Genova, la Dia sequestra beni per 10 milioni di euro. Il provvedimento riguarda tre imprese sospettate di legami con la ndrangheta

ROMA – La Direzione Investigativa Antimafia di Genova, in collaborazione con personale della Polizia di Stato di Savona, sta eseguendo un sequestro preventivo di beni aziendali del valore di circa 10 milioni di euro, riconducibili ai fratelli Fotia, Pietro, Francesco e Donato e nei confronti di Criaco Giuseppe e Casanova Remo. Il provvedimento riguarda tre imprese, "SCAVO-TER s.r.l.", "P.D.F. s.r.l." e "SE.LE.NI. s.r.l.", impegnate nella realizzazione di appalti pubblici, opere edili e movimento terra. Gli indagati sono accusati del delitto di intestazione fittizia di beni. Alle 11.00 avrà luogo una conferenza stampa presso la sede della DIA di Genova, nel corso della quale saranno forniti maggiori dettagli.

 

 

GENOVA – Avevano messo le mani su cantieri a Genova e anche a Milano i fratelli Pietro, Francesco e Donato Fotia ai quali la Dia di Genova ha sequestrato beni per 10 milioni di euro al termine di indagini scaturite dai controlli sui lavori nel torrente Polcevera a Genova nei quali operavano le società a responsabilità limitata Scavoter e Pdf. Gli investigatori sono riusciti a risalire ai veri aggiudicatari del subappalto: i fratelli Fotia avevano creato nuove società intestandole a prestanome ma di fatto gestendole in prima persona. Tra i lavori che avevano cercato di aggiudicarsi, anche alcune opere commissionate dalla Bicocca di Milano. Dopo l'arresto del boss Ninetto Gullace, capo della più importante 'locale' della 'ndrangheta nel Nord Ovest arrestato a savona "e l'operazione di oggi – ha detto il colonnello Sandro Sandulli che guida la Dia genovese -, ci rendiamo sempre più conto che sul territorio della Liguria ci sono strutture organizzate e presenti da tempo. Le attività di indagine e le ultime operazioni dimostrano la presenza consolidata di gruppi di 'ndrangheta attivi in diversi settori economici e in particolare gli appalti. Ci sono rapporti solidi con la famiglia dell'ndrangheta di Africo, egemone sul territorio calabrese e con un ruolo importante negli equilibri della criminalità organizzata: nel corso delle attività investigative sono emersi legami di tipo familiare come matrimoni ma anche amicizie e frequentazioni di lungo corso".

 

 

 

 

La Scavo-Ter è la prima azienda di movimento terra della provincia di Savona “Noi fratelli Fotia imprenditori incensurati, altro che mafiosi! Non abbiamo nulla da nascondere e da vergognarci” La “Tributaria” è da un anno al lavoro. I rapporti con 5 banche e i grandi fornitori. La campagna “denigratoria”? Il primo dispiacere per la Gronda di Genova. Trucioli pubblica bilanci, certificati penali, denunce e fotografie della moderna sede di Vado Ligure

 

