Gli ecosistemi forestali della Sila candidati a entrare nella "Lista del Patrimonio mondiale"

ROMA – Il ter­ri­to­rio degli Eco­si­ste­mi fore­sta­li del­la Sila, in cui si tro­va il gigan­te­sco pino lari­cio di Cala­bria, ricor­da­no dal­la com­mis­sio­ne nazio­na­le ita­lia­na Une­sco, "è sede di straor­di­na­ri pro­ces­si eco­lo­gi­ci che inte­res­sa­no gli eco­si­ste­mi del­le fore­ste". La lun­ga e com­ples­sa sto­ria geo­lo­gi­ca del Mas­sic­cio del­la Sila ha dato luo­go a pro­ces­si bio­lo­gi­ci ed eco­lo­gi­ci col­le­ga­ti ad ambien­ti ter­re­stri e acqua­ti­ci di note­vo­le impor­tan­za. In par­ti­co­la­re, gra­zie al suo iso­la­men­to geo­gra­fi­co l'area ha svol­to la fun­zio­ne di rifu­gio del­le spe­cie del­le fore­ste euro­pee duran­te le gla­cia­zio­ni, dan­do loro la pos­si­bi­li­tà di espan­der­si in segui­to al riti­ro dei ghiac­ciai. La Sila, vie­ne sot­to­li­nea­to, rispon­de al IX dei cri­te­ri pre­vi­sti dall'UNESCO per l'iscrizione nel­la Lista del Patri­mo­nio Mon­dia­le, che riguar­da la rap­pre­sen­ta­ti­vi­tà di signi­fi­ca­ti­vi inin­ter­rot­ti pro­ces­si eco­lo­gi­ci e bio­lo­gi­ci nell'evoluzione di eco­si­ste­mi ter­re­stri e acqua­ti­ci e di comu­ni­tà di pian­te e ani­ma­li, e al cri­te­rio X, che riguar­da la pre­sen­za di impor­tan­ti habi­tat natu­ra­li per la con­ser­va­zio­ne del­la diver­si­tà bio­lo­gi­ca.

Le Alpi del Medi­ter­ra­neo si esten­do­no inve­ce su un ter­ri­to­rio trans­na­zio­na­le che inte­res­sa l'Italia, la Fran­cia e il Prin­ci­pa­to di Mona­co. Si trat­ta di un siste­ma geo­lo­gi­co di gran­de impor­tan­za per lo stu­dio del­la geo­di­na­mi­ca del­la Ter­ra in quan­to, in uno spa­zio di appe­na 70 km, col­le­ga il ghiac­cia­io più meri­dio­na­le del­le Alpi agli abis­si più pro­fon­di del Medi­ter­ra­neo occi­den­ta­le. Le "Alpi del Medi­ter­ra­neo", fan­no nota­re dal­la com­mis­sio­ne nazio­na­le Une­sco, sono l'unico sito cono­sciu­to in cui sono visi­bi­li le testi­mo­nian­ze di tre cicli geo­di­na­mi­ci suc­ces­si­vi, lun­go un perio­do di 400 milio­ni di anni. Il ter­ri­to­rio del sito è par­ti­co­lar­men­te inte­res­san­te dal pun­to di vista del­la bio­di­ver­si­tà, gra­zie alle carat­te­ri­sti­che geo­mor­fo­lo­gi­che e cli­ma­ti­che lega­te al pas­sag­gio rapi­do dall'ambiente alpi­no all'ambiente medi­ter­ra­neo.

Le grot­te di Ani­dri­te nell'Emilia Roma­gna sono le uni­che epi­ge­ni­che del mon­do che ospi­ta­no anche un tipo di cavi­tà com­ple­ta­men­te nuo­vo: la "cur­va ipo­gea", il cui svi­lup­po è stret­ta­men­te con­trol­la­to dall'idratazione di ani­dri­te. L'affioramento del­le Ani­dri­ti Trias­si­che nell'Alta Val­le del Sec­chia è un raris­si­mo e per­fet­ta­men­te con­ser­va­to esem­pio di eva­po­ri­te, anco­ra par­zial­men­te atti­vo, che ospi­ta la più pro­fon­da grot­ta di ani­dri­te del mon­do e la più gran­de sor­gen­te car­si­ca sala­ta in Ita­lia.

La Cele­bra­zio­ne del Per­do­no, suc­ces­si­va­men­te chia­ma­ta "Per­do­nan­za", isti­tui­ta nel 1294 da Papa Cele­sti­no V, rap­pre­sen­ta il pri­mo giu­bi­leo al qua­le potes­se­ro acce­de­re anche i pove­ri ed i dise­re­da­ti. Rive­ste un'importanza straor­di­na­ria non solo per l'aspetto spi­ri­tua­le ma anche per la valen­za socia­le e poli­ti­ca in quan­to la per­ga­me­na con­te­nen­te il testo dell'indulgenza, la Bol­la, fu con­se­gna­ta dal Papa alla cit­tà dell'Aquila, che ne diven­ne la custo­de. La ceri­mo­nia del­la Per­do­nan­za, che si svol­ge il 28 e 29 ago­sto e alla qua­le ven­go­no invi­ta­te le auto­ri­tà reli­gio­se, anco­ra oggi mira a rin­sal­da­re i lega­mi inter­ni alla comu­ni­tà lai­ca e cre­den­te. L'importanza straor­di­na­ria del rito del­la Per­do­nan­za dell'Aquila risie­de nel mes­sag­gio di pace, soli­da­rie­tà e ricon­ci­lia­zio­ne che da oltre 700 anni dif­fon­de tra gli uomi­ni.

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