La morte del capitano Natale De Grazia: "Si indaghi per omicidio"

Natale De Grazia

Fran­ce­sco Chin­de­mi Reggiotv.it REGGIO CALABRIA. 22 anni fa, il 12 dicem­bre del 1995, mori­va all’età di 39 anni, il Capi­ta­no Nata­le De Gra­zia. Una mor­te improv­vi­sa avve­nu­ta dopo aver man­gia­to in un risto­ran­te di Cam­pa­gna (in pro­vin­cia di Saler­no), men­tre, scor­ta­to da due cara­bi­nie­ri, si reca­va a La Spe­zia per ren­de­re dichia­ra­zio­ni in tri­bu­na­le in meri­to alle inda­gi­ni che da qual­che tem­po sta­va con­du­cen­do per con­to del pool inve­sti­ga­ti­vo del­la Pro­cu­ra di Reg­gio Cala­bria rela­ti­ve al traf­fi­co di rifiu­ti tos­si­ci e radioat­ti­vi su espres­sa richie­sta del Pro­cu­ra­to­re Capo di allo­ra, Fran­ce­sco Scu­de­ri che fin da subi­to ha rite­nu­to essen­zia­le, quan­to pre­zio­sa, la sua col­la­bo­ra­zio­ne.

Una mor­te miste­rio­sa. Dopo anni all’insegna del­la ricer­ca del­la veri­tà e ben due autop­sie uffi­cia­li, effet­tua­te nel 1995 e nel 1997, secon­do le qua­li il deces­so fu pro­vo­ca­to da cau­se natu­ra­li, nel 2012 si ebbe la svol­ta gra­zie al lavo­ro istrui­to dal­la Com­mis­sio­ne par­la­men­ta­re d’inchiesta sul ciclo dei rifiu­ti e alla peri­zia di un con­su­len­te del­la stes­sa che indi­vi­duò qua­le fon­te del malo­re di De Gra­zia la “cau­sa tos­si­ca” che equi­va­le, sostan­zial­men­te, ad un avve­le­na­men­to. “Chi abbia ope­ra­to que­sto, in qua­le con­te­sto si sia mos­so non si sa, cer­ta­men­te – riba­di­sce oggi a Rtv Nuc­cio Baril­là del diret­ti­vo nazio­na­le di Legam­bien­te – vie­ne da pen­sa­re che gli obiet­ti­vi fos­se­ro quel­li di fer­ma­re l’azione di chi, più di altri, era a un pas­so dall’individuazione del­la veri­tà”.

E nei fat­ti, dopo la pre­ma­tu­ra scom­par­sa dell’apprezzato capi­ta­no di cor­vet­ta, “pun­ta di dia­man­te” del pool volu­to da Scu­de­ri, le inda­gi­ni sul­le cosid­det­te “navi a per­de­re” subi­ro­no un duro col­po. “Dopo la rive­la­zio­ne dell’accertamento che la mor­te di Nata­le De Gra­zia non era per mor­te natu­ra­le ci sarem­mo aspet­ta­ti una ria­per­tu­ra dell’indagine per omi­ci­dio. Que­sto non c’è sta­to. I magi­stra­ti di Noce­ra Infe­rio­re (pro­cu­ra che si occu­pò per pri­ma del­la mor­te del capi­ta­no di cor­vet­ta, pro­prio per­ché il deces­so avven­ne in quel ter­ri­to­rio, ndr), tut­ta­via – ricor­da anco­ra Baril­là – han­no rite­nu­to non ci fos­se­ro, sul­la base di quel­la peri­zia, le con­di­zio­ni per ria­pri­re le inda­gi­ni. Solo che, intan­to, altri docu­men­ti dese­cre­ta­ri, altri docu­men­ti del­le inchie­ste, altre car­te si sono accu­mu­la­ti e ciò ren­de­reb­be dove­ro­so, oltre che neces­sa­rio, ria­pri­re quel­le inda­gi­ni”.

“Sco­pri­re chi e cosa si è mos­so die­tro la mor­te di Nata­le De Gra­zia signi­fi­ca non solo inda­ga­re sul caso spe­ci­fi­co, ma anda­re a met­te­re una luce, final­men­te, sui tan­ti miste­ri che riguar­da­no i traf­fi­ci inter­na­zio­na­li di rifiu­ti che han­no coin­vol­to non solo la ‘ndran­ghe­ta, ma han­no visto pro­ta­go­ni­sti gli indu­stria­li del Nord, Gover­ni e Ser­vi­zi di diver­si Sta­ti, com­pli­ci­tà varie – con­clu­de Baril­là – uni­ti dall’interesse del­lo spor­co dena­ro”. Da qui l’intento del docu­film “Il Vele­no del­la mafia e la leg­ge euro­pea del silen­zio”, (pro­du­zio­ne fran­co-tede­sca, rea­liz­za­to dal noto regi­sta-gior­na­li­sta Chri­stian Gram­stadt, con la col­la­bo­ra­zio­ne del gior­na­li­sta ita­lo-tede­sco San­dro Mat­tio­li e del­la pro­dut­tri­ce RAI Patri­zia Ven­dit­ti), nel­la cui ver­sio­ne ita­lia­na, è sta­to in ante­pri­ma pro­iet­ta­to a Reg­gio Cala­bria, la cit­tà che non solo ha dato i nata­li a De Gra­zia, ma da cui sono par­ti­te pro­prio le inda­gi­ni sul­le navi dei vele­ni e il traf­fi­co inter­na­zio­na­le dei rifiu­ti radioat­ti­vi: “accen­de­re i riflet­to­ri su una vicen­da che ha risvol­ti che van­no ben oltre i con­fi­ni del­la Cala­bria e dell’Italia”.

C’è la fer­ma volon­tà a man­te­ne­re viva la memo­ria su una del­le vicen­de anco­ra irri­sol­te del nostro Pae­se. E la signi­fi­ca­ti­va par­te­ci­pa­zio­ne di gen­te, a gre­mi­re la sala del Cine-Tea­tro Metro­po­li­ta­no del Dopo­la­vo­ro fer­ro­via­rio, non solo è la con­fer­ma di come le que­stio­ni ambien­ta­li sia­no par­ti­co­lar­men­te sen­ti­te da que­ste par­ti, ma vuo­le esse­re anche uno sti­mo­lo a isti­tu­zio­ni e a magi­stra­tu­ra affin­ché vada­no fino in fon­do, lun­go la stra­da già trac­cia­ta dal Coman­dan­te Nata­le De Gra­zia.

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