Gioia Tauro prova l’ennesimo rilancio con la Zes. Ma rischia di perdere i cinesi

Rober­to Galul­lo Ilsole24ore.it SE ALLA FINE degli anni Ottan­ta nel tor­men­to­ne di uno spot pub­bli­ci­ta­rio basta­va una tele­fo­na­ta per allun­ga­re la vita, all’alba del 2018 è basta­to un tweet per ali­men­ta­re in Cala­bria la spe­ran­za di rina­sci­ta dell’area por­tua­le e indu­stria­le di Gio­ia Tau­ro. Il 25 gen­na­io, infat­ti, il mini­stro per la Coe­sio­ne ter­ri­to­ria­le Clau­dio De Vin­cen­ti ha “cin­guet­ta­to” la fir­ma del pre­mier Pao­lo Gen­ti­lo­ni al Dpcm per l’istituzione del­le Zes, le zone eco­no­mi­che spe­cia­li, tra le qua­li Gio­ia Tau­ro, nel­le qua­li le impre­se potran­no bene­fi­cia­re di spe­cia­li con­di­zio­ni per gli inve­sti­men­ti e per lo svi­lup­po ter­ri­to­ria­le (cre­di­to d’imposta per inve­sti­men­ti fino a 50 milio­ni e sem­pli­fi­ca­zio­ni ammi­ni­stra­ti­ve). Fir­ma­to il dpcm gene­ra­le con i cri­te­ri, il testo pas­sa alla Cor­te dei con­ti, poi arri­ve­rà in Gaz­zet­ta uffi­cia­le e infi­ne biso­gne­rà pre­ga­re che il sin­go­lo dpcm per ogni area Zes giun­ga pri­ma del­le ele­zio­ni poli­ti­che del 4 mar­zo. Per la Cala­bria, l’estensione mas­si­ma sarà oltre i 2mila etta­ri, con una deli­mi­ta­zio­ne cre­sciu­ta rispet­to a quel­la pre­vi­sta ini­zial­men­te.

Con i pie­di per ter­ra. Chi si spor­ca le mani ogni gior­no per crea­re lavo­ro e occu­pa­zio­ne ripor­ta tut­ti alla dura real­tà e leg­ge, per come deve esse­re let­ta, que­sta spin­ta (poten­zia­le) alla ripre­sa del Mez­zo­gior­no, con i por­ti pro­ta­go­ni­sti. «La Zes è una cosa straor­di­na­ria per attrar­re inve­sti­men­ti anche dall’estero – spie­ga al Sole-24 Ore Nata­le Maz­zu­ca, pre­si­den­te di Unin­du­stria Cala­bria – ma noi dob­bia­mo ren­de­re appe­ti­bi­le l’arrivo a Gio­ia Tau­ro. C’è inve­ce una pre­ci­sa stra­te­gia poli­ti­ca inter­na­zio­na­le, che è la via marit­ti­ma cine­se del­la seta, che taglia i por­ti del medi­ter­ra­neo e pri­vi­le­gia quel­li di Vene­zia e Trie­ste. Per usa­re un eufe­mi­smo la poli­ti­ca ita­lia­na è sta­ta distrat­ta e non ho sen­ti­to un solo poli­ti­co alza­re la voce quan­do ha comin­cia­to a pren­de­re cor­po que­sta pro­spet­ti­va che par­te da Pechi­no. L’est vuo­le tra­sfe­rir­si a ove­st anche attra­ver­so i por­ti ma se si taglia fuo­ri Gio­ia Tau­ro dai traf­fi­ci mon­dia­li qua­li inve­sti­men­ti inter­na­zio­na­li arri­ve­ran­no? A cosa ser­vi­rà allo­ra la Zes? Gio­ia Tau­ro non deve esse­re più deru­bri­ca­ta a pro­ble­ma ma deve diven­ta­re una ric­chez­za stra­te­gi­ca per l’Italia».

Maz­zu­ca va oltre e apre il fron­te buro­cra­zia. «Le pecu­lia­ri­tà del­la Zes – ricor­da – sono prin­ci­pal­men­te age­vo­la­zio­ni fisca­li e buro­cra­zia zero. Si trat­ta di otti­me con­di­zio­ni che per diven­ta­re real­men­te attrat­ti­ve per il siste­ma del­le impre­se devo­no esse­re accom­pa­gna­te da siner­gie con­cre­te tra pub­bli­co e pri­va­to ma soprat­tut­to ser­vo­no spe­ci­fi­ci uffi­ci, crea­ti ad hoc, pre­po­sti solo a dare rispo­ste imme­dia­te alle istan­ze pro­ve­nien­ti da azien­de che fan­no richie­sta di inse­dia­men­to a Gio­ia Tau­ro o nell’intera area che rien­tra nel­la cir­co­scri­zio­ne Zes. Non vor­rei che si creas­se una nuo­va for­ma di buro­cra­zia inta­sa­ta. Quin­di risul­ta fon­da­men­ta­le la gover­nan­ce. Evi­tia­mo ulte­rio­ri col­li di bot­ti­glia, spre­can­do enne­si­me pos­si­bi­li­tà di svi­lup­po».

