Giusti in manette: prese 120mila euro dal clan. Il magistrato, che era stato in servizio a Palmi, sarebbe legato alla cosca Bellocco. 7 arresti

REGGIO CALABRIA – Un vero e proprio “patto scellerato” ordito dal boss dell’omonima cosca Rocco Bellocco con l’essenziale partecipazione del giudice Giancarlo Giusti: è quello posto in essere per ottenere la scarcerazione di tre elementi di spicco della cosca di Rosarno, secondo la tesi della Dda di Catanzaro, accolta in pieno dal gip che ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare a carico dell’ex giudice Giusti, 47 anni (ai domiciliari), e di altre sei persone. Giusti era già ai domiciliari per una condanna a 4 anni nell’ambito di una inchiesta della Dda di Milano ed era stato sospeso dal Csm. L’operazione contro la cosca Bellocco, denominata "Abbraccio", è stata condotta dalla squadra mobile di Reggio Calabria.

Le indagini sono state dirette dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Vincenzo Luberto con il coordinamento del procuratore di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo e del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. Nei provvedimenti restrittivi notificati a Giusti e ad altre sei persone vengono contestati, a vario titolo, i reati di corruzione in atti giudiziari aggravata dall’aver favorito una cosca di ndrangheta e il concorso esterno in associazione mafiosa. Giusti, secondo l’accusa, quale componente del Tribunale del riesame di Reggio Calabria, il 27 agosto 2009, in cambio di una somma di denaro pari a 120 mila euro, aveva disposto la scarcerazione di Rocco Bellocco, Rocco Gaetano Gallo e Domenico Bellocco (37), detto "Micu 'u Lungo", elementi di vertice della potente cosca dei Bellocco. Secondo quanto emerso dalle indagini della squadra mobile di Reggio Calabria, il patto, ordito da Rocco Bellocco, era stato eseguito dal figlio Domenico, da Rocco Gaetano e da Giuseppe e Gaetano Gallo, con l’intermediazione di Punturiero e la partecipazione di Giusti.

L’accordo sarebbe stato siglato nell’estate del 2009 quando Giuseppe e Gaetano Gallo avevano avvicinato Punturiero, mentre Domenico Bellocco, per ordine del padre Rocco, aveva consegnato allo stesso Punturiero una parte del danaro, 40 mila euro, necessario per la corruzione. Il faccendiere, anche lui arrestato stamani, era socio in affari, secondo quanto hanno ricostruito gli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria e la Dda di Catanzaro, dell’ex magistrato ed era in contatto con esponenti della cosca Bellocco. Il faccendiere riuscì a mettere in contatto gli esponenti della cosca e l’ex magistrato. Per individuare l’anello di congiunzione tra la cosca della ndrangheta e l’ex magistrato gli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria hanno dovuto rileggere le trascrizioni di centinaia di intercettazioni telefoniche ed ambientali. Attraverso un lavoro, definito dagli stessi inquirenti "certosino", si è riusciti a ricostruire anche gli incontri durante i quali avvennero gli incontri per decidere i favori alla cosca.

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