Gli incroci pericolosi tra leghe, mafie e galassia nera

Ales­sia Can­di­to Laltrocorriere.it REGGIO CALABRIA – Qual­che leghi­sta del­la pri­ma ora, cre­sciu­to a “quo­te lat­te” e slo­gan con­tro il Sud «paras­si­ta», potreb­be anche tro­var­si spiaz­za­to dall’ultima evo­lu­zio­ne del­la Lega di Sal­vi­ni, che al Sud si è lega­ta ad ambien­ti che non nascon­do­no sim­pa­tie post e neo­fa­sci­ste. Eppu­re nel­la sto­ria del Car­roc­cio gli incro­ci (a vol­te peri­co­lo­si) con la galas­sia nera non sono mai man­ca­ti. Dai tem­pi del­le leghe indi­pen­den­ti­ste meri­dio­na­li fino ai gior­ni nostri. In Cala­bria in gene­ra­le e a Reg­gio in par­ti­co­la­re, pro­con­so­le del lea­der del Car­roc­cio è quel Giu­sep­pe Sco­pel­li­ti, venu­to fuo­ri dal viva­io del Fron­te del­la gio­ven­tù e gio­va­ne vir­gul­to del­la destra “di gover­no”, pri­ma che gli inciam­pi giu­di­zia­ri ne com­pro­met­tes­se­ro la car­rie­ra. Cau­sa con­dan­na a 5 anni con inter­di­zio­ne per­pe­tua dai pub­bli­ci uffi­ci, non si è potu­to can­di­da­re, ma in lista ha piaz­za­to una del­le sue fede­lis­si­me, l’ex asses­so­re Til­de Mina­si. Ma can­di­da­ta per “Noi con Sal­vi­ni” è anche Fran­ce­sca Ana­sta­sia Por­pi­glia, figlia di Enzo Por­pi­glia, (ormai ex) fun­zio­na­rio part-time del­la sezio­ne Misu­re di pre­ven­zio­ne.

L’uomo è sta­to segna­la­to e allon­ta­na­to per­ché – poco dopo la nomi­na di Ornel­la Pasto­re a pre­si­den­te del Tri­bu­na­le che oggi è chia­ma­to a giu­di­ca­re gli impu­ta­ti del pro­ces­so Gotha – si sareb­be avvi­ci­na­to al giu­di­ce per pero­ra­re la cau­sa di uno dei prin­ci­pa­li accu­sa­ti, Pao­lo Romeo. Cre­sciu­to negli ambien­ti dell’estrema destra reg­gi­na, fra i prin­ci­pa­li inter­lo­cu­to­ri del capo sto­ri­co di Avan­guar­dia nazio­na­le, Ste­fa­no Del­le Chia­ie, e coin­vol­to nel­la gestio­ne del­la lati­tan­za del ter­ro­ri­sta nero Fran­co Fre­da, Romeo – già con­dan­na­to in via defi­ni­ti­va per con­cor­so ester­no – è oggi a pro­ces­so per­ché rite­nu­to dal­la Dda ele­men­to di ver­ti­ce del­la dire­zio­ne stra­te­gi­ca del­la ‘ndran­ghe­ta reg­gi­na. Per Por­pi­glia però – e così ha assi­cu­ra­to all’esterrefatto giu­di­ce Pasto­re – quel­la a cari­co di Romeo sareb­be tut­ta una mon­ta­tu­ra ai dan­ni di una per­so­na one­sta, da lui per­so­nal­men­te cono­sciu­ta e fre­quen­ta­ta quan­do era un gio­va­ne aspi­ran­te avvo­ca­to. Si rac­co­man­da che le col­pe dei padri non rica­da­no sui figli. Ed effet­ti­va­men­te non sem­bra che Por­pi­glia jr abbia avu­to dif­fi­col­tà a tro­va­re un posto in lista, nono­stan­te lo scan­da­lo che ha tra­vol­to il geni­to­re.

Altro uomo d’ordine del Car­roc­cio in Cala­bria è Dome­ni­co Fur­giue­le, un tem­po nel­la Destra di Sto­ra­ce, oggi segre­ta­rio del­la sezio­ne cala­bre­se del­la Lega. Gene­ro del “re del cemen­to” Sal­va­to­re Maz­zei, per il qua­le di recen­te la Dda di Catan­za­ro ha chie­sto e otte­nu­to un prov­ve­di­men­to di con­fi­sca di beni e impre­se con­si­de­ra­te lava­tri­ci dei clan, Fur­giue­le non ha mai nasco­sto le sue sim­pa­tie per l’estrema destra e soprat­tut­to per Del­le Chia­ie, capo dell’organizzazione che ha lavo­ra­to a quei moti di Reg­gio dive­nu­ti per la ndran­ghe­ta occa­sio­ne di uno sto­ri­co sal­to di qua­li­tà. Per quan­to diver­si fra loro, Sco­pel­li­ti, Fur­giue­le e gli altri, sem­bra­no tut­ti poco ave­re a che fare con il pro­get­to di quell’Italia spez­zet­ta­ta con Nord auto­no­mo e sovra­no, gra­zie al qua­le il Car­roc­cio ha aggre­ga­to la pro­pria (ori­gi­na­ria) base. E inve­ce non è pro­pria­men­te così. A testi­mo­nia­re la linea di con­ti­nui­tà fra Lega ed estre­ma destra, varia­men­te aggre­ga­ta, non sono solo le attua­li joint ven­tu­re elet­to­ra­li, o i pub­bli­ci endor­se­ment che il leghi­sta Mario Bor­ghe­zio – man­da­to in Euro­pa anche con i voti di Casa pound – ha fat­to al grup­po filo­na­zi­sta Leal­tà e azio­ne, reclu­ta­to a sup­por­to dei ban­chet­ti elet­to­ra­li del Car­roc­cio al Nord.