Nume­ri incer­ti. Dome­ni­co Laga­nà, segre­ta­rio gene­ra­le del­la Filt Cgil del­la Pia­na di Gio­ia tor­na sul­la buro­cra­zia. «La Zes è un’opportunità – dichia­ra al Sole-24 Ore – se sarà svi­lup­pa­ta per quel­lo che il mer­ca­to chie­de. Non ci ser­ve più un por­to fine a se stes­so ma in siner­gia con l’area indu­stria­le. Cito Tan­ge­ri che ha un por­to che in for­ma diret­ta e sen­za tan­ti fron­zo­li chie­de alle impre­se: di cosa ave­te biso­gno affin­ché que­sto sca­lo pos­sa garan­tir­vi inin­ter­rot­ta­men­te e sen­za pro­ble­mi 15 o 20 anni del­la vostra atti­vi­tà? In un quin­quen­nio il por­to di Tan­ge­ri ha così avvia­to nell’area retro­por­tua­le cir­ca 300 atti­vi­tà».

E nell’area di Gio­ia quan­te sono le impre­se? Il Sole-24 Ore lo ha chie­sto a Rosa­ria Guz­zo, com­mis­sa­rio straor­di­na­rio del Con­sor­zio regio­na­le per lo svi­lup­po del­le atti­vi­tà pro­dut­ti­ve (Corap), isti­tui­to il 29 giu­gno 2016, che accor­pa gli ex con­sor­zi Asi di Catan­za­ro, Cosen­za, Cro­to­ne, Vibo e Reg­gio. «In que­sto momen­to – dichia­ra Guz­zo – sia­mo mol­to impe­gna­ti nel dare attua­zio­ne a quel­lo che pre­ve­de l’istituzione del­la Zes anche in Cala­bria».

Così biso­gna rifar­si a nume­ri data­ti di fine 2015 che cer­ti­fi­ca­no il deser­to: all’interno del­la gigan­te­sca area retro­por­tua­le del­la Pia­na di Gio­ia Tau­ro era­no atti­ve 43 azien­de nel­le tre aree indu­stria­li, in pre­va­len­za appar­te­nen­ti ai set­to­ri agroa­li­men­ta­re, logi­sti­ca, mec­ca­ni­ca e com­mer­cio. Sono 85 i lot­ti già asse­gna­ti nell’area, per una super­fi­cie coper­ta di appe­na 155,7 etta­ri.

Pas­si indie­tro. Il por­to di Geno­va ha supe­ra­to nel pri­mo seme­stre 2017 (ulti­mo perio­do a dispo­si­zio­ne con­fron­ta­bi­le) quel­lo di Gio­ia Tau­ro per nume­ro di con­tai­ner movi­men­ta­ti. Da gen­na­io a giu­gno del 2017 nel capo­luo­go ligu­re sono sta­ti movi­men­ta­ti 1.283.564 teu (la misu­ra stan­dard di volu­me nel tra­spor­to dei con­tai­ner, che cor­ri­spon­de a cir­ca 40 metri cubi tota­li). Quel­li for­ni­ti a Con­fin­du­stria Reg­gio Cala­bria da Euro­kai, il grup­po che con­trol­la Con­tship Ita­lia che a sua vol­ta gesti­sce l’unico ter­mi­nal con­tai­ner di Gio­ia Tau­ro, si fer­ma­no per lo stes­so perio­do dell’anno a 1.255.953. Gio­ia Tau­ro, però, è un por­to prin­ci­pal­men­te di tran­shi­p­ment (tra­sbor­do da una nave all’altra) men­tre Geno­va è di desti­na­zio­ne fina­le e con­ta sol­tan­to una vol­ta, in entra­ta o in usci­ta, la mag­gior par­te dei suoi con­te­ni­to­ri.

Rifles­sio­ni in pre assi­se. Non man­che­rà dun­que la ben­zi­na alle rifles­sio­ni di cen­ti­na­ia di impren­di­to­ri cala­bre­si, che oggi si riu­ni­ran­no nel­la pre assi­se con­fin­du­stria­le in vista dell’assise gene­ra­le del 16 feb­bra­io a Vero­na. La tap­pa odier­na, alla pre­sen­za del pre­si­den­te di Con­fin­du­stria Vin­cen­zo Boc­cia, è a suo modo uni­ca per­ché vie­ne ospi­ta­ta nel­la sala con­si­lia­re del Muni­ci­pio di Gio­ia Tau­ro, mes­sa a dispo­si­zio­ne dal­la giun­ta com­mis­sa­ria­le pre­fet­ti­zia che dal 25 mag­gio del­lo scor­so anno gui­da il Comu­ne sciol­to per infil­tra­zio­ni mafio­se. «Non è un caso – spie­ga­no all’unisono Maz­zu­ca e Giu­sep­pe Nuce­ra, pre­si­den­te di Con­fin­du­stria Reg­gio Cala­bria– per­ché il nostro rap­por­to con le Isti­tu­zio­ni è vita­le. La pre­con­di­zio­ne per fare impre­sa in quest’area, in Cala­bria e al Sud è infat­ti la lega­li­tà. Sen­za se e sen­za ma».

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