Colpo alle ndrine piemontesi: 70 misure di custodia cautelare

TORINO – È in cor­so un'operazione dei Cara­bi­nie­ri del Coman­do pro­vin­cia­le e del­la Guar­dia di finan­za di Tori­no con­tro le loca­li di ndran­ghe­ta di Vol­pia­no e San Giu­sto Cana­ve­se. I mili­ta­ri stan­no noti­fi­can­do a Tori­no, Reg­gio Cala­bria, Mila­no e Cata­nia 70 misu­re di custo­dia cau­te­la­re per asso­cia­zio­ne mafio­sa e traf­fi­co inter­na­zio­na­le di dro­ga. In sei sono anche accu­sa­ti di rici­clag­gio e tra­sfe­ri­men­to frau­do­len­to di valo­ri. Seque­stra­ti beni, con­ti cor­ren­ti e quo­te socie­ta­rie. I prov­ve­di­men­ti sono sta­ti emes­si dal gip su richie­sta del­la Dda. Nell'operazione sono impe­gna­ti 400 mili­ta­ri. (Ansa)

TORINO – Sono 70 le misu­re cau­te­la­ri emes­se tra Tori­no, Mila­no, Reg­gio e Cata­nia in un'operazione di Cara­bi­ne­ri e Guar­dia di Finan­za con­tro la ndran­ghe­ta di Vol­pia­no e San­giu­sto Cana­ve­se, in pro­vin­cia di Tori­no. Le accu­se sono asso­cia­zio­ne mafio­sa e traf­fi­co inter­na­zio­na­le di dro­ga. In sei sono anche accu­sa­ti di rici­clag­gio e tra­sfe­ri­men­to frau­do­len­to di valo­ri. Seque­stra­ti beni, con­ti cor­ren­ti e quo­te socie­ta­rie. I prov­ve­di­men­ti sono sta­ti emes­si dal gip su richie­sta del­la Dda. Nell'operazione sono impe­gna­ti 400 mili­ta­ri. In que­sta maxi inda­gi­ne, che ha pre­so il via dopo l'inchiesta Mino­tau­ro e dopo le dichia­ra­zio­ni del col­la­bo­ra­to­re di giu­sti­zia Dome­ni­co Agre­sta, è coin­vol­to anche Pier­fran­co Ber­to­li­no, noto pena­li­sta tori­ne­se. Sareb­be accu­sa­to di favo­reg­gia­men­to per­so­na­le. Il gip Luca Fide­lio ha dispo­sto il divie­to tem­po­ra­neo di sei mesi dall'esercizio dell'attività. Secon­do le accu­se, il lega­le, già coin­vol­to in una vicen­da di pre­sun­ti favo­ri nel­la pro­cu­ra di Tori­no, avreb­be sve­la­to ad alcu­ni suoi clien­ti noti­zie riser­va­te su inda­gi­ni ed inter­cet­ta­zio­ni in cor­so. (Rai­news)

TORINO – E' anco­ra ndran­ghe­ta in Pie­mon­te dove le hol­ding del nar­co­traf­fi­co spo­po­la­no in col­le­ga­men­to con la Cala­bria e l'hinterland mila­ne­se. Que­sta mat­ti­na 400 uomi­ni del coman­do pro­vin­cia­le dei cara­bi­nie­ri di Tori­no stan­no ese­guen­do dall'alba 70 arre­sti tra i com­po­nen­ti del­le fami­glie Agre­sta e Assi­si, capi loca­li di Vol­pia­no e San Giu­sto Cana­ve­se, con­si­de­ra­ti i più poten­ti nar­co­traf­fi­can­ti tra l'Italia e il Sud Ame­ri­ca. L'ordinanza fir­ma­ta dal gip di Luca Fide­lio, por­ta in car­ce­re i capo clan del­le fami­glie Agre­sta, Catan­za­ri­ti e Assi­si, tra cui il nome più impor­tan­te è quel­lo di Nico­la Assi­si, rima­sto lati­tan­te per anni in Suda­me­ri­ca, arre­sta­to a luglio a Pra­ia Gran­de, una loca­li­tà bal­nea­re nel­lo Sta­to di San Pao­lo, in Bra­si­le insie­me al figlio Patrick. Lì, nono­stan­te i seque­stri del­la giu­sti­zia ita­lia­na che lo cer­ca­va dal 2014, vive­va nel lus­so, pos­se­de­va tre appar­ta­men­ti con pisci­na e ave­va una stan­za segre­ta in cui nascon­de­va il dena­ro, enor­mi quan­ti­tà tan­to che gli inve­sti­ga­to­ri han­no pre­fe­ri­to pesar­lo anzi­ché con­tar­li: era­no 20 chi­li. La cocai­na era la sua spe­cia­li­tà, quel­la che secon­do le sen­ten­ze face­va arri­va­re a quin­ta­li in Ita­lia, agli inter­me­dia­ri del­la ndran­ghe­ta in Cala­bria, Pie­mon­te e Lom­bar­dia.