Luciano Corrado Truciolisavonesi.it  VADO LIGURE – La Scavo- Ter s.r.l. può vantare di essere diventata la prima ditta per il “movimento terra” della provincia di Savona. A libro matricola una cinquantina di dipendenti (due soli i cittadini stranieri), una settantina di automezzi tra camion e escavatori, quattro i geometri. Una moderna e spaziosa sede nella valle di Vado (vedi…). In questo momento sono attivi una trentina di cantieri e rapporti di lavoro-collaborazione con altrettante società imprenditoriali. Un bilancio “certificato” che nel 2009 ha raggiunto quasi 8 milioni di euro (16 miliardi delle vecchie lire) e nei primi mesi del 2010 il fatturato è di 3 milioni 781.506 euro. Tra i principali fornitori figurano “Beccarla Srl”, Vegom Gomme, Iveco Liguria Disel, Mercedes Autonovanta, Caterpillar, Hitachi. Oltre alla Scavo-Ter, opera una seconda società: Acquaviva srl. Le due società hanno rapporti con cinque diversi istituti di credito presenti nel savonese e dal dicembre 2005 la loro principale fonte di finanziamento scaturisce da “Intesa Mediofactoring”, in via Guidobono, a Savona. L’Amministrazione provinciale ha di recente autorizzato l’apertura di un nuovo centro di riciclo per materiale non inquinante, a Vado Ligure. Si sono aggiudicati gare d’appalto con il Comune di Savona: demolizione del mercato di Piazza Bologna e realizzazione giardini; demolizione e ricostruzione del vecchio canile comunale, ma anche l’acquisto e la trasformazione in alloggi dell’ex Odontotecnico di via De Amicis. L’operazione box di via Beato Ottaviano (Villetta). Anche l’Autorità Portuale ha dato loro fiducia con la realizzazione di un’ampia area di aiuole nella zona di Bergeggi. Nell’interporto di Vado la realizzazione di un nuovo magazzino. Un fabbricato produttivo a Savona, in zona Paip. La demolizione dell’ex Parco Doria. Tanto per citare i “fiori all’occhiello” del depliant illustrativo. Perché ci occupiamo di “Scavo-Ter”? Lo avevamo già fatto quasi un anno fa. Dell’azienda di Savona, iscritta all’Unione Industriali (le quote associative si pagano in base al numero dei dipendenti), abbiamo scritto pure il mese scorso. Ancora una volta per riprendere il contenuto di un articolo del blog “Casa della Legalità e della Cultura”, Onlus che ha sede a Genova ed ha fatto della lotta alla criminalità mafiosa, uno dei cavalli di battaglia. Tra querele e richieste danni. Senza peraltro demordere, indietreggiare. Una puntata è stata dedicata (già il 7 aprile 2010) proprio alla Scavo-ter. Le prime righe: “La famiglia Fotia è famiglia di Africo… e famiglia di ‘ndrangheta. In Liguria i Fotia sono la Scavo-Ter, quindi imprenditori che si sono fatti da soli. Operano principalmente nel ponente dove il racket incendia i mezzi nei cantieri, ma non quelli dei Fotia, dei Fazzari &Gullace (o degli amici di Mamone, Guarnaccia e Stefanelli). No, quando gli appalti e le concessioni le hanno loro tutto fila liscio, anzi di più, perché vi è come una rincorsa da parte delle Pubbliche amministrazioni, sino alla Regione Liguria, a far si che tutto vada sempre nel verso giusto…”. Non solo. Un esposto urgente inviato al Consiglio Superiore della Magistratura il 21 settembre 2009 della stessa Casa della Legalità ha come “oggetto”: “Attività presso l’ufficio della procura della Repubblica di Savona e gravi pubbliche dichiarazioni del Pm Alberto Landolfi (già oggetto di pronunciamento da parte del Csm nel 1988) con conseguente grave danno per il prestigio e l’autorevolezza della magistratura e dei magistrati impegnati nell’attività di contrasto alle organizzazioni di stampo mafioso”. Tra le altre cose si parla di “procedimenti seguiti dal Pm Landolfi, con la dichiarazione di “non luogo a procedere” per fatti