Giustizia sociale nel nome di Sacko. Un corteo “meticcio”, un nuovo leader dalla pelle nera per una sinistra che si ritrova

Cate­ri­na Tri­po­di Quot­dia­no del Sud REGGIO CALABRIA – Era­no 1500 for­se 2000 ma, a sfi­la­re ieri per le stra­de di Reg­gio Cala­bria nel cor­so del­la mani­fe­sta­zio­ne nazio­na­le pro­mos­sa dall’Usb a ven­ti gior­ni dal bar­ba­ro omi­ci­dio del gio­va­ne del Mali, Sou­mai­la Sac­ko, tru­ci­da­to da un ita­lia­no all’ex For­na­ce di San Calo­ge­ro, c’erano tra tan­ti migran­ti e non, la rab­bia, l’orgoglio ma soprat­tut­to l’anima di una sini­stra che, non più per caso nè stan­ca­men­te, sen­za se e sen­za ma, capi­sce di ritro­var­si dal­la par­te giu­sta del­la bar­ri­ca­ta. E sce­glie di dare da que­sta piaz­za in riva allo Stret­to, ad un pas­so dal­la ten­do­po­li di San Fer­di­nan­do dove Sac­ko soprav­vi­ve­va dan­do brac­cia e schie­na al mer­ca­to di agru­mi del­la Pia­na, la rispo­sta al vele­no­so cli­ma raz­zi­sta che si respi­ra in un’Italia mai così cat­ti­va e così impu­di­ca nel dimo­strar­lo. E da Reg­gio Cala­bria (pro­prio la cit­tà che ha dato abbon­dan­te con­tri­bu­to elet­to­ra­le al lea­der del car­roc­cio) la rispo­sta vuo­le arri­va­re diret­ta diret­ta ad un desti­na­ta­rio mini­stro dell’Interno Sal­vi­ni che a suon di pic­co­na­te ali­men­ta mes­sag­gi di discri­mi­na­zio­ne.

Non è un caso, infat­ti che le due per­so­na­li­tà più rap­pre­sen­ta­ti­ve, le voci che ani­ma­no e fan­no diven­ta­re un un’unica ban­die­ra quel­le cen­ti­na­ia di ves­sil­li dell’Usb, sia­no pro­prio Mim­mo Luca­no, il sin­da­co di Ria­ce, il sacer­do­te dell’accoglienza mon­dia­le, ama­to “sen­za se e sen­za ma” dal­la sini­stra e apo­stro­fa­to come uno “zero” da un Sal­vi­ni non anco­ra mini­stro ma sem­pre ruspi­sta, e dal gio­va­ne Abou­ba­kar Sou­ma­ho­ro, l’italoivoriano scel­to da l’Espresso per la coper­ti­na che cita “uomi­ni e no” di Vit­to­ri­ni in con­trap­po­si­zio­ne pro­prio a Sal­vi­ni, lau­rea­to in socio­lo­gia, che cita come un man­tra e come una coper­ta di Linus del­la giu­sti­zia socia­le il “nostro” sin­da­ca­li­sta (non a caso di ori­gi­ni con­ta­di­ne) Giu­sep­pe Di Vit­to­rio con la stes­sa faci­li­tà con cui Sal­vi­ni “pesca” a pie­ne mani dall’Orban sty­le.

Tra cen­ti­na­ia di ban­die­re ros­se, bal­li, can­ti e cori, deci­ne di sigle di movi­men­ti, comi­ta­ti, asso­cia­zio­ni, cir­co­li e col­let­ti­vi,, fami­glie che por­ta­no i bim­bi per­chè cono­sca­no la sto­ria di que­sto gio­va­ne malia­no cadu­to sen­za un vero per­chè, il cor­teo “metic­cio” (come l’ha defi­ni­to lo stes­so Abou­ba­kar) sfi­la per le stra­de del­la cit­tà in un cre­scen­do di gio­ia e di com­pa­gni che ritro­va­no la mera­vi­glio­sa sen­sa­zio­ne di un’esperienza col­let­ti­va in cui rico­no­scer­si e met­to­no via, alme­no per ora, rug­gi­ni ed indi­ci pun­ta­ti. Al micro­fo­no nell’agorà prin­ci­pa­le del­la cit­tà, dal pal­co di Piaz­za Ita­lia, Sou­ma­ho­ro ha lo smal­to e la stof­fa del lea­der che uni­sce e non c’è più distin­zio­ne: sia­mo tut­ti cala­broa­fri­ca­ni vit­ti­me di un solo nemi­co comu­ne lo sfrut­ta­men­to e l’assenza di giu­sti­zia, e poli­ti­che, socia­li. Pri­ma scal­da la fol­la con slo­gan sen­ti­ti come mai: “Toc­ca uno.….. toc­ca tut­ti, schia­vi? mai!”. Poi il coor­di­na­to­re lavo­ra­to­ri agri­co­li Usb lan­cia la trac­cia che uni­sce: «Non esi­ste il tema del colo­re del­la pel­le e del­la pro­ve­nien­za geo­gra­fi­ca, oggi c’è il pro­ble­ma degli sfrut­ta­ti e degli sfrut­ta­to­ri c’è il pro­ble­ma di difen­de­re i pri­vi­le­gi o di difen­de­re gli ulti­mi, da una par­te c’è chi pre­di­ca odio e chi la spe­ran­za, la giu­sti­zia socia­le e l’umanità. Da una par­te c’è chi ritie­ne che i lavo­ra­to­ri che si spac­ca­no la schie­na nei cam­pi del­la filie­ra agri­co­la, i pre­ca­ri, gli invi­si­bi­li del­lo sfrut­ta­men­to, gli ulti­mi, i dan­na­ti del­la ter­ra non si devo­no orga­niz­za­re e che biso­gna con­ti­nua­re a distrar­re la popo­la­zio­ne affa­ma­ta ed impo­ve­ri­ta per con­ti­nua­re a sac­cheg­gia­re le risor­se, come han­no spo­glia­to le risor­se di que­sta ter­ra». Poi il richia­mo ai cala­bre­si: «Ma noi sia­mo dal­la par­te degli uomi­ni di que­sta Cala­bria che si ricor­da­no del loro pas­sa­to di brac­cian­ti con­ta­di­ni che han­no lot­ta­to col sudo­re e col san­gue per difen­de­re que­sta ter­ra e che era­no cac­cia­ti come cani per­chè a loro al Nord non si affit­ta­va… I ter­ro­ni di oggi sia­mo noi, noi la memo­ria non l’abbiamo per­sa».

