Migranti. L'Italia dei braccianti schiavi: 3 euro l'ora

Nel­lo Sca­vo Avvenire.it NON SOLO al Sud. La pia­ga del capo­ra­la­to e dei lavo­ra­to­ri ridot­ti in schia­vi­tù col­pi­sce anche il Nord, anche le pro­vin­ce più indu­stria­liz­za­te. Dal­la Lom­bar­dia al Pie­mon­te, dal­la Tosca­na all’Emilia Roma­gna. Con­ta­di­ni brac­cian­ti, stra­nie­ri ma anche ita­lia­ni, sfrut­ta­ti nel­la rac­col­ta di mele, pesche, albi­coc­che e oli­ve. Sot­to­pa­ga­ti, con la schie­na ricur­va per ore, al cal­do e sot­to il sole. Sen­za digni­tà e nes­sun tipo di tute­la. Suc­ce­de nel Cunee­se, nel Bre­scia­no, nel Chian­ti e nel Man­to­va­no.

A Saluz­zo, nel Cunee­se, è atti­vo il pro­get­to Pre­si­dio di Cari­tas ita­lia­na, uno spor­tel­lo – fra i die­ci dis­se­mi­na­ti in tut­ta Ita­lia, da Nord a Sud – che offre sup­por­to, acco­glien­za e inte­gra­zio­ne per i lavo­ra­to­ri sta­gio­na­li, in par­ti­co­la­re i migran­ti, che ogni esta­te rag­giun­go­no il ter­ri­to­rio per la rac­col­ta di mele, pesche ed albi­coc­che. Cen­ti­na­ia di uomi­ni, pro­ve­nien­ti per oltre la metà da Mali, Costa D’Avorio e Sene­gal, che ven­go­no a vive­re da mag­gio a novem­bre nel­la zona di Saluz­zo in cer­ca di lavo­ro. Arri­va­no dal­le gran­di cit­tà. D’inverno vivo­no a Tori­no, se la cava­no con pochi e sal­tua­ri lavo­ret­ti, in atte­sa del­la sta­gio­ne più cal­da. La mag­gior par­te di loro tro­va lavo­ro nel­la rac­col­ta del­la frut­ta in un rag­gio di ven­ti chi­lo­me­tri da Saluz­zo, spo­stan­do­si quo­ti­dia­na­men­te con la bici­clet­ta. Con l’apertura del­la sta­gio­ne di rac­col­ta, in col­la­bo­ra­zio­ne con l’amministrazione comu­na­le si sta alle­sten­do un dor­mi­to­rio, pres­so l’ex caser­ma Filip­pi che potrà acco­glie­re fino a 500 migran­ti rac­co­gli­to­ri.

A Gui­diz­zo­lo, nel Man­to­va­no, pochi gior­ni fa è sta­to arre­sta­to un impren­di­to­re agri­co­lo, un 37enne di nazio­na­li­tà del Ban­gla­desh che paga­va i suoi brac­cian­ti 3 euro all’ora. Le for­ze dell’ordine sono riu­sci­te, con un bli­tz, a fer­ma­re l’uomo che sta­va impie­gan­do nei suoi cam­pi otto brac­cian­ti, tut­ti con rego­la­re per­mes­so di sog­gior­no. Inter­ro­ga­ti, han­no rive­la­to di esse­re costret­ti a tur­ni mas­sa­cran­ti. Costret­ti a lavo­ra­re da mat­ti­na a sera, col cal­do, la piog­gia e il fred­do, a una paga di appe­na tre euro all’ora. Fra i moder­ni schia­vi ci sono anche gli ita­lia­ni. Ma le vul­ne­ra­bi­li­tà mag­gio­ri riguar­da­no gli stra­nie­ri. Rispet­to ai pri­mi, infat­ti, sono paga­ti meno e spes­so e volen­tie­ri vivo­no in con­di­zio­ni degra­da­te, in barac­che e luo­ghi di for­tu­na, sen­za ser­vi­zi e acqua cor­ren­te.

«Fra gli stra­nie­ri il pro­ble­ma è più acu­to – spie­ga Manue­la De Mar­co, di Cari­tas ita­lia­na – per­ché vivo­no in con­di­zio­ni abi­ta­ti­ve al limi­te del­la digni­tà». Al Sud, in Puglia, i volon­ta­ri del pro­get­to Pre­si­dio dell’ente cari­ta­te­vo­le, che gira inter­cet­tan­do i lavo­ra­to­ri sfrut­ta­ti nei cam­pi e nel­le ser­re, ha tro­va­to brac­cian­ti stra­nie­ri che vive­va­no nei pilo­ni dell’elettricità. Pur­trop­po, però, il pro­ble­ma è che spes­so que­ste per­so­ne pre­fe­ri­sco­no non denun­cia­re. Han­no pau­ra del­le ritor­sio­ni. Han­no pau­ra di per­de­re quei pochi sol­di che dan­no loro l’unico modo per gua­da­gnar­si da vive­re.

Le nuo­ve schia­vi­tù, ovvia­men­te, non riguar­da­no solo l’agricoltura. In Cam­pa­nia, ad esem­pio, il feno­me­no col­pi­sce l’edilizia pic­co­la e pri­va­ta. Nei lavo­ri di ristrut­tu­ra­zio­ne di pic­co­le impre­se, soprat­tut­to a carat­te­re fami­lia­re, che cer­ca­no pro­fu­ghi a bas­so costo per repe­ri­re mano­do­pe­ra. E alla vigi­lia dell’estate si guar­da anche all’ambulantato sta­gio­na­le sul­le spiag­ge. «Dal­lo spor­tel­lo di Nar­dò e Gal­li­po­li ci segna­la­no di ven­di­to­ri ambu­lan­ti costret­ti a fare chi­lo­me­tri sot­to il sole, sul­le spiag­ge dei turi­sti». Sono i cosid­det­ti vu cum­prà, da decen­ni ormai pre­sen­ti nel nostro Pae­se. Anche loro 'schia­vi' di un’Italia moder­na.

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