Lanzetta, l’ex ministro invisibile resta disoccupata: caos nel Pd

Enri­co Fier­ro Il Fat­to Quo­ti­dia­no DOPO l’elezione del capo del­lo Sta­to, Mat­teo Ren­zi si tuf­fe­rà nel dos­sier Cala­bria. Ormai è una que­stio­ne di prin­ci­pio. O lui o loro. O il rot­ta­ma­to­re o le vec­chie vol­pi del­la poli­ti­ca cala­bre­se tar­ga­ta Pd, vec­chi ras pasciu­ti den­tro la gran­de melas­sa dell’inciucio tra­sver­sa­le, for­gia­ti da anni di accor­di, “accur­du­ni” e accor­dic­chi. Lo han­no pre­so in giro e il ragaz­zo di Rigna­no pro­prio non lo può sop­por­ta­re. Ieri sera, dopo una gior­na­ta tur­bo­len­ta di mez­ze voci fat­te fil­tra­re da Palaz­zo Chi­gi sui mal­di­pan­cia del pre­mier e del suo entou­ra­ge per le scel­te non pro­prio cri­stal­li­ne ope­ra­te nel­la com­po­si­zio­ne del­la giun­ta regio­na­le cala­bra, ha par­la­to Maria Car­me­la Lan­zet­ta. Lei, la mini­stra invi­si­bi­le (eti­chet­ta­ta così dai suoi nemi­ci inter­ni al Pd), la far­ma­ci­sta sin­da­ca di Mona­ste­ra­ce assur­ta suo mal­gra­do al ruo­lo di sim­bo­lo dell’antimafia, pro­nun­cia un chia­ro e net­to no al suo ingres­so nel­la giun­ta regio­na­le di Mario Oli­ve­rio.

“Non ci sono le con­di­zio­ni di chia­rez­za sul­la posi­zio­ne dell’assessore Nino De Gae­ta­no”. Stop. Qual­che ele­men­to in più è però neces­sa­rio per aiu­ta­re il let­to­re a distri­car­si nel­la jun­gla del­la poli­ti­ca cala­bre­se. Nino De Gae­ta­no è sta­to con­si­glie­re regio­na­le in Cala­bria di Rifon­da­zio­ne comu­ni­sta, pri­ma di pas­sa­re armi e baga­gli al Pd, fa una bel­la cam­pa­gna elet­to­ra­le nel 2010. Mani­fe­sti e san­ti­ni, tan­ti, in ogni casa di Reg­gio, anche nel covo che Gio­van­ni Tega­no, uno dei big-boss del­la ndran­ghe­ta, usa­va per la sua lati­tan­za. Com­pa­re Gio­van­ni soste­ne­va la can­di­da­tu­ra del gio­va­ne rivo­lu­zio­na­rio, e non era il solo, per­ché anche dai com­pa­ri di San Luca, si leg­ge nell’inchiesta “Il Padri­no”, era­no arri­va­te pro­mes­se di appog­gio.

La Squa­dra mobi­le di Reg­gio chie­de l’arresto del poli­ti­co, i magi­stra­ti respin­go­no, De Gae­ta­no non ha rice­vu­to nes­sun avvi­so di garan­zia, anche se nel­le set­ti­ma­ne scor­se il pro­cu­ra­to­re Fede­ri­co Cafie­ro de Raho ha det­to che sono in cor­so accer­ta­men­ti. Alle ulti­me ele­zio­ni De Gae­ta­no non vie­ne can­di­da­to, ma non per i san­ti­ni in odo­re, piut­to­sto per l’applicazione rigi­da del­la rego­la dei due man­da­ti. Poco male, ses­san­ta gior­ni dopo, l’ex con­si­glie­re si rifà con la nomi­na ad asses­so­re alle infra­strut­tu­re e ai tra­spor­ti. Un pas­so indie­tro e andia­mo a dicem­bre, alla data dell’unico incon­tro che Mat­teo Ren­zi ha con Mario Oli­ve­rio. I due non si piac­cio­no, Oli­ve­rio è la quin­tes­sen­za del­la vec­chia poli­ti­ca, con­si­glie­re regio­na­le già negli anni Ottan­ta, è sta­to depu­ta­to per più legi­sla­tu­re pri­ma di diven­ta­re pre­si­den­te del­la Pro­vin­cia di Cosen­za e infi­ne gover­na­to­re del­la Cala­bria. In più è dale­mia­no con ascen­den­ze cuper­lia­ne, ma quel­lo che più con­ta è che Oli­ve­rio è il rap­pre­sen­tan­te di un siste­ma di pote­re che met­te insie­me vec­chi pez­zi del fu Pci, da Pep­pe Bova a Reg­gio a Nico­la Ada­mo a Cosen­za, con pez­zi del pote­re poli­ti­co tar­ga­to cen­tro­de­stra, in pri­mo luo­go i poten­ti fra­tel­li Gen­ti­le, Toni­no, sena­to­re, e Pino, eter­no con­si­glie­re regio­na­le.

Nell’incontro Ren­zi chie­de un ruo­lo impor­tan­te in giun­ta per la Lan­zet­ta, mini­stro trop­po in ombra per il tur­bo-ren­zi­smo. Oli­ve­rio accet­ta, ma da quel momen­to non si fa più sen­ti­re. Fat­to il favo­re al pre­mier, per il resto pre­ten­de mano libe­ra. Stac­ca il cel­lu­la­re e non rispon­de nep­pu­re a Loren­zo Gue­ri­ni, il brac­cio destro di Ren­zi. Muto fino a dome­ni­ca sera, quan­do annun­cia la giun­ta, c’è la Lan­zet­ta, sim­bo­lo dell’antimafia, e c’è De Gae­ta­no con la sua sto­ria di san­ti­ni elet­to­ra­li custo­di­ti dal boss Tega­no. Trop­po per la mini­stra e anco­ra di più per Ren­zi, che affi­da a Gra­zia­no Del Rio il com­pi­to di far fil­tra­re il disa­gio di Palaz­zo Chi­gi. Pri­ma con una serie di sms ad Oli­ve­rio, poi con dichia­ra­zio­ni all’Ansa, nel­le qua­li si sot­to­li­nea come “l’impegno di Palaz­zo Chi­gi per la lega­li­tà al Sud e in Cala­bria sia una scel­ta espli­ci­ta­ta dal­la pre­sen­za di Nico­la Grat­te­ri per la com­mis­sio­ne sul­le nor­me anti­ma­fia e del pre­fet­to De Feli­ce nomi­na­to pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne vit­ti­me del­la mafia”. Quan­to basta alla mini­stra Lan­zet­ta per pro­nun­cia­re il suo non ci sto più. Il resto è un cli­ma poli­ti­co da guer­ra di tut­ti con­tro tut­ti nel Pd cala­bre­se. Oli­ve­rio ha nomi­na­to pre­si­den­te del Con­si­glio regio­na­le Toni­no Scal­zo, rin­via­to a giu­di­zio per lo scan­da­lo dell’Arpacal, e vice Pino Gen­ti­le, ras di Cosen­za, dei quat­tro asses­so­ri del­la giun­ta, tre sono inda­ga­ti per i rim­bor­si ai grup­pi regio­na­li. Il rin­no­va­men­to può atten­de­re, i codi­ci eti­ci di Rosi Bin­di e dell’Antimafia meglio but­tar­li nel cesti­no.

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