Le poltrone dei politici nel Grand Canyon calabrese salvato dai volontari

Gian Anto­nio Stel­la Corriere.it LUCCIU, FAIRANO, Filip­paz­zu, Moscar­di­nu e tut­ti i pala­di­ni del­la ter­ra d’Orlando, per dir­la con i Pupi, han­no sguai­na­to la spa­da con­tro Mario Oli­ve­rio, il Gano di Magon­za del­la Sila. Il qua­le, nel­la veste di gover­na­to­re del­la Cala­bria, ha deci­so di met­te­re il cap­pel­lo del­la poli­ti­ca sul­la Riser­va natu­ra­le di Val­li Cupe. Un par­co inven­ta­to, nato e fio­ri­to per meri­to di un gio­va­ne stu­dio­so e di un grup­po di ragaz­zi appas­sio­na­ti e gene­ro­si. Appog­gia­ti dal Fon­do ambien­te ita­lia­no e dal­la comu­ni­tà di Ser­sa­le, ai mar­gi­ni del­la Sila Pic­co­la. È bel­lis­si­ma, l’Area di Val­li Cupe, come illu­stra il libro omo­ni­mo, fir­ma­to per Rub­bet­ti­no da Raf­fae­le Lupia e Car­mi­ne Lupia, nes­su­na paren­te­la ma iden­ti­ca pas­sio­ne per gli sce­na­ri incan­te­vo­li «offer­ti da mera­vi­glio­si monu­men­ti geo­lo­gi­ci come il canyon, da casca­te immer­se in una cor­ni­ce di vege­ta­zio­ne lus­su­reg­gian­te, da mae­sto­si albe­ri seco­la­ri, dai resti di anti­chi mona­ste­ri basi­lia­ni e di anti­chi bor­ghi medie­va­li come la cit­tà di Bar­ba­ro, intor­no alla qua­le anco­ra si intrec­cia­no real­tà e leg­gen­da». Come, appun­to, i miti­ci pro­ta­go­ni­sti del ciclo caro­lin­gio, cele­ber­ri­mi nel­la vici­na Sici­lia col Tea­tro dei Pupi ma miste­rio­sa­men­te pre­sen­ti nei topo­ni­mi anche qui (col­le d’Orlando, Raz­zo­ne, Moscar­di­nu, Faria­no, Filip­paz­zo, Luc­cio…), a una quin­di­ci­na di chi­lo­me­tri dal­la costa tra Catan­za­ro e Iso­la Capo Riz­zu­to.

Un incan­to, per il Natio­nal Geo­gra­phic. Che sul Canyon Val­li Cupe, for­se il più spet­ta­co­la­re e lun­go d’Europa, scri­ve: «Si pre­sen­ta con pare­ti roc­cio­se taglia­te ver­ti­cal­men­te, inac­ces­si­bi­li e aspre, e ric­che di pic­co­li anfrat­ti sca­va­ti dagli agen­ti atmo­sfe­ri­ci, regno esclu­si­vo degli uccel­li. Duran­te la visi­ta al canyon non di rado ci si imbat­te in nib­bi, gufi rea­li, cor­vi impe­ria­li e avvol­toi che vola­no tra le pare­ti dove han­no crea­to i loro nidi natu­ra­li. Le sue pare­ti si ele­va­no una accan­to all’altra sfio­ran­do­si, rag­giun­gen­do i 130 metri di altez­za ed impen­den­do ai rag­gi del sole di fil­trar­vi. Il Canyon è ric­co di vege­ta­zio­ne di rara bel­lez­za, come la fel­ce bul­bi­fe­ra, una fel­ce gigan­te, la cui ori­gi­ne risa­le al perio­do ter­zia­rio…». Eppu­re, la stes­sa volu­mi­no­sa gui­da del Tou­ring club ita­lia­no, fino a pochi anni fa, non dedi­ca­va al posto una sola riga. Era dav­ve­ro, come scris­se il natu­ra­li­sta bel­ga John Bou­quet, il «segre­to meglio custo­di­to d’Europa». Igno­to (qua­si) a tut­ti, fin­ché Car­mi­ne Lupia, lau­rea­to in Scien­ze agra­rie, stu­dio­so di bota­ni­ca, ric­co di espe­rien­ze in Bel­gio, Fran­cia, Spa­gna, Austra­lia, è tor­na­to in Cala­bria e ha comin­cia­to con un grup­po di ami­ci a trac­cia­re sen­tie­ri per gli appas­sio­na­ti di trek­king e per chi più sem­pli­ce­men­te ama la natu­ra. Dico­no tut­to le recen­sio­ni di Tri­pad­vi­sor. Eccel­len­ti.

