Calabria: il bilancio regionale è “taroccato”. Lo dice la Corte dei Conti

Andrea Spa­ra­cia­ri It.businessinsider.com TAROCCARE I BILANCI è usan­za assai dif­fu­sa nel nostro Pae­se. Lo fan­no le azien­de, le gran­di socie­tà, ma, sfor­tu­na­ta­men­te, lo fan­no anche le regio­ni e i comu­ni. Un esem­pio tri­ste­men­te lam­pan­te è la regio­ne Cala­bria che, secon­do la rela­zio­ne di pari­fi­ca­zio­ne sul bilan­cio redat­ta dal­la Cor­te dei con­ti, avreb­be fat­to più di un maquil­la­ge per masche­ra­re con­ti altri­men­ti ter­ri­bi­li. Una pesan­tis­si­ma cosme­si che, per il pre­si­den­te del­la Cor­te, Vin­cen­zo Lo Pre­sti, sareb­be pas­sa­ta per una let­tu­ra “crea­ti­va” di cre­di­ti e debi­ti iscrit­ti nei libri con­ta­bi­li, dove i pri­mi risul­ta­no sovra­sti­ma­ti (cioè com­pa­io­no sol­di che non si potran­no mai riscuo­te­re per pre­scri­zio­ne, per mor­te o per soprav­ve­nu­ta insol­ven­za del debi­to­re), men­tre i secon­di sono sot­to­sti­ma­ti (essen­do iscrit­ti “in misu­ra infe­rio­re a quel­la effet­ti­va o, in qual­che caso, non ripor­tan­do­li affat­to”). Risul­ta­to: il bilan­cio del­la regio­ne gui­da­ta dal Pd Gerar­do Mario Oli­ve­rio, det­to “Pal­la-Pal­la”, risul­ta “alte­ra­to” e “in fron­ta­le con­tra­sto con gli obbli­ghi di veri­di­ci­tà e tra­spa­ren­za del­le scrit­tu­re con­ta­bi­li san­ci­ti espres­sa­men­te dal­la nostra Costi­tu­zio­ne”.

Per i giu­di­ci, sco­pri­re il “gio­chi­no” non è sta­to dif­fi­ci­lis­si­mo: è basta­to con­fron­ta­re i debiti/crediti iscrit­ti dal­la Regio­ne con i debiti/crediti iscrit­ti dai sin­go­li comu­ni cala­bre­si. In teo­ria, la som­ma dovreb­be fare zero. In real­tà fa nume­ri di fan­ta­sia. Un esem­pio per tut­ti è il cre­di­to che Regio­ne Cala­bria van­ta nei con­fron­ti dei Comu­ni per la for­ni­tu­ra del ser­vi­zio idri­co: secon­do il bilan­cio regio­na­le, nel­le cas­se dovreb­be­ro arri­va­re la bel­lez­za di 266.620.466,45 euro; tut­ta­via, nel­le pro­prie scrit­tu­re con­ta­bi­li dei capo­luo­ghi di pro­vin­cia debi­to­ri di quei sol­di non v’è trac­cia. Un’asimmetria che fa como­do a tut­ti, per­ché “da un lato, i Comu­ni debi­to­ri espon­go­no una situa­zio­ne patri­mo­nia­le miglio­ra­ta ma non cor­ri­spon­den­te a quel­la rea­le”; “dall’altro, la Regio­ne ripor­ta, nel ren­di­con­to, come resi­duo atti­vo, il pre­det­to cre­di­to, il cui adem­pi­men­to, però, non è sta­to mai richie­sto in via giu­di­zia­le (ciò con evi­den­te rischio di pre­scri­zio­ne del cre­di­to mede­si­mo)”.