Mag­gior­men­te illu­mi­nan­ti, ma non del tut­to esau­sti­vi, sono for­se i rap­por­ti di Bor­ghe­zio con l’area di Avan­guar­dia nazio­na­le, sciol­ta nel ’76 per con­cla­ma­ta vio­la­zio­ne del­le leg­gi che vie­ta­no la rico­sti­tu­zio­ne del par­ti­to fasci­sta e oggi rici­cla­ta nell’accrocco “Rea­zio­ne nazio­na­le”. (Mal)celati sot­to la nuo­va sigla, vec­chi e nuo­vi avan­guar­di­sti qual­che tem­po fa han­no invi­ta­to l’eurodeputato leghi­sta come ospi­te d’onore del­la due gior­ni orga­niz­za­ta per cele­bra­re l’anniversario di fon­da­zio­ne di An. Ed è sta­to in quell’occasione che Bor­ghe­zio, rivol­gen­do­si a Del­le Chia­ie, ha det­to: «E allo­ra dico coman­dan­te, è ora di dis­sot­ter­ra­re l’ascia di guer­ra per­ché quan­do un popo­lo sen­te il biso­gno – e oggi il nostro popo­lo sen­te que­sto biso­gno – di una rivo­lu­zio­ne nazio­na­le, noi abbia­mo sem­pli­ce­men­te il dove­re di met­ter­ci alla gui­da di que­sta rivo­lu­zio­ne. Que­sto è un com­pi­to anche tuo».

Un invi­to che non met­te in luce nuo­ve con­ver­gen­ze ma una soli­da col­la­bo­ra­zio­ne, risa­len­te nel tem­po, basa­ta su lega­mi che si intui­sco­no strut­tu­ra­ti. A sve­lar­lo è l’inchiesta “Ndran­ghe­ta stra­gi­sta”, da cui è emer­so come la ndran­ghe­ta abbia fir­ma­to con l’omicidio dei bri­ga­die­ri Fava e Garo­fa­lo e il feri­men­to di altri quat­tro mili­ta­ri la pro­pria par­te­ci­pa­zio­ne alla stra­te­gia degli “atten­ta­ti con­ti­nen­ta­li”. Una sta­gio­ne di san­gue e di bom­be – piaz­za­te a Firen­ze, Mila­no, Roma – mira­ta a crea­re il cli­ma di ter­ro­re neces­sa­rio a impor­re uno stra­vol­gi­men­to poli­ti­co neces­sa­rio per instau­ra­re un gover­no ami­co, in gra­do di sosti­tui­re i vec­chi inter­lo­cu­to­ri poli­ti­ci, spaz­za­ti via da tan­gen­to­po­li. Un pia­no che ha visto la ndran­ghe­ta pie­na­men­te coin­vol­ta e con un ruo­lo di pri­mo pia­no. «Se – anno­ta il gip – risul­ta dimo­stra­to che, dopo quarant’anni di soste­gno ai vec­chi par­ti­ti, Cosa Nostra e Ndran­ghe­ta, com­pi­ro­no, d’improvviso, con­tem­po­ra­nea­men­te ed all’unisono, non solo la scel­ta di abban­do­na­re i vec­chi refe­ren­ti ma, anche, quel­la di dare soste­gno ai mede­si­mi nuo­vi sog­get­ti, esclu­sa una invo­lon­ta­ria e poten­te tele­pa­tia fra i capi dei due soda­li­zi, risul­ta evi­den­te l’esistenza di una comu­ne stra­te­gia di attac­co e ribel­lio­ne alla vec­chia clas­se poli­ti­ca da par­te di Cosa Nostra e Ndran­ghe­ta, che, sul fron­te più stret­ta­men­te cri­mi­na­le, ave­va come sua logi­ca pro­se­cu­zio­ne l’attuazione del­la stra­te­gia ter­ro­ri­sti­ca».

Un pia­no com­ples­so – affer­ma­no i giu­di­ci reg­gi­ni – cui han­no lavo­ra­to non solo le mafie sto­ri­che di Cala­bria e Sici­lia, ma un vero e pro­prio gru­mo di pote­re fat­to di mafie, pez­zi di ser­vi­zi, del­la rete Gla­dio, del­la mas­so­ne­ria di area pidui­sta e del­la galas­sia nera, che infi­ne, secon­do diver­si pen­ti­ti, avreb­be­ro fat­to con­ver­ge­re voti, sfor­zi e dena­ri su For­za Ita­lia. Ma in una fase imme­dia­ta­men­te pre­ce­den­te, quel pia­no per stra­vol­ge­re la Repub­bli­ca – è emer­so nel­le inda­gi­ni Siste­mi cri­mi­na­li e Ocea­no, che oggi in Ndran­ghe­ta stra­gi­sta han­no tro­va­to ordi­na­ta com­po­si­zio­ne – è pas­sa­to attra­ver­so una sta­gio­ne fede­ra­li­sta, che mira­va a dare alle mafie una nazio­ne.