Più anco­ra par­la­no i nume­ri: in pochi anni da zero a set­te musei, come quel­lo lega­to alla leg­gen­da del­la nin­fa Aro­cha che, aggre­di­ta da un pasto­re, si sot­tras­se alla vio­len­za tra­sfor­man­do­si in un fiu­me. E poi set­te risto­ran­ti, 45 posti let­to negli «alber­ghi dif­fu­si», 50 mila visi­ta­to­ri l’anno, qua­si il dop­pio di par­chi archeo­lo­gi­ci come quel­li di Cuma o di Velia. Insom­ma, un pic­co­lo gran­de suc­ces­so di mar­ke­ting e di cul­tu­ra in gra­do di occu­pa­re cin­que per­so­ne per tut­to l’anno, una deci­na per otto mesi e qual­che altro sta­gio­na­le. Fin­ché per­fi­no la poli­ti­ca, che trop­po spes­so annu­sa la cul­tu­ra e l’ambiente solo quan­do sen­te odo­re di sol­di, ha comin­cia­to a inte­res­sar­si alle Val­li Cupe. L’esordio, a dire il vero, fu buo­no. La leg­ge regio­na­le 14 luglio 2003 con­sen­te infat­ti di sta­re alla lar­ga dall’elefantiasi buro­cra­ti­ca di cer­ti par­chi, pre­sto ridot­ti a car­roz­zo­ni clien­te­la­ri para­liz­za­ti da car­te e scar­tof­fie. E per­met­te di affi­da­re un’area da pro­teg­ge­re e valo­riz­za­re «a un Ente pub­bli­co o Con­sor­zio obbli­ga­to­rio tra Enti loca­li od orga­ni­smi asso­cia­ti­vi, Uni­ver­si­tà o loro Con­sor­zi, isti­tu­zio­ni scien­ti­fi­che o asso­cia­zio­ni ambien­ta­li­ste, che avran­no asse­gna­ti tut­ti i pote­ri dell’Ente di gestio­ne». Fu così che destra e sini­stra, sen­za pole­mi­che, deci­se­ro insie­me, mesi fa, di costi­tui­re la Riser­va natu­ra­le e affi­dar­ne la gestio­ne al Comu­ne di Ser­sa­le che per anni ave­va segui­to con spi­ri­to col­la­bo­ra­ti­vo la sto­ria di Lupia e dei suoi dodi­ci ami­ci che ave­va­no mes­so su la coo­pe­ra­ti­va «Segre­ti Medi­ter­ra­nei». Pas­so suc­ces­si­vo: la con­fer­ma alla gui­da del­le Val­li Cupe, di Car­mi­ne Lupia. Un pre­mio dove­ro­so al «padre» dell’area pro­tet­ta. Mac­ché.

Pro­prio a Ser­sa­le, dove la fie­ra annua­le è dedi­ca­ta a San Pasqua­le Bay­lon («San Pasqua­le di Bay­lon­ne / pro­tet­to­re del­le don­ne / fam­mi ave­re un buon mari­to / bian­co, ros­so e colo­ri­to…»), avreb­be­ro dovu­to met­te­re in con­to un pos­si­bi­le tra­boc­chet­to. Infat­ti… Un «mari­to» solo e per di più non con­trat­ta­to per la nuo­va crea­tu­ra natu­ra­li­sti­ca è sem­bra­to a Mario Oli­ve­rio, l’ispettore Kojak (gli man­ca solo il chu­pa-chu­pa in boc­ca) che gover­na la Cala­bria, trop­po poco. Buon Dio! Alme­no qual­che pol­tro­na in più! E così il gover­na­to­re ha deci­so di cam­bia­re. E di affi­da­re la Riser­va a un «con­sor­zio» tra il Comu­ne di Ser­sa­le e quel­lo di Zaga­ri­se. Il qua­le pos­sie­de solo una por­zio­ne mino­re del ter­ri­to­rio (147 etta­ri con­tro 500) e del­le ric­chez­ze natu­ra­li (due siti di inte­res­se con­tro die­ci) ma ha la buo­na sor­te di ave­re un sin­da­co ami­co del­lo stes­so gover­na­to­re. La dote non è male: 100 mila euro dal­la Regio­ne e for­se, chis­sà, qual­che milio­ne per le aree pro­tet­te mes­so a dispo­si­zio­ne dall’Ue. Da spar­ti­re metà e metà tra i due Comu­ni. Per due vol­te, come ha rac­con­ta­to Pie­tro Bel­lan­to­ni sul Cor­rie­re del­la Cala­bria, il bli­tz di Mario Oli­ve­rio è sta­to bloc­ca­to den­tro la sua stes­sa giun­ta. Per­ché, come ha spie­ga­to il sin­da­co di Ser­sa­le, Sal­va­to­re Tor­chia, la spar­ti­zio­ne avreb­be vio­la­to «la ratio del­la leg­ge isti­tu­ti­va del­la Riser­va, che ha scel­to di non ave­re inter­me­dia­ri poli­ti­ci per con­se­gui­re le sue fina­li­tà». Il gover­na­to­re però non ha mol­la­to. E nono­stan­te le pro­te­ste del­le destre e degli ambien­ta­li­sti, con in testa la vice-pre­si­den­te del Fai Anna Gastel, ha insi­sti­to e insi­sti­to fin­ché, alme­no in giun­ta, non l’ha avu­ta vin­ta. Che rie­sca poi a supe­ra­re anche gli altri sco­gli pri­ma del varo defi­ni­ti­vo è da vede­re. Nel canyon del­le Val­li Cupe il per­cor­so è piut­to­sto acci­den­ta­to…

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