Da Rosarno allo yogurt biologico: la start up di cinque migranti africani a Roma

Raf­fae­le Nap­pi Ilfattoquotidiano.it ROMA – La fel­pa ros­sa, le mani spes­so incro­cia­te, mai fer­me. Un sor­ri­so timi­do e pro­fon­do. Sule­man Dia­ra ha 30 anni e vie­ne dal Mali. Dopo 4 anni pas­sa­ti in giro per il mon­do, cer­can­do di arri­va­re in Ita­lia, si è sta­bi­li­to a Roma. E qui ha rea­liz­za­to il suo sogno: apri­re e gesti­re una pic­co­la start-up. Si chia­ma Bari­ka­mà, che in bam­ba­ra, la lin­gua del Mali, signi­fi­ca “resi­sten­za”. È una pic­co­la impre­sa gesti­ta da cin­que ragaz­zi afri­ca­ni, com­pa­gni di viag­gi e di vita. E quat­tro di loro, si leg­ge sul sito, han­no “par­te­ci­pa­to alle rivol­te di Rosar­no del gen­na­io 2010 con­tro il raz­zi­smo e lo sfrut­ta­men­to dei brac­cian­ti agri­co­li“. Bari­ka­mà è un’azienda fon­da­ta da Sule­man gra­zie ai (pri­mi) sol­di pre­sta­ti dagli ami­ci, che si occu­pa del­la pro­du­zio­ne e del trat­ta­men­to yogurt bio­lo­gi­ci. Il tut­to con­se­gna­to in bici, come gli ortag­gi che pro­du­co­no nel loro orto. Lavo­ra­no il lat­te con le loro mani. Ed è così che han­no deci­so di met­ter­si in gio­co.

L’arrivo in Ita­lia – “Sia­mo sbar­ca­ti vici­no a Sira­cu­sa più di 4 anni fa – rac­con­ta, com­mos­so, Sule­man – Per 5 mesi sono rima­sto in un cen­tro d’accoglienza: non ave­va­mo il per­mes­so di sog­gior­no”. Da lì, l’unica dire­zio­ne è Rosar­no, per lavo­ra­re nei cam­pi rac­co­glien­do aran­ce: “Ci paga­va­no 50 cen­te­si­mi a cas­sa. Si lavo­ra­va dal­le 7 del mat­ti­no alle 7 di sera. Mas­sa­cran­te. Le per­so­ne del posto non ci vole­va­no vici­ne alle loro case: era­va­mo costret­ti a vive­re in barac­che di pla­sti­ca e car­to­ne” – con­ti­nua – Il nostro obiet­ti­vo era solo quel­lo di lavo­ra­re per poter man­da­re i sol­di a casa, alla nostra fami­glia“. Il viag­gio ver­so Roma – A Rosar­no, però, le cose si met­to­no male. Sule­man è costret­to a spo­star­si, pri­ma a Cro­to­ne, poi a Fog­gia. Infi­ne, il viag­gio ver­so Roma. “Una vol­ta arri­va­ti qui la vita non è sta­ta faci­le. Ho dor­mi­to per 20 not­ti alla sta­zio­ne Ter­mi­ni, pri­ma di pas­sa­re in un cen­tro d’accoglienza. Era­va­mo in 140, di cui solo 3 con il per­mes­so di sog­gior­no”. Poi, la svol­ta. “Abbia­mo pen­sa­to a cosa si pote­va fare per miglio­ra­re le nostre vite, quel­le del­le nostre fami­glie, quel­le del Pae­se che ci ospi­ta­va. Tut­ti quel­li che, come noi, arri­va­no in Ita­lia han­no un solo pen­sie­ro: lavo­ra­re per aiu­ta­re la pro­pria fami­glia. Ricor­do che non ave­va­mo nean­che i sol­di per chia­ma­re i nostri fami­lia­ri”. Ma le cose, col tem­po, sono cam­bia­te.

