Migrazioni, l'Ue si pente. Junker: "Un errore chiudere Mare Nostrum"

Ilfattoquotidiano.it BRUXELLES – Èsta­to un gra­ve erro­re met­te­re fine aMa­re Nostrum. Que­sto è costa­to del­le vite uma­ne”. Il pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne Ue, Jean-Clau­de Junc­ker, in audi­zio­ne all’Europarlamento, si pen­te e si duo­le per gli erro­ri del pas­sa­to. È vero che lui non era in cari­ca quan­do l’Europa si vol­tò dall’altra par­te rispet­to al pro­gram­ma ita­lia­no di ricer­ca e sal­va­tag­gio dei bar­co­ni, ma alme­no in una sede uffi­cia­le con­ti­nen­ta­le si è mes­so nero su bian­co l’errore: “L’Italia da sola ha finan­zia­to l’operazione Mare Nostrum e ora saran­no il bud­get euro­peo e i con­tri­bu­ti di tut­ti a finan­zia­re la mis­sio­ne Tri­ton. Si trat­ta di un ritor­no alla nor­ma­li­tà, per­ché non è sta­to nor­ma­le lascia­re alla sola respon­sa­bi­li­tà dell’Italia il finan­zia­men­to di Mare Nostrum”. Junc­ker poi s’è det­to “sod­di­sfat­to che la pro­po­sta avan­za­ta a nome del­la Com­mis­sio­ne di tri­pli­ca­re il bud­get di Tri­ton, nono­stan­te qual­che resi­sten­za, sia sta­ta accol­ta dai mem­bri del Con­si­glio euro­peo”. Cioè i gover­ni nazio­na­li. Ci sareb­be il pro­ble­ma che Tri­ton – nono­stan­te abbia ormai un bud­get simi­le a quel­lo di Mare Nostrum (120 milio­ni l’anno) – ha un cam­po d’intervento assai più ridot­to. Per Junc­ker, però, non è un pro­ble­ma: “Tri­ton può ope­ra­re in acque inter­na­zio­na­li” e pren­de­re par­te a ope­ra­zio­ni di ricer­ca e sal­va­tag­gio di migran­ti in dif­fi­col­tà (insom­ma, resta che l’operatività del­la mis­sio­ne di Fron­tex non rag­giun­ge quel­la ita­lia­na).

AL NETTO DEL MEA CULPA sul pas­sa­to e dei pro­ble­mi ope­ra­ti­vi futu­ri, il gran­de pun­to di scon­tro tra i Pae­si euro­pei riguar­da oggi l’accoglienza dei pro­fu­ghi e i fon­di per la coo­pe­ra­zio­ne nei pae­si di pro­ve­nien­za dei migran­ti: “Dal Con­si­glio Ue sono arri­va­te rispo­ste imme­dia­te ma insuf­fi­cien­ti”, ha det­to Junc­ker. Intan­to, dice il capo del­la com­mis­sio­ne, “non basta com­bat­te­re i sin­to­mi del­la cri­si, biso­gna fare di tut­to per impe­di­re che degli infe­li­ci pren­da­no quei bar­co­ni e quin­di van­no aumen­ta­ti gli aiu­ti allo svi­lup­po e per sal­va­re vite sul posto”. Poi, biso­gna agi­re sull’immigrazione rego­la­re: “Se si chiu­do­no le por­te, è chia­ro che la gen­te entra per la fine­stra”. Infi­ne il pro­gram­ma dell’esecutivo comu­ni­ta­rio pre­ve­de “un mec­ca­ni­smo di quo­te per l’accoglienza dei rifu­gia­ti che vada al di là del­la volon­ta­rie­tà: l’Europa deve fare la sua par­te con azio­ni di soli­da­rie­tà con­di­vi­sa”. L’Europarlamento ha chiu­so la ses­sio­ne di ieri pro­prio votan­do (449 sì, 130 no e 93 aste­nu­ti) una riso­lu­zio­ne che pre­ve­de quo­te nazio­na­li per l’accoglienza dei pro­fu­ghi e più mez­zi per Fron­tex. Mol­ti gover­ni nazio­na­li, però, han­no già boc­cia­to que­sta pos­si­bi­li­tà: dif­fi­ci­le che ceda­no ora.

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