In ogni caso, sono tut­ti sol­di che la Regio­ne non vedrà mai, visto che per leg­ge i cre­di­ti van­ta­ti nei con­fron­ti di comu­ni “in dis­se­sto o pre-dis­se­sto finan­zia­rio” pos­sa­no esse­re paga­ti “abbat­ten­do in par­te l’importo ori­gi­na­rio del debi­to”. E i comu­ni in pre-dis­se­sto o in dis­se­sto in Cala­bria oggi sono 69 su 405! E, sic­co­me i giu­di­ci con­ta­bi­li sono pigno­li, han­no estrat­to a caso tra la gigan­te­sca mas­sa di debi­ti iscrit­ti a bilan­cio e han­no ana­liz­za­to ciò che ne veni­va fuo­ri a cam­pio­ne. Il risul­ta­to è sta­to che, per esem­pio, “la Regio­ne van­ta cre­di­ti per il ser­vi­zio di con­fe­ri­men­to rifiu­ti (RR.SS.UU.) per cir­ca 47 milio­ni di euro di euro ver­so i Comu­ni in dis­se­sto; pari­men­ti, i cre­di­ti per for­ni­tu­ra idro­po­ta­bi­le, sem­pre ver­so Comu­ni in dis­se­sto, sono pari a cir­ca 64 milio­ni”. Tut­ti sol­di che non vedrà mai.

In gene­ra­le, se si con­si­de­ra solo quan­to riscos­so nel 2018 tra tas­se e tri­bu­ti, il sal­do di cas­sa (cioè il rap­por­to tra entra­te e usci­te) è nega­ti­vo per cir­ca 37,5 milio­ni, men­tre a fine 2017 era posi­ti­vo per 47,5. Ma, e qui sia­mo nell’incredibile, quel fon­do cas­sa già nega­ti­vo è ulte­rior­men­te “gra­va­to da con­si­sten­ti pigno­ra­men­ti che ammon­ta­no a cir­ca 111 milio­ni di euro”. Ovve­ro “un quar­to del­le risor­se liqui­de non sono dispo­ni­bi­li per­ché pigno­ra­te” a cau­sa “di oltre 6.700 atti di ese­cu­zio­ne nei con­fron­ti del­la Regio­ne, alcu­ni risa­len­ti anche al 1999”. “Una simi­le quo­ta di pigno­ra­men­ti rap­pre­sen­ta un’anomalia nel pano­ra­ma nazio­na­le: infat­ti, oltre alla Cala­bria, solo la Cam­pa­nia e il Lazio (anche se per quest’ultimo i “vin­co­li” di cas­sa sono in dimi­nu­zio­ne su base annua) evi­den­zia­no quo­te tal­men­te alte di pigno­ra­men­ti da rasen­ta­re un feno­me­no di gra­ve pato­lo­gia”, scri­vo­no i giu­di­ci.

E quan­do i giu­di­ci han­no chie­sto qua­le fos­se il moti­vo di una tale gestio­ne pale­se­men­te inef­fi­cien­te, le rispo­ste del­la giun­ta Oli­ve­rio han­no ricor­da­to mol­to la cele­bre invo­ca­zio­ne di John Belu­shi nel film Blues Bro­thers quan­do chia­ma in cau­sa per­fi­no le caval­let­te: “la non dispo­ni­bi­li­tà di mol­ti fasci­co­li del con­ten­zio­so più data­to, la scar­si­tà di risor­se, la poca dispo­ni­bi­li­tà del­le Can­cel­le­rie e la ecces­si­va “rigi­di­tà” del Teso­rie­re…”.