Fra i pri­mi a rac­con­ta­re in det­ta­glio tale pro­get­to è sta­to il pen­ti­to di Cosa nostra Leo­nar­do Mes­si­na, che in tem­pi non sospet­ti ave­va anti­ci­pa­to come la stra­te­gia degli atten­ta­ti con­ti­nen­ta­li andas­se let­ta all’interno di un ben più ampio dise­gno fina­liz­za­to alla «crea­zio­ne di uno Sta­to indi­pen­den­te del Sud all’intento del­la sepa­ra­zio­ne dell’Italia in tre sta­ti». Dichia­ra­zio­ni che Mes­si­na ha reso di fron­te alla com­mis­sio­ne par­la­men­ta­re anti­ma­fia nel dicem­bre del ‘92, anche pri­ma che i movi­men­ti fede­ra­li­sti pren­des­se­ro pie­de in Sici­lia, a testi­mo­nian­za di un pro­get­to che anda­va ben oltre le ambi­zio­ni poli­ti­che di Cosa Nostra.

In effet­ti, si rico­no­sce nel­le infor­ma­ti­ve, «nell’ottobre 1993, il movi­men­to “Sici­lia Libe­ra” ven­ne costi­tui­to a Paler­mo su input diret­to di Leo­lu­ca Baga­rel­la, men­tre nel resto del meri­dio­ne era­no sta­te già costi­tui­te for­ma­zio­ni come “Cala­bria Libe­ra” (dal 19 set­tem­bre 1991), “Lega Luca­na” (già “Movi­men­to Luca­no”. costi­tui­ta il 25 gen­na­io 1993) e tan­tis­si­mi altri movi­men­ti ana­lo­ghi (“Cam­pa­nia Libe­ra”, “Abruz­zo Libe­ro”. etc.)». E non appa­re un caso, si leg­ge nel­le car­te, che mol­ti degli ani­ma­to­ri del­le diver­se sezio­ni van­tas­se­ro un pas­sa­to nel movi­men­to ever­si­vo Avan­guar­dia nazio­na­le o in ambien­ti poli­ti­ci limi­tro­fi, in alcu­ni casi tra­ci­ma­ti nel Msi o altre for­ma­zio­ni dell’estrema destra. Un dato emer­so con for­za anche pri­ma che le leghe regio­na­li venis­se­ro isti­tu­zio­na­liz­za­te, nel cor­so di una serie di mani­fe­sta­zio­ni pub­bli­che, come quel­la del 6 giu­gno del 1990 a Roma, una del­le pri­me che abbia pub­bli­ca­men­te posto il tema del leghi­smo meri­dio­na­le. All’epoca, sul pal­co si avvi­cen­da­no nomi noti dell’estrema destra come Adria­no Til­gher (fra i fon­da­to­ri di Avan­guar­dia nazio­na­le insie­me a Del­le Chia­ie), l’avvocato Giu­sep­pe Pisau­ro (lega­le di Del­le Chia­ie), Tom­ma­so Stai­ti Di Cud­dia, i fra­tel­li Ste­fa­no e Ger­ma­no Andri­ni (mili­tan­ti dell’organizzazione di estre­ma destra “Movi­men­to Poli­ti­co Occi­den­ta­le” di Mau­ri­zio Boc­cac­ci, mol­to lega­to a Ste­fa­no Del­le Chia­ie) ed espo­nen­ti degli ski­n­heads roma­ni, tra cui Mario Mam­bro, fra­tel­lo del­la ter­ro­ri­sta nera Fran­ce­sca, con­dan­na­ta per la stra­ge di Bolo­gna, ed espo­nen­te del “Movi­men­to Poli­ti­co Occi­den­ta­le”. Ma non solo.

Alla pla­tea si è rivol­to anche l’avvocato Egi­dio Lana­ri, difen­so­re del noto mafio­so Miche­le Gre­co “Il Papa” e indi­ca­to da vari col­la­bo­ra­to­ri come «il lega­le del­la P2». In quell’occasione Lana­ri – si leg­ge nell’informativa – «mani­fe­stò dispo­ni­bi­li­tà ed inte­res­se ver­so il pro­get­to poli­ti­co di orga­niz­za­zio­ne del­le leghe meri­dio­na­li al qua­le si era dedi­ca­to Ste­fa­no Del­le Chia­ie in quel perio­do». Qual­che tem­po dopo, pro­prio lui si è con­ver­ti­to in uno dei prin­ci­pa­li ani­ma­to­ri del movi­men­to sepa­ra­ti­sta Sici­lia Libe­ra. Ma non l’unico. «L’iniziativa del­la costi­tu­zio­ne di quel­la lega – si spe­ci­fi­ca però in un’informativa, che rias­su­me le dichia­ra­zio­ni al riguar­do di un altro dei prin­ci­pa­li ani­ma­to­ri del movi­men­to sici­lia­no, Anto­nio D’Andrea – fu del Gran Mae­stro sici­lia­no Gior­gio Pater­nò, mas­so­ne di Piaz­za del Gesù (risul­ta­to esse­re lega­to a Licio Geli), men­tre gli altri soci fon­da­to­ri furo­no l’avv. Egi­dio Lana­ri (difen­so­re di Miche­le Gre­co “il papa”), Dona­to Can­na­roz­zi (puglie­se) e Alci­de Fer­ra­ro (cala­bre­se)». Anche Lana­ri – si spe­ci­fi­ca nel­le car­te – ha più vol­te incon­tra­to Gel­li. Lo stes­so Gran Mae­stro del­le tra­me ita­lia­ne e padre padro­ne del­la P2 che nel novem­bre del ’90 ha invia­to un tele­gram­ma ai respon­sa­bi­li del nascen­te leghi­smo del sud per con­fer­ma­re la pro­pria entu­sia­sti­ca ade­sio­ne al movi­men­to.

