Ndrangheta e politica. Il pentito: «Erano i candidati sindaci a venire direttamente dai capi della consorteria»

Francesco Farao

A.a. Quo­ti­dia­no del Sud CIRÒ MARINA – «Era­no i can­di­da­ti sin­da­ci a recar­si diret­ta­men­te dagli espo­nen­ti api­ca­li del­la cosca, così come veni­va fat­to quan­do era­no libe­ri mio padre e mio zio Sil­vio e Catal­do Marin­co­la». Non era cam­bia­to nul­la, nono­stan­te la deten­zio­ne dei lea­der sto­ri­ci del “loca­le” di ndran­ghe­ta di Cirò. Dal soste­gno ai sin­da­ci del Comu­ne di Cirò Mari­na Nico­de­mo Par­ril­la e Rober­to Sici­lia­ni, Comu­ne già sciol­to per mafia gra­zie alle risul­tan­ze del­la mega opoe­ra­zio­ne Sti­ge, alle infil­tra­zio­ni nell'amministrazione comu­na­le di Man­da­to­ric­cio, nel Cosen­ti­no, alle impo­si­zio­ni di for­ni­tu­re per con­to di una super cosca che non ave­va man­co biso­gno di chie­de­re. E' il con­te­nu­to di due inter­ro­ga­to­ri – depo­si­ta­ti ieri ai giu­di­ci del Rie­sa­me di Catan­za­ro – resi da Fran­ce­sco Farao, figlio del vec­chio boss Giu­sep­pe, al pro­cu­ra­to­re Nico­la Grat­te­ri e al pm Dome­ni­co Gua­ra­scio il 16 e 17 gen­na­io scor­si. Con Catal­do Sici­lia­ni costi­tuì la Mepla­cart, dedi­ta al com­mer­cio di car­to­ni e pla­sti­ca, attin­gen­do al risar­ci­men­to per un'ingiusta deten­zio­ne nell'operazione Kri­mi­sa, del '99. Ma il rap­por­to d'affari era varie­ga­to e com­pren­de­va pure un bar con sala gio­chi, il Por­to­lan­dia. Farao, che pre­ci­sa di non esse­re sta­to “bat­tez­za­to”, era il figlio del boss e ciò ha «chia­ra­men­te age­vo­la­to le sor­ti del­la mia atti­vi­tà com­mer­cia­le», spie­ga ai pm, per esem­pio con l'aumento del­la clien­te­la che deter­mi­nò un fat­tu­ra­to annuo di 900mila euro. Mol­ti uti­liz­za­to­ri di car­to­ni e pla­sti­ca, sapu­to che ave­vo intra­pre­so quest'attività, mi chie­se­ro di rifor­nir­si da me. Facen­do il rap­pre­sen­tan­te d'azienda, mi reca­vo in diver­si nego­zi di Cirò, Cirò mari­na, Tor­ret­ta di Cru­co­li, Caria­ti e Casa­bo­na. Appe­na i tito­la­ri mi vede­va­no, chie­de­va­no di rifor­nir­si da me, e io pra­ti­ca­vo scon­ti. Non ho mai impo­sto for­ni­tu­re».

Pri­ma di avvia­re la sua azien­da era dipen­den­te del­la Syn­di­cal, socie­tà par­te­ci­pa­ta di Eni che gesti­va il sali­no­dot­to di Cirò Mari­na. «Lo sta­bi­li­men­to ave­va chiu­so e neces­si­ta­vo di ini­zia­re un'attività». Ma quan­do si sep­pe che vole­va but­tar­si nel­la car­ta, fu con­vo­ca­to da Mar­ti­no Caria­ti, pez­zo gros­so del clan, che lavo­ra­va nel­lo stes­so set­to­re con la sua Uni­ver­sal Distri­bu­tion. «Dice­va che noi non avrem­mo potu­to far­ci con­cor­ren­za, tut­te le atti­vi­tà gesti­te dal­la cosca dove­va­no ope­ra­re in regi­me di mono­po­lio». Inol­tre, Caria­ti «si pre­oc­cu­pa­va del fat­to che la popo­la­zio­ne di Cirò avreb­be potu­to pen­sa­re che fos­se inter­ve­nu­to qual­che disac­cor­do con mio padre». Il pro­ble­ma si risol­se dopo un sum­mit, e a Farao fu il reg­gen­te del clan, Sal­va­to­re Mor­ro­ne, a dire che «non vi era alcun pro­ble­ma» e pote­va pro­se­gui­re. Il fra­tel­lo Vit­to­rio, inve­ce, si era siste­ma­to nel­la Deri­co, socie­tà che gesti­va l'appalto dei rifiu­ti, tra gli altri enti, per il Comu­ne di Cirò Mari­na, gesti­ta dall'imprenditore Anto­nio Bevi­lac­qua, tra gli arre­sta­ti. «Vit­to­rio mi ha spie­ga­to che Deri­co era con­trol­la­ta dal­la con­sor­te­ria e gua­da­gna­va appal­ti per­ché lui con­tat­ta­va diret­ta­men­te gli ammi­ni­stra­to­ri loca­li per pilo­ta­re le gare. Fece otte­ne­re l'appalto inter­ce­den­do diret­ta­men­te col sin­da­co Sici­lia­ni». Cir­ca l'elezione del sin­da­co Sici­lia­ni, Farao par­la di appog­gio del cugi­no Vit­to­rio e dei ple­ni­po­ten­zia­ri del­la cosca – Spa­gno­lo, Mor­ro­ne, Castel­la­no, Sesti­to – media­to dal­la figu­ra di Giu­sep­pe Berar­di, altro suo cugi­no, poi dive­nu­to con­si­glie­re e suc­ces­si­va­men­te asses­so­re ai Lavo­ri pub­bli­ci e vice­sin­da­co, anche lui arre­sta­to per mafia. «Tut­ti i com­po­nen­ti del­le fami­glie acco­sca­te fece­ro in modo che si votas­se Berar­di e per tale via Sici­lia­ni, che si accom­pa­gna­va in pae­se con Spa­gno­lo e Caria­ti per dimo­stra­re che la con­sor­te­ria l'appoggiava». Il col­lan­te era Berar­di, «poli­ti­co che rispon­de­va alle esi­gen­ze del­la cosca per qual­sia­si cosa doves­se ser­vi­re in Comu­ne». Anche l'ex pre­si­den­te del con­si­glio comu­na­le Gian­car­lo Fuscal­do «era un pun­to di rife­ri­men­to». L'ex sin­da­co Par­ril­la (ex pre­si­den­te del­la Pro­vin­cia di Cro­to­ne) sareb­be sta­to anch'egli «elet­to gra­zie al soste­gno del­la cosca all'ultima tor­na­ta elet­to­ra­le». Ma «tut­ti i sin­da­ci han­no sem­pre godu­to dell'appoggio del­la cosca per­ché espres­sa­men­te richie­sto».

