La sen. Corrado (M5s) chiede l’accesso agli atti per il progetto di scavo e recupero del santuario di Apollo Aleo a Cirò Marina

Margherita Corrado

Mar­ghe­ri­ta Cor­ra­do, por­ta­vo­ce al Sena­to M5S, Comu­ni­ca­to IN UN ARTICOLO pub­bli­ca­to in que­sti gior­ni si dà con­to (anco­ra una vol­ta) dell’indagine archeo­lo­gi­ca nell’area sacra di Apol­lo Aleo a Pun­ta Ali­ce che, come la tela di Pene­lo­pe, fu finan­zia­ta nel 2012, appal­ta­ta nel 2014, aggiu­di­ca­ta nel 2015 e rea­liz­za­ta, limi­ta­ta­men­te allo sca­vo, a par­ti­re dal 2017, ma nel 2018 è anco­ra in cor­so e sen­za che se ne veda la fine. La gior­na­li­sta rife­ri­sce del­la dupli­ce stra­te­gia d’impiego dei 500mila euro finan­zia­ti: la linea d’intervento «rela­ti­va allo sca­vo e per­ciò al “recu­pe­ro” degli edi­fi­ci sacri che si tro­va­no nel sot­to­suo­lo» fu stu­dia­ta dal fun­zio­na­rio di zona del­la Soprin­ten­den­za tut­to­ra in ser­vi­zio insie­me al suo Diri­gen­te dell’epoca; con l’ufficio tec­ni­co del Comu­ne, inve­ce, sem­pre a det­ta del­la gior­na­li­sta, lo stes­so fun­zio­na­rio ave­va stu­dia­to la pro­get­ta­zio­ne di «un cen­tro poli­fun­zio­na­le o didat­ti­co , simi­le ad un book­shop con una strut­tu­ra in cemen­to arma­to».

«Orbe­ne», spie­ga la sena­tri­ce Cor­ra­do (M5S), «l’ispezione mini­ste­ria­le del­la set­ti­ma­na pas­sa­ta sem­bra ave­re scon­giu­ra­to quest’ultima iat­tu­ra, acco­glien­do la tesi del Segre­ta­rio Regio­na­le del mini­ste­ro dei Beni Cul­tu­ra­li che già l’anno scor­so ave­va osteg­gia­to espres­sa­men­te – e come dar­gli tor­to? – la rea­liz­za­zio­ne di qual­sia­si “strut­tu­ra in cemen­to arma­to” all’interno dell’area archeo­lo­gi­ca. Vedre­mo poi se il rime­dio, che sem­bra pos­sa con­si­ste­re in una con­ver­sio­ne dal cemen­to al legno, sarà mino­re del male. Soprat­tut­to, vedre­mo se alla strut­tu­ra in que­stio­ne sarà dato uno sco­po vero, inve­ce di quel­lo dichia­ra­to, ambi­zio­so quan­to impro­ba­bi­le per chiun­que cono­sca le pro­ble­ma­ti­che idro­geo­lo­gi­che ma anche fau­ni­sti­co-antro­pi­che dell’area. Non si vede come, infat­ti, il simil-book­shop potreb­be con­sen­ti­re l’obiettivo dichia­ra­to di “rom­pe­re l’isolamento del sito, pre­so trop­po spes­so di mira da van­da­li e ladri di reper­ti”. Inve­ce che un deter­ren­te, esso potreb­be anzi rive­lar­si un incen­ti­vo a tali pra­ti­che».

Per la sena­tri­ce pen­ta­stel­la­ta anche sull’assunto che lo sca­vo com­por­ti il “recu­pe­ro” di quan­to super­sti­te nel sot­to­suo­lo c’è più di un dub­bio. «Lo sca­vo è distru­zio­ne in essen­za», con­ti­nua, «e tale distru­zio­ne (sep­pur pro­gram­ma­ta e attua­ta con meto­do scien­ti­fi­co) può esten­der­si con sor­pren­den­te faci­li­tà e in tem­pi bre­vis­si­mi alle vesti­gia ripor­ta­te alla luce, se non è subi­to segui­to da un ade­gua­to restau­ro e da una con­te­stua­le musea­liz­za­zio­ne. L’incuria può pro­dur­re, in pochi mesi, una distru­zio­ne ben più radi­ca­le e defi­ni­ti­va di quel­la ragio­na­ta degli archeo­lo­gi. Anche in que­sto caso, chi vivrà abba­stan­za a lun­go potrà vede­re l’esito del­le ope­ra­zio­ni di sca­vo in cor­so e veri­fi­che­rà se a que­ste ter­ran­no die­tro tem­pe­sti­va­men­te inter­ven­ti di restau­ro in gra­do di cri­stal­liz­za­re le strut­tu­re emer­se nel­lo sta­to in cui sono appar­se e appa­ri­ran­no ai tec­ni­ci pre­sen­ti nel can­tie­re». «Se inve­ce», chiu­de la com­po­nen­te del­la com­mis­sio­ne “Cul­tu­ra” del Sena­to, «il cosid­det­to ‘book­shop’ doves­se rive­lar­si qual­co­sa di simi­le ad un con­tai­ner abban­do­na­to nel deser­to e gli edi­fi­ci sacri sco­per­ti gra­zie allo sca­vo non doves­se­ro risul­ta­re ‘recu­pe­ra­ti’, sì che con buo­na pace di tut­ti si doves­se con­sta­ta­re la man­ca­ta rot­tu­ra dell’isolamento del sito, sarà il caso che qual­cu­no rac­con­ti que­sta sto­ria alla Cor­te dei Con­ti e ne chie­da l’intervento ripa­ra­to­re. Intan­to, per fare pie­na luce su quan­to sta acca­den­do, ho chie­sto l’accesso agli atti per ana­liz­za­re i pro­get­ti e capi­re le linee d’intervento deci­se».

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