L’ammiraglio Caffio: «Blocco navale, un termine che significa una cosa sola: la guerra»

Marco Nese Corriere della sera ROMA – «Blocco navale significa dichiarazione di guerra. Dobbiamo usare una terminologia diversa — dice l’ammiraglio Fabio Caffio. Nel caso dei migranti poi un blocco sarebbe impossibile perché fermare le loro imbarcazioni quando hanno lasciato le coste provocherebbe rivolte a bordo, proteste con conseguenze drammatiche. Il piano del governo vuole impedire che le imbarcazioni partano. Ma è un progetto pieno di insidie».

 

A quali rischi si va incontro?

«Consideriamo l’eventualità di distruggere i barconi. Intanto bisogna trovare dove sono nascosti. E poi come si procede? Li attacchiamo dall’alto? Mandiamo i sommozzatori della Marina a minarli e affondarli? Alla prima imbarcazione che salta in aria gli scafisti adottano contromisure. Per esempio le proteggono con scudi umani».

 

Allora quali sarebbero le alternative?

«Un momento. Stiamo parlando di distruggere natanti. Ma non possiamo farlo da soli. Bisogna creare una coalizione internazionale e sperare che l’Onu autorizzi gli interventi e conceda di usare tutti i mezzi necessari. Solo così possiamo programmare azioni mirate con ogni mezzo, con paracadutisti, attacchi dall’alto, e con il ricorso a operazioni sottomarine. Ma ripeto, in ogni caso dobbiamo aspettarci delle rappresaglie».

 

Lei teme ritorsioni da parte degli scafisti?

«Sono capaci di tutto. Di uccidere, di usare i migranti come scudi o di sottoporli a chissà quali barbare sevizie».

 

Un blocco navale in realtà l’Italia lo ha attuato nel 1997 quando dall’Albania affluivano migliaia di migranti.

«Ci fu un accordo con le autorità albanesi che accettavano di far riportare indietro i migranti. Non è un buon precedente perché finì con la morte di 108 disperati nel Canale d’Otranto quando il loro natante entrò in collisione con un’unità della Marina. Non è un buon precedente nemmeno l’accordo del 2009 con Gheddafi per i respingimenti: la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per quell’iniziativa».

 

 

 

Intervista all'ammiraglio Caffio sulla missione Mare Nostrum



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