La ndrangheta allunga le mani sull'affare dei canili: eseguiti 11 provvedimenti

REGGIO CALABRIA – Il "busi­ness" del­la gestio­ne dei cani­li. Non tra­la­scia nul­la la ndran­ghe­ta per acqui­si­re pote­re e ric­chez­za. Anche un set­to­re appa­ren­te­men­te poco red­di­ti­zio come la custo­dia e l'assistenza dei cani ran­da­gi può fare gola alle cosche ed ai loro mol­te­pli­ci inte­res­si. A sco­prir­lo é sta­ta la Poli­zia di Sta­to, con un'operazione con­dot­ta dal­la Squa­dra mobi­le di Reg­gio Cala­bria e dal Com­mis­sa­ria­to di Bova­li­no e deno­mi­na­ta "Hap­py Dog", sot­to le diret­ti­ve del­la Dda, diret­ta da Gio­van­ni Bom­bar­die­ri, al suo "bat­te­si­mo" con un'inchiesta di ndran­ghe­ta dopo il suo recen­te inse­dia­men­to alla gui­da del­la Pro­cu­ra anti­ma­fia reg­gi­na. Sono sta­ti ese­gui­ti 11 prov­ve­di­men­ti: set­te ordi­nan­ze di custo­dia cau­te­la­re, tre in car­ce­re e quat­tro ai domi­ci­lia­ri; tre obbli­ghi di dimo­ra e di pre­sen­ta­zio­ne alla poli­zia giu­di­zia­ria ed un obbli­go di dimo­ra.

L'inchiesta ha con­sen­ti­to di accer­ta­re l'infiltrazione nel set­to­re cani­no di per­so­ne rite­nu­te vici­ne alla cosca Zaga­ri-Faz­za­la­ri-Vio­la del­la ndran­ghe­ta, con con­se­guen­te con­di­zio­na­men­to degli appal­ti indet­ti dal Comu­ne di Tau­ria­no­va per l'assegnazione dei ser­vi­zi di custo­dia e assi­sten­za nei cani­li pri­va­ti. Dall'indagine sono emer­se anche le pre­sun­te inti­mi­da­zio­ni e le estor­sio­ni ai dan­ni di un impren­di­to­re del set­to­re del­la custo­dia cani­na, "col­pe­vo­le" di esser­si aggiu­di­ca­to l'appalto ban­di­to dal Comu­ne di Tau­ria­no­va e fat­to ogget­to di pesan­ti cam­pa­gne media­ti­che e deni­gra­to­rie, con il con­cor­so di tra­smis­sio­ni tele­vi­si­ve loca­li e nazio­na­li. Con­te­stual­men­te, per lo stes­so moti­vo, lo stes­so impren­di­to­re sareb­be sta­to ves­sa­to anche da per­so­ne vici­ne alle cosche di Pla­tì e Sant'Ilario sul­lo Jonio. Un dop­pio, insop­por­ta­bi­le "pres­sing" il cui sco­po era la sua rinun­cia all'appalto di Tau­ria­no­va in favo­re del­la "Hap­py Dog", la socie­tà dei fra­tel­li Fran­ce­sco e Anto­nio Fava che era sta­ta affi­da­ta­ria del ser­vi­zio fino a quan­do non era sta­ta estro­mes­sa dal­la par­te­ci­pa­zio­ne alla nuo­va gara a cau­sa di un'interdittiva anti­ma­fia emes­sa dal­la Pre­fet­tu­ra di Reg­gio Cala­bria in quan­to i tito­la­ri era­no rite­nu­ti con­ti­gui alla cosca Faz­za­la­ri-Zaga­ri-Vio­la.

L'imprenditore, stan­co del­le inti­mi­da­zio­ni mes­se in atto ai suoi dan­ni sin dal 2014, ha deci­so ad un cer­to pun­to di rive­la­re tut­to alla Poli­zia. Dal'inchiesta é emer­so anche il coin­vol­gi­men­to nell'"affair" cani­li del diret­to­re del Ser­vi­zio vete­ri­na­rio dell'Asp di Reg­gio Cala­bria, Anto­ni­no Ammen­do­la; del diri­gen­te del Ser­vi­zio vete­ri­na­rio di Locri, Vin­cen­zo Briz­zi, e di Maria Anto­nia Cata­nia, rap­pre­sen­tan­te per la Pia­na di Gio­ia Tau­ro dell'associazione "Ani­ma­li­sti ita­lia­ni", fini­ti tut­ti ai domi­ci­lia­ri. La onlus, con un comu­ni­ca­to, si é affret­ta­ta a pren­de­re le distan­ze dal­la sua rap­pre­sen­tan­te inda­ga­ta, sot­to­li­nean­do la pro­pria "asso­lu­ta­men­te estra­nea" ai fat­ti con­te­sta­ti.

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