Fattoria della Piana: "Dove c’è uno spreco, c’è una risorsa"

Gabriel­la Cano­va, Anna Giam­por­ca­ro, Peopleforplanet.it QUANDO È NATA la Fat­to­ria nel 1986 i pro­ble­mi che Car­me­lo ha dovu­to affron­ta­re era­no vera­men­te enor­mi, dal­la boni­fi­ca dei tet­ti in eter­nit all’inquinamento pro­dot­to dagli sca­ri­chi del casei­fi­cio, dal leta­me e dai liqua­mi dell’allevamento. Basi­le si è det­to che pote­va tra­sfor­ma­re que­sti pro­ble­mi in risor­se ed ecco fat­to: instal­la alla Fat­to­ria un impian­to a bio­gas che gli per­met­te di recu­pe­ra­re gli scar­ti di agri­col­tu­ra e alle­va­men­to pro­du­cen­do ener­gia elet­tri­ca capa­ce di sod­di­sfa­re il fab­bi­so­gno di 2.500 fami­glie e calo­re che vie­ne uti­liz­za­to nell’agriturismo adia­cen­te e nel casei­fi­cio. Il fer­men­ta­to è un otti­mo con­ci­me per agru­me­ti e oli­ve­ti e per tut­te le pro­du­zio­ni agri­co­le: e si resti­tui­sce alla ter­ra i nutrien­ti sot­trat­ti dal­la col­ti­va­zio­ne. Sui tet­ti del­la Fat­to­ria bril­la­no pan­nel­li foto­vol­tai­ci per 400 kW, men­tre un impian­to di fito­de­pu­ra­zio­ne recu­pe­ra il 97 % dell’acqua che vie­ne rein­di­riz­za­ta dove ser­ve.

Car­me­lo Basi­le rac­con­ta la sua sto­ria sor­ri­den­do e la fa sem­bra­re sem­pli­cis­si­ma: “Basta esse­re posi­ti­vi” dice, “sia­mo trop­po abi­tua­ti a lamen­tar­ci, ma insi­sto: i pro­ble­mi pos­so­no diven­ta­re risor­se”. Oggi in Fat­to­ria del­la Pia­na lavo­ra­no 105 per­so­ne, c’è chi si occu­pa degli ani­ma­li, chi pro­du­ce i for­mag­gi e c’è anche chi acco­glie i 3.000 bam­bi­ni che ogni anno van­no a visi­ta­re la Fat­to­ria e le deci­ne di stu­den­ti che qui fan­no l’esperienza dell’alternanza scuo­la-lavo­ro. Quan­do chie­dia­mo a Car­me­lo dei pro­ble­mi che ha avu­to con la mala­vi­ta scuo­te le spal­le e tira via: “Han­no spa­ra­to al fie­ni­le, alle muc­che, al casei­fi­cio e una bom­ba è sta­ta fat­ta scop­pia­re in azien­da una not­te, ma se ti fai fer­ma­re dal­la pau­ra non com­bi­ni più nien­te.” E a guar­dar­lo sor­ri­de­re e a leg­ge­re i risul­ta­ti del suo lavo­ro sem­bra pro­prio che sia così.

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