Al di là dell’ironia, i pigno­ra­men­ti dipen­do­no soprat­tut­to dai ritar­di nei paga­men­ti dell’Ente, i qua­li gene­ra­no ingen­ti costi per inte­res­si e spe­se lega­li, sot­traen­do alle già asfit­ti­che cas­se era­ria­li risor­se che potreb­be­ro esse­re più util­men­te desti­na­te per offri­re ser­vi­zi ai cit­ta­di­ni. Qui l’esempio pla­sti­co è lage­stio­ne sani­ta­ria in cui, solo nell’esercizio 2018 “le Azien­de Sani­ta­rie Pro­vin­cia­li e le Azien­de Ospe­da­lie­re han­no paga­to, per inte­res­si e spe­se lega­li, la con­si­de­re­vo­le som­ma di 23.265.175 euro, un chia­ro indi­ce del­le inef­fi­cien­ze dell’Amministrazione”. Pleo­na­sti­co dire che se i paga­men­ti fos­se­ro sta­ti tem­pe­sti­vi, quei 23.265.175 avreb­be­ro potu­to esse­re desti­na­ti a incre­men­ta­re le pre­sta­zio­ni sani­ta­rie, piut­to­sto che a com­pen­sa­re i cre­di­to­ri per il ritar­do nel paga­men­to.

E per il futu­ro il trend non cam­bie­rà: nono­stan­te le infor­ma­zio­ni richie­ste dal­la Cor­te sia­no sta­te for­ni­te da Regio­ne Cala­bria in modo incom­ple­to, i giu­di­ci han­no rico­strui­to che i debi­ti ver­so i for­ni­to­ri degli enti del Siste­ma Sani­ta­rio Regio­na­le attual­men­te supe­ra­no 1,1 miliar­di di euro. Natu­ral­men­te, sono debi­ti che a loro vol­ta, cau­sa­no cospi­cui inte­res­si di mora, anche per­ché i tem­pi di paga­men­to medi del­le Azien­de nel 2018 sono sta­ti di 212 gior­ni, men­tre gli inte­res­si di mora “scat­ta­no” dopo 60 gior­ni. Così, solo di inte­res­si e one­ri acces­so­ri si è crea­to un ulte­rio­re debi­to di 38.358.052,11 per il 2016 e di 51.165.848,73 euro per il 2017. Per il 2018 sia­mo già a 23 milio­ni, ma ogni gior­no che pas­sa, la cifra aumen­ta.

A que­sti one­ri “straor­di­na­ri” si aggiun­go­no poi le spe­se cor­ren­ti: nono­stan­te gli enti del SSR sia­no sog­get­ti a poli­ti­che di con­te­ni­men­to dei costi per il per­so­na­le e per l’acquisito dei beni e ser­vi­zi, que­ste poli­cy ven­go­no ampia­men­te disat­te­se. In par­ti­co­la­re, “i costi per acqui­si­to beni e ser­vi­zi non solo non sono in calo (come pre­scri­ve­reb­be la nor­ma­ti­va regio­na­le, che fis­sa spe­ci­fi­ci “tet­ti di spe­sa”), ma con­ti­nua­no a cre­sce­re e, a fine 2018, sono pari a com­ples­si­vi 2,9 miliar­di, in aumen­to di 41,3 milio­ni rispet­to al 2017”. Il tut­to a fron­te di un’offerta di ser­vi­zi sani­ta­ri che “con­ti­nua­no a resta­re su livel­li ina­de­gua­ti (nel­la gri­glia dei Livel­li essen­zia­li di assi­sten­za (LEA) , la Cala­bria è al penul­ti­mo posto in Ita­lia)”.

