Expo 2015, l’istituto del caso Xylella nel doppio ruolo di giudice e premiato

Lui­gi Fran­co Ilfattoquotidiano.it MILANO – Di soli­to nel­le com­pe­ti­zio­ni c’è una rego­la che nes­su­no si azzar­da a met­te­re in dub­bio: i gio­ca­to­ri fan­no i gio­ca­to­ri, l’arbitro fa l’arbitro. E gli orga­niz­za­to­ri fan­no gli orga­niz­za­to­ri. Guai a mischia­re i ruo­li. Ma in Expo qual­cu­no se n’è scor­da­to. E la rego­la è sal­ta­ta nel­la gara per sce­glie­re i miglio­ri pro­get­ti di svi­lup­po soste­ni­bi­le per la sicu­rez­za ali­men­ta­re da espor­re al Padi­glio­ne Zero, uno degli spa­zi più impor­tan­ti del sito di Mila­no-Rho. Per la gestio­ne del­la gara, Expo si è avval­sa del­la col­la­bo­ra­zio­ne dell’Istituto agro­no­mi­co medi­ter­ra­neo di Bari (Iamb), l’ente di ricer­ca inte­res­sa­to di recen­te dal­le inda­gi­ni sul­la xylel­la fasti­dio­sa, il bat­te­rio che sta deci­man­do gli uli­vi del Salen­to. Dal­lo Iamb, in più, sono arri­va­ti tut­ti e set­te i mem­bri del­la giu­ria di ammis­sio­ne, respon­sa­bi­le del pri­mo con­trol­lo sul rispet­to dei requi­si­ti da par­te dei pro­get­ti pre­sen­ta­ti (‘best prac­ti­ce’). Di que­sti han­no avu­to l’ok in 749, pas­sa­ti poi al vaglio del­la giu­ria di pre-valu­ta­zio­ne, com­po­sta da 18 mem­bri, cin­que dei qua­li pro­ve­nien­ti anco­ra una vol­ta dal­lo Iamb e uno dal Ciheam (Inter­na­tio­nal cen­tre for advan­ced medi­ter­ra­nean agro­no­mic stu­dies), l’organismo inter­go­ver­na­ti­vo di cui lo Iamb è la strut­tu­ra ope­ra­ti­va ita­lia­na.

Fin qui gli arbi­tri. E i gio­ca­to­ri? Lo Iamb è di nuo­vo ben rap­pre­sen­ta­to, visto che è pro­mo­to­re o part­ner di una tren­ti­na di pro­get­ti. Di que­sti, tre com­pa­io­no tra i 18 vin­ci­to­ri. Nes­sun pre­mio in dena­ro, ma la visi­bi­li­tà garan­ti­ta dal­la ceri­mo­nia di pre­mia­zio­ne a Palaz­zo Ita­lia il pros­si­mo 6 luglio, dagli spa­zi espo­si­ti­vi e dagli incon­tri dedi­ca­ti. “Un pale­se e macro­sco­pi­co con­flit­to di inte­res­si”, accu­sa Nico­la Dia­fe­ria, tito­la­re del­la Emi­tech, l’azienda puglie­se pro­mo­tri­ce di una del­le best prac­ti­ce esclu­se dal­la pre­mia­zio­ne. Dia­fe­ria, che lamen­ta di ave­re impie­ga­to “ingen­ti risor­se” nel­la pre­sen­ta­zio­ne del suo pro­get­to, ha depo­si­ta­to in pro­cu­ra a Mila­no una denun­cia. Una vicen­da che non coin­vol­ge gli appal­ti per la rea­liz­za­zio­ne del sito, già fini­ti al cen­tro di più di uno scan­da­lo. Ma rischia di get­ta­re un’ombra sui tan­to decan­ta­ti con­te­nu­ti che dovreb­be­ro dare sen­so allo slo­gan “nutri­re il pia­ne­ta, ener­gia per la vita”. Nel­la denun­cia si leg­ge di “vio­la­zio­ni che non pos­so­no appar­te­ne­re a nes­su­na com­mis­sio­ne di valu­ta­zio­ne, di qual­si­vo­glia pur pic­co­lo e peri­fe­ri­co ente loca­le. E dun­que sono anco­ra più intol­le­ra­bi­li in sede di Expo 2015, che dovreb­be esse­re vetri­na di buo­ne pras­si e di avan­guar­die inter­na­zio­na­li, avam­po­sto di eti­ca pri­ma anco­ra che di padi­glio­ni pati­na­ti”. Alle pro­te­ste dell’Emitech Expo ha rispo­sto che respon­sa­bi­le del pro­ces­so di valu­ta­zio­ne era l’International selec­tion com­mit­tee, com­po­sto per lo più da per­so­nag­gi isti­tu­zio­na­li, come il pre­si­den­te, il prin­ci­pe Alber­to II di Mona­co. Secon­do Expo tale com­mis­sio­ne si è ser­vi­ta di quel­la di pre-valu­ta­zio­ne “per un sup­por­to esclu­si­va­men­te tec­ni­co”. Altra argo­men­ta­zio­ne di Expo: “Nel­la fase di pre-valu­ta­zio­ne è sta­to espres­sa­men­te pre­vi­sto l’obbligo di asten­sio­ne di quei com­mis­sa­ri che appar­te­ne­va­no o ave­va­no qual­sia­si tipo di rap­por­to con anche solo uno dei part­ner del­la can­di­da­tu­ra”. Ecco la repli­ca di Diae­fe­ria, mes­sa nero su bian­co in un’integrazione alla pri­ma denun­cia: per garan­ti­re impar­zia­li­tà occor­re­va che ogni com­mis­sa­rio in con­flit­to di inte­res­si “si aste­nes­se dal­la valu­ta­zio­ne di tut­ti i pro­get­ti, dal momen­to che un com­por­ta­men­to inte­so a favo­ri­re un pro­get­to rispet­to agli altri pote­va esse­re adot­ta­to sia valu­tan­do posi­ti­va­men­te un pro­get­to a sca­pi­to di altri, sia valu­tan­do nega­ti­va­men­te gli altri pro­get­ti”. L’imprenditore par­la di bef­fa, visto che il ban­do di Expo pre­ve­de­va un pro­ces­so di valu­ta­zio­ne “in linea con gli stan­dard eti­ci più alti”, con una serie di prin­ci­pi gui­da da rispet­ta­re come “l’assenza di con­flit­to di inte­res­se, la tra­spa­ren­za e la trac­cia­bi­li­tà del pro­ces­so”. Il pro­get­to per rac­co­glie­re tut­te le ‘best prac­ti­ce’ e met­ter­le in com­pe­ti­zio­ne è sta­to finan­zia­to da Expo. 

