Il pentito Simone Canale: “Il generale Dalla Chiesa ucciso dal boss Nicola Alvaro”

Lucio Muso­li­no Ilfattoquotidiano.it REGGIO CALABRIA – A spa­ra­re al gene­ra­le Car­lo Alber­to Dal­la Chie­sa sareb­be sta­to Nico­la Alva­ro cono­sciu­to come "u zop­pu", un boss cala­bre­se di Sino­po­li oggi vec­chio capo-basto­ne degli Alva­ro det­ti “Coda-lon­ga”. A rive­lar­lo al sosti­tu­to pro­cu­ra­to­re del­la Dda di Reg­gio Cala­bria Giu­lia Pan­ta­no, è sta­to il col­la­bo­ra­to­re di giu­sti­zia Simo­ne Cana­le ori­gi­na­rio del­la pro­vin­cia di Biel­la ma affi­lia­to alla cosca Alva­ro per vole­re di Nino Pen­na, un gio­va­ne ram­pol­lo del­la poten­te fami­glia mafio­sa cala­bre­se incon­tra­to in car­ce­re dove il pen­ti­to ha tra­scor­so qua­si metà dei suoi 38 anni di vita. Die­tro le sbar­re, infat­ti, Simo­ne Cana­le non solo è diven­ta­to una “pedi­na” di Nino Pen­na ma anche il custo­de di mol­ti segre­ti del­la cosca Alva­ro. Segre­ti ades­so rife­ri­ti ai pm del­la Dda di Reg­gio Cala­bria che han­no già potu­to riscon­tra­re l’attendibilità del col­la­bo­ra­to­re pie­mon­te­se il qua­le due anni fa ha indi­ca­to i locu­li del cimi­te­ro di Sino­po­li dove la cosca Alva­ro ave­va nasco­sto par­te del suo arse­na­le. Gra­zie alle dichia­ra­zio­ni del pen­ti­to, infat­ti, i cara­bi­nie­ri han­no tro­va­to una vera e pro­pria “san­ta­bar­ba­ra”: fuci­li a can­ne moz­ze, armi da guer­ra (kala­sh­ni­kov e bazoo­ka) ed esplo­si­vo con tan­to di deto­na­to­ri elet­tri­ci e mic­ce a len­ta com­bu­stio­ne.

Schi­van­do gli omis­sis inse­ri­ti dal­la Pro­cu­ra, ecco che tra le righe dei ver­ba­li resi da Simo­ne Cana­le spun­ta­no l’omicidio del boss Roc­co Molé, avve­nu­to più di 10 anni fa vici­no al por­to di Gio­ia Tau­ro, e il pro­get­to di un atten­ta­to in gran­de sti­le nei con­fron­ti dell’ex sin­da­co di Sino­po­li Dome­ni­co Lup­pi­no, oggi diret­to­re del­la coo­pe­ra­ti­va “Gio­va­ni in vita” che gesti­sce mol­ti beni seque­stra­ti e con­fi­sca­ti alla ndran­ghe­ta di Reg­gio Cala­bria e Vibo Valen­tia. Il pas­sag­gio più impor­tan­te però è che la cosca Alva­ro sareb­be coin­vol­ta anche nell’attentato con­su­ma­to a Paler­mo il 3 set­tem­bre 1982 quan­do mori­ro­no il gene­ra­le Dal­la Chie­sa, la moglie e un uomo del­la scor­ta. L’omicidio del gene­ra­le Dal­la Chie­sa: “Nico­la Alva­ro spa­rò con un mitra” – “Anto­ni­no Pen­na e Roc­co Cori­ca – sono le paro­le del pen­ti­to – mi dis­se­ro che Nico­la Alva­ro era coin­vol­to nell’omicidio del gene­ra­le Dal­la Chie­sa. Alva­ro Nico­la ‘u zop­pu’ è mol­to anzia­no ed era fino a qual­che tem­po fa dete­nu­to a Bene­ven­to”. Affi­lia­to all’interno del car­ce­re di Biel­la, Simo­ne Cana­le rife­ri­sce ai pm tut­to quel­lo che sa e che gli è sta­to rac­con­ta­to da Nino Pen­na defi­ni­to, dal­la squa­dra mobi­le di Reg­gio Cala­bria, un “per­so­nag­gio di alto livel­lo cri­mi­na­le che cer­ti­fi­ca, oltre ogni ragio­ne­vo­le dub­bio, la poten­za cri­mi­na­le del­la fami­glia Pen­na all’interno del­la cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta”.

