Ndrangheta in Liguria, sequestro a Nino Gullace: immobili e quote di società. Affiliato alla cosca di Cittanova, è accusato di usura e tentata estorsione

Antimafiaduemila.it GENOVA – Usu­ra, ten­ta­ta estor­sio­ne e inte­sta­zio­ne fit­ti­zia di beni. Con que­ste accu­se sta­mat­ti­na è sta­ta ese­gui­ta un’ordinanza di custo­dia cau­te­la­re (emes­sa dal gip del Tri­bu­na­le di Savo­na Emi­lio Fois) nei con­fron­ti di Car­me­lo “Nino” Gul­la­ce, 64en­ne resi­den­te a Toi­ra­no (Savo­na), pen­sio­na­to, plu­ri­pre­giu­di­ca­to, con­si­de­ra­to con­ti­guo alla cosca Raso-Gul­la­ce-Alba­ne­se di Cit­ta­no­va (Reg­gio Cala­bria), capeg­gia­ta dal fra­tel­la­stro Giu­sep­pe Raso, det­to “l’avvocato”. Gul­la­ce ave­va lascia­to il suo pae­se d’origine nel 1973 per tra­sfe­rir­si nel savo­ne­se, con lo sco­po di sfug­gi­re alla fai­da che vede­va con­trap­po­ste la cosca di appar­te­nen­za con quel­la dei Fac­chi­ne­ri per il pre­do­mi­nio ter­ri­to­ria­le nel­la zona di Cit­ta­no­va. All’operazione han­no pre­so par­te i Cara­bi­nie­ri del Nucleo Inve­sti­ga­ti­vo del Repar­to Ope­ra­ti­vo del Coman­do Pro­vin­cia­le di Savo­na e per­so­na­le del­la Dire­zio­ne Inve­sti­ga­ti­va Anti­ma­fia di Geno­va. Gli inve­sti­ga­to­ri del­la Dia han­no inol­tre svol­to un seque­stro pre­ven­ti­vo fina­liz­za­to alla con­fi­sca di beni inte­sta­ti al pre­giu­di­ca­to, a sua moglie e ad un soda­le, essen­do sta­ta rile­va­ta una spro­por­zio­ne tra il valo­re di quan­to pos­se­du­to e le atti­vi­tà svol­te. Il valo­re com­ples­si­vo è di cir­ca due milio­ni di euro tra immo­bi­li, auto­vet­tu­re, quo­te del­le socie­tà “Co.Mi.To s.r.l.”, “Ligu­ria 2000 soc. coop.”, “Gi.Erre s.r.l.”, “Con­cept di Acca­me Fabri­zio & C. s.a.s.”, con sede a Loa­no (Savo­na). L’operazione nasce dall'indagine coor­di­na­ta dal magi­stra­to Ubal­do Pelo­si del­la Pro­cu­ra di Savo­na, ini­zia­ta nell’estate 2014, quan­do gli inve­sti­ga­to­ri han­no nota­to assi­due fre­quen­ta­zio­ni tra alcu­ni impren­di­to­ri del­la pro­vin­cia savo­ne­se e per­so­nag­gi sospet­ta­ti di gra­vi­ta­re nel giro degli usu­rai, con­fer­ma­ti dai suc­ces­si­vi pedi­na­men­ti che han­no anche per­mes­so di deli­nea­re il ruo­lo rico­per­to da Gul­la­ce. In pochi anni, infat­ti, ave­va mes­so a dispo­si­zio­ne del soda­li­zio som­me con­si­sten­ti, chie­den­do in cam­bio la resti­tu­zio­ne del capi­ta­le con inte­res­si del 5/10% men­si­li, oppu­re l’ingresso negli uti­li del­le impre­se sen­za figu­ra­re uffi­cial­men­te qua­le socio, con quo­te mag­gio­ra­te del 30/40% rispet­to al dena­ro ver­sa­to in pre­sti­to. Denun­cia­te, inol­tre, tre per­so­ne in sta­to di liber­tà, sot­to­po­ste anche a per­qui­si­zio­ne, respon­sa­bi­li di aver aiu­ta­to Gul­la­ce ad assi­cu­ra­re il pro­dot­to del rea­to di usu­ra e per aver con­cor­so nel far­si dare o pro­met­te­re dena­ro ad un tas­so di inte­res­se usu­ra­rio.

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