Attor­no alle leghe meri­dio­na­li dun­que, sin dal prin­ci­pio si sono mos­si per­so­nag­gi a caval­lo fra ambien­ti mafio­si, pidui­sti e dell’eversione di destra. E tut­ti – con­fer­ma­no una serie di ini­zia­ti­ve pub­bli­che orga­niz­za­te anche negli anni suc­ces­si­vi – era­no in rap­por­ti diret­ti con i rap­pre­sen­tan­ti del­la Lega Nord. Pro­va pla­sti­ca ne è la riu­nio­ne di Lame­zia Ter­me del set­tem­bre ‘93, con­si­de­ra­ta dai giu­di­ci il «momen­to cen­tra­le di quel­la sta­gio­ne poli­ti­ca, in cui le mafie ave­va­no pro­get­ta­to di assu­me­re, diret­ta­men­te ed in pri­ma per­so­na, il con­trol­lo poli­ti­co dell’Italia meri­dio­na­le ed insu­la­re». Su quan­to suc­ces­so, i magi­stra­ti han­no avu­to a dispo­si­zio­ne un testi­mo­ne fon­da­men­ta­le. Si trat­ta di Tul­lio Canel­la, uomo di Leo­lu­ca Baga­rel­la e da lui di fat­to inca­ri­ca­to del­la gestio­ne di “Sici­lia Libe­ra”, oggi pen­ti­to. Lui alla riu­nio­ne di Lame­zia c’era. «Par­te­ci­pa­ro­no un po’ tut­ti gli espo­nen­ti del­le leghe auto­no­mi­ste – dice ai magi­stra­ti -. Ricor­do ad esem­pio rap­pre­sen­tan­ti di “Basi­li­ca­ta Libe­ra”, “Cala­bria Libe­ra”, del­lo Lega Nord e di altri movi­men­ti ana­lo­ghi. Del­la Lega Nord era pre­sen­te un cer­to Mar­chio­ni che all’epoca si pre­sen­tò come un com­po­nen­te del­la segre­te­ria del­la Lega».

Mol­ti dei par­te­ci­pan­ti – met­te a ver­ba­le Canel­la – era­no diret­ta espres­sio­ne dei clan, come «tale dr. Pla­ta­nia che era vici­no a Cosa Nostra cata­ne­se. In par­ti­co­la­re Leo­lu­ca Baga­rel­la, pri­ma del­la riu­nio­ne di Lame­tia Ter­me – affer­ma il pen­ti­to – mi mise in con­tat­to con un emis­sa­rio cata­ne­se di Sici­lia Libe­ra, di cui non ricor­do il nome. Costui mi dis­se che a Cata­nia il pun­to di rife­ri­men­to del movi­men­to era cer­to di: Pla­ta­nia, per­so­na vici­na ad un mafio­so di nome Fer­li­to». Da uomo di peso di Cosa nostra, Canel­la non era in con­tat­to solo con gli altri pari gra­do sici­lia­ni impe­gna­ti nel pro­get­to, ma anche con i cala­bre­si. Per le ndri­ne, il rap­pre­sen­tan­te in Cala­bria libe­ra – rac­con­ta il pen­ti­to – era Benia­mi­no Don­ni­ci, il qua­le – spie­ga «rive­sti­va il descrit­to ruo­lo di cer­nie­ra fra ndran­ghe­ta e poli­ti­ca». Mili­tan­te del Movi­men­to Socia­le Ita­lia­no – Destra Nazio­na­le, nel 90 elet­to in Regio­ne dove ha rive­sti­to la cari­ca di segre­ta­rio del con­si­glio, nel ’93 è il rap­pre­sen­tan­te lega­le dell’associazione “Cala­bria libe­ra” e del “Movi­men­to poli­ti­co fede­ra­li­sta”, entram­be oggi disciol­te. E di lui non ha par­la­to solo Canel­la.

Anche Gioac­chi­no Pen­ni­no – medi­co paler­mi­ta­no, mas­so­ne e uomo di pun­ta del­la fami­glia di Bran­cac­cio, sin da gio­va­ne in con­tat­to con i ver­ti­ci del­la ndran­ghe­ta cala­bre­se – è sta­to in gra­do di rife­ri­re qual­co­sa sul suo ruo­lo e peso. «Mi risul­ta – si leg­ge in un ver­ba­le di inter­ro­ga­to­rio – per aver­lo appre­so da tale Mar­to­ra­no (si trat­ta di un impren­di­to­re cala­bre­se), che il Muso­li­no Roc­co uni­ta­men­te all’on. Misa­si, uomo poli­ti­co cor­pu­len­to cala­bre­se, il dott Don­ni­ci, pure lui poli­ti­co cala­bre­se, ed altri anco­ra, face­va par­te di un comi­ta­to d’affari che era pie­na­men­te atti­vo in Cala­bria e che ricom­pren­de­va, come mi pare voles­se fare inten­de­re il Mar­to­ra­no, ndran­ghe­ta, mas­so­ne­ria e poli­ti­ca». Pre­sen­ze non casua­li in quel con­te­sto, ma sin­to­ma­ti­che di un pia­no ever­si­vo di cui altri col­la­bo­ra­to­ri, come Leo­nar­do Mes­si­na, già alcu­ni anni pri­ma ave­va­no – ina­scol­ta­ti – anti­ci­pa­to. Ai par­la­men­ta­ri del­la com­mis­sio­ne anti­ma­fia, nel ’92 il pen­ti­to ave­va spie­ga­to chia­ra­men­te che «il pro­get­to con­si­ste­va nel­la futu­ra crea­zio­ne di un nuo­vo sog­get­to poli­ti­co, la Lega Sud o Lega Meri­dio­na­le» che appa­ris­se una “rispo­sta” alla Lega Nord, in que­gli anni ai pri­mi vagi­ti. In real­tà però – ha spie­ga­to il col­la­bo­ra­to­re e han­no in segui­to con­fer­ma­to gli accer­ta­men­ti del­la poli­zia giu­di­zia­ria – quel con­tra­sto era solo appa­ren­te. Tan­to al sud come al Nord le leghe face­va­no par­te di un uni­co gran­de pro­get­to per rove­scia­re a pro­prio favo­re gli asset­ti isti­tu­zio­na­li. E di que­sto Mes­si­na ne ha avu­to pro­va con­cre­ta.

