terra.

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