Gettati in mare perché cristiani. Uno dei responsabili arrestati riconosciuto per le ferite: è stato morso dalla sua vittima

Fio­ren­za Sar­za­ni­ni Cor­rie­re del­la Sera ROMA – «Duran­te la tra­ver­sa­ta, dopo cir­ca un gior­no di navi­ga­zio­ne, a un cer­to pun­to alcu­ni sog­get­ti di reli­gio­ne musul­ma­na han­no ini­zia­to a invei­re con­tro noi cri­stia­ni sola­men­te per­ché di pro­fes­sio­ne reli­gio­sa diver­sa. Mol­ti di que­sti musul­ma­ni dice­va­no che ci avreb­be­ro get­ta­to in mare. Dopo le minac­ce, dome­ni­ca sera ver­so le 21, men­tre ci tro­va­va­mo in mare aper­to, mol­ti dei musul­ma­ni sono pas­sa­ti alle vie di fat­to e han­no comin­cia­to a get­ta­re in mare alcu­ni di noi cri­stia­ni. Ho visto con i miei occhi get­ta­re in mare nove gha­ne­si e tre nige­ria­ni. Han­no ten­ta­to di get­ta­re in mare anche me e gli altri cri­stia­ni rima­sti a bor­do e non ci sono riu­sci­ti per­ché ci sia­mo dife­si con tut­te le nostre for­ze, aggrap­pan­do­ci al gom­mo­ne e tenen­do­ci tra di noi. Tra le per­so­ne get­ta­te in mare c’erano anche i tre ami­ci con i qua­li ave­vo ini­zia­to il viag­gio dal mio Pae­se d’origine. La nostra resi­sten­za è dura­ta cir­ca un’ora e si è con­clu­sa quan­do è arri­va­ta la nave che ci ha soc­cor­so». Yeboah è un ragaz­zo gha­ne­se. È un soprav­vis­su­to. Il suo rac­con­to dell’orrore di fron­te ai poli­ziot­ti del­la squa­dra mobi­le di Paler­mo vie­ne con­fer­ma­to da altri cin­que stra­nie­ri appro­da­ti con lui in Sici­lia due gior­ni fa. Ognu­no aggiun­ge qual­che det­ta­glio, fis­sa un par­ti­co­la­re e sve­la qua­le sia sta­to il livel­lo di fero­cia degli uomi­ni a bor­do.

Si tor­na dun­que alla mat­ti­na del 15 apri­le, quan­do il mer­can­ti­le «Ellen­sborg» con ban­die­ra pana­men­se entra nel por­to del capo­luo­go sici­lia­no. Tra­spor­ta un cen­ti­na­io di migran­ti soc­cor­si in alto mare la sera del 12 apri­le. Agli agen­ti che li assi­sto­no ed effet­tua­no le pro­ce­du­re di iden­ti­fi­ca­zio­ne, alcu­ni stra­nie­ri rac­con­ta­no di una ris­sa avve­nu­ta men­tre era­no anco­ra nel­le mani degli sca­fi­sti a bor­do di un gom­mo­ne par­ti­to da Tri­po­li e del l’agghiacciante epi­lo­go: i loro ami­ci sono sta­ti ucci­si per moti­vi reli­gio­si. Gli inve­sti­ga­to­ri por­ta­no tut­ti in que­stu­ra, comin­cia­no le veri­fi­che svol­te con gli uomi­ni del­lo Sco, il ser­vi­zio cen­tra­le ope­ra­ti­vo. Ven­go­no ascol­ta­ti i testi­mo­ni, si mostra­no loro le foto degli altri stra­nie­ri che era­no a bor­do, si indi­vi­dua­no i ruo­li di ognu­no. Pro­prio per cer­ca­re di rico­strui­re quan­to acca­du­to, si rico­min­cia dal momen­to del­la par­ten­za dal­le coste libi­che. E len­ta­men­te la tra­ge­dia vie­ne rive­la­ta in ogni par­ti­co­la­re. «I 650 dina­ri in Libia» Rac­con­ta Yebo­ha: «Sono anda­to via dal mio Pae­se cir­ca due mesi fa insie­me a due miei ami­ci e ci sia­mo reca­ti in Libia, per cer­ca­re poi di giun­ge­re in Euro­pa, con un pull­man e con auto pri­va­te che abbia­mo paga­to auto­no­ma­men­te. Cir­ca un mese e mez­zo fa sono giun­to a Tri­po­li e ho con­tat­ta­to un mio con­na­zio­na­le di nome Isaac che vive lì, al qua­le ho chie­sto sol­di in pre­sti­to, 650 dina­ri libi­ci (cir­ca 1.300 euro), per vive­re in Libia, da resti­tuir­gli una vol­ta ini­zia­to a lavo­ra­re. Inve­ce, vista la situa­zio­ne di con­ti­nuo con­flit­to esi­sten­te in Libia ho deci­so di par­ti­re e quin­di alcu­ni miei ami­ci, anche loro inten­zio­na­ti a par­ti­re, han­no con­tat­ta­to dei sog­get­ti che orga­niz­za­no viag­gi in mare ver­so l’Europa. I miei ami­ci si chia­ma­no Kwa­si, Yaw, Asie­du e sono tut­ti e tre gha­ne­si. Saba­to scor­so alle 20 sia­mo anda­ti pres­so una spiag­gia e abbia­mo tro­va­to un gom­mo­ne nero con mol­ta gen­te già a bor­do in atte­sa di par­ti­re. Qua­si con­tem­po­ra­nea­men­te sia­mo sali­ti a sia­mo par­ti­ti in più di cen­to per­so­ne, di varia nazio­na­li­tà e di reli­gio­ne diver­sa. Io e i miei ami­ci sia­mo di reli­gio­ne cri­stia­na».