Con una situa­zio­ne tan­to tra­gi­ca, la giun­ta gui­da­ta dal Gerar­do Mario Oli­ve­rio, sarà cor­sa ai ripa­ri, si potreb­be pen­sa­re… Infat­ti lo ha fat­to, varan­do leg­gi per il con­te­ni­men­to del­la spe­sa pub­bli­ca tan­to effi­ca­ci… da far lie­vi­ta­re gli esbor­si del­la Regio­ne! È il caso para­dos­sa­le del­la Leg­ge regio­na­le n. 3 del 13 gen­na­io 2015, “Misu­re per il con­te­ni­men­to del­la spe­sa regio­na­le”. Tale nor­ma pre­ve­de­va che “Ai fini del con­te­ni­men­to del­la spe­sa, nel­le more del­la rior­ga­niz­za­zio­ne di Azien­de, Agen­zie, Enti col­le­ga­ti a qual­sia­si tito­lo alla Regio­ne, Com­mis­sio­ni e Comi­ta­ti nomi­na­ti dal­la Regio­ne, gli emo­lu­men­ti e/o get­to­ni di pre­sen­za spet­tan­ti ai com­po­nen­ti, anche di ver­ti­ce, sono ridot­ti del­la metà rispet­to a quel­li attual­men­te in esse­re, con decor­ren­za 1° gen­na­io 2015”. Cioè dimez­za­va sti­pen­di e get­to­ni pre­sen­za. Il 25 giu­gno 2019, però, il Con­si­glio regio­na­le deci­de di appor­ta­re alcu­ne pic­co­le modi­fi­che les­si­ca­li, poche paro­le, “cosa mini­ma” avreb­be det­to Jananc­ci, que­ste:

  • la paro­la “Com­mis­sio­ni” è sta­ta sosti­tui­ta da un “per”;
  • le paro­le “gli emo­lu­men­ti e/o” sosti­tui­te da una “i”;
  • le paro­le “anche di ver­ti­ce” sop­pres­se.

Tan­to è basta­to per esclu­de­re dai tagli tut­te le “azien­de, agen­zie ed enti col­le­ga­ti a qual­sia­si tito­lo alla regio­ne”, non­ché le “com­mis­sio­ni e comi­ta­ti nomi­na­ti dal­la regio­ne”. Non solo, eli­mi­nan­do il rife­ri­men­to agli “emo­lu­men­ti” ai com­po­nen­ti “anche di ver­ti­ce”, ha limi­ta­to i tagli ai soli get­to­ni di pre­sen­za, e ha con­tem­po­ra­nea­men­te con­sen­ti­to di ripri­sti­na­re gli emo­lu­men­ti in misu­ra pie­na, “con l’effetto di com­por­ta­re un aumen­to del­la spe­sa rife­ri­ta alla finan­za regio­na­le allar­ga­ta”.

La foresta dei 4.476 forestali

Ma non si può par­la­re di bilan­cio regio­na­le cala­bre­se sen­za un accen­no all’esercito dei fore­sta­li. Qui i giu­di­ci sono sta­ti impie­to­si, affer­man­do che la pia­ga non è tan­to nel nume­ro di lavo­ri in cari­co alla Regio­ne – che comun­que sonio 3.214 per una spe­sa com­ples­si­va di 117.391.830 milio­ni di euro -, quan­to nel­la sel­va di dipen­den­ti sub-regio­na­li. “I costi del per­so­na­le (com­pre­so quel­lo inte­ri­na­le) del­la galas­sia degli enti par­te­ci­pa­ti e stru­men­ta­li, nel mede­si­mo anno, è sta­to di 287.136.811,42. È da evi­den­zia­re l’enorme peso, su tale voce di costo, che ha il c.d. baci­no del per­so­na­le fore­sta­le: in base alle risul­tan­ze dell’istruttoria spe­ci­fi­ca­men­te con­dot­ta dal­la Sezio­ne, è emer­so che l’ente stru­men­ta­le “Cala­bria Ver­de” nell’anno 2018 ha nel com­ples­so n. 4.476 dipen­den­ti, qua­si tut­ti a tem­po inde­ter­mi­na­to, per una spe­sa tota­le di 138.265.930,48euro. Il “Par­co Regio­na­le Natu­ra­le del­le Ser­re” impie­ga inve­ce n. 39 ope­rai fore­sta­li a tem­po inde­ter­mi­na­to, per una spe­sa annua pari a € 1.067.975,22. Ci sono, inol­tre, n. 11 Con­sor­zi di boni­fi­ca che, nell’anno 2018, assor­bo­no nel­le dota­zio­ni orga­ni­che com­ples­si­va­men­te 2.261 uni­tà per un costo tota­le, tra impie­ga­ti ed ope­rai fore­sta­li, pari a € 73.516.636,49”.