Sino­po­li, San Pro­co­pio e Sant’Eufemia: il ter­ri­to­rio del­la cosca è un faz­zo­let­to di ter­ra ai pie­di dell’Aspromonte. Eppu­re gli Alva­ro pote­va­no con­ta­re su “due­mi­la uomi­ni affi­lia­ti” ma soprat­tut­to ave­va­no “aggan­ci isti­tu­zio­na­li e con la mafia paler­mi­ta­na”. “Che ti pare quan­do Totò Rii­na ave­va biso­gno di qual­co­sa chi chia­ma­va?”. In car­ce­re, Nino Pen­na gli avreb­be descrit­to le “gesta” dei suoi paren­ti facen­do rife­ri­men­to all’alleanza tra la cosca di Sino­po­li con “la mafia sici­lia­na”: “Mi ha par­la­to di Alva­ro Nico­la che è con­si­de­ra­to un ‘mam­ma­san­tis­si­ma’. Fu l’esecutore mate­ria­le dell’omicidio del gene­ra­le Dal­la Chie­sa. – sono le paro­le del pen­ti­to. Ricor­do che dis­se "nean­che il testi­mo­ne è riu­sci­to a inca­strar­lo. Basta che guar­da­no la data dell’assassinio. Come fa uno di San Pro­co­pio a non anda­re alla festa di Pol­si?". Il rife­ri­men­to è al gior­no dell’attentato che coin­ci­de con l’annuale ricor­ren­za del­la festa del­la Madon­na del­la Mon­ta­gna a cui le prin­ci­pa­li fami­glie mafio­se sono soli­te par­te­ci­pa­re. Il pen­ti­to ricor­da pure i det­ta­gli: “Dis­se che Alva­ro Nico­la, nell’occasione dell’omicidio del gene­ra­le Dal­la Chie­sa e del­la moglie, era accom­pa­gna­to da un altro sog­get­to, a bor­do di un moto­ci­clo e Alva­ro spa­rò con un mitra”.

Con ogni pro­ba­bi­li­tà, il ver­ba­le di Simo­ne Cana­le è sta­to tra­smes­so alla Pro­cu­ra di Paler­mo che ades­so dovrà tro­va­re gli ele­men­ti a riscon­tro del­le sue dichia­ra­zio­ni. Per l’omicidio di Dal­la Chie­sa, del­la moglie Ema­nue­la Set­ti Car­ra­ro e dell’agente di scor­ta Dome­ni­co Rus­so c’è già una con­dan­na all’ergastolo per i man­dan­ti: i boss Totò Rii­na, Ber­nar­do Pro­ven­za­no, Miche­le Gre­co, Pip­po Calò, Ber­nar­do Bru­sca e Nenè Gera­ci. Nel 2002 sono sta­ti con­dan­na­ti anche gli ese­cu­to­ri: Vin­cen­zo Gala­to­lo, Anto­ni­no Mado­nia, Fran­ce­sco Pao­lo Anzel­mo e Calo­ge­ro Gan­ci. Per mol­ti, però, la veri­tà pro­ces­sua­le sull’attentato al gene­ra­le Dal­la Chie­sa pre­sen­ta pez­zi man­can­ti. Come è emer­so l’anno scor­so duran­te l’audizione, in Com­mis­sio­ne par­la­men­ta­re anti­ma­fia, del pro­cu­ra­to­re gene­ra­le di Paler­mo Rober­to Scar­pi­na­to. Pri­ma che la sedu­ta pro­se­guis­se a por­te chiu­se, l’8 mar­zo 2017 il magi­stra­to ha sve­la­to che “l’ordine di eli­mi­na­re Dal­la Chie­sa arri­vò a Paler­mo da Roma. Dal depu­ta­to Fran­ce­sco Cosen­ti­no”, l’ex par­la­men­ta­re del­la Demo­cra­zia cri­stia­na, mas­so­ne e mol­to vici­no ad Andreot­ti. Il suo nome era uno di quel­li evi­den­zia­ti nell’elenco del­la log­gia P2 di Licio Gel­li. Se così fos­se, sareb­be con­fer­ma­ta l’ipotesi che sull’omicidio Dal­la Chie­sa anco­ra ci sono dei pun­ti oscu­ri die­tro i qua­li, for­se, si potreb­be­ro nascon­de­re gli stes­si “aggan­ci isti­tu­zio­na­li” di cui par­la il pen­ti­to Simo­ne Cana­le nei ver­ba­li resi alla Dda di Reg­gio Cala­bria.

