Ndrangheta, gli affari del clan Papalia in due locali vicini alla Borsa di Milano

Davi­de Milo­sa Ilfattoquotidiano.it MILANO – Scri­vo­no gli inve­sti­ga­to­ri: “I rap­por­ti d’affari tra Pan­gal­lo e i Maio­ra­na risal­go­no nel tem­po”. Il pri­mo di nome fa Giu­sep­pe ed è il gene­ro del super­boss Roc­co Papa­lia. I secon­di, alme­no fino al gen­na­io 2015, han­no gesti­to il Mib Restau­rant all’angolo con il palaz­zo del­la Bor­sa di Mila­no. Gli affa­ri del­la ’ndran­ghe­ta così appro­da­no a due pas­si da Piaz­za Affa­ri e più pre­ci­sa­men­te in via Negri, luo­go sto­ri­co di Mila­no e sede de il Gior­na­le fon­da­to da Indro Mon­ta­nel­li. Va subi­to det­to, però, che né Pan­gal­lo (il qua­le non ha pre­ce­den­ti per mafia) né i Maio­ra­na risul­ta­no coin­vol­ti penal­men­te nel­la vicen­da. Sul piat­to ci sono due lus­suo­si loca­li che secon­do i cara­bi­nie­ri fan­no da para­ven­to agli inte­res­si del­la cosca Papa­lia. Il pri­mo è il Mib. Loun­ge restau­rant sot­ter­ra­neo con riser­va­tis­si­mo pri­vé. Arre­da­men­to son­tuo­so e luci sof­fu­se. Poco più in là al civi­co 8 c’è il Dito Divi­no: sofi­sti­ca­ta eno­te­ca fre­quen­ta­ta da bro­ker di Bor­sa. Ad alza­re il velo su que­sti loca­li e i rela­ti­vi tito­la­ri è una tele­fo­na­ta del 25 mag­gio 2012 inter­cet­ta­ta nell’inchiesta “Pla­ti­no” con­clu­sa nel gen­na­io 2014. Al cel­lu­la­re due ram­pol­li del­le fami­glie di Pla­tì tra­pian­ta­te al Nord. Il pri­mo è Bru­no Romeo, incen­su­ra­to e figlio di Sal­va­to­re Romeo rite­nu­to “sog­get­to di rilie­vo nell’ambito del­la cri­mi­na­li­tà pla­tio­ta”.