Vie­ne inter­ro­ga­to Lam­bert, for­ni­sce una ver­sio­ne ana­lo­ga, dice di aver ver­sa­to «150 dina­ri per par­ti­re», sot­to­li­nea come la scel­ta di abban­do­na­re la Libia sia sta­ta fat­ta per­ché «essen­do cri­stia­no la situa­zio­ne per me era diven­ta­ta mol­to rischio­sa». Anche lui rac­con­ta l’aggressione dei musul­ma­ni, la pau­ra, la gio­ia per esse­re riu­sci­to a sal­var­si. Spie­ga che «il gom­mo­ne era gover­na­to da un sog­get­to di colo­re del qua­le non cono­sco la nazio­na­li­tà». Augu­stin ha ricor­di anco­ra più niti­di. Dopo aver dichia­ra­to di aver paga­to «800 dina­ri per il viag­gio», aggiun­ge: «Dome­ni­ca sera, improv­vi­sa­men­te, colo­ro che par­la­va­no fran­ce­se han­no comin­cia­to a invei­re con­tro i gha­ne­si e i nige­ria­ni. Non saprei dire il moti­vo sca­te­nan­te, for­se per­ché era­va­mo trop­pi a bor­do. A un cer­to pun­to uno di noi ha capi­to quel­lo che dice­va­no colo­ro che par­la­va­no in fran­ce­se, ovve­ro che vole­va­no get­ta­re in mare noi gha­ne­si e i nige­ria­ni, tra cui anche io. Poco dopo sono sta­ti get­ta­ti in mare tre nige­ria­ni e sei gha­ne­si, dopo un dispe­ra­to ten­ta­ti­vo da par­te di ognu­no di non esse­re sca­ra­ven­ta­to fuo­ri bor­do. Ho visto anne­ga­re e mori­re i nove com­pa­gni di viag­gio. Ho potu­to vede­re tut­to per­ché ogni vol­ta che get­ta­va­no in mare i com­pa­gni di viag­gio le per­so­ne che par­la­va­no in fran­ce­se face­va­no fer­ma­re il gom­mo­ne al sog­get­to che lo sta­va con­du­cen­do. Pri­ma di get­ta­re in mare le per­so­ne, i musul­ma­ni li han­no pic­chia­ti e poi­ché i musul­ma­ni era­no la mag­gio­ran­za riu­sci­va­no nel loro inten­to, anche per­ché noi del­la mino­ran­za era­va­mo ter­ro­riz­za­ti».

Il gio­va­ne for­ni­sce poi un det­ta­glio che con­sen­te di iden­ti­fi­ca­re uno dei pre­sun­ti assas­si­ni. Lo fa dopo aver visto la serie di foto scat­ta­te dal coman­dan­te del­la nave al momen­to di effet­tua­re il soc­cor­so e tra­sfe­ri­re gli stra­nie­ri dal gom­mo­ne. Ricor­da che uno dei musul­ma­ni «dopo aver get­ta­to in mare due gha­ne­si ha cer­ca­to di get­ta­re in mare anche me. Inol­tre pos­so dire che l’alluce di un pie­de di costui è sta­to feri­to con un mor­so da uno dei due che ha get­ta­to in mare, il qua­le dispe­ra­ta­men­te cer­ca­va di resi­ste­re». Ven­go­no ascol­ta­ti i poli­ziot­ti che si sono occu­pa­ti del­le ope­ra­zio­ni di assi­sten­za dopo lo sbar­co e una di loro ver­ba­liz­za: «Dopo lo sbar­co dei migran­ti dal­la nave “Ellen­sborg” nota­vo un migran­te con una feri­ta all’alluce destro, recan­te un’evidente fascia­tu­ra bian­ca». È l’indizio che con­fer­ma il rac­con­to degli scam­pa­ti. L’uomo vie­ne iden­ti­fi­ca­to, si chia­ma Ousma­ne Cama­ra, ha 21 anni, pro­vie­ne dal­la Costa d’Avorio. La sua foto vie­ne mostra­ta ai sei testi­mo­ni. Sono tut­ti con­cor­di quan­do lo indi­ca­no come uno degli aggres­so­ri. Tra le imma­gi­ni di tut­ti gli sbar­ca­ti, rico­no­sco­no anche gli altri «pic­chia­to­ri». Len­ta­men­te e gra­zie ai con­trol­li incro­cia­ti tra i rac­con­ti e i rico­no­sci­men­ti foto­gra­fi­ci la poli­zia indi­vi­dua quin­di­ci per­so­ne. Li accu­sa di omi­ci­dio aggra­va­to dall’odio reli­gio­so e li tra­sfe­ri­sce in una cel­la.