In manette il boss latitante Pelle. Nel 2010 candidati alle elezioni andavano in processione da lui

REGGIO CALABRIA – Il boss lati­tan­te Giu­sep­pe Pel­le, con­si­de­ra­to capo stra­te­gi­co e mem­bro dei ver­ti­ci del­la ndran­ghe­ta, è sta­to arre­sta­to dal­la poli­zia in un bli­tz scat­ta­to nel­la not­te a Con­do­fu­ri, in pro­vin­cia di Reg­gio Cala­bria. Pel­le era nasco­sto in una abi­ta­zio­ne iso­la­ta in una zona imper­via alle por­te del pae­se cala­bre­se.

Al bli­tz nel­le cam­pa­gne cala­bre­si han­no par­te­ci­pa­to una cin­quan­ti­na di uomi­ni del­la squa­dra mobi­le di Reg­gio Cala­bria e del Ser­vi­zio cen­tra­le ope­ra­ti­vo del­la Poli­zia, coor­di­na­ti dal­la Dda reg­gi­na. I poli­ziot­ti han­no sco­va­to il boss in un'abitazione com­ple­ta­men­te iso­la­ta in una con­tra­da imper­via nell'entroterra: non vi era alcu­na stra­da per per acce­der­vi e la casa era posi­zio­na­ta nei pres­si del gre­to di un tor­ren­te. Quan­do è scat­ta­to il bli­tz, all'interno del­la casa c'erano oltre al boss altre per­so­ne, le cui posi­zio­ni sono ora al vaglio degli inqui­ren­ti. Nes­su­no di loro ha oppo­sto resi­sten­za. Pel­le, 58 anni e lati­tan­te dal 2016, è con­si­de­ra­to dagli inqui­ren­ti ele­men­to di spic­co del­le cosche di San Luca e facen­te par­te del­la 'Pro­vin­cia', uno degli orga­ni di ver­ti­ce del­la ndran­ghe­ta. I par­ti­co­la­ri dell'operazione saran­no resi noti in una con­fe­ren­za stam­pa in pro­gram­ma in que­stu­ra a Reg­gio Cala­bria alle 11

Giu­sep­pe Pel­le, il lati­tan­te arre­sta­to all'alba dal­la squa­dra mobi­le di Reg­gio Cala­bria e dal­lo Sco, era ricer­ca­to per asso­cia­zio­ne mafio­sa ed estor­sio­ne. L'uomo appar­tie­ne alla poten­te fami­glia dei "Gam­baz­za" di San Luca, un tem­po gui­da­ta dal padre Anto­nio Pel­le, ele­men­to di ver­ti­ce del­la ndran­ghe­ta fino alla sua mor­te, avve­nu­ta nel 2009. Pel­le è lega­to anche alla poten­te fami­glia Bar­ba­ro di Pla­tì gui­da­ta dal boss ora all'ergastolo Fran­ce­sco Bar­ba­ro, det­to u casta­nu, per aver­ne spo­sa­to la figlia Marian­na. Giu­sep­pe Pel­le deve scon­ta­re una pena resi­dua defi­ni­ti­va di 2 anni, 5 mesi e 20 gior­ni di reclu­sio­ne per asso­cia­zio­ne mafio­sa e ten­ta­ta estor­sio­ne. Nel 2017, men­tre era già lati­tan­te, nei suoi con­fron­ti è sta­ta emes­sa un'ordinanza di custo­dia cau­te­la­re in car­ce­re nell'ambito dell'inchiesta deno­mi­na­ta "Man­da­men­to Ioni­co", coor­di­na­ta dal­la Dire­zio­ne distret­tua­le anti­ma­fia di Reg­gio Cala­bria, per ten­ta­ta estor­sio­ne e ille­ci­ta con­cor­ren­za, aggra­va­te dal meto­do mafio­so. In par­ti­co­la­re è accu­sa­to di ave­re ten­ta­to di acca­par­rar­si i pro­ven­ti deri­van­ti dall'esecuzione di lavo­ri pub­bli­ci in alcu­ni comu­ni del­la Locri­de tra i qua­li Sider­no, Paliz­zi, Con­do­fu­ri e Nati­le di Care­ri.

