Berlino, Miriam Karlkvist stella italiana del futuro

Miriam Karlvist

Arian­na Finos Repubblica.it A BERLINO bril­la una gio­va­ne stel­la ita­lia­na. Miriam Karl­k­vi­st, padre cala­bre­se madre sve­de­se, è la ven­tu­nen­ne Shoo­ting Star, attri­ce del futu­ro pre­scel­ta quest'anno dal­la Ber­li­na­le insie­me ad altri otto gio­va­ni pro­mes­se d'Europa. È sta­ta scel­ta, esor­dien­te nel film Il Sud è nien­te di Fabio Mol­lo, favo­la tri­ste e para­bo­la sull'omertà: inter­pre­ta un'adolescente che inda­ga sul­la scom­par­sa dell'amato fra­tel­lo. Apprez­za­to al Festi­val di Toron­to, pre­sen­ta­to a quel­lo di Roma, ora il film è nel­la sezio­ne Gene­ra­tion qui a Ber­li­no, e Miriam si ritro­va sot­to i riflet­to­ri. “Esse­re con­si­de­ra­ta la nuo­va gene­ra­zio­ne del cine­ma è fan­ta­sti­co. Sen­to una gran­de respon­sa­bi­li­tà ma anche tan­ta ener­gia. Que­sti gior­ni mi stan­no rega­lan­do una gran­de voglia di fare e dimo­stra­re”.

Quan­do ha capi­to che vole­va fare l'attrice?

“Non l'avevo sco­per­to nem­me­no sul set, dove vole­vo sem­pli­ce­men­te rac­con­ta­re que­sta sto­ria. Que­sto era l'obiettivo di tut­ti noi. Io sono un po' len­ta a capi­re que­ste cose, ho dovu­to meta­bo­liz­za­re l'idea di voler segui­re que­sto per­cor­so. Quan­do ci han­no chia­ma­ti al Festi­val di Toron­to ho capi­to che evi­den­te­men­te era un buon risul­ta­to, anche se non ave­vo anco­ra visto il film”.

Da Reg­gio Cala­bria a Toron­to.

“Il mio pri­mo festi­val, dall'altra par­te del mon­do, ed è dav­ve­ro un altro mon­do. È sta­to bel­lo anche per­chè ho visto il film con il pub­bli­co, che poi face­va le doman­de. Abbia­mo avu­to una rispo­sta calo­ro­sis­si­ma. Poi non vede­va­mo l'ora di por­ta­re il film in Ita­lia, a Roma, ed ora Ber­li­no una nuo­va con­fer­ma. Un pro­get­to nato come pic­co­lo che però ha sapu­to tro­va­re for­te spa­zio, gran­de rispo­sta”.

Che effet­to ha fat­to rive­der­si sul­lo scher­mo?

“Mi ero qua­si impo­sta di veder solo il film, sen­za pen­sa­re a me. Ma non ce l'ho fat­ta. Tan­ti atto­ri han­no pro­ble­mi nell'ascoltare la pro­pria voce, a me non è suc­ces­so. Sem­pli­ce­men­te mi sono emo­zio­na­ta per­chè ero tra il publi­co, per­ce­pi­vo le rea­zio­ni, mi sen­ti­vo con­for­ta­ta da loro. Mi han­no dato sicu­rez­za”.

I suoi geni­to­ri?

“Mio padre era restio, clas­si­co atteg­gia­men­to reg­gi­no. Pri­ma del­le ripre­se “sì vab­bè fai que­sta cosa…”. Poi dopo una set­ti­ma­na di set ha det­to “Ah ma allo­ra era una cosa seria”, Non ci cre­de­va”. Mia madre mi ha sem­pre fat­to fare quel che vole­vo, ha sem­pre cre­du­to nel mio istin­to. Ma tut­ti e due mi sup­por­ta­no fin dall'inizio”.

Cosa ha pre­so da sua madre e cosa da suo padre?

“Tut­to da tut­ti. Da mam­ma un for­te sen­so del rispet­to del­la per­so­na, da mio padre un gran­de rispet­to per la socie­tà. Entram­bi mi han­no fat­to sco­pri­re diver­se vie emo­ti­ve. Ma io pren­do sem­pre tut­to da tut­ti. Cre­do che ne farò il mio mestie­re d'attrice, di que­sto pren­de­re tut­to da tut­ti”.

Come sono que­sti gior­ni da shoo­ting star?

“Ecci­tan­ti. Noi gio­va­ni atto­ri abbia­mo tut­ti voglia di cono­scer­si, rela­zio­nar­ci. La pri­ma sera non riu­sci­va­mo a stac­car­ci e a tor­na­re nel­le nostre stan­ze. Sia­mo anda­ti tut­ti a una festa dane­se, mal­gra­do gli impe­gni dei gior­ni suc­ces­si­vi. Per for­tu­na io par­lo ingle­se, e anche un po' lo sve­de­se. Poi ci sono sta­te le pro­ve, abbia­mo fat­to uno shoo­ting con sti­li­sti e case cosme­ti­che. Io ho scel­to una tuta tin­ta uni­ta di una sfu­ma­tu­ra di blu che mi ricor­da Il sud è nien­te. Poi mi han­no fat­to pro­va­re i gio­iel­li di un mar­chio cine­se: mai visti tan­ti dia­man­ti in vita mia”.

Pro­get­ti per il futu­ro?

“Per ora voglio esplo­rar­mi, sto dan­do spa­zio alla scuo­la, due anni di Gian Maria Volon­tè a Roma, per tro­va­re i mez­zi giu­sti. Capi­re cosa sono in gra­do di comu­ni­ca­re e dove pos­so arri­va­re”.

Che rap­por­to hai col tuo per­so­nag­gio?

“Le farei una sta­tua. Final­men­te dopo tan­ti mesi ora ho rag­giun­to un rela­ti­vo distac­co, ma so benis­si­mo cosa potreb­be pro­va­re lei in que­sta situa­io­ne. L'ho ama­ta mol­tis­si­mo, Gra­zia. Mi sono inna­mo­ra­ta del­la sua for­za, quan­do ho capi­to che vole­va rom­pe­re il silen­zio, in con­tra­sto con la sua sen­si­bi­li­tà. Era riu­sci­ta a rispet­ta­re tut­ti ma sta­va vio­len­tan­do se stes­sa. Lo dove­va a se stes­sa, di rom­pe­re il silen­zio che le face­va rinun­cia­re alla vita. Tut­ti noi vivia­mo silen­zi e li lascia­mo da par­te, e così facen­do dimen­ti­chia­mo pez­zi di noi. Lei mi ha inse­gna­to che biso­gna lot­ta­re. E voglio anche rin­gra­zia­re la mia cit­tà, Reg­gio Cala­bria, che ci ha aiu­ta­to e soste­nu­to, com­pren­den­do il pro­get­to. E ci ha dato una bel­la rispo­sta all'anteprima del film. La fra­se più bel­la e ricor­ren­te è sta­ta “Final­men­te si è visto un Sud emo­zio­na­le, e non solo geo­gra­fi­co””.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.