In Calabria record di Comuni commissariati e sciolti per mafia

Anto­nio Ana­sta­si Quo­ti­dia­no del Sud LA CALABRIA CONDIVIDE insie­me alla Cam­pa­nia il record dei Comu­ni sciol­ti per mafia (rispet­ti­va­men­te 34 e 35%). Le pro­vin­ce più col­pi­te sono quel­le di Reg­gio Cala­bria (59 scio­gli­men­ti) e Napo­li (55 scio­gli­men­ti), pari al 40% di tut­ti i comu­ni del­le due pro­vin­ce. Sol­tan­to duran­te la legi­sla­tu­ra che vol­ge al ter­mi­ne sono sta­ti sciol­ti nel com­ples­so 64 enti loca­li, dei qua­li ben 26 negli ulti­mi 16 mesi, e col­pi­sce il dato del­la Cala­bria con 34 scio­gli­men­ti. Attual­men­te sono 29 le ammi­ni­stra­zio­ni com­mis­sa­ria­te. Dati e cifre che deno­ta­no la rile­van­za di un feno­me­no, secon­do la Com­mis­sio­ne par­la­men­ta­re anti­ma­fia, che nel­la sua rela­zio­ne fina­le pre­sen­ta­ta ieri al Sena­to dal­la pre­si­den­te
Rosi Bin­di sot­to­li­nea l’esigenza di «non atten­de­re le inchie­ste del­la magi­stra­tu­ra, come per lo più avvie­ne ades­so, per avvia­re gli acces­si ispet­ti­vi, ma di pro­ce­de­re in via auto­no­ma, non appe­na vi sia­no indi­zi o fon­da­ti rilie­vi su pos­si­bi­li con­di­zio­na­men­ti del­la cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta». Che fare, dun­que? «Supe­ra­re le rigi­di­tà dell’attuale nor­ma­ti­va che al ter­mi­ne del­la fase ispet­ti­va, pre­ve­de solo due solu­zio­ni: lo scio­gli­men­to dell’ente o la chiu­su­ra del pro­ce­di­men­to», e adot­ta­re una «ter­za via» con la nomi­na di una «com­mis­sio­ne di affian­ca­men­to» che accom­pa­gni il Comu­ne in un per­cor­so di risa­na­men­to. Que­sta la pro­po­sta del­la Com­mis­sio­ne, secon­do cui «va comun­que raf­for­za­ta anche la fase dei com­mis­sa­ria­men­ti straor­di­na­ri, per assi­cu­ra­re una gestio­ne effi­ca­ce dei Comu­ni sciol­ti».

E' sol­tan­to uno degli aspet­ti – tra i più attua­li, con­si­de­ra­ta la raf­fi­ca di acces­si anti­ma­fia sca­tu­ri­ti da inchie­ste in Cala­bria e il richia­mo da più par­ti alla poli­ti­ca per la sele­zio­ne del­le can­di­da­tu­re – del dos­sier che si con­fi­gu­ra come un lasci­to per la pros­si­ma legi­sla­tu­ra, con l'auspicio di «raf­for­za­re i pote­ri» del­la Com­mis­sio­ne. Un dos­sier che dedi­ca ampi spa­zi alla ndran­ghe­ta, che, «pro­fon­da­men­te radi­ca­ta in Cala­bria, su cui eser­ci­ta un asfis­sian­te con­trol­lo del ter­ri­to­rio e del­le atti­vi­tà eco­no­mi­che e del­la pub­bli­ca ammi­ni­stra­zio­ne, si è inse­dia­ta in tut­te le regio­ni del Pae­se e mostra anche un mar­ca­to pro­fi­lo trans­na­zio­na­le». «Lea­der mon­dia­le nel traf­fi­co di stu­pe­fa­cen­ti», con cana­li pri­vi­le­gia­ti di approv­vi­gio­na­men­to come i nar­cos sud-ame­ri­ca­ni, è «l’organizzazione che meglio ha sapu­to sfrut­ta­re le oppor­tu­ni­tà del­la glo­ba­liz­za­zio­ne». La rela­zio­ne si sof­fer­ma sul­la «strut­tu­ra uni­ta­ria» rico­no­sciu­ta dal­la Cas­sa­zio­ne nel pro­ces­so Cri­mi­ne-Infi­ni­to ma anche sul­la «colo­niz­za­zio­ne» dell’Italia cen­tro-set­ten­trio­na­le e le capa­ci­tà di con­di­zio­na­re l’economia lega­le gra­zie alla «con­ver­gen­za di inte­res­si con impren­di­to­ri sen­za scru­po­li e alla rete di com­pli­ci­tà con il mon­do del­le pro­fes­sio­ni e del­la poli­ti­ca loca­le». Insom­ma, «una ndran­ghe­ta affa­ri­sti­ca, dina­mi­ca, dut­ti­le, fles­si­bi­le, pro­fon­da­men­te infil­tra­ta anche nel vita­le tes­su­to del­le real­tà più ric­che e dina­mi­che del Pae­se», e non a caso la Bin­di ha cita­to l'inchiesta Aemi­lia, sul­le infil­tra­zio­ni del­la super cosca Gran­de Ara­cri di Cutro. Una colo­niz­za­zio­ne che assu­me le for­me di un «movi­men­to pro­fon­do e uni­for­me che inte­res­sa la mag­gio­ran­za del­le pro­vin­cie set­ten­trio­na­li, con una par­ti­co­la­re inten­si­tà in Lom­bar­dia» e «con una par­ti­co­la­re pre­di­le­zio­ne per i comu­ni mino­ri».

