Ecco la «riforma» Gratteri: spiati anche con video e mail

Nicola Gratteri

Anna Maria Gre­co Il Gior­na­le ROMA – Allun­ga­men­to del­la pre­scri­zio­ne e stop dopo la sen­ten­za di pri­mo grado.Sconti di pena, inve­ce del risar­ci­men­to dan­ni, per chi subi­sce pro­ces­si trop­po lun­ghi. Sem­pli­fi­ca­zio­ne del­le varie fasi di inda­gi­ni e pro­ces­so, infor­ma­tiz­za­zio­ne e video­con­fe­ren­ze. Ina­spri­men­to del­le pene pe rma­fia, aggra­van­te di traf­fi­co di rifiu­ti anche per altre asso­cia­zio­ni per delin­que­re. Nuo­vo rea­to­di «pub­bli­ca­zio­ne arbi­tra­ria di inter­cet­ta­zio­ni». Con­fi­sca per auto­ri­ci­clag­gio. Agen­ti sot­to coper­tu­ra anti­cor­ru­zio­ne. «Cor­po di giu­sti­zia del­lo Sta­to», più spe­cia­liz­za­to ed effi­cien­te dell’attuale poli­zia peni­ten­zia­ria. Nuo­va Agen­zia dei beni con­fi­sca­ti ai boss. Sono le prin­ci­pa­li pro­po­ste del­la Com­mis­sio­ne pre­sie­du­ta dal pro­cu­ra­to­re aggiun­to di Reg­gio Cala­bria Nico­la Grat­te­ri, che a gen­na­io ha con­se­gna­to in for­ma riser­va­ta la rela­zio­ne fina­le al pre­mier Mat­teo Ren­zi, al sot­to­se­gre­ta­rio alla Pre­si­den­za Gra­zia­no Del­rio e del Guar­da­si­gil­li Andrea Orlan­do.

In tut­to 266 pagi­ne che con­ten­go­no una rifor­ma «di siste­ma», in cui ogni inter­ven­to è col­le­ga­to con l’altro e tutt ipun­ta­no a «con­trar­re i tem­pi del pro­ces­so, sen­za alcun sacri­fi­cio del­le neces­sa­rie garan­zie difen­si­ve per gli impu­ta­ti», dice la pre­mes­sa alla rela­zio­ne. Alcu­ni sug­ge­ri­men­ti sem­bra­no rece­pi­ti dal gover­no nel­le leg­gi in discus­sio­ne in Par­la­men­to, altri no. Ad esem­pio, in quel­la anti­cor­ru­zio­ne appro­va­ta mer­co­le­dì dal Sena­to, ci sono pene più pesan­ti per i mafio­si ma non l’agente sot­to coper­tu­ra. Un «gra­vis­si­mo erro­re», per Grat­te­ri. Né nel­la rifor­ma del­la pre­scri­zio­ne, usci­ta pochi gior­ni fa dal­la Came­ra, si rical­ca il model­lo tede­sco scel­to dal­la Com­mis­sio­ne. E ci sono sug­ge­ri­men­ti ina­scol­ta­ti per auto­ri­ci­clag­gio e inter­cet­ta­zio­ni. Il gover­no, insom­ma, fa lavo­ra­re i tec­ni­ci ma poi li ascol­ta solo se con­vie­ne. I 15 mem­bri dell’organismo inse­dia­to­si a fine luglio, magi­stra­ti come Pier­ca­mil­lo Davi­go, avvo­ca­ti e docen­ti uni­ver­si­ta­ri di dirit­to pena­le, han­no deci­so che per ren­de­re più effi­cien­te la lot­ta anche patri­mo­nia­le alla cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta, ser­vo­no inter­ven­ti su mol­ti isti­tu­ti che «inci­do­no sull’azione repres­si­va del­lo Sta­to». Per­ché «la legi­sla­zio­ne anti­ma­fia ita­lia­na è la miglio­re al mon­do», come dice Grat­te­ri, ma il siste­ma giu­di­zia­rio non fun­zio­na.