L'operazione di que­sta mat­ti­na è l'atto fina­le del­le inda­gi­ni di diver­se for­ze di poli­zia, che che han­no come comu­ne deno­mi­na­to­re comu­ne le dichia­ra­zio­ni del col­la­bo­ra­to­re di giu­sti­zia Dome­ni­co Agre­sta, il padri­no ragaz­zi­no che a 29 anni ave­va già sca­la­to le gerar­chie del­la loca­le di Vol­pia­no ma che a otto­bre del 2016, dal car­ce­re di Saluz­zo dove sta­va scon­tan­do 30 anni per omi­ci­dio, ha dato una svol­ta alla sua vita comin­cian­do a col­la­bo­ra­re con i magi­stra­ti di Tori­no, Moni­ca Abba­te­co­la e Pao­lo Toso. "La scuo­la mi ha fat­to col­la­bo­ra­re, per­ché l'istruzione mi ha dato stru­men­ti che pri­ma non ave­vo. In car­ce­re, mi sono diplo­ma­to", ha det­to nel­le mol­te udien­ze in cui ha por­ta­to la sua testi­mo­nian­za, com­pre­sa quel­la per l'omicidio del pro­cu­ra­to­re di Tori­no, Bru­no Cac­cia.

E' pro­prio gra­zie alle dichia­ra­zio­ni del col­la­bo­ra­to­re Dome­ni­co che gli inqui­ren­ti han­no indi­vi­dua­to, con sicu­rez­za e sen­za incer­tez­ze, lo zio Anto­nio, in pos­ses­so del­la dote api­ca­le di "coro­na", come il capo loca­le del­la suc­cur­sa­le mafio­sa di Vol­pia­no dopo la scar­ce­ra­zio­ne nel pro­ces­so Mino­tau­ro (a novem­bre 2012) e per­lo­me­no sino all'ulteriore arre­sto del giu­gno 2015. Dopo la con­dan­na, infat­ti, il capo-clan assu­me­va la dire­zio­ne del­la strut­tu­ra distac­ca­ta di ndran­ghe­ta, por­tan­do avan­ti l'attivita dell'organizzazione, deci­den­do sull'attribuzione del­le doti e tenen­do i con­tat­ti con altri affi­lia­ti dete­nu­ti.

Nell'ambito del­la maxi inchie­sta che met­te insie­me fasci­co­li dei pm Moni­ca Abba­te­co­la, Pao­lo Toso e Livia Loc­ci, tra gli intrec­ci dei traf­fi­can­ti di stu­pe­fa­cen­ti spun­ta anche la vicen­da del­la fuga di noti­zie che die­de il via all'indagine sul­la cric­ca in pro­cu­ra. E per effet­to dell'ordinanza del gip Fide­lio, vie­ne inter­det­to dal­la pro­fes­sio­ne di avvo­ca­to Pier­fran­co Ber­to­li­no, il lega­le coin­vol­to anche nell'inchiesta che ha fat­to fini­re nei guai uomi­ni del­la poli­zia giu­di­zia­ria, impren­di­to­ri tori­ne­si e l'ex pub­bli­co mini­ste­ro Andrea Pada­li­no (ora giu­di­ce civi­le a Ver­cel­li). Ber­to­li­no, cui è con­te­sta­to il favo­reg­gia­men­to nell'associazione dedi­ta al nar­co­traf­fi­co, avreb­be otte­nu­to ille­gal­men­te infor­ma­zio­ni rela­ti­ve a inda­gi­ni in cor­so in pro­cu­ra e avreb­be avver­ti­to alcu­ni suoi clien­ti affin­ché evi­tas­se­ro di par­la­re dell'attività che svol­ge­va­no in luo­ghi pro­ba­bil­men­te sot­to­po­sti a inter­cet­ta­zio­ni.

Scri­ve il gip "aven­do acqui­si­to ille­gal­men­te noti­zie riser­va­te e non divul­ga­bi­li riguar­dan­ti inda­gi­ni in cor­so coper­te dal segre­to inve­sti­ga­ti­vo, infor­ma­va, Bru­no Pez­zo­la­to dell'esistenza di inda­gi­ni m cor­so rela­ti­ve a un vasta orga­niz­za­zio­ne delin­quen­zia­le" indi­can­do il nome del pm tito­la­re del­le inda­gi­ni, e del­la pro­ba­bi­le esi­sten­za di inter­cet­ta­zio­ni in cor­so, sug­ge­ren­do accor­gi­men­ti e cau­te­le". "Dice l'avvocato che dob­bia­mo guar­dar­ci bene di non veni­re a casa dice di fare atten­zio­ne": le voci che par­la­no in que­ste inter­cet­ta­zio­ni sono quel­le degli uomi­ni di Nico­la Assi­si in Pie­mon­te, quel­li che secon­do gli inve­sti­ga­to­ri gesti­va­no local­men­te la ven­di­ta di dro­ga.

Que­sta mat­ti­na sono sta­ti seque­stra­ti beni mobi­li e immo­bi­li degli inda­ga­ti, con­ti cor­ren­ti ban­ca­ri e quo­te socie­ta­rie, i cara­bi­nie­ri di Tori­no han­no inol­tre seque­stra­to 46.000 euro in con­tan­ti 1 kg di mari­jua­na, che si aggiun­go­no agli 80 kg già seque­stra­ti duran­te le inda­gi­ni, e 14 oro­lo­gi di pre­gio. (Repubblica.it)

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.