Monsignor Nunnari (Cec): "Nella Chiesa non c'è cittadinanza per i mafiosi se non dopo la loro conversione"

LAMEZIA TERME – "Nel­la Chie­sa non c'è cit­ta­di­nan­za per i mafio­si se non dopo la loro con­ver­sio­ne e dopo aver dimo­stra­to con atti con­cre­ti, visi­bi­li e pub­bli­ci il loro pen­ti­men­to". Lo ha det­to il pre­si­den­te del­la Con­fe­ren­za Epi­sco­pa­le Cala­bra e Vesco­vo di Cosen­za, mon­si­gnor Sal­va­to­re Nun­na­ri, a Lame­zia Ter­me al per­cor­so pro­mos­so dal­la dele­ga­zio­ne regio­na­le di Cari­tas per rea­liz­za­re iti­ne­ra­ri di for­ma­zio­ne sui temi del­la lega­li­tà e del­la giu­sti­zia e sul riu­ti­liz­zo dei beni con­fi­sca­ti alla mafia. "La Chie­sa – ha aggiun­to mon­si­gnor Nun­na­ri – non è con­tro nes­su­no, ma testi­mo­nia la veri­tà del Van­ge­lo che non con­trap­po­ne mise­ri­cor­dia e giu­sti­zia: sono i mafio­si che, con i loro com­por­ta­men­ti, si autoe­sclu­do­no dal­la comu­ni­tà eccle­sia­sti­ca e pos­so­no rien­trar­vi solo se dimo­stra­no con i fat­ti il loro per­cor­so di rico­stru­zio­ne inte­rio­re, il loro cam­bia­men­to".

Mon­si­gnor Nun­na­ri, riflet­ten­do sul­la Nota pasto­ra­le sul­la ndran­ghe­ta scrit­ta dai vesco­vi cala­bre­si nel gen­na­io 2015 e riper­cor­ren­do le tap­pe del cam­mi­no del­la Chie­sa cala­bre­se nel­la lot­ta alla cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta, ha spie­ga­to il sen­so dell'ultimo docu­men­to del­la Chie­sa cala­bre­se che "non è con­tro qual­cu­no, ma nasce dal dove­re di testi­mo­nia­re la veri­tà del Van­ge­lo in una real­tà come quel­la cala­bre­se dove avver­tia­mo il gri­do di un ter­ri­to­rio feri­to, dove la pia­ga del­la man­can­za di lavo­ro si sal­da con quel­la del lavo­ro nero, del­la mano­va­lan­za mafio­sa, dell'usura e del­le pro­mes­se di gua­da­gni faci­li. Come Chie­sa non pos­sia­mo chiu­de­re gli occhi e far fin­ta di non vede­re e non pos­sia­mo apri­re la boc­ca solo per fare paro­le: la nostra mis­sio­ne è for­ma­re le coscien­ze, accom­pa­gna­re gli uomi­ni, osser­va­re la real­tà come una 'let­tu­ra del cuo­re', non giu­di­ca­re i gio­va­ni di oggi rifu­gian­do­ci nei 'tem­pi miglio­ri di una vol­ta' ma edu­ca­re le nuo­ve gene­ra­zio­ni alla giu­sti­zia che signi­fi­ca edu­car­li al sen­so auten­ti­co del­la vita". 

"La ndran­ghe­ta non ha nul­la di cri­stia­no ma scim­miot­ta la fede e il Van­ge­lo. La ndran­ghe­ta è il nemi­co più minac­cio­so per il pre­sen­te e il futu­ro del­la nostra ter­ra di Cala­bria e noi dob­bia­mo met­ter­ci in gio­co in pri­ma per­so­na per col­ma­re i vuo­ti del­la socie­tà cala­bre­se diven­tan­do, ognu­no nel pro­prio ambi­to e nel pro­prio ambien­te, costrut­to­ri di spe­ran­za". Lo ha det­to il pre­si­den­te del­la Con­fe­ren­za Epi­sco­pa­le Cala­bra e Vesco­vo di Cosen­za, mon­si­gnor Sal­va­to­re Nun­na­ri, a Lame­zia Ter­me ad un incon­tro sul­la lega­li­tà. Per il pre­si­den­te del­la Con­fe­ren­za Epi­sco­pa­le Cala­bra "l'insidia del­la ndran­ghe­ta sta nel fat­to che essa rie­sce a col­ma­re i 'vuo­ti' socia­li, eco­no­mi­ci e cul­tu­ra­li del­la socie­tà cala­bre­se. Que­sti vuo­ti non pos­sia­mo lasciar­li riem­pi­re dai mafio­si ma dob­bia­mo riem­pir­li noi con una cit­ta­di­nan­za soli­da­le, una coscien­za for­ma­ta, una pre­sen­za cri­stia­na radi­ca­ta che crei pon­ti con tut­ti gli uomi­ni di buo­na volon­tà che ricer­ca­no la giu­sti­zia e si impe­gna­no in nome del bene comu­ne".

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