gravissimi legati alle vicende Italiana Coke, con sospetto incenerimento di materiale Farmoplant denunciato dai lavoratori, la Mazzucca discarica di tossico-nocivi…aree ex Agrimont, discarica abusiva di rifiuti speciali ed industriali nel pieno centro di Cairo…” E ancora: “Inchieste e indagini di Landolfi “per procurato allarme” che si sono trasformate in vere e proprie vessazioni e persecuzioni giudiziarie nei confronti dei tecnici (oltre ai periti anche della Asl) di dipendenti di aziende di smaltimento…e di giornalisti quali…Numa de La Stampa e Menicucci allora della testata Panorama”. Ad un certo punto, l’esposto al Consiglio Superiore della Magistratura, di cui non sono noti eventuali sviluppi o archiviazioni, cita “…attività della famiglia Fotia, oltre a quelle della ‘ndrangheta che vedono sia la presenza dei Gullace-Raso-Albanese, sia quella dei Fameli e l’indicazione investigativa per cui anche a Savona sia presente un “locale” della ‘ndrangheta….e ancora le inchieste della Procura di Genova in ordine alla famiglia Mamone ha fatto emergere lavori stradali ed edili del noto Vincenzo Stefanelli dell’omonima famiglia residente ed operante a Varazze e già coinvolto in operazioni antimafia….inoltre Carmelo Gullace….”. Nell’esposto della “Casa della Legalità” al CSM si asserisce che di fronte a questi scenari, il magistrato Landolfi abbia dichiarato pubblicamente (frasi riprese dai giornali locali) durante un dibattito al liceo Della Rovere: …”Nel savonese, ma in tutta la Liguria non abbiamo problemi legati alla criminalità organizzata. Esistono forse solo dei rigurgiti legati ai vincoli esistenti tra qualche famiglia ancora residente qui con nuclei malavitosi, ma senza conseguenze…qualcosetta c’era stato, ma verso la fine degli anni ’80 e gli inizi del ‘90”. E la ragione del ripudio ? “La gente di questa terra è litigiosa, si arrabbia, ma non accetta la cultura della violenza, anzi la rifugge”. E sul blog di Pietra Ligure (Acta Diurna) Landolfi ha scritto che grazie alla incessante e lunga attività di repressione e confisca dei beni che ha prodotto risultati positivi, oggi non si può sostenere che un’organizzazione mafiosa sia attiva e operante in provincia di Savona. “Chi lo afferma, o è in malafede, o è un ignorante”. L’ultimo macigno –peraltro rimasto senza strascichi pubblici per quanto è dato a sapere dai mass-media – della Casa della Legalità del 7 aprile, che rincara invece la dose e punta l’indice proprio sull’attività e sulla presenza “mafiosa” della Scavo-Ter” nel panorama savonese. L’INTERVISTA A PIETRO FOTIA Quale è stata la vostra reazione, dopo aver letto l’articolo di Trucioli, sulla base di quanto riferito dalla Casa della Legalità, in cui si descrivevano accuse e si ponevano inquietanti interrogativi? E’ per questa ragione che ho deciso di chiamarvi. Per il resto ho dato incarico a due legali, uno di Savona, l’altro di Genova. Queste accuse di mafiosità qualcuno dovrà spiegarmele, ad iniziare dalle Istituzioni democratiche. E sono fiducioso perché con i miei due fratelli, Donato e Francesco, né dobbiamo vergognarci, né abbiamo traffici loschi e tantomeno mafiosi da nascondere. Viene naturale chiedersi quale sia la ragione del vostro successo imprenditoriale… Sono e siamo un libro aperto. Da un anno è in corso una verifica della Guardia di Finanza, nucleo di polizia tributaria di Savona. Un anno di accertamenti e sono sereno. Loro diranno se meritiamo di essere tacciati per imprenditori mafiosi. La nostra ascesa, la nostra vera fortuna è scritta proprio nei bilanci; prima della Edilsette (vedi…..), poi Scavoter e Acquaviva. Il sub appalto con la spagnola Ferrovial Agroman Sa per i lavori di raddoppio della ferrovia San Lorenzo al Mare-Andora ci ha fatto