Quan­to ha incas­sa­to lo Iamb? La socie­tà di Giu­sep­pe Sala per ora non ha rispo­sto a ilfattoquotidiano.it, men­tre l’istituto bare­se si limi­ta a far sape­re che l’accordo pre­ve­de­va, oltre al com­pen­so per il lavo­ro svol­to, una sua quo­ta di cofi­nan­zia­men­to. Alla gestio­ne del­la gara ha col­la­bo­ra­to il Poli­tec­ni­co di Mila­no con la rea­liz­za­zio­ne del­la piat­ta­for­ma infor­ma­ti­ca Fee­ding kno­w­led­ge, rea­liz­za­ta per con­te­ne­re e divul­ga­re le best prac­ti­ce rac­col­te. L’università mila­ne­se era anche pre­sen­te nel­la com­mis­sio­ne di pre-valu­ta­zio­ne con una docen­te ed è par­te atti­va in uno dei pro­get­ti vin­ci­to­ri, insie­me a part­ner e spon­sor di Expo, come Inte­sa San­pao­lo, Fin­mec­ca­ni­ca e Nestlè, e insie­me a Baril­la, uno dei pro­mo­to­ri del­la Car­ta di Mila­no, il docu­men­to che ver­rà lascia­to come ere­di­tà dell’esposizione. Anche qui ruo­li che si mischia­no, tra orga­niz­za­to­ri, arbi­tri e gio­ca­to­ri, ben­ché il Poli­tec­ni­co sia rima­sto più defi­la­to rispet­to allo Iamb. Del­la que­stio­ne è sta­ta infor­ma­ta anche l’Autorità nazio­na­le anti­cor­ru­zio­ne di Raf­fae­le Can­to­ne, che in atte­sa di rice­ve­re altri docu­men­ti ha sino­ra rite­nu­to vali­de le spie­ga­zio­ni di Expo. Scri­ve infat­ti Can­to­ne: “Non può che pren­der­si atto del­la posi­zio­ne assun­ta dal­la socie­tà, la qua­le ha ampia­men­te moti­va­to l’infondatezza del­le irre­go­la­ri­tà segna­la­te”.

Lo Iamb, la cui sede – si è sapu­to dall’inchiesta sul­la xylel­la – gode di una sor­ta di immu­ni­tà da azio­ni giu­di­zia­rie per ragio­ni di extra­ter­ri­to­ria­li­tà, nega l’esistenza di qual­sia­si con­flit­to di inte­res­si: “Non sia­mo una socie­tà per azio­ni – dice il segre­ta­rio gene­ra­le del Ciheam Cosi­mo Laci­ri­gno­la – ma un orga­ni­smo inter­go­ver­na­ti­vo che non è por­ta­to­re di alcun inte­res­se. Ope­ria­mo sem­pli­ce­men­te nell’ambito del­la for­ma­zio­ne, del­la ricer­ca e del­la coo­pe­ra­zio­ne allo svi­lup­po, a ser­vi­zio dei nostri Sta­ti mem­bri”. Argo­men­ta­zio­ne che però non tie­ne con­to del­la visi­bi­li­tà garan­ti­ta da una mani­fe­sta­zio­ne come Expo. E degli inte­res­si che anche una tale orga­niz­za­zio­ne può ave­re nell’accaparrarsi fon­di pub­bli­ci. Paro­la ora ai pm di Mila­no.

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