Klaus Davi: "In Rai si parla troppo poco di ndrangheta"

Aaron Pet­ti­na­ri Antimafiaduemila.com SVELARE IL vol­to del­la ndran­ghe­ta, rac­con­tan­do fat­ti, sen­za nes­su­na for­ma di spet­ta­co­la­riz­za­zio­ne. E' que­sto l'obiettivo che il mass­me­dio­lo­go e gior­na­li­sta Klaus Davi si dà nel­la rea­liz­za­zio­ne di docu­men­ta­ri, ser­vi­zi e cor­to­me­trag­gi per il for­mat “Gli Intoc­ca­bi­li” (in onda su LaC) o “Sto­rie Vere” (in onda su Rai Uno e con­dot­to da Eleo­no­ra Danie­le). Un'attività di infor­ma­zio­ne e docu­men­ta­zio­ne che vie­ne fat­ta in pri­ma per­so­na, andan­do nei luo­ghi “ad alta den­si­tà mafio­sa”, in quei Pae­si dove non tut­to è mafia ma dove la pre­sen­za di quest'ultima si respi­ra for­te. L'ultimo cor­to­me­trag­gio (“Una tran­quil­la dome­ni­ca con i boss del­la ndran­ghe­ta”) è di pochi gior­ni fa con Klaus Davi che si è reca­to pres­so la caser­ma di Archi, il quar­tie­re alla peri­fe­ria Nord di Reg­gio Cala­bria, per mostra­re il “rito” del­la fir­ma dei sor­ve­glia­ti spe­cia­li del­la mafia cala­bre­se. Recen­te è poi la segna­la­zio­ne che lo stes­so gior­na­li­sta ha fat­to sull'esistenza del grup­po pub­bli­co rea­liz­za­to sul Social Face­book da Ema­nue­le Man­cu­so, figlio del noto boss Pan­ta­leo­ne Man­cu­so, con un nome alquan­to pro­vo­ca­to­rio: “Al di sopra del­la leg­ge – Intoc­ca­bi­li auto­riz­za­ti a delin­que­re”.

Klaus Davi, lei ha segna­la­to l'esistenza di que­sto grup­po rea­liz­za­to da Ema­nue­le Man­cu­so. Nel far­lo ha anche deci­so di pub­bli­ca­re un post e per tut­ta rispo­sta è sta­to que­re­la­to dal­lo stes­so Man­cu­so. Che signi­fi­ca­to ha una pre­sen­za così spu­do­ra­ta nei social da par­te di cer­ti sog­get­ti?
La pri­ma cosa evi­den­te è che qui sia­mo ben oltre alla crea­zio­ne di un grup­po di soste­ni­to­ri “pro mafia” o “pro Mes­si­na Dena­ro”. Qui c'è un figlio di uno dei sog­get­ti appar­te­nen­ti ad una del­le fami­glie più impor­tan­ti, che fa “coming out” e sol­le­va il pro­prio pun­to di vista sul­la giu­sti­zia. Io non ho fat­to altro che ren­de­re nota l'esistenza di que­sto grup­po, così come que­sta esta­te ave­vo fat­to con la soli­da­rie­tà, sospet­ta, di Gio­van­ni Tega­no. Sia chia­ro: non ne ho chie­sto la chiu­su­ra ma ho cer­ca­to di fare capi­re agli ammi­ni­stra­to­ri che sta­va­no sba­glian­do. Ho posta­to loro diver­si appel­li per cer­ca­re di dis­sua­der­li dall'attaccare le for­ze dell'ordine. Dopo quel­lo che ho scrit­to Man­cu­so, secon­do me mal con­si­glia­to, mi ha que­re­la­to. Ed è qui che si sba­glia. Dice che noi gior­na­li­sti sia­mo infa­mi per­ché cri­ti­chia­mo ma non è così. Nel momen­to in cui si usa comun­que uno stru­men­to di comu­ni­ca­zio­ne devi saper accet­ta­re il dia­lo­go e le rego­le, altri­men­ti si rea­liz­za un grup­po chiu­so. E poi non è che si pos­so­no pub­bli­ca­re pas­sag­gi ambi­gui come quel­li che veni­va­no pub­bli­ca­ti. Per­ché non puoi cer­to igno­ra­re chi sei. Il grup­po è sta­to chiu­so dal­la Poli­zia Posta­le e del­le comu­ni­ca­zio­ni pro­prio per i suoi con­te­nu­ti vio­len­ti e di attac­co alle for­ze dell’ordine e a espo­nen­ti dell’antimafia…Attenzione qui c’è un gial­lo poi­ché gli ammi­ni­stra­to­ri in una denun­cia sosten­go­no di aver­lo chiu­so loro. Pen­so che dal­la cro­no­lo­gia si chia­ri­rà il gial­lo.