fare un grosso balzo… Spieghi pure, è interessante. Personalmente nel 1994 ho ricevuto i soldi di un risarcimento dallo Stato. Nel 1995 i primi passi nel mondo della piccola impresa, con i miei fratelli, Francesco e Donato. I primi lavori edili, poi l’acquisto di un escavatore, di un camion (1998). Siamo tre famiglie a lavorare sodo e pure mio padre ci da un mano. Quando si è presentata l’occasione del sub appalto Ferrovial abbiamo trovato porte aperte. Mi sono presentato in banca…”Se lavorate con questa società vi assicuriamo tutto il credito necessario e vi garantiamo anche il pagamento delle fatture”…Ora chiedo: “il gruppo banca Intesa aiuta i “mafiosi”? E aggiungo. Potevamo prendere quei lavori ad una condizione. Disporre di mezzi meccanici adeguati, all’avanguardia. Non ho cercato appoggi per mettermi in contatto con la Ferrovial. Cercavano ruspe particolari, buldozer apripista, mentre noi usavamo pale meccaniche. Ebbene ci siamo dati da fare. Abbiamo avuto la possibilità di noleggiare dall’azienda Caterpiller. Nessun acquisto. E ci siamo impegnati al massimo, senza sosta, sabato e domenica. Diciamo che si è seminato bene; la Ferrovial ci ha pure affidato il movimento terra. Venti milioni di euro di lavori, non sono noccioline. E’ in questo contesto che siamo riusciti, senza cullarci, a creare una struttura imprenditoriale di successo, capace di movimentare anche 5 mila metri cubi di terra al giorno”. E ora i rapporti con Ferrovial, anche alla luce delle indagini che si sono susseguite su più fronti? Noi non siamo stati mai “toccati”, coinvolti. Eppure non credo di aver avuto trattamenti di favore. Del resto come dimostrano i certificati penali (vedi….) siamo tre fratelli incensurati, non abbiamo carichi pendenti. Non siamo mai stati convocati né come indagati, né testimoni per inchieste, indagini. Caricavamo il materiale ad Andora e lo portavamo nella zona di Bastia d’Albenga. Per noi la grande idrovora che scavava non si fermava mai. Abbiamo lavorato noi e tanti piccoli “padroncini” di automezzi di trasporto. C’era collaborazione nell’intero settore, ho pagato tutti, non ho una causa per debiti. La Scavo-Ter garantisce lavoro a meccanici, gommisti, pensi soltanto al consumo di 8-10 mila litri di gasolio al giorno. Allora qui sono tutti inquinati dalla mafia! Intimoriti, intimiditi dai Fotia. Un patrimonio ingente, oltre al fatturato! Un tenore di vita elevato, auto sportive…! Fino ad oggi, dall’inizio della nostra attività, abbiamo fatturato 47 milioni di euro. 90 miliardi delle vecchie lire. Io mi posso permettere qualche lusso. Inizio al mattino portando i figli a scuola ed esco dall’ufficio, occupandomi di amministrazione, all’ora di cena. I miei fratelli alle 5,30 sono già nei cantieri. E poi dove abbiamo acquistato i mezzi, da “Iveco Liguria Disel”, tutto è avvenuto tramite leasing. E grazie a questa fiducia conquistata negli anni, oggi mi accingo ad acquisire una decina di nuovi camion perché è importante e strategicamente vincente sempre disporre di un parco mezzi efficiente. Più produci lavoro e più guadagni. Ma queste cose le autorità competenti lo sanno benissimo Chi sono i Fotia se un giorno si scoprisse legami mafiosi… Sono e dormo tranquillissimo. Tutto ciò che ho fatto, con i miei fratelli, l’abbiamo costruito dal nulla. Piano, piano. E sfido chiunque a dimostrarmi il contrario. Siamo tutti sposati, con famiglie. Certo che ogni tanto ci rechiamo al paese natio, Africo; cosa dovremmo fare, soltanto perché si parla di mafia, ripudiare la nostra terra d’origine. Sfido chiunque a sostenere che intratteniamo rapporti con gruppi malavitosi. Semmai vorrei dire a voce alta che vivo per un riscatto umano e morale. Indaghino pure in tutte le direzioni. Scusi, i