«Quan­do io pro­po­si a Mic­ci­chè di ucci­de­re Bos­si in occa­sio­ne di un suo viag­gio a Cata­nia nel set­tem­bre – otto­bre ’91, que­sti mi spie­gò che Bos­si era in real­tà un “pupo” e che il vero arte­fi­ce del pro­get­to poli­ti­co del­la Lega Nord era Miglio, die­tro il qua­le c’erano Gel­li e Andreot­ti». A par­la­re è il col­la­bo­ra­to­re Leo­nar­do Mes­si­na, uomo di fidu­cia di Pid­du Mado­nia, uno dei capi dei cor­leo­ne­si, Mes­si­na che quan­do deci­de di col­la­bo­ra­re, si affi­da a Pao­lo Bor­sel­li­no. È a lui che il pen­ti­to ini­zia a rac­con­ta­re di quel pro­get­to fede­ra­li­sta con cui le mafie pun­ta­va­no a dar­si una nazio­ne. Ma non solo. Nel dicem­bre ’92 por­ta le mede­si­me infor­ma­zio­ni in com­mis­sio­ne par­la­men­ta­re anti­ma­fia. È lì che spie­ga che Mic­ci­chè – si leg­ge nel ver­ba­le dell’epoca -. Mi dis­se anche che la Lega Nord era finan­zia­ta da for­ze impren­di­to­ria­li del Nord, non meglio pre­ci­sa­te, che ave­va­no inte­res­se alla sud­di­vi­sio­ne dell’Italia in tre Sta­ti sepa­ra­ti». Tut­te infor­ma­zio­ni – aggiun­ge il col­la­bo­ra­to­re – di cui Mic­ci­chè è sta­to mes­so a cono­scen­za per­ché in quel perio­do era lui ad ospi­ta­re nel pro­prio ter­ri­to­rio il lati­tan­te Totò Rii­na, insie­me ai mas­si­mi ver­ti­ci di Cosa Nostra pie­na­men­te coin­vol­to nel pro­get­to. Ma che lo stes­so Miglio ha in par­te pub­bli­ca­men­te con­fer­ma­to.

In un’intervista pub­bli­ca­ta su “Il Gior­na­le” nel mar­zo del ’99, l’ideologo del­la Lega ha infat­ti ammes­so che «con Andreot­ti ci tro­vam­mo a trat­ta­re di nasco­sto a Vil­la Mada­ma, sul­le pen­di­ci di Mon­te Mario, davan­ti a un cami­no spen­to». In bal­lo c’era la nomi­na a sena­to­re a vita, chie­sta da Miglio e su cui Andreot­ti, al tem­po impe­gna­to a tene­re insie­me i pez­zi del­la Demo­cra­zia Cri­stia­na, sareb­be sta­to pos­si­bi­li­sta. Ma alla fine il pro­get­to sareb­be sfu­ma­to per l’opposizione di Cos­si­ga «nono­stan­te Andreot­ti insi­stes­se tan­to». Una dichia­ra­zio­ne estre­ma­men­te signi­fi­ca­ti­va per i giu­di­ci per­ché «emer­ge­va, sia pure in modo diver­so, ma comun­que signi­fi­ca­ti­vo, il ruo­lo di Andreot­ti, che, come descrit­to dal­lo stes­so Miglio, più che ispi­ra­to­re del pro­get­to fede­ra­li­sta, era il poli­ti­co dell’ancien regi­me, pron­to a trat­tar­ne e modu­lar­ne il con­te­nu­to in vista di una con­tro­par­ti­ta poli­ti­ca». Sui rap­por­ti con Gel­li e la mas­so­ne­ria, Miglio inve­ce non ha mai com­men­ta­to alcun­ché. Ma sono sta­te inve­ce le inda­gi­ni a con­fer­ma­re le paro­le del pen­ti­to Mes­si­na. E non solo quel­le del­la Dda di Paler­mo e del pro­cu­ra­to­re aggiun­to Rober­to Scar­pi­na­to che per pri­mi han­no inda­ga­to sul boom del­le leghe. Dal­le car­te dell’inchiesta (poi archi­via­ta) del­la pro­cu­ra di Aosta “Pho­ney Money”, che ha mes­so in luce le pro­fon­de infil­tra­zio­ni del­la mas­so­ne­ria ita­lia­na ed inter­na­zio­na­le nel­la Lega Nord, sal­ta fuo­ri il nome di «un ambi­guo per­so­nag­gio chia­ve del­la gene­si del movi­men­to leghi­sta, il fac­cen­die­re Gian­ma­rio Fer­ra­mon­ti», un tem­po ammi­ni­stra­to­re del­la Pon­ti­da Fin, la socie­tà crea­ta dal Car­roc­cio per gesti­re le atti­vi­tà eco­no­mi­che, dai gad­get alla pub­bli­ca­zio­ne di libri e gior­na­li e fra i pri­mi teso­rie­ri del­la Lega.

