Cic, l'ultima missione. Tra amore e terrorismo il romanzo del calabrese Giuseppe Nicolò

Dome­ni­co Del­li Car­pi­ni Americaoggi.it L’ESORDIO nel mon­do let­te­ra­rio per Giu­sep­pe Nico­lò, scrit­to­re di un’abilità descrit­ti­va uni­ca, non pote­va esse­re più attua­le. “Cic”, il roman­zo con cui si pro­po­ne al gran­de pub­bli­co, spe­cie quel­lo che vive di dram­ma­ti­ci­tà e di suspen­se, quel­lo che trat­tie­ne il respi­ro per leg­ge­re il pros­si­mo capi­to­lo, è non solo una cro­ni­sto­ria pres­soc­chè vero­si­mi­le degli even­ti che oggi fune­sta­no il mon­do, ma una nar­ra­zio­ne appas­sio­na­ta e impre­ve­di­bi­le di una tra­vol­gen­te sto­ria d’amore che ini­zial­men­te col­pi­sce il let­to­re per la sua inten­si­tà poi lo disar­cio­na con un epi­lo­go tan­to impre­ve­di­bi­le quan­to dram­ma­ti­co. La “tem­pe­sta per­fet­ta” d’amore tra l’agente segre­to ita­loa­me­ri­ca­no del­la Cia Jose­ph Coò­lin è l’inglesina Dalin­be­hè, figlia del­la men­te e finan­zia­to­re del grup­po ter­ro­ri­sti­co Har­shi­shiyya è descrit­ta con una dovi­zia di par­ti­co­la­ri stuz­zi­can­ti che pur lascian­do poco all’immaginazione comun­que mai spa­zia­no nell’erotismo inde­cen­te.

L’obiettivo dell’agente Coò­lin, fol­le­men­te innam­mo­ra­to del­la sua don­na (melo­dia dol­cis­si­ma, onda sono­ra con un’estensione acu­ta e un ascen­den­te del vio­li­no che toc­ca­va il cuo­re, agò­gi­co e armo­ni­co che subli­ma­va il cor­po e lo spi­ri­to), in fon­do è quel­lo di scon­fig­ge­re il ter­ro­ri­smo, nono­stan­te la sua pas­sio­ne impe­tuo­sa sem­bra gli pos­sa oscu­ra­re se non la men­te, sicu­ra­men­te il cuo­re. La sto­ria che pren­de for­ma e si svol­ge tra Reg­gio Cala­bria e New York, tra Lon­dra, Pari­gi, Cra­co­via, Roma, Abu Dha­bi e Gia­car­ta, con con­ti­nui col­pi di sce­na e un fina­le impre­ve­di­bi­le infat­ti, è una glo­ri­fi­ca­zio­ne che osan­na l’amore al tem­po del ter­ro­ri­smo in tut­te le sue for­me e in tut­te le sue epres­sio­ni (tau­ma­sco­pio di visio­ni acqua­rel­la­te, di guaz­zo con colo­ri tenui, lie­vi e deli­ca­ti di rosa, aran­cio… pastel­lo edul­co­ra­to di sen­sa­zio­ni ete­ree). “Il mon­do è dila­nia­to da deci­ne di atten­ta­ti del grup­po ter­ro­ri­sti­co «Hashi­shiyya». La cen­tra­le del ter­ro­re è situa­ta nel­la cit­tà male­det­ta Iram dal­le mil­le colon­ne, sepol­ta dal­le dune, nel deser­to del “quar­to vuo­to”. Gli atten­ta­ti sono orga­niz­za­ti e impar­ti­ti attra­ver­so lo “Sha­zoum”, un invin­ci­bi­le satel­li­te cine­se iper-tec­no­lo­gi­co. Crol­la­no le eco­no­mie e le Bor­se Mon­dia­li. Le mafie strin­go­no un pat­to con i gover­ni per distrug­ge­re il ter­ro­ri­smo. Jose­ph Coò­lin, agen­te del­la Cia sot­to coper­tu­ra, deve car­pi­re noti­zie alla bel­lis­si­ma Dalin­b­hé, figlia di Odal Hostramm, lo «sceic­co del ter­ro­re».