Mamone di Genova qualche problema ce l’hanno… L’impresa Mamone stava lavorando allo svincolo autostradale di Savona. Li ho conosciuti allora. Ho chiesto se c’era lavoro. E’ nato un rapporto. Se una persona mi chiama ed è titolare di un’impresa perché dovrei rifiutare il lavoro, soltanto perché ci sono voci sul suo conto? Di questo passo le cinque banche non dovrebbero operare con i Fotia, nessuno dovrebbe collaborare e darci appalti. Siamo alla follia. Non basta essere incensurati, avere le garanzie di istituti di credito. Dovrei vergognarmi per i lavori con la Unieco-Barbano? Con grossi gruppi imprenditoriali di questa regione? Lavoriamo perché abbiamo puntato tutto sulla serietà, sulla lealtà, affidabilità. E mi sembra ridicolo parlare di attentati in odore di mafia a ditte concorrenti. Anche noi ne abbiamo subiti e denunciati (vedi….). E le amicizie nel ponente savonese, come sostiene la Casa della Legalità. I Fazzari, Gullace, Fameli… Con i Fazzari-Gullace, le figlie Rita e Giulia, ci sono stati esclusivamente rapporti di lavoro, come con tanti altri. Nella più assoluta trasparenza. Mi interessa la serietà imprenditoriale, poi lascio ad altri giudicare le persone. Mentre non conosco nessuno della famiglia Fameli. Mai avuto rapporti. Credo che non operino nel settore del movimento terra e delle escavazioni. Concludiamo. Ad Africo, nelle sue visite, ha avuto contatti con esponenti di organizzazioni… poi finiti in carcere? Lo ripeto, abbiamo parenti che vivono laggiù, anche da parte di mia moglie. Non ho rapporti con nessun esponente…e con i miei avvocati voglio andare a fondo su quanto leggo a proposito di un rapporto della Dia. Perchè nascono certi accostamenti nei nostri confronti, quali sono gli elementi di cui dispongono. Continuo ad avere fiducia nelle istituzioni e la risposta alle diffamanti illazioni la diamo con la nostra serietà imprenditoriale. Guardi che qualche “bidone” lo prendiamo pure noi, mi riferisco a chi non ci paga. Il campo sportivo di Pietra Ligure l’hanno rifatto con i nostri soldi. Ci ho rimesso 100 mila euro, nonostante avessi avvertito in tempo l’ingegner Gatto di quel Comune. La ditta appaltante, di Milano, è fallita. Ogni tanto qualche piccolo “bidone” di insoluto ce lo rifilano. Signor Pietro Fotia, se siete estranei al malaffare e ai tentacoli mafiosi, peraltro non sono un’invenzione, né una rarità, in questo Paese (Italia), non dovreste preoccuparvi. Prima o poi verrà a galla la verità, il “riscatto”. Certi articoli vi lasciano davvero indifferenti? Ora si sono superati i limiti. Avvertiamo i primi segnali di ciò che potrebbe trasformarsi in un danno, non solo di immagine. Persino invenzioni. Io, ad esempio, per la cava di Cosseria, non sono mai andato in Comune. La cava non è nostra. A chi interessa davvero? Durante l’inaugurazione della Gronda di Genova, presenti il ministro Scjaola, il presidente Burlando e tante autorità, i mezzi per la posa della prima pietra erano tutti e soltanto i nostri. Servivano per le riprese televisive, per le immagini da offrire all’opinione pubblica? Eravamo orgogliosi. Poi è accaduto qualcosa di particolare. La ditta appaltatrice dei lavori, ha assegnato in sub appalto ad altra azienda che ha fatto un’offerta evidentemente più vantaggiosa della nostra. Eravamo entrati dalla porta, come si suole dire, siamo usciti dal finestrino. Credo non siano estranee alcune campagne denigratorie nei nostri confronti. A chi giovano? Chi ne trae vantaggio? Nel caso della Gronda qualcosa è già successo. Non siamo mafiosi e chiediamo che lo Stato ci dia delle risposte. Con i nostri avvocati andremo a fondo. Non è uno sfogo. Una promessa che voglio mantenere.

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