Mas­so­ne, in con­tat­to con Gel­li e i ver­ti­ci del­la mas­so­ne­ria ita­lia­na e inter­na­zio­na­le, Fer­ra­mon­ti, oggi 64enne fon­da­to­re dell’associazione “Ami­ci di Trump”, di pro­fes­sio­ne sareb­be un peri­to elet­tro­ni­co, ma in real­tà – e lui stes­so non lo nascon­de – a par­ti­re dagli anni Novan­ta è sta­to (e for­se è?) uno dei gran­di tes­si­to­ri del­la poli­ti­ca ita­lia­na. Il suo nome è emer­so di recen­te in rela­zio­ne al caso Ban­ca Etru­ria – sareb­be sta­to lui a sug­ge­ri­re il nome di Fabio Arpe come diret­to­re – ma già in pas­sa­to si è par­la­to di lui in occa­sio­ne di pas­sag­gi (e scan­da­li) chia­ve nel­la sto­ria del­la Repub­bli­ca. Del resto – testi­mo­nia la cro­na­ca e rias­su­me­va l’inchiesta di Aosta – Fer­ra­mon­ti ha sem­pre potu­to van­ta­re con­tat­ti impor­tan­ti negli ambien­ti poli­ti­ci, mili­ta­ri, finan­zia­ri, di intel­li­gen­ce e sicu­rez­za, ma soprat­tut­to del­la mas­so­ne­ria. Non solo ita­lia­na, ma anche inter­na­zio­na­le. Rap­por­ti che il fac­cen­die­re non ha mai nasco­sto, ma di cui, al con­tra­rio, ha rac­con­ta­to con mal­ce­la­ta sod­di­sfa­zio­ne. In una recen­te inter­vi­sta rila­scia­ta al Fat­to Quo­ti­dia­no, Fer­ra­mon­ti ha spie­ga­to che «a fine anni 80-ini­zio anni 90 ho comin­cia­to a fre­quen­ta­re Roma. Mi vede­vo con Alfre­do Di Mam­bro, un uomo in gam­ba che con­si­de­ra­vo mio padre. Di Mam­bro, mas­sa­cra­to con me nell’indagine poi archi­via­ta su Pho­ney Money, era sta­to per tan­ti anni il pun­to di con­giun­zio­ne tra la mas­so­ne­ria ame­ri­ca­na e quel­la ita­lia­na. Lui e Gel­li era­no già anzia­ni e quin­di se dove­va­no dir­si qual­co­sa non al tele­fo­no mi usa­va­no come pic­cio­ne viag­gia­to­re». E di cer­to – a suo dire – non gli affi­da­va­no bigliet­ti di augu­ri. «Per esem­pio quan­do deci­dem­mo che Gel­li sup­por­tas­se la Lega nord. Fu un’idea di Di Mam­bro. Gel­li par­lò pub­bli­ca­men­te dicen­do: “Io oggi vote­rei per loro”».

Ma Gel­li non sareb­be sta­to l’unico sog­get­to poco pre­sen­ta­bi­le con cui Miglio in quei pri­mi anni Novan­ta aves­se un’interlocuzione. Nel cor­so di un col­lo­quio inter­cet­ta­to in car­ce­re poco più di un anno fa, il 27 luglio 2016, il boss Giu­sep­pe Gra­via­no fa «rife­ri­men­to al Sen. Miglio – si leg­ge nel rias­sun­to fat­to dagli inve­sti­ga­to­ri – ed al pat­to che que­sti ave­va sti­pu­la­to con Cosa Nostra; si sot­to­li­nea che il Miglio si era reca­to in Sici­lia e che in tale occa­sio­ne ave­va par­la­to anche con Nit­to (San­ta­pao­la)». Anche que­ste cir­co­stan­ze valo­riz­za­te dai giu­di­ci reg­gi­ni, che sot­to­li­nea­no come que­gli incon­tri ser­vis­se­ro «per con­so­li­da­re il pro­get­to di fede­ra­li­smo che pre­ve­de­va la ege­mo­nia del­la Lega Nord nel­le regio­ni cen­tro-set­ten­trio­na­li e del­le mafie, attra­ver­so le leghe meri­dio­na­li, nel meri­dio­ne e nel­le iso­le». Un pro­get­to poi tra­mon­ta­to – han­no spie­ga­to diver­si pen­ti­ti – per un qua­si improv­vi­so cam­bio di stra­te­gia, che ha indot­to ndran­ghe­ta e Cosa nostra ad appog­gia­re una for­ma­zio­ne all’epoca nuo­va, For­za Ita­lia. A dir­lo non sono solo diver­si pen­ti­ti di diver­sa estra­zio­ne, ma anche il boss Gra­via­no, ascol­ta­to in car­ce­re men­tre spie­ga­va come il pro­get­to fede­ra­li­sta fos­se tra­mon­ta­to «dopo la disce­sa in cam­po di Sil­vio Ber­lu­sco­ni». Un’evoluzione stra­te­gi­ca che in Sici­lia ha avu­to pla­sti­ca rap­pre­sen­ta­zio­ne nel per­cor­so poli­ti­co del respon­sa­bi­le di Sici­lia Libe­ra, Edoar­do La Bua, che dopo l’abbandono del pro­get­to fede­ra­li­sta ha tra­sfe­ri­to i suoi finan­zia­to­ri e soste­ni­to­ri nel­la nascen­te For­za Ita­lia.