Coò­lin ce la deve fare per evi­ta­re che gli atti ter­ro­ri­si­ti­ci mie­ta­no più vit­ti­me di quan­to non ne aves­se­ro già fat­to in ogni par­te del mon­do. I suoi supe­rio­ri, in Ita­lia e negli Sta­ti Uni­ti, non han­no mai dubi­ta­to del­la sua abi­li­tà, anche quan­do ave­va­v­no avu­to qual­che sospet­to sul­la sua dub­bia affi­da­bi­li­tà: spe­gne­re il cel­lu­la­re ed eclis­sar­si per gior­ni e gior­ni non era cer­to tan­to con­vin­cen­te. Ma l’alternativa a Coò­lin non esi­ste­va. Lui era il più bra­vo e cer­ta­men­te il più effi­ca­ce. Il fat­to che par­las­se diver­se lin­gue tra cui l’arabo poi lo ren­de­va uni­co nel suo mestie­re di spia. E coria­ceo, pri­ma natu­ral­men­te che esplo­des­se la sua pas­sio­ne per Dalin­b­hè. Nel mon­do si pro­fi­la­va­no sce­na­ri apo­ca­lit­ti­ci e lui non pote­va asso­lu­ta­men­te con­sen­ti­re che la scia degli atti ter­ro­ri­sti­ci con­ti­nuas­se a minac­cia­re la pace già pre­ca­ria tra i Pae­si ara­bi e l’Occidente. Il sospet­to poi che “Hashi­shiyya” aves­se in pro­get­to un attac­co ad una cen­tra­le nuclea­re raf­for­za­va anco­ra di più il ruo­lo di Coò­lin. I con­tor­ni dell’imminente attac­co ter­ro­ri­sti­co pote­va­no esse­re da film se non fos­se­ro sta­ti rea­li: “Hashi­shiyya”, dal suo cuo­re nel deser­to e gra­zie al satel­li­te “Sha­zoum”, era pron­to a col­pi­re con inau­di­ta bar­ba­rie l’Europa. La «bom­ba nuclea­re» avreb­be cau­sa­to un vero ter­re­mo­to. Di cer­to miglia­ia di mor­ti. Coò­lin, la cui mis­sio­ne è quel­la di pre­ve­ni­re l’attacco, deve pri­ma sal­va­re la sua ama­ta, poi distrug­ge­re, con l’aiuto del­le for­ze spe­cia­li ame­ri­ca­ne, il nido del ter­ro­re, situa­to a oltre 300 metri sot­to le sab­bie del deser­to. Il dram­ma di un’impresa ciclo­pi­ca vie­ne descrit­to da Giu­sep­pe Nico­lò con la chia­rez­za di uno stra­te­ga che cono­sce a mena­di­to non solo il ter­ri­to­rio ma soprat­tut­to i modi e i siste­mi ope­ra­ti­vi dei Ser­vi­zi segre­ti mon­dia­li.

L’autore, che ha ini­zia­to a scri­ve­re il roman­zo oltre die­ci anni fa “pre­sa­gen­do uno sce­na­rio mon­dia­le che oggi risul­ta attua­le”, descri­ve con immen­sa luci­di­tà non solo il mon­do del ter­ro­ri­smo tri­ste­men­te pro­ta­go­ni­sta di san­gui­no­si atten­ta­ti di inau­di­ta fero­cia, nar­ra anche la sto­ria di un amo­re puro e tra­vol­gen­te, sen­sua­le e armo­ni­co, ama­ro e volut­tuo­so che non crol­la per­ché fra­gi­le, ma solo di fron­te alla mor­te. L’epilogo di que­sto straor­di­na­rio roman­zo infat­ti lace­ra l’anima e il cuo­re fino al pun­to di far­ti male. Il gesto eroi­co dell’agente ita­loa­me­ri­ca­no for­se è il mes­sag­gio d’amore più for­te che uno pos­sa comu­ni­ca­re alla per­so­na ado­ra­ta, oltre all’essere stes­so. Pec­ca­to che deb­ba far­lo sacri­fi­can­do­lo sull’altare del­la ragio­ne. Nono­stan­te l’amaro in boc­ca, che cer­ta­men­te resta al let­to­re, Cic tra­vol­ge per la sua natu­ra­lez­za, per la sua bel­lez­za, per il suo immen­so quan­to tra­gi­co mes­sag­gio d’amore.

1 Commento

  1. Roman­zo coin­vol­gen­te, ben scrit­to con dovi­zia di par­ti­co­la­ri e rife­ri­men­to ad even­ti: pae­sag­gi e fat­ti sto­ri­ci che evi­den­zia­no cono­scen­za, cul­tu­ra e amo­re per la pro­pria ter­ra e dei luo­ghi visi­ta­ti o sem­pli­ce­men­te descrit­ti. Cono­scen­za di ciò che suc­ce­de nel mon­do.
    Io l' ho let­to d' un fia­to e mi ha fat­to assa­po­ra­re, come se fos­se neces­sa­rio, l'orgoglio di esse­re cala­bre­se e apprez­za­re la sem­pli­ci­tà e al con­tem­po la com­ples­si­tà del­la scrit­tu­ra e cul­tu­ra di Giu­sep­pe Nico­lò.
    Pao­lo Gior­da­no un cala­bre­se dell' immen­sa dia­spo­ra.

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