E' quel­la che nel­la rela­zio­ne vie­ne chia­ma­ta la «leg­ge dei for­ti­ni». Una vol­ta con­qui­sta­ti, i pic­co­li cen­tri assur­go­no a «capi­sal­di stra­te­gi­ci» per il con­so­li­da­men­to degli inte­res­si mafio­si. Non a caso gli scio­gli­men­ti degli ulti­mi anni han­no
riguar­da­to Comu­ni del Nord: Bor­di­ghe­ra e Ven­ti­mi­glia (poi annul­la­ti) in pro­vin­cia di Impe­ria nel 2011, Lei­nì e Riva­ro­lo Cana­ve­se (Tori­no) nel 2012, Sedria­no (Mila­no) nel 2013, Bre­scel­lo (Reg­gio Emi­lia) nel 2016, Lava­gna (Geno­va) nel
2017. Ten­ta­co­li pure sul­la sani­tà, e non solo nel­le azien­de ospe­da­lie­re in Cala­bria e in Cam­pa­nia ma anche in Lom­bar­dia, dove le cosche sono riu­sci­te a met­te­re le mani sugli appal­ti di for­ni­tu­ra a impor­tan­ti Asl e la gestio­ne di far­ma­cie. Una vera e pro­pria «aggres­sio­ne al wel­fa­re» per rici­cla­re e rein­ve­sti­re capi­ta­li ille­ci­ti, ma il mon­do sani­ta­rio è soprat­tut­to «fon­te di legit­ti­ma­zio­ne socia­le e di pote­re» non­ché «baci­no idea­le per con­so­li­da­re il con­sen­so». Dal com­par­to del gaming al mon­do del cal­cio, nul­la sfug­ge alle mafie, che negli ulti­mi anni, però, fan­no leva sui biso­gni dei più debo­li, i migran­ti, da qui «i feno­me­ni di cor­ru­zio­ne e infil­tra­zio­ne mafio­sa del­le pub­bli­che ammi­ni­stra­zio­ni, come han­no rive­la­to le inda­gi­ni su Mafia capi­ta­le e i Cara di Mineo e Iso­la Capo Riz­zu­to». Ma c'è anche «il feno­me­no cri­mi­na­le del capo­ra­la­to dove si regi­stra la sal­da­tu­ra tra cri­mi­na­li­tà stra­nie­ra e mafie ita­lia­ne». Cre­scen­te anche il reclu­ta­men­to di mino­ri nel­le atti­vi­tà ille­ga­li, tant'è che la rela­zio­ne si sof­fer­ma sul­le espe­rien­ze di allon­ta­na­men­to dal­la fami­glia mafio­sa citan­do il caso del Tri­bu­na­le per i mino­ren­ni di Reg­gio Cala­bria.

Il dos­sier riper­cor­re anche l'inchiesta del­la Com­mis­so­ne sul­le infil­tra­zio­ni mafio­se nel­le log­ge mas­so­ni­che in Cala­bria e Sici­lia, che ha per­mes­so di iden­ti­fi­ca­re «un’alta per­cen­tua­le (cir­ca il 15%) di iscrit­ti rima­sti occul­ti gra­zie a gene­ra­li­tà incom­ple­te, ine­si­sten­ti o nem­me­no ripor­ta­te». Ma è sta­ta anche riscon­tra­ta la pre­sen­za di espo­nen­ti ricon­du­ci­bi­li a clan mafio­si in alcu­ne log­ge sciol­te non­ché di iscrit­ti alla mas­so­ne­ria all’interno di enti com­mis­sa­ria­ti per mafia, qua­li Comu­ni e Asl. C’è anche un excur­sus sull'assalto mafio­so agli enti loca­li e le pro­po­ste avan­za­te dal­la Com­mis­sio­ne per raf­for­za­re il siste­ma dei con­trol­li nei pro­ce­di­men­ti elet­to­ra­li, a par­ti­re dal­la pub­bli­ci­tà del­le auto­cer­ti­fi­ca­zio­ni dei can­di­da­ti da esten­de­re anche a qual­sia­si con­dan­na dal pri­mo gra­do in avan­ti, con la deca­den­za dal­la cari­ca per chi dichia­ri il fal­so. «Signi­fi­ca­ti­va e dirom­pen­te» appa­re, infi­ne, la «costan­te pre­di­ca­zio­ne di Papa Fran­ce­sco con­tro la cor­ru­zio­ne e l’illegalità, cul­mi­na­ta nel­la sco­mu­ni­ca ai mafio­si pro­nun­cia­ta nel giu­gno del 2014 a
Cas­sa­no allo Jonio». Nel cuo­re del domi­nio ndran­ghe­ti­sta, il Pon­te­fi­ce ha trac­cia­to «una linea di asso­lu­ta incom­pa­ti­bi­li­tà tra l’essere cri­stia­no e l’essere mafio­so», per­ché «la fede non può esse­re silen­te, indif­fe­ren­te o iner­me». «Le paro­le più for­ti che un Papa abbia det­to con­tro la mafia», ha ricor­da­to la Bin­di, sono sta­te pro­nun­cia­te in Cala­bria. Ora, «i mafio­si sono sco­mu­ni­ca­ti non solo dal Van­ge­lo ma anche dal­la Costi­tu­zio­ne», ha sot­to­li­nea­to, denun­cian­do «l'assenza dei segre­ta­ri di par­ti­to» all'evento e auspi­can­do che i temi affron­ta­ti «irrom­pa­no in cam­pa­gna elet­to­ra­le».

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