Con­fer­me anche sui ten­ta­co­li sul cen­tro d'accoglienza per mino­ri stra­nie­ri S. Anto­nio, per il tra­mi­te di impren­di­to­ri con­ti­gui alla cosca, come Car­mi­ne e Miche­le Sie­na, con entra­tu­re al Comu­ne, date le con­ces­sio­ni per l'edificazione di un lido in una pine­ta. «Han­no estir­pa­to una pine­ta e non lo pote­va­no fare, oltre ad aver costrui­to un mega lido, mag­gio­re di quan­to con­sen­ti­to, e il Comu­ne non ha revo­ca­to la licen­za». «Mio fra­tel­lo Vin­cen­zo, mio cugi­no Vit­to­rio, Pep­pe Spa­gno­lo e Pino Sesti­to, quan­do dove­va­no espor­ta­re vino del­le azien­de da loro con­trol­la­te in Ger­ma­nia uti­liz­za­va­no Mario Lavo­ra­to qua­le rife­ri­men­to e inter­me­dia­rio. Lavo­ra­to acco­glie­va in Ger­ma­nia i mem­bri del­la cosca, li accom­pa­gna­va dai risto­ra­to­ri e face­va sì che que­sti acqui­stas­se­ro il vino por­ta­to da Cirò incre­men­tan­do così l'esportazione ordi­ta dagli acco­sca­ti». «Il vino espor­ta­to in Ger­ma­nia è pro­dot­to dal­le can­ti­ne Zito e Male­na», i cui tito­la­ri sono agli arre­sti pure loro. «So che Pasqua­le Male­na ha avu­to dif­fi­col­tà impren­di­to­ra­li e ha intrec­cia­to rap­por­ti con mio cugi­no Vit­to­rio e Cic­cio Castel­la­no. Il pro­dot­to era di «qua­li­tà infe­rio­re» e per imple­men­ta­re il com­mer­cio deci­si­vo sareb­be sta­to «l'intervento» di Vit­to­rio Farao. Il vino non era buo­no pro­prio per­ché in odo­re di mafia, per­si­no nel­le eti­chet­te. Per quan­to con­cer­ne le can­ti­ne Zito, le linee di pro­du­zio­ne era­no “'Zu Loren­zu” in ono­re al padre mor­to di Sesti­to” e “Desi­ree” come la figlia di Spa­gno­lo. «Nico­la Flot­ta è tito­la­re del Castel­lo Flot­ta a Man­da­to­ric­cio, ha ospi­ta­to diver­si matri­mo­ni dei com­po­nen­ti del­la cosca, pra­ti­can­do scon­ti ma otte­nen­do van­tag­gi. Sesti­to, Spa­gno­lo e Caria­ti lo rifor­ni­va­no di mer­ci e dirot­ta­va­no matri­mo­ni». Nel­lo staff dell'ex sin­da­co Ange­lo Don­ni­ci, come segre­ta­rio par­ti­co­la­re, figu­ra­va Gio­van­ni Caru­so, paren­te del pen­ti­to (sua madre è cugi­na del boss). Caru­so «ave­va rap­por­ti costan­ti con mio cugi­no Vit­to­rio, mio fra­tel­lo Vin­cen­zo e Lavo­ra­to, insie­me s'accordavano per l'esportazione dei pro­dot­ti ciro­ta­ni in Ger­ma­nia». Poi, «ave­va un rap­por­to stret­to col sin­da­co, sfrut­ta­va la paren­te­la di mio padre, fun­ge­va da rac­cor­do, ha pro­vo­ca­to incon­tri tra mio cugi­no e il sin­da­co. Mio cugi­no rac­co­man­dò Caru­so per far­gli assu­me­re una posi­zio­ne che gli garan­tis­se sosten­ta­men­to». I rap­por­ti era­no anche tra Caru­so e gli affi­lia­ti Vin­cen­zo San­to­ro e Dona­to Gan­ga­le di Umbria­ti­co che «con­trol­la­va­no, tra gli altri, il vil­lag­gio turi­sti­co Le Gine­stre».

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