Pre­scri­zio­ne e taglio del­la pena per le vit­ti­me dei pro­ces­si-luma­ca Il «dirit­to di cia­scun impu­ta­to all’oblio» non può tra­sfor­mar­si in «impro­prio rime­dio all’irragionevole dura­ta dei pro­ces­si», scri­ve la Com­mis­sio­ne. Chie­de che dopo la pri­ma sen­ten­za la pre­scri­zio­ne si bloc­chi per sem­pre. Si cor­reg­ge l’ex Ciriel­li, ritor­nan­do al codi­ce Roc­co per gli atti che inter­rom­po­no il pro­ces­so e si eli­mi­na il trat­ta­men­to dif­fe­ren­zia­to per i reci­di­vi. Dal model­lo tede­sco e spa­gno­lo si rece­pi­sce «il rime­dio del­la ridu­zio­ne del­la pena» per il col­pe­vo­le che ha subi­to un pro­ces­so lun­go: oltre allo scon­to per il perio­do di custo­dia cau­te­la­re, il giu­di­ce dovrà dedur­re «una quo­ta pro­por­zio­na­le all’entità del pre­giu­di­zio subito».Ma l’interessato non potrà chie­de­re i dan­ni secon­do la leg­ge Pin­to, sal­vo che abbia scon­ta­to una pena ecces­si­va. Si pre­ve­do­no «non tra­scu­ra­bi­li rispar­mi sul fron­te degli inden­niz­zi».

San­zio­ni più pesan­ti per i mafio­si La Com­mis­sio­ne vuo­le eli­mi­na­re la dif­fe­ren­za tra­pe­ne ai mafio­si (da 7 a 12 anni per gli asso­cia­ti, da 9 a 14 per i boss) e ai traf­fi­can­ti di dro­ga (mai sot­to i 10): nel­la pra­ti­ca, sot­to­li­nea, si arri­va anche sot­to i 3 anni, con scon­ti e atte­nuan­ti. Si pre­ve­de poi la con­fi­sca «per l’equivalente del pro­fit­to del rea­to».

Voto di scam­bio poli­ti­co-mafio­so San­zio­ni non solo al can­di­da­to che ottie­ne l’impegno del­la mafia a votar­lo, ma anche a quel­lo che si accor­da solo con un mafio­so. Stes­sa pena che per par­te­ci­pa­zio­ne all’associazione.

Rea­to per la pub­bli­ca­zio­ne di inter­cet­ta­zio­ni, anche posta­li e video Due nuo­vi mez­zi di ricer­ca del­la pro­va che il giu­di­ce deve auto­riz­za­re, oltre alle tele­fo­na­te. E il rea­to di «pub­bli­ca­zio­ne arbi­tra­ria di inter­cet­ta­zio­ni». Non dovran­no più esser­ci tra­scri­zio­ni inte­gra­li negli atti, se non nel­le sen­ten­ze, sal­vo che «la ripro­du­zio­ne testua­le non sia rile­van­te a fini di pro­va». Gli avvo­ca­ti potran­no ave­re copia di inter­cet­ta­zio­ni e ver­ba­li pri­ma del depo­si­to.

Tem­pi più bre­vi dei pro­ces­si Tut­to si svel­ti­sce anche con le nuo­ve tec­no­lo­gie. Gli atti si potran­no ave­re sem­pre «su sup­por­to infor­ma­ti­co e, solo se non dispo­ni­bi­le, car­ta­ceo». Si restrin­ge la pos­si­bi­li­tà di sen­ti­re testi­mo­ni, con­su­len­ti, peri­ti già ascol­ta­ti e la video­ri­pre­sa docu­men­ta la pro­va. Incen­ti­vi a giu­di­zio abbre­via­to, appli­ca­zio­ne del­la pena su richie­sta del­le par­ti, giu­di­zio imme­dia­to. I dete­nu­ti dovran­no par­te­ci­pa­re al pro­ces­so in video­con­fe­ren­za, anche come­te­sti­mo­ni.

Fre­no ai ricor­si in Cas­sa­zio­ne Si snel­li­sco­no le pro­ce­du­re e respon­sa­bi­liz­za­no le par­ti, anche con dichia­ra­zio­ne d’inammissibilità del giu­di­ce a quo, impo­sta di bol­lo sul ricor­so e incen­ti­vo del­la can­cel­la­zio­ne del­le spe­se pro­ces­sua­li per chi rinun­cia alla came­ra di con­si­glio. Abo­li­to il ricor­so per­so­na­le dell’imputato, sen­za avvo­ca­to, per l’alta spe­cia­liz­za­zio­ne neces­sa­ria.

Cor­po di giu­sti­zia come i Mar­shall Agen­ti di custo­dia, assi­sten­ti socia­li, edu­ca­to­ri peni­ten­zia­ri in un uni­co Cor­po con nuo­ve com­pe­ten­ze. Non solo in car­ce­re, ma scor­te ai magi­stra­ti e la sor­ve­glian­za di dete­nu­ti ester­ni e col­la­bo­ra­to­ri di giu­sti­zia.

Dra­sti­co taglio dei diri­gen­ti e rispar­mi. Novi­tà che ser­vo­no anche a incen­ti­va­re le misu­re alter­na­ti­ve al car­ce­re.