Nel­la rela­zio­ne la Cor­te dei Con­ti anno­ta, in manie­ra inso­li­ta­men­te chia­ra e pale­se, mol­ti dei moti­vi del sot­to­svi­lup­po cala­bre­se, una con­ca­te­na­zio­ne di cause/effetti che descri­vo­no un cir­co­lo vizio­so infer­na­le. Più o meno que­sto:

la regio­ne Cala­bria ha un’evidente dif­fi­col­tà nel­la riscos­sio­ne del­le entra­te sia tri­bu­ta­rie che extra­tri­bu­ta­rie. Ciò ha cau­sa­to nel tem­po la for­ma­zio­ne di una mas­sa gigan­te­sca di cre­di­ti non riscos­si (e che non riscuo­te­rà mai). Tale dif­fi­col­tà ha come pri­ma con­se­guen­za la ridu­zio­ne del­la liqui­di­tà di cas­sa e quin­di, l’impossibilità di far fron­te ai paga­men­ti nei tem­pi pre­vi­sti.

Il ritar­do nei paga­men­ti, a sua vol­ta, gene­ra mostruo­si costi per inte­res­si e spe­se lega­li, sot­traen­do alle cas­se era­ria­li risor­se che potrebbero/dovrebbero esse­re inve­ce desti­na­te ai ser­vi­zi per i cit­ta­di­ni.

Non solo: dall’intempestività nei paga­men­ti deri­va­no anche ulte­rio­ri costi per la col­let­ti­vi­tà:

  • gli impren­di­to­ri che ven­do­no pre­sta­zio­ni all’Ente met­to­no in con­to, nel­la loro pro­gram­ma­zio­ne finan­zia­ria, il ritar­do del paga­men­to e lo fron­teg­gia­no spes­so aumen­tan­do il costo del ser­vi­zio reso;
  • gli impren­di­to­ri che, inve­ce, han­no già ven­du­to pre­sta­zio­ni all’Ente, sof­fro­no di costan­ti cri­si di liqui­di­tà in quan­to, da un lato, non rie­sco­no a riscuo­te­re il loro cre­di­to, cau­sa il ritar­do nei paga­men­ti, dall’altro vie­ne loro inti­ma­to di ver­sa­re tem­pe­sti­va­men­te con­tri­bu­ti e impo­ste;
  • gli impren­di­to­ri, a vol­te, per otte­ne­re comun­que un paga­men­to ed evi­ta­re il fal­li­men­to (non licen­zian­do, così, il per­so­na­le), rinun­cia­no, in sede tran­sat­ti­va, a par­te del cre­di­to rice­ven­do, in tal modo, una per­di­ta sec­ca ed irre­cu­pe­ra­bi­le che alte­ra il regi­me di con­cor­ren­za e l’efficientamento del mer­ca­to.

“I debi­ti non van­no nasco­sti tra le pie­ghe del­le scrit­tu­re con­ta­bi­li, come la pol­ve­re sot­to il tap­pe­to”, con­clu­de il pre­si­den­te Lo Pre­sti, “ma van­no fat­ti emer­ge­re e sal­da­ti anche a costo di ridur­re quel­la par­te del­la spe­sa cor­ren­te che non sia espres­sa­men­te desti­na­ta al paga­men­to di spe­se obbli­ga­to­rie dell’Ente. Biso­gna evi­ta­re, a tut­ti i costi, di far gra­va­re, sul­le gene­ra­zio­ni futu­re, i debi­ti con­trat­ti dal­le gene­ra­zio­ni pre­ce­den­ti, diver­sa­men­te i nostri figli non potran­no ave­re le nostre stes­se oppor­tu­ni­tà”. Paro­le che è dif­fi­ci­le non fare pro­prie.

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