"L'azione inces­san­te del­lo Sta­to con­tro la ndran­ghe­ta non si arre­sta, su nes­sun livel­lo. I lati­tan­ti sono colo­ro che occu­pa­no il ter­ri­to­rio e la loro ricer­ca è fon­da­men­ta­le per libe­ra­re pro­prio il ter­ri­to­rio". Così il pro­cu­ra­to­re facen­te fun­zio­ni di Reg­gio Cala­bria Gae­ta­no Paci ha com­men­ta­to l'arresto di Giu­sep­pe Pel­le. "Nel caso spe­ci­fi­co – ha aggiun­to – è un arre­sto par­ti­co­lar­men­te impor­tan­te per­ché Pel­le face­va par­te del livel­lo che pren­de­va le deci­sio­ni stra­te­gi­che del­la ndran­ghe­ta uni­ta­ria e da lati­tan­te con­ti­nua­va a svol­ge­re que­sto ruo­lo. L'azione del­lo Sta­to, poi, si arti­co­la su tut­ti i fron­ti, da quel­lo eco­no­mi­co alle infil­tra­zio­ni negli appa­ra­ti. L'azione del­la Dire­zio­ne distret­tua­le anti­ma­fia di Reg­gio Cala­bria con­tro la ndran­ghe­ta è a 360 gra­di".

La casa di Bova­li­no di Giu­sep­pe Pel­le, il lati­tan­te arre­sta­to sta­ma­ni dal­la squa­dra mobi­le reg­gi­na e dal­lo Sco, era diven­ta­ta meta di una vera e pro­pria pro­ces­sio­ne di can­di­da­ti in cer­ca di soste­gno alle ele­zio­ni regio­na­li del 2010 in Cala­bria. La cir­co­stan­za era emer­sa nell'operazione "Rea­le 3" che pochi mesi dopo quel­le ele­zio­ni, nel dicem­bre 2010, ave­va por­ta­to all'arresto di diver­se per­so­ne tra le qua­li l'allora con­si­glie­re regio­na­le del Pdl San­ti Zap­pa­là. Gli incon­tri di Pel­le con i can­di­da­ti era­no sta­ti docu­men­ta­ti nel­le ripre­se effet­tua­te dai cara­bi­nie­ri del Ros e del Coman­do pro­vin­cia­le di Reg­gio Cala­bria dopo l'arresto nel mar­zo del 2007, dopo die­ci anni di lati­tan­za, di Sal­va­to­re Pel­le, fra­tel­lo di Giu­sep­pe. Inter­cet­ta­zio­ni e video­ri­pre­se che docu­men­ta­ro­no gli incon­tri tra Pel­le ed alcu­ni can­di­da­ti al Con­si­glio regio­na­le si sareb­be­ro inten­si­fi­ca­ti nel perio­do com­pre­so tra l'agosto del 2009 ed il 21 apri­le scor­so. Incon­tri che testi­mo­nia­no lo spes­so­re cri­mi­na­le di Giu­sep­pe Pel­le ed il suo ruo­lo al ver­ti­ce del­la ndran­ghe­ta uni­ta­ria. Dal­la stes­sa inchie­sta emer­se anche come il boss non voles­se limi­tar­si a soste­ne­re can­di­da­ti al Con­si­glio regio­na­le ma pun­tas­se mol­to più in alto. In una inter­cet­ta­zio­ne, infat­ti, Pel­le deli­nea la sua stra­te­gia poli­ti­co-elet­to­ra­le che pun­ta­va anche alle ele­zio­ni poli­ti­che ed a sud­di­vi­de­re i can­di­da­ti "ami­ci" su base ter­ri­to­ria­le soste­nen­do­ne un ristret­to nume­ro per evi­ta­re la disper­sio­ne di voti. "La poli­ti­ca nostra – dice­va – è sba­glia­ta. Se noi era­va­mo una cosa più com­pat­ta dove­va­mo fare una cosa, quan­ti pos­so­no anda­re? Dicia­mo qua dal­la ioni­ca, quan­do rac­co­glie­te tut­ti i voti che ave­te, van­no tre per­so­ne. Altre tre van­no alla Pia­na e van­no già sei per il Con­si­glio regio­na­le. La pros­si­ma vol­ta quei sei, se si por­ta­va­no bene anda­va­no a Roma e anda­va­no altri sei al posto di quel­li"