Del nuo­vo par­ti­to, La Bua è diven­ta­to anche uno dei respon­sa­bi­li a Paler­mo, dove ha fon­da­to un club «deno­mi­na­to in modo ecce­zio­nal­men­te signi­fi­ca­ti­vo “For­za Ita­lia – Sici­lia Libe­ra”» scri­vo­no gli inve­sti­ga­to­ri. Ma non è l’unico pro­ta­go­ni­sta del­la sta­gio­ne fede­ra­li­sta ad aver tro­va­to casa nel par­ti­to di Ber­lu­sco­ni. Le agen­de seque­stra­te a Mar­cel­lo Dell’Utri han­no fat­to emer­ge­re – si leg­ge nel­le car­te – «un tes­su­to di rela­zio­ni che lega­va mol­ti dei prin­ci­pa­li espo­nen­ti sici­lia­ni del nuo­vo movi­men­to poli­ti­co ai pro­ta­go­ni­sti del­la più recen­te sta­gio­ne “meri­dio­na­li­sta”: da Dome­ni­co Orsi­ni a Nan­do Pla­ta­nia». Per i giu­di­ci reg­gi­ni che han­no esa­mi­na­to e mes­so in fila dichia­ra­zio­ni dei pen­ti­ti, riscon­tri inve­sti­ga­ti­vi, inter­cet­ta­zio­ni e dati fat­tua­li dell’epoca «vi fu pie­na coe­ren­za fra stra­te­gia stra­gi­sta e stra­te­gia poli­ti­ca di chi le stra­gi ave­va orga­niz­za­to». Cosa Nostra – spie­ga­no – «rom­pen­do con una tra­di­zio­ne che risa­li­va all’immediato dopo­guer­ra – si guar­dò bene dal soste­ne­re i vec­chi par­ti­ti del­la pri­ma repub­bli­ca e si impe­gnò, inve­ce, a par­ti­re dal­la secon­da metà del 1991, a soste­ne­re movi­men­ti poli­ti­ci ( pri­ma la Lega Meri­dio­na­le e poi Sici­lia Libe­ra) che non ave­va­no più rife­ri­men­ti nei par­ti­ti dell’area gover­na­ti­va, ma che era­no diret­ta pro­ma­na­zio­ne del­la stes­sa orga­niz­za­zio­ne mafio­sa e col­ti­va­va­no idee auto­no­mi­ste in modo sim­me­tri­co rispet­to alla Lega Nord». Allo stes­so modo, ricor­da­no, si è mos­sa la ‘ndran­ghe­ta.

L’abbandono del pro­get­to auto­no­mi­sta per con­cen­tra­re i pro­pri sfor­zi su For­za Ita­lia «da cui riten­ne­ro di ave­re avu­to suf­fi­cien­ti garan­zie» e che – sot­to­li­nea­no – «in effet­ti, poi, avreb­be vin­to le ele­zio­ni poli­ti­che», per i giu­di­ci «non spo­sta, ma, anzi, con­fer­ma, i ter­mi­ni del­la que­stio­ne che qui rile­va, che cioè la stra­te­gia politico/elettorale di Cosa Nostra fu com­ple­men­ta­re e pie­na­men­te coe­ren­te a quel­la stra­gi­sta che ten­de­va a met­te­re con le spal­le al muro la vec­chia clas­se poli­ti­ca». Nel deli­ca­to pas­sag­gio tra la stra­te­gia del­le leghe all’appoggio a For­za Ita­lia, un ruo­lo – e nean­che di secon­do ordi­ne – se lo accre­di­ta il fac­cen­die­re Fer­ra­mon­ti. «Nel 92–93 – rac­con­ta sem­pre al Fat­to Quo­ti­dia­no – Bos­si vole­va anda­re negli Sta­ti Uni­ti. Io allo­ra ero ammi­ni­stra­to­re del­la Pon­ti­da­fin, la finan­zia­ria del­la Lega. Di Mam­bro mi dis­se di ave­re un ami­co al Dipar­ti­men­to di Sta­to, uno ben col­le­ga­to: era De Chia­ra. Bos­si non andò poi negli Usa, ma in com­pen­so De Chia­ra ven­ne in Ita­lia a far nasce­re il gover­no Ber­lu­sco­ni». Gra­zie a Enzo De Chia­ra, impor­tan­te “lob­bi­sta” ame­ri­ca­no, Fer­ra­mon­ti sareb­be riu­sci­to a far ave­re all’allora pre­si­den­te Usa Bill Clin­ton un docu­men­to che pro­spet­ta­va un gover­no a tra­zio­ne For­za Ita­lia, gra­zie allo spo­sta­men­to dell’asse poli­ti­co del­la Lega nell’area del cen­tro­de­stra. «Maro­ni – si van­ta – lo facem­mo diven­ta­re noi mini­stro». E il noi – aggiun­ge – sta a signi­fi­ca­re «io, Vin­cen­zo Pari­si, l’allora capo del­la Poli­zia, e De Chia­ra». Da allo­ra, la Lega – pur non rinun­cian­do alla reto­ri­ca seces­sio­ni­sta – non si è mai tira­ta indie­tro quan­do è sta­ta chia­ma­ta a gover­na­re il Pae­se inte­ro. Tut­ta­via qual­che rigur­gi­to fede­ra­li­sta si è mani­fe­sta­to anche di recen­te. A sve­lar­lo è sta­to l’ex teso­rie­re del Car­roc­cio, Fran­ce­sco Bel­si­to, che nel cor­so dell’interrogatorio con l’allora pm Giu­sep­pe Lom­bar­do spie­ga: «Que­sto pro­get­to era sta­to dato all’onorevole Chiap­po­ri, si chia­ma Allean­za fede­ra­li­sta, pra­ti­ca­men­te ave­va come dicia­mo, fina­li­tà… quel­lo di man­da­re la Lega al Sud, pro­muo­ve­re l’ideologia del movi­men­to».

