La Dda deposita gli interrogatori di Francesco Farao. Si pente il figlio dello storico boss Giuseppe

Anto­nio Ana­sta­si Quo­ti­dia­no del Sud CIRO' MARINA – Sta col­la­bo­ran­do con la Dda di Catan­za­ro Fran­ce­sco Farao, 37enne figlio di Giu­sep­pe, lea­der sto­ri­co del “loca­le” di ndran­ghe­ta di Cirò. Il ter­re­mo­to sca­te­na­to dal­la mega ope­ra­zio­ne “Sti­ge”, che lo scor­so 9 gen­na­io ha por­ta­to a 170 arre­sti tra i qua­li spic­ca­no quel­li di poli­ti­ci loca­li. tan­to che ha già deter­mi­na­to lo scio­gli­men­to del con­si­glio comu­na­le di Cirò Mari­na e l'accesso anti­ma­fia ai Comu­ni di Casa­bo­na, Cru­co­li e Stron­go­li, con­ti­nua a far sen­ti­re i suoi effet­ti. Tan­to più che la super­co­sca ciro­ta­na si rite­ne­va impe­ne­tra­bi­le sot­to il pro­fi­lo del­le col­la­bo­ra­zio­ni con la giu­sti­zia. Ma il ram­pol­lo del­la poten­te fami­glia di ndran­ghe­ta, pur non for­mal­men­te affi­lia­to, ha ini­zia­to a “can­ta­re” nel cor­so di due inter­ro­ga­to­ri, già depo­si­ta­ti dal pro­cu­ra­to­re Nico­la Grat­te­ri e dal suo sosti­tu­to Dome­ni­co Gua­ra­scio davan­ti al Tri­bu­na­le del rie­sa­me di Catan­za­ro, in cui il gio­va­ne sve­la le infil­tra­zio­ni nel­la vita poli­ti­ca ed eco­no­mi­ca.

Fran­ce­sco Farao, in par­ti­co­la­re, è accu­sa­to di asso­cia­zio­ne mafio­sa in quan­to sareb­be sta­to depu­ta­to a tene­re i con­tat­ti con il padre dete­nu­to e avreb­be mono­po­liz­za­to la riven­di­ta di car­ta e pla­sti­ca per uso ali­men­ta­re, per il tra­mi­te dell’impresa “Me.Pla.Cart. Srl” che ha sede a Cirò Mari­na Tant'è che rispon­de anche di un paio di inte­sta­zio­ni fit­ti­zie del­la tito­la­ri­tà dell’impresa che, secon­do l'accusa, gesti­va in modo occul­to, al fine di elu­de­re le dispo­si­zio­ni di leg­ge in mate­ria di misu­re di pre­ven­zio­ne e desti­na­re par­te dei pro­ven­ti alla cas­sa comu­ne del clan, la cosid­det­ta “baci­nel­la”. Il ruo­lo di Fran­ce­sco Farao è ben deli­nea­to da un'intercettazione cap­ta­ta nell'ottobre 2011 nel car­ce­re di Catan­za­ro, tra il dete­nu­to Giu­sep­pe Farao, la figlia Ele­na, il figlio Vit­to­rio e la nuo­ra Gio­van­na Fode­ra­ro. E' il bra­no in cui il “capo socie­tà” veni­va aggior­na­to dal figlio Vit­to­rio cir­ca l’espansione degli affa­ri con­dot­ti da Mar­ti­no Caria­ti, altro pez­zo gros­so del clan, che, alla ven­di­ta dei pro­dot­ti tipi­ci, ave­va aggiun­to anche il com­mer­cio del vino ed ave­va richie­sto ed otte­nu­to di tra­sfe­ri­re l’azienda in loca­li più gran­di. Caria­ti, però, ave­va avu­to un diver­bio, per ragio­ni di inte­res­se eco­no­mi­co, con Fran­ce­sco Farao che vole­va avvia­re un’attività eco­no­mi­ca (la Me.Pla.cart appun­to, socie­tà poi costi­tui­ta ed inte­sta­ta alla moglie Ele­na), nei pres­si del­la sede del­la “Uni­ver­sal Distri­bu­tion”, in quan­to le due azien­de com­mer­cia­liz­za­va­no alcu­ni pro­dot­ti ana­lo­ghi.

Dis­si­dio com­po­sto per l’intervento di Giu­sep­pe Sesti­to, uno dei ple­ni­po­ten­zia­ri del­la super­co­sca, il qua­le ave­va favo­ri­to il rag­giun­gi­men­to di un un accor­do («…Poi han­no risol­to, han­no chia­ma­to a Pino, han­no riu­ni­to tut­ti quan­ti gli ami­ci ed han­no fat­to la…») in segui­to al qua­le Caria­ti potè impian­ta­re un capan­no­ne ed espan­de­re con­se­guen­te­men­te il suo giro d’affari. E il boss redar­gui­va il figlio («…A noi ce le han­no date le cose…»). Vit­to­rio, comun­que, rap­pre­sen­ta­va al geni­to­re erga­sto­la­no il fat­to che Caria­ti, nel pre­ten­de­re che Fran­ce­sco non apris­se un capan­no­ne nel­le vici­nan­ze del­la Uni­ver­sal Distri­bu­tion, non ave­va mani­fe­sta­to “rispet­to” nei con­fron­ti del­la fami­glia Farao.

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