Il mini­stro dell'Interno, Mar­co Min­ni­ti, si è con­gra­tu­la­to con il capo del­la Poli­zia, Fran­co Gabriel­li, per l'arresto ese­gui­to dal per­so­na­le del­la Squa­dra mobi­le di Reg­gio Cala­bria e dal Ser­vi­zio Cen­tra­le Ope­ra­ti­vo del­la Poli­zia di Sta­to, coor­di­na­ti dal­la Dire­zio­ne Distret­tua­le Anti­ma­fia reg­gi­na per l'arresto del lati­tan­te Giu­sep­pe Pel­le, con­si­de­ra­to ele­men­to di spic­co del­la ndran­ghe­ta e ai ver­ti­ci del­le cosche di San Luca. "La cat­tu­ra di Pel­le – sot­to­li­nea Min­ni­ti – è il risul­ta­to di una inten­sa e com­ples­sa atti­vi­tà inve­sti­ga­ti­va degli uomi­ni del­la Poli­zia di Sta­to di Reg­gio Cala­bria che han­no lavo­ra­to con com­pe­ten­za e deter­mi­na­zio­ne. È dun­que un suc­ces­so inve­sti­ga­ti­vo frut­to del­lo straor­di­na­rio impe­gno che For­ze dell'Ordine e Magi­stra­tu­ra met­to­no in cam­po quo­ti­dia­na­men­te ed a loro va il mio rin­gra­zia­men­to ed apprez­za­men­to", con­clu­de il tito­la­re del Vimi­na­le.

"Giu­sep­pe Pel­le è una capo, non è e non sarà mai solo altis­si­ma mano­va­lan­za di ndran­ghe­ta. Non è cer­to l'unico che deci­de le sor­ti dell'organizzazione cri­mi­na­le nel mon­do, ma è tra i pochi ad ave­re un ruo­lo di ele­va­tis­si­mo spes­so­re, come risul­ta dal­le sen­ten­ze che lo riguar­da­no". Così il pro­cu­ra­to­re aggiun­to di Reg­gio Cala­bria Giu­sep­pe Lom­bar­do, deli­nea la figu­ra di Giu­sep­pe Pel­le, il lati­tan­te arre­sta­to sta­ma­ni dal­la squa­dra mobi­le di Reg­gio Cala­bria e dal­lo Sco. "Nel pro­ces­so evo­lu­ti­vo del siste­ma cri­mi­na­le – pro­se­gue Lom­bar­do – è un'interfaccia impor­tan­te tra le varie com­po­nen­ti. Uno che ope­ra nel­la ter­ra di mez­zo, quel­la che con­sen­te a chi sta sopra di inte­ra­gi­re con chi sta sot­to. Ed a chi mi chie­de chi con­ta di più rispon­do che chi sta sopra deci­de le stra­te­gie, chi sta in mez­zo le pia­ni­fi­ca e le ren­de attua­bi­li e chi sta sot­to le ese­gue. Le tre com­po­nen­ti, uni­ta­ria­men­te con­si­de­ra­te, for­ma­no la attua­le strut­tu­ra del­la ndran­ghe­ta. Dico que­sto a favo­re di tut­ti quel­li che han­no voglia di cono­sce­re dav­ve­ro tale evo­lu­to feno­me­no cri­mi­na­le, andan­do oltre la puz­za di capra, che ha lo stes­so peso di quel­la di for­mag­gio pre­sen­te nel covo di Ber­nar­do Pro­ven­za­no al momen­to del suo arre­sto. Le gran­di mafie pro­fu­ma­no di mol­to altro e cre­do che sia arri­va­to il momen­to di rac­con­tar­le fino in fon­do, abban­do­nan­do defi­ni­ti­va­men­te rico­stru­zio­ni par­zia­li ed anti­sto­ri­che"