Poi ridà digni­tà a Sac­kò (la cui sal­ma par­ti­rà lune­dì da Lame­zia Ter­me desti­na­zio­ne Mali, dopo una lun­ga sosta a Fiu­mi­ci­no) resti­tuen­do alla fol­la la sua iden­ti­tà fago­ci­ta­ta dai media gra­zie agli spez­zo­ni del suo pri­va­to: «Sac­ko era un brac­cian­te par­ti­to dal Mali cui suo fra­tel­lo in Fran­cia ave­va tro­va­to lavo­ro in fab­bri­ca o nel set­to­re del­le gran­di puli­zie. Lui ha rifiu­ta­to per­chè era un con­ta­di­no che è dovu­to scap­pa­re per i gran­di cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci (abbia­mo la ter­ra ma c’è sic­ci­tà e non la pos­sia­mo lavo­ra­re) ma vole­va lavo­ra­re la ter­ra, vole­va fare il con­ta­di­no. Ed in Ita­lia si è fer­ma­to qui i Cala­bria, qui che era ter­ra di acco­glien­za e non di indif­fe­ren­za, è ter­ra di emi­gra­zio­ne e di uomi­ni e don­ne che dico­no che non è tut­ta mafia. E’ rima­sto qui a lavo­ra­re gli agru­mi insie­me agli altri con i lavo­ra­to­ri, per i lavo­ra­to­ri dal­la par­te dei lavo­ra­to­ri per ugua­le sala­rio per tut­ti. Ha deci­so di impe­gnar­si nel per­cor­so sin­da­ca­le come già era suo padre». L’impegno chie­sto dal­la fami­glia di Sac­kò: «Tre cose – dice Sou­ma­ho­ro – ci ha chie­sto la sua fami­glia: veri­tà e giu­sti­zia per la sua fuci­la­zio­ne; il ritor­no del­la sal­ma in patria; la con­ti­nua­zio­ne del suo impe­gno sin­da­ca­le. Noi stia­mo esau­den­do le loro richie­ste e non ci fer­me­re­mo, per­ché abbia­mo sete e fame di dirit­ti». Lo gri­da e per una vol­ta qual­cu­no, un afri­ca­no un sin­da­ca­li­sta, sem­bra dav­ve­ro coin­vol­ge­re anche i cala­bre­si oppres­si nel dove­ro­so rico­no­sci­men­to dei loro dirit­ti.

A par­la­re poi, atte­so da tut­ti, è il nume­ro “zero” del pal­lot­to­lie­re sal­vi­nia­no: «Oggi è un gior­no tri­ste ma che cosa ci rima­ne se non fare sen­ti­re la voce del­le piaz­ze, la voce del­le per­so­ne che anco­ra ci cre­do­no, nel­la giu­sti­zia, nei dirit­ti». Anche Luca­no insi­ste nell’invertire lo slo­gan del leghi­sta, da pri­ma gli ita­lia­ni a pri­ma gli sfrut­ta­ti: «Quel­lo che sta avve­nen­do ades­so in Ita­lia – ha aggiun­to Luca­no – è la con­se­guen­za dei pro­ble­mi e del­la mor­te di que­sto ragaz­zo e anche di Bec­ky qual­che mese pri­ma, noi voglia­mo sta­re con la base, sem­pre. Voglio tra­met­te­re un mes­sag­gio, che la sini­stra deve ave­re una sola voce, non del­le pol­tro­ne o spa­zio poli­ti­co, ma di rap­pre­sen­ta­re i dirit­ti degli ulti­mi, que­sta è la mis­sion». Ma non c’è “buo­ni­smo” di fac­cia­ta nel­le paro­le del lea­der mon­dia­le dell’accoglienza. E a Sal­vi­ni non le man­da a dire: «è un gover­no vigliac­co, fino ad oggi che cosa abbia­mo visto? Che sono for­ti con i debo­li è basta. La voce del gover­no – ha con­clu­so – si è fat­ta sen­ti­re solo per crea­re odio nel­la popo­la­zio­ne ver­so i Rom e ver­so i rifu­gia­ti. Non ci sono altri temi, il resto è secon­da­rio. Que­sta poli­ti­ca è vigliac­ca per­chè è for­te solo con i debo­li».

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