«Imbarazza il silenzio della politica calabrese». Laura Ferrara (M5s) incalza la Commissione europea

Laura Ferrara

CATANZARO – «Il ter­re­mo­to giu­di­zia­rio che ha inve­sti­to Cala­bria Ver­de non fa che con­fer­ma­re la tota­le assen­za di eti­ca da par­te di ammi­ni­stra­to­ri pub­bli­ci nomi­na­ti, fra l’altro, dal­la soli­ta poli­ti­ca cie­ca, sor­da e soprat­tut­to muta. Anche per que­sto è già pron­ta una mia inter­ro­ga­zio­ne in cui si por­ta a cono­scen­za del­la Com­mis­sio­ne euro­pea quan­to emer­so e soprat­tut­to chie­dia­mo qua­li con­trol­li sia­no sta­ti effet­tua­ti dall’autorità di gestio­ne e dai dipar­ti­men­ti com­pe­ten­ti sull’utilizzo dei fon­di desti­na­ti a que­sto ente».

Lo sostie­ne, in una dichia­ra­zio­ne, l’eurodeputata cala­bre­se Lau­ra Fer­ra­ra facen­do rife­ri­men­to all’inchiesta che ha por­ta­to all’arresto, fra gli altri, dell’ex diret­to­re gene­ra­le dell’ente. «La Cala­bria, regio­ne in balia del dis­se­sto idro­geo­lo­gi­co – aggiun­ge – vie­ne lascia­ta let­te­ral­men­te fra­na­re, men­tre i fon­di euro­pei desti­na­ti alla mes­sa in sicu­rez­za dei cor­si d’acqua, come si appren­de dal­le car­te dell’inchiesta, veni­va­no inve­ce desti­na­ti al paga­men­to degli sti­pen­di dei dipen­den­ti di Cala­bria Ver­de. Una distra­zio­ne di cir­ca 70 milio­ni di euro sot­trat­ti per fina­li­tà di lot­tiz­za­zio­ne poli­ti­ca e per uso pri­va­to anzi­ché esse­re uti­liz­za­ti per la rimo­zio­ne del rischio eson­da­zio­ne, per inter­ven­ti di miti­ga­zio­ne del rischio fra­ne ed in gene­ra­le per azio­ni di mes­sa in sicu­rez­za del ter­ri­to­rio cala­bre­se. L’indignazione dovreb­be esse­re gene­ra­le ed inve­ce dal­le stan­ze dei poli­ti­ci cala­bre­si non arri­va nes­sun com­men­to. Pie­no garan­ti­smo, nono­stan­te le misu­re cau­te­la­ri ed i gra­vi fat­ti con­te­sta­ti».

Quin­di, Fer­ra­ra incal­za: «Il buon Fur- giue­le, per come let­to, pare uti­liz­zas­se le cas­se di Cala­bria Ver­de, forag­gia­te da fon­di pro­ve­nien­ti dal­la Comu­ni­tà euro­pea, come un ban­co­mat per­so­na­le e per usi pri­va­ti qua­li la ristrut­tu­ra­zio­ne di una pro­pria abi­ta­zio­ne. In tota­le tran­quil­li­tà, gli ope­rai di un ente regio­na­le veni­va­no impie­ga­ti nel­la casa del diri­gen­te ad Aman­tea pur risul­tan­do in quel­le stes­se ore e gior­ni pre­sen­ti in tutt’altro luo­go. Emer­ge un qua­dro fosco e scon­for­tan­te. Com­por­ta­men­ti, da par­te dei ver­ti­ci di un ente pub­bli­co, che supe­ra­no la spa­val­de­ria isti­tu­zio­na­le e vali­ca­no con trop­pa leg­ge­rez­za e tran­quil­li­tà i con­fi­ni del­la lega­li­tà sen­za che alcun orga­no di con­trol­lo, anche e soprat­tut­to poli­ti­co, si accor­ga di quan­to acca­de. Tut­to que­sto – con­clu­de – men­tre la Cala­bria si sbri­cio­la sot­to i nostri occhi».

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