"Meno com­pli­men­ti e più risor­se, per noi e per le for­ze di poli­zia. Que­sta è la ricet­ta vin­cen­te". A dir­lo è sta­to il pro­cu­ra­to­re aggiun­to di Reg­gio Cala­bria Giu­sep­pe Lom­bar­do, com­men­tan­do l'arresto di Giu­sep­pe Pel­le. Il magi­stra­to ha invi­ta­to ad abban­do­na­re rico­stru­zio­ni par­zia­li ed anti­sto­ri­che nel par­la­re di ndran­ghe­ta. "Rispet­to le opi­nio­ni per­so­na­li – ha affer­ma­to – ma riten­go oppor­tu­no ricor­da­re che sol­tan­to le veri­tà pro­ces­sua­li crea­no dav­ve­ro le con­di­zio­ni per una pre­sa di coscien­za col­let­ti­va del­la rea­le por­ta­ta desta­bi­liz­zan­te del­le mafie. E la sto­ria giu­di­zia­ria dice che que­sta è ter­ra di ndran­ghe­ta, come lo sono mol­tis­si­mi altri ter­ri­to­ri, in Ita­lia ed all'estero. La sto­ria giu­di­zia­ria dice che la ndran­ghe­ta è una cosa seria in cui tra­di­zio­ne e moder­ni­tà si fon­do­no tra loro per dare vita ad un siste­ma cri­mi­na­le che arri­va ovun­que, che gesti­sce enor­mi capi­ta­li, che con­di­zio­na la vita di miglia­ia di per­so­ne. Tut­to que­sto si rico­strui­sce nel­le aule di giu­sti­zia, con il costan­te e mas­sic­cio invio di magi­stra­ti. Che van­no aiu­ta­ti ogni gior­no a svol­ge­re un lavo­ro com­ples­so e dif­fi­ci­le". "Il meri­to del risul­ta­to di oggi – ha soste­nu­to Lom­bar­do – è di tut­ti quei magi­stra­ti che lavo­ra­no con pro­fes­sio­na­li­tà sen­za pari, pub­bli­ci mini­ste­ri e giu­di­ci, dai più esper­ti ai col­le­ghi di pri­ma nomi­na. Tut­ti chia­ma­ti a svol­ge­re le pro­prie fun­zio­ni in una real­tà giu­di­zia­ria ampia­men­te sot­to­di­men­sio­na­ta, che impo­ne rit­mi di lavo­ro non uma­na­men­te soste­ni­bi­li. Mi dispia­ce dir­lo ma ho la sen­sa­zio­ne che a livel­lo cen­tra­le non si sia dav­ve­ro capi­to qua­le è il lavo­ro che si svol­ge qui. Gli uffi­ci giu­di­zia­ri reg­gi­ni non pos­so­no reg­ge­re a lun­go il peso di un lavo­ro imma­ne, che aumen­te­rà sem­pre più per­ché qui nes­su­no ha inten­zio­ne di abbas­sa­re il livel­lo di guar­dia nel con­tra­sto tota­le del feno­me­no mafio­so. Man­te­nen­do immu­ta­ti gli stan­dard qua­li­ta­ti­vi ele­va­tis­si­mi che i magi­stra­ti di que­sto distret­to han­no garan­ti­to negli anni". "Per fare que­sto – ha con­clu­so Lom­bar­do – ci voglio­no scel­te impor­tan­ti di poli­ti­ca giu­di­zia­ria. Non ci stan­che­re­mo mai di riba­dir­lo. Anche oggi in cui ci arri­va­no i com­pli­men­ti per l'ennesimo risul­ta­to nel con­tra­sto al cri­mi­ne orga­niz­za­to".

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.