L’altro è Save­rio Catan­za­ri­ti, figlio di Ago­sti­no, con­si­de­ra­to il reg­gen­te del­la cosca Papa­lia. Padre e figlio nel dicem­bre 2014 sono sta­ti con­dan­na­ti per mafia. Al tele­fo­no Romeo e Catan­za­ri­ti jr. par­la­no dell’assoluzione di Giu­sep­pe Mol­lu­so, nipo­te del boss Gio­se­fat­to Mol­lu­so, coin­vol­to nell’indagine “Infi­ni­to”. Si dan­no appun­ta­men­to per festeg­gia­re nel loca­le di Fran­co che i cara­bi­nie­ri iden­ti­fi­ca­no in Fran­ce­sco Maio­ra­na, puglie­se di Lepo­ra­no e tito­la­re, alme­no fino al gen­na­io 2015, del­la socie­tà Cen­tro Mila­no Srl che gesti­sce il Mib. Romeo dice che il vero pro­prie­ta­rio del loca­le di via Negri è il “Cic­cio­ne”, iden­ti­fi­ca­to in Giu­sep­pe Pan­gal­lo det­to Pep­po­ne. Noti­zie del suo matri­mo­nio con Rosan­na Papa­lia si han­no dall’inchiesta Mari­ne del 2002. Da quel­le car­te emer­go­no, per la pri­ma vol­ta, i rap­por­ti tra Maio­ra­na e l’entourage cri­mi­na­le dei pla­tio­ti di Buc­ci­na­sco. Maio­ra­na non sarà inda­ga­to. Die­ci anni dopo i rap­por­ti tra i Papa­lia e i Maio­ra­na tor­na­no d’attualità nell’indagine Pla­ti­no. Ma come nel 2002, i fra­tel­li puglie­si non saran­no inda­ga­ti ben­ché il loro nome com­pa­ia più vol­te nel­le anno­ta­zio­ni dei cara­bi­nie­ri. Pub­bli­ci­tà Sot­to la len­te fini­sce la Cen­tro Mila­no Srl che fino al 25 gen­na­io 2015 ha con­trol­la­to il Mib di via Negri. La Cen­tro Mila­no nasce nel 2005. Buo­na par­te dei soci dell’epoca sono ricon­du­ci­bi­li a con­te­sti di cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta. C’è ad esem­pio Roc­co Zin­ghi­nì “pre­giu­di­ca­to per dro­ga (ma nel 2005 era incen­su­ra­to), figlio di Dome­ni­co Zin­ghi­nì” con­dan­na­to nel maxi-pro­ces­so Nord-Sud. C’è Bru­no Romeo. C’è Eli­sa­bet­ta Trim­bo­li spo­sa­ta con Dome­ni­co Per­re det­to Mimì. Il fra­tel­lo di Per­re, Pasqua­le, nel 1990 morì in un con­flit­to a fuo­co con i cara­bi­nie­ri. Sem­pre Per­re è nipo­te del boss Bru­no Musi­ta­no il Fasci­sta, vec­chio padri­no che vive in una vil­la bun­ker a Bareg­gio. Que­sto l’elenco soci nel 2005 e che nel dicem­bre del­lo stes­so anno vede l’ingresso dei Maio­ra­na. Fran­ce­sco e Loren­zo nel 2007 acqui­si­sco­no tut­te le quo­te assie­me a due don­ne, Ente­la Mezi­ni e Arja­na Mali. 

E nono­stan­te que­sto anco­ra nel 2012 Bru­no Romeo sostie­ne che il loca­le è dell’ultimo del­fi­no in liber­tà del clan Papa­lia. “L’assetto pro­prie­ta­rio del­la Cen­tro Mila­no Srl per come emer­ge dal­le car­te – ha com­men­ta­to ieri il pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne anti­ma­fia del Comu­ne David Gen­ti­li – è inquie­tan­te e da appro­fon­di­re, il feno­me­no del rici­clag­gio dan­neg­gia la libe­ra con­cor­ren­za”. E del resto dopo la festa al Mib (moni­to­ra­ta dai cara­bi­nie­ri), nell’ottobre suc­ces­si­vo Pan­gal­lo par­la con Fran­co Maio­ra­na. “E – scri­vo­no i cara­bi­nie­ri – seb­be­ne Pan­gal­lo fac­cia un uso ocu­la­to del tele­fo­no, non si pre­oc­cu­pa affat­to di par­la­re del­la sua fit­ti­zia situa­zio­ne con­tri­bu­ti­va”. Si chie­do­no gli inve­sti­ga­to­ri: “Resta da capi­re per­ché Maio­ra­na abbia assun­to fit­ti­zia­men­te Pan­gal­lo”. Il gene­ro del boss Papa­lia, nel 2012, ha lavo­ra­to al Fashion cafè di Cor­ma­no di pro­prie­tà dei Maio­ra­na. Oggi il loca­le è gesti­to dall’incensurato Umber­to Buom­pa­ne, il qua­le, dal gen­na­io 2015, con l’Alente Srl, con­trol­la il Mib, men­tre è ammi­ni­stra­to­re del­la Fem i cui soci sono Ente­la Mezi­ni e Fran­co Maio­ra­na. Gli inte­res­si dei Maio­ra­na in via Negri non si limi­ta­no solo al Mib. Al civi­co 8 c’è il Dito Divi­no. La gesti­sce la Mea srl con­trol­la­ta da Loren­zo Maio­ra­na per il 5% e da Aria­na Malj per il 95%.