L’omicidio del boss Roc­co Molè: “Ha posto limi­ti all’imprenditore dei Piro­mal­li” – A pro­po­si­to di omi­ci­di eccel­len­ti, il col­la­bo­ra­to­re di giu­sti­zia fa met­te­re a ver­ba­le anche quel­lo che gli è sta­to rac­con­ta­to in meri­to all’agguato di 10 anni fa in cui morì il boss Roc­co Molé. Un delit­to con­su­ma­to nei pres­si del por­to di Gio­ia Tau­ro e che, nel­la sto­ria recen­te del­le cosche del­la Pia­na, ha rap­pre­sen­ta­to il pun­to di non ritor­no nell’alleanza tra i Piro­mal­li e i Molé. Sospet­ta­to di aver intrat­te­nu­to rap­por­ti con stra­ni appa­ra­ti del­lo Sta­to, Roc­co Molé è sta­to ucci­so per­ché “ha posto dei limi­ti all’espansione dell’imprenditore Alfon­so Annun­zia­ta, uomo di Pino Piro­mal­li”. Nomi e moven­te: gli Alva­ro non ave­va­no segre­ti per il pen­ti­to Cana­le che oggi, davan­ti al pm, ha vuo­ta­to il sac­co: “Gli ese­cu­to­ri di que­sto omi­ci­dio sono Mas­si­mo Bevi­lac­qua det­to ‘Giac­chet­ta’, Lucia­no Macrì, Car­me­lo Bevi­lac­qua det­to ‘Occhio­gros­so’ e Lucia­no Macrì det­to ‘u Nigru”. Si trat­ta tut­ti di uomi­ni di Pino Piro­mal­li det­to ‘lo sfre­gia­to”, ora dete­nu­to al Maras­si”. È lui, secon­do il col­la­bo­ra­to­re, “il pro­prie­ta­rio del fon­do dove è sta­to edi­fi­ca­to il cen­tro com­mer­cia­le ‘Annun­zia­ta’. È sta­to Anto­nio Macrì a rac­con­tar­mi in cel­la a Cre­mo­na di esse­re coin­vol­to nell’assassinio di Molé”. Il pen­ti­to al pm: “Avrei dovu­to ucci­de­re l’ex sin­da­co di Sino­po­li” – Quan­do era sin­da­co di Sino­po­li, ter­ri­to­rio incon­tra­sta­to del­la cosca Alva­ro, Dome­ni­co Lup­pi­no ha subi­to nove atten­ta­ti in quat­tro anni e mez­zo. È sta­to costret­to a vive­re sot­to scor­ta e a tra­sfe­rir­si con la sua fami­glia a Reg­gio Cala­bria. Con una bom­ba han­no pro­fa­na­to la tom­ba del padre. Gli han­no impic­ca­to i cani, incen­dia­to un fur­go­ne e distrut­to diver­si cam­pi di uli­vo. Nel 2015 un car­tel­lo con la scrit­ta “Lup­pi­no devi mori­re” è sta­to abban­do­na­to all’ingresso di un ter­re­no seque­stra­to ad Ano­ia e affi­da­to alla coo­pe­ra­ti­va Gio­va­ni in Vita del­la qua­le è diret­to­re. L’ultimo avver­ti­men­to a dicem­bre quan­do qual­cu­no ha appic­ca­to le fiam­me a quat­tor­di­ci pian­te all’interno di una sua pro­prie­tà. Sono 300 gli epi­so­di inti­mi­da­to­ri che ha dovu­to subi­re nel­la sua vita Dome­ni­co Lup­pi­no. Un con­to che la cosca Alva­ro avreb­be volu­to chiu­de­re una vol­ta per tut­te.

L’incarico di ucci­der­lo Nino Pen­na e uno dei suoi fra­tel­li lo ave­va­no affi­da­to pro­prio a Simo­ne Cana­le. Da esper­to truf­fa­to­re e uomo al ser­vi­zio del clan nel Nord Ita­lia sareb­be dovu­to diven­ta­re un kil­ler: “Io avrei dovu­to assas­si­na­re l’ex sin­da­co di Sino­po­li Dome­ni­co Lup­pi­no. Ho sco­per­to del­le armi al cimi­te­ro, pro­prio quan­do pro­get­ta­va­no que­sti omi­ci­di. Lup­pi­no veni­va rite­nu­to dagli Alva­ro un rom­pi­sca­to­le per­ché occu­pa­va con la coo­pe­ra­ti­va i ter­re­ni con­fi­sca­ti agli Alva­ro. Duran­te un col­lo­quio con il fra­tel­lo fu deci­sa la mor­te di Lup­pi­no Dome­ni­co. Pen­na Anto­ni­no dis­se: ‘Io ho l’uomo giu­sto’ e allu­de­va a me. Que­sto fat­to è avve­nu­to nell’aprile 2014”. Quan­do sareb­be usci­to dal car­ce­re, infat­ti, se non si fos­se pen­ti­to Cana­le avreb­be avu­to un lista di per­so­ne da ammaz­za­re: “Avrei dovu­to assas­si­na­re e fare spa­ri­re i loro cor­pi, men­tre Lup­pi­no dove­va esse­re ucci­so in modo ecla­tan­te, nel­la piaz­za del pae­se con il kala­sh­ni­kov, oppu­re con una bom­ba. Que­sto per­ché in pas­sa­to l’ex sin­da­co ave­va denun­cia­to”. “Guar­da che Sino­po­li non è Biel­la – gli ave­va det­to un gior­no Roc­co Cori­ca, l’altro espo­nen­te del­la cosca Alva­ro -. A Sino­po­li dopo che ammaz­zi i tre-quat­tro che ti han­no det­to, ti ammaz­za­no”. Pri­ma che la pro­fe­zia si avve­ras­se, Simo­ne Cana­le ha sal­ta­to il fos­so e ha ini­zia­to a col­la­bo­ra­re con la giu­sti­zia con­fes­san­do omi­ci­di per i qua­li, anco­ra, non era sta­to mai inda­ga­to.

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