Resi­sten­za – “Abbia­mo deci­so di uni­re le for­ze in una coo­pe­ra­ti­va socia­le”, rac­con­ta Sule­man. E tut­to è par­ti­to gra­zie al pre­sti­to di Ila­ria, una ragaz­za ita­lia­na. “Lo ricor­do anco­ra: ci die­de 30 euro per ini­zia­re”. L’idea era quel­la di ripren­de­re un’antica tra­di­zio­ne malia­na che riguar­da la lavo­ra­zio­ne del lat­te. È lì che è nato Bari­ka­mà, lo yogurt bio­lo­gi­co di Sule­man e dei ragaz­zi afri­ca­ni. All’inizio era­no solo in 2, con 15 litri di lat­te da pro­dur­re a set­ti­ma­na. Sule­man e com­pa­gni lavo­ra­no solo con lat­te inte­ro bio­lo­gi­co pasto­riz­za­to. Lo uni­sco­no ai fer­men­ti lat­ti­ci, sen­za usa­re con­ser­van­ti, né adden­san­ti. Riu­ti­liz­za­no i barat­to­li di vetro come siste­ma di rici­clo. Così nasce Bari­ka­mà. Oggi, le cose sono miglio­ra­te, e la pro­du­zio­ne è pas­sa­ta al casei­fi­cio su Casa­le di Mar­ti­gna­no, a 35 chi­lo­me­tri da Roma. 

La start-up – I rap­por­ti con i roma­ni sono sta­ti fin dall’inizio mol­to par­ti­co­la­ri: “Ho impa­ra­to l’italiano pro­prio nei mer­ca­ti popo­la­ri, par­lan­do con i clien­ti, con­fron­tan­do­mi con i con­ta­di­ni, pre­sen­tan­do il pro­dot­to”. A lavo­ra­re al pro­get­to sono in tan­ti, da Pae­si diver­si. Oltre a Sule­man ci sono Sidi­ki e Abou­ba­kar, che ven­go­no dal Mali, Chei­kh, che arri­va dal Sene­gal, Modi­bo dal­la Gui­nea e Ismael, che arri­va dal Benin. Ora sono in 6, più 2 o 3 aiu­tan­ti che fan­no tur­na­zio­ne. “Era l’unico lavo­ro che pote­va­mo fare: abbia­mo cer­ca­to di uni­re la tra­di­zio­ne afri­ca­na con quel­la ita­lia­na. Anche se – pre­ci­sa con un sor­ri­so Sule­man – la fati­ca è tan­ta”. Gira­no in lun­go e in lar­go per Roma con­se­gnan­do in bici i loro pro­dot­ti. Salu­ta­no e ven­go­no ricam­bia­ti. Da qual­che mese, poi, ospi­ta­no all’interno del­la coo­pe­ra­ti­va due ragaz­zi ita­lia­ni, auti­sti­ci: si occu­pa­no del sito e del­la pro­mo­zio­ne di Bari­ka­mà, crea­no volan­ti­ni, lavo­ra­no sul­la gra­fi­ca. “Fan­no il loro com­pi­to prin­ci­pal­men­te da casa, ma spes­so ci vedia­mo nel­le nostre riu­nio­ni set­ti­ma­na­li – ci dice, sod­di­sfat­to, Sule­man -. Stia­mo insie­me, scam­bia­mo idee”. 

E, per non far­si man­ca­re nien­te, i ragaz­zi di Bari­ka­mà han­no vin­to un ban­do del­la Regio­ne Lazio. “Stia­mo aspet­tan­do che ci resti­tui­sca­no i sol­di. Abbia­mo anti­ci­pa­to di tasca nostra per com­pra­re pro­dot­ti, attrez­za­tu­re, bici­clet­te per una som­ma di 20.000 euro”. Ma i ragaz­zi sono fidu­cio­si. Dai 15 litri di lat­te a set­ti­ma­na di qual­che tem­po fa sono arri­va­ti a trat­tar­ne 200. E le pre­or­di­na­zio­ni sono tan­te. Così come i mer­ca­ti­ni rio­na­li e socia­li in cui Sule­man e com­pa­gni si pre­sen­ta­no ogni set­ti­ma­na. Spe­ran­do che il meglio deb­ba anco­ra veni­re.

(imma­gi­ne di Ales­san­dra Fra­to­ni trat­ta dal sito Bari­ka­mà)