Blitz Calabria-America, dal ristoratore catanzarese al candidato al Consiglio comunale di Lamezia Terme

Pasqualino Rettura Ilquotidianoweb.it LAMEZIA TERME – Dal ristoratore del Catanzarese al candidato al Consiglio comunale di Lamezia Terme. I particolari che emergono dalla maxi operazione denominata "Columbus", contro gli affari della ndrangheta negli Usa attraverso il narcotraffico, svelano i legami molto forti con la Calabria. E tra i nomi finiti nell'inchiesta condotta dai magistrati statunitensi e dalla Dda di Reggio Calabria c'è anche quello di Franco Fazio, 46 anni, nativo e residente a Pianopoli e candidato nella lista del Cdu alle elezioni comnali di Lamezia Terme in programma il prossimo 30 maggio. La lista sostiene la candidatura a sindaco di Paolo Mascaro (centrodestra). Secondo i primi riscontri, Fazio sarebbe molto vicino a Gregorio Gigliotti, nativo di Serrastretta e titolare del ristorante nel Queens che secondo gli investigatori italiani e statunitensi era la base dell’organizzazione che gestiva il traffico di droga tra il centro America, gli Stati Uniti e l’Italia. Infatti, le indagini hanno evidenziato che Fazio si sarebbe recato spesso a New York, ufficialmente per lavorare come cameriere nel ristorante di Gigliotti.

Gli investigatori nel corso delle indagini hanno ricostruito la rete di appoggi sui quali Gigliotti poteva contare in Calabria: tra questi, i più importanti erano Franco Fazio, parente della moglie di Gigliotti, e i fratelli Francesco e Carmine Violi, con cui lo stesso Fazio era in stretti rapporti. I fratelli Violi, a loro volta, sono parenti con appartenenti alla cosca degli Alvaro. Fazio era dunque l’uomo di fiducia del ristoratore in Calabria ed era colui che contattava i soggetti interessati ad acquistare la droga in tutta la regione. E tra i principali destinatari della cocaina c'era, appunto, Francesco Violi. L'inchiesta avrebbe evidenziato che Gigliotti era in contatto fin dal 2008 con i Genovese, una delle cinque storiche famiglie mafiose di New York. Gigliotti, incensurato, era in realtà «il principale artefice» del traffico di droga e nel suo ristorante ospitava gli italiani che venivano impiegati per trasportare, attraverso il doppio fondo delle valige, la cocaina in Calabria. Quando lo hanno arrestato, assieme alla moglie Eleonora e al figlio Angelo, gli agenti del Fbi hanno trovato nella cassaforte del ristorante oltre centomila dollari, armi e dosi di cocaina. In un’altra cassaforte all’interno della sua abitazione sono invece stati sequestrati 25 mila dollari e della marijuana.

Sequestrati anche computer, telefoni e documenti che ora dovranno essere analizzati dagli esperti. La figura di Gigliotti è emersa in seguito agli sviluppi dell’indagine sulla famiglia Schirripa, residente negli Stati Uniti, e sui loro referenti nella zona di Gioiosa Ionica. Gigliotti infatti, dice la procura di Reggio operava «in piena e chiara continuità con le attività illecite condotte in passato dalla famiglia Schirripa», aveva contatti con appartenenti alle cosche di Gioiosa e Siderno e grazie ad una rete di personaggi residenti in centro America e in Calabria, si è accreditato come il «principale artefice» del traffico di droga. Dalle indagini del Servizio centrale operativo della Polizia e del Fbi è emerso che, a partire dal 2008, Gigliotti si è rivolto ad esponenti della famiglia mafiosa Genovese per ottenere i finanziamenti da investire nel traffico di cocaina verso l’Italia, d’accordo con Giulio Schirripa, arrestato negli anni scorsi ed ora in carcere negli Usa, e l’italo americano Christopher Castellano, assassinato nel 2009 subito dopo aver iniziato a collaborare con le autorità federali statunitensi.

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