Lei ha inter­vi­sta­to Ema­nue­le Man­cu­so. Ha mai pre­so le distan­ze dal padre o da quel mon­do?
No mai. Ma io non glie­ne fac­cio una col­pa. Io non sono un mis­sio­na­rio, né un poli­ziot­to né un magi­stra­to. Rac­con­to del­le sto­rie e non voglio dare giu­di­zi su que­sto. Vor­rei che lui pren­des­se le distan­ze ma se non lo fa c'è il libe­ro arbi­trio. Piut­to­sto vor­rei pro­se­gui­re con lui il dia­lo­go che ave­va­mo ini­zia­to. E’ un ragaz­zo di 28 anni, fino a pro­va con­tra­ria non affi­lia­to. Ha un padre mol­to pesan­te che non c'è mai, è irre­pe­ri­bi­le, si tro­va all'interno di una fami­glia com­pli­ca­ta ma anche la crea­zio­ne di que­sto grup­po dimo­stra come, maga­ri, qual­che dub­bio se lo pone. Poi nell'intervista l'ho anche cri­ti­ca­to e pun­go­la­to anche in manie­ra inge­nua, se voglia­mo. Gli dis­si di met­ter­si a stu­dia­re, visto che non gli man­ca la dispo­ni­bi­li­tà eco­no­mi­ca, anzi­ché bighel­lo­na­re.

Lei in que­sti anni ha subi­to inti­mi­da­zio­ni, minac­ce, vio­len­ze. Come rie­sce ad anda­re avan­ti?
Sono con­sa­pe­vo­le del peri­co­lo a cui vado incon­tro nel rea­liz­za­re que­sti ser­vi­zi. Di attac­chi ne ho avu­ti in que­sti anni tra minac­ce di mor­te, insul­ti omo­fo­bi ed affi­ni ma que­ste non le pren­do in con­si­de­ra­zio­ne. Diver­sa­men­te riten­go come rile­van­ti gli attac­chi diret­ti, fir­ma­ti con tan­to di nome e cogno­me, rice­vu­ti da un ragaz­zo con­dan­na­to per traf­fi­co di esplo­si­vo ed un altro da un mem­bro appar­te­nen­te alla fami­glia Tega­no. Per que­sta aggres­sio­ne ho rice­vu­to la soli­da­rie­tà, che ho accet­ta­to, anche da Gio­van­ni Tega­no, ma non so cosa pos­sa esser­ci die­tro, se nascon­da qual­che signi­fi­ca­to. Que­sto me lo dovran­no spie­ga­re gli inqui­ren­ti. Un'altra aggres­sio­ne è poi quel­la di que­sta esta­te, duran­te un ser­vi­zio a Vibo Valen­tia, da par­te di due mem­bri del clan Lo Bian­co. C'è un'indagine aper­ta del­la Pro­cu­ra di Vibo. Vado comun­que avan­ti nel mio lavo­ro anche per­ché ho rice­vu­to diver­si atte­sta­ti di sti­ma e tra quel­li che più mi ha fat­to pia­ce­re c'è il mes­sag­gio rice­vu­to dal sosti­tu­to pro­cu­ra­to­re di Paler­mo Nino Di Mat­teo che con le sue inchie­ste e con i suoi pro­ces­si sta con­du­cen­do un lavo­ro mol­to deli­ca­to.

Secon­do lei per­ché si sen­te par­la­re poco di ndran­ghe­ta tra i vari orga­ni di infor­ma­zio­ne?
Per­ché la ndran­ghe­ta non è appa­ri­scen­te. Loro non si truc­ca­no, non si pit­ta­no come i camor­ri­sti, non si tatua­no, non fan­no spa­ra­to­rie per stra­da. La ndran­ghe­ta non è coreo­gra­fi­ca come la mafia sici­lia­na. È un pez­zo di Sta­to, note­vol­men­te con­ta­mi­na­ta con le isti­tu­zio­ni e que­sto dimo­stra la gran­de intel­li­gen­za che ha. Una mafia che ha sapu­to esse­re lun­gi­mi­ran­te, non par­te­ci­pan­do diret­ta­men­te alle stra­gi degli anni Novan­ta, che non è affat­to com­po­sta da capra­ri, ma da figu­re intel­li­gen­ti e di altis­si­mo livel­lo. Poi c'è anche un altra que­stio­ne.