Elet­to alla Came­ra nel 1996, ma non ricon­fer­ma­to nel 2001, sal­va­to l’anno suc­ces­si­vo dall’allora mini­stro del­le Atti­vi­tà pro­dut­ti­ve Anto­nio Mar­za­no, che lo cata­pul­ta nel cda dell’Ente nazio­na­le del Turi­smo, Chiap­po­ri non deve la sua fama all’attività poli­ti­ca. Agli ono­ri del­le cro­na­che è bal­za­to per la fre­quen­ta­zio­ne con Gen­na­ro Mok­bel, impren­di­to­re e nome noto del neo­fa­sci­smo roma­no rite­nu­to dai magi­stra­ti vero demiur­go dell’elezione al Sena­to di Nico­la Di Giro­la­mo, gra­zie a spe­ci­fi­ci accor­di con le ’ndri­ne degli Are­na Nico­scia. E pro­prio a Mok­bel, Chiap­po­ri affi­da il deli­ca­to ruo­lo di segre­ta­rio regio­na­le del Lazio per la sua Allean­za fede­ra­li­sta, con­si­de­ra­ta dai pm che han­no coor­di­na­to l’inchiesta Phun­card ‑Bro­kers «la vera e pro­pria base logi­sti­ca per tut­te le ini­zia­ti­ve lecite/illecite sia eco­no­mi­che sia impren­di­to­ria­li, sia poli­ti­che».

Al pro­get­to dell’Allenza fede­ra­li­sta, la Lega – dice Bel­si­to, che affer­ma di aver assi­sti­to alle pri­me riu­nio­ni – ci cre­de, coin­vol­ge i suoi pesi mas­si­mi dell’epoca a par­ti­re dall’allora teso­rie­re Baloc­chi, e Rober­to Cal­de­ro­li che «si occu­pa­va di que­ste trat­ta­ti­ve poli­ti­che», con­vo­ca riu­nio­ni «da tut­te le par­ti. Napo­li, Cala­bria, Sici­lia, Sar­de­gna, Abruz­zo, Moli­se». Obiet­ti­vo, rive­la Bel­si­to all’allora pm, oggi pro­cu­ra­to­re aggiun­to Lom­bar­do, «pro­muo­ve­re, con que­sto nuo­vo sim­bo­lo Allean­za fede­ra­li­sta, l’ideologia, natu­ral­men­te fede­ra­li­sta, per il Sud». Bel­si­to sa per­ché «mol­te vol­te» dice «ho assi­sti­to alle […] da par­te di Baloc­chi, alla rac­col­ta di docu­men­ta­zio­ne con­ta­bi­le» neces­sa­ria a finan­zia­re l’operazione. A bloc­ca­re tut­to sareb­be sta­to il padre padro­ne di For­za Ita­lia, Sil­vio Ber­lu­sco­ni. «So che que­sto pro­get­to – dice Bel­si­to – era sta­to stop­pa­to e Ber­lu­sco­ni ave­va garan­ti­to un posto all’onorevole Chiap­po­ri in un col­le­gio anche del Sud». Ma anche in que­sto caso, non del tut­to abban­do­na­to. «So che que­sto pro­get­to quan­do è sta­to poi chiu­so è sta­to ripre­so con que­sta tipo­lo­gia d’intervento. Tu sei lom­bar­do? Sei l’onorevole pin­co pal­lo? Ti inte­res­sa qua­le regio­ne? Sici­lia. Per­ché? Ah per­ché mia moglie è sici­lia­na o no, per­ché i miei non­ni era­no sici­lia­ni. E ave­va­no costi­tui­to que­sto grup­po di depu­ta­ti e sena­to­ri, che si era­no pre­si da soli que­ste regio­ni».

Una stra­te­gia che sareb­be pas­sa­ta anche attra­ver­so il finan­zia­men­to di sog­get­ti poli­ti­ci e par­ti­ti di ispi­ra­zio­ne fede­ra­li­sta già pre­sen­ti e radi­ca­ti al Sud come l’Mpa di Raf­fae­le Lom­bar­do. «Loro era­no allea­ti con Lom­bar­do. Io ad esem­pio, con Lom­bar­do, quan­do, quan­do ho segui­to la con­ta­bi­li­tà diret­to, man­da­vo ogni anno a Lom­bar­do un boni­fi­co… per­ché il Mpa era in coa­li­zio­ne… così mi era sta­to det­to, con la Lega, una quo­ta par­te del finan­zia­men­to… del rim­bor­so elet­to­ra­le», ricor­da anco­ra l’ex teso­rie­re. Un finan­zia­men­to che rischia di inter­rom­per­si – spie­ga Bel­si­to – quan­do Lom­bar­do rom­pe con Ber­lu­sco­ni e con il Pdl sici­lia­no. «La pri­ma bat­tu­ta era quel­la di non paga­re più. E poi inve­ce Cal­de­ro­li mi ave­va con­vo­ca­to, ha det­to no, devi paga­re, biso­gna paga­re. E io natu­ral­men­te l’ho fat­to. Quan­do par­lo di paga­men­ti, paga­men­ti uffi­cia­li, quin­di boni­fi­ci». Tut­to docu­men­ta­bi­le, con­clu­de Bel­si­to, ma, lascia inten­de­re, ugual­men­te inquie­tan­te. «Anche per­ché a me – dice Bel­si­to – fa mol­to pau­ra que­sta cosa. Glie­lo dico mol­to fran­ca­men­te. Io ho mol­to pau­ra di quel­lo che c’è die­tro secon­do me, alla defe­ne­stra­zio­ne di Bel­si­to». E il lega­le che lo assi­ste con­cor­da «Qui – dice – stia­mo lot­tan­do appun­to… scu­si, con­tro il pote­re vero».

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.