Ovve­ro?
C'è un pro­ble­ma di nar­ra­zio­ne. La sfi­da de “Gli Intoc­ca­bi­li” ed anche dei ser­vi­zi per “Sto­rie vere” è pro­prio que­sta, quel­la di dare un vol­to alla mafia. Di ndran­ghe­ta, ogni tan­to, si leg­ge qual­co­sa, ma si vede poco. La tv è fat­ta di fac­ce, come ci ricor­da il con­dut­to­re Mas­si­mo Gilet­ti che quest'anno si è spe­so con tre pun­ta­te su que­sti temi. E noi cer­chia­mo di mostra­re que­ste fac­ce. Que­sto non è sem­pli­ce per sva­ria­ti moti­vi. Alle vol­te c'è la ndran­ghe­ta che ovvia­men­te rifiu­ta di mostra­re il pro­prio vol­to. Le ope­ra­zio­ni di poli­zia, le inter­cet­ta­zio­ni, le con­fe­ren­ze stam­pa degli inqui­ren­ti sono uti­lis­si­me per poter ave­re un qua­dro gene­ra­le, per trac­cia­re un con­te­sto. Ma per arri­va­re alla radi­ce sono neces­sa­ri gran­dis­si­mi sfor­zi.

Alcu­ni auto­re­vo­li espo­nen­ti poli­ti­ci di tut­ti i par­ti­ti han­no cri­ti­ca­to il ser­vi­zio pub­bli­co per aver­le impe­di­to di gira­re altre sce­ne in Cala­bria. Come si è evo­lu­ta la vicen­da?
Non ho più sapu­to nul­la e rin­gra­zio comun­que colo­ro i qua­li sono inter­ve­nu­ti. Ci ten­go a pre­ci­sa­re che fino ad ora Eleo­no­ra Danie­le ha man­da­to in onda tut­ti i miei pez­zi. Per il futu­ro deci­de­rà la Rai. Se voglio­no appro­fit­ta­re del mio know how io ci sono. Ci sono magi­stra­ti che riten­go­no que­sto tipo di gior­na­li­smo fun­zio­na­le e uti­le. Se poi la Rai è di diver­so pare­re ne ha tut­to il dirit­to essen­do l’editore. Io mi ade­guo e con­ti­nue­rò a fare l’opinionista.

Di recen­te lei ha det­to che la Rai potreb­be dare un con­tri­bu­to deter­mi­nan­te per scon­fig­ge­re i mafio­si. In che manie­ra?
Per­so­nal­men­te ne sono con­vin­to per­ché sta­nar­li e ritrar­li in tut­ta la loro pochez­za è dav­ve­ro pos­si­bi­le. Ci sono pro­gram­mi inte­res­san­ti come “Sto­rie vere” o “Cose nostre”, che fan­no infor­ma­zio­ne di un cer­to tipo ma il ser­vi­zio pub­bli­co, la pri­ma azien­da cul­tu­ra­le del Pae­se, potreb­be dav­ve­ro dedi­ca­re più atten­zio­ne al tema, attra­ver­so fic­tion spe­ci­fi­che, rea­liz­zan­do inchie­ste, pro­gram­mi e quant'altro. Io fac­cio dun­que un appel­lo alla Vigi­lan­za del­la Rai, alle isti­tu­zio­ni ma soprat­tut­to alla poli­ti­ca affin­ché dica e fac­cia qual­co­sa. In par­ti­co­la­re la poli­ti­ca del Gover­no, un par­ti­to come il Pd, non può nascon­der­si die­tro ad un dito e deru­bri­ca­re il tut­to come una que­stio­ne di “lana capri­na di mass­me­dio­lo­gi”. Mi impe­gno in pri­ma per­so­na ma se dav­ve­ro si vuo­le bat­te­re la ndran­ghe­ta ciò non può pre­scin­de­re dall'impegno poli­ti­co. Si deve crea­re una stra­te­gia comu­ne in que­sto sen­so. Il mio vuo­le esse­re un appel­lo costrut­ti­vo alle isti­tu­zio­ni di fron­te ad un pro­ble­ma che non pos­sia­mo sot­to­va­lu­ta­re.

La poli­ti­ca capi­rà?
C’è fame di infor­ma­zio­ne su que­sti temi, se i poli­ti­ci non ne ter­ran­no con­to, gli elet­to­ri se ne ricor­de­ran­no. E poi il nuo­vo mini­stro degli inter­ni Mar­co Min­ni­ti, è un poli­ti­co mol­to abi­le e intel­li­gen­te. Cono­sce bene la Cala­bria e sono cer­to che si bat­te­rà per aiu­ta­re la sua Regio­ne.

1 Commento

  1. Beh, Davi ne ha fat­to una bat­ta­glia per­so­na­le da quan­do lo han­no pesta­to quest'estate, a Lame­zia cre­do, men­tre cer­ca­va di fare del­le inter­vi­ste.

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