Ndrangheta in Lombardia, il figlio del boss ucciso scrive al condannato: "Lo so che non siete stato voi"

Ilfattoquotidiano.it MILANO – Sul fat­to di ndran­ghe­ta più impor­tan­te acca­du­to in Lom­bar­dia, ovve­ro l’omicidio nel 2008 del boss Car­me­lo Novel­la, resta un alo­ne di miste­ro. Nel­la sen­ten­za del­la Cor­te d’Assise di Appel­lo di Mila­no (pre­sie­du­ta dal giu­di­ce Ser­gio Siloc­chi), che ha con­fer­ma­to l’ergastolo per uno dei pre­sun­ti man­dan­ti, il boss Vin­cen­zo Gal­la­ce, è scrit­to che “lo spe­ci­fi­co moti­vo dell’omicidio è rima­sto non indi­vi­dua­to”. Man­ca quin­di un moven­te cer­to. Ma alla vicen­da ora si aggiun­ge un altro tas­sel­lo, le let­te­re dal car­ce­re scrit­te dal figlio del­la vit­ti­ma, Vin­cen­zo Novel­la det­to Ales­sio, tra gli altri indi­riz­za­te pro­prio al pre­sun­to man­dan­te dell’omicidio, avve­nu­to nel mila­ne­se, a San Vit­to­re Olo­na. Sul suo con­to, Novel­la figlio non ha dub­bi: “al 100 % sono cer­to che Gal­la­ce Vin­cen­zo non ha ordi­na­to l’omicidio ” scri­ve al suo avvo­ca­to nel 2011, per poi aggiun­ge­re: “la veri­tà come la cono­sco io, non la cono­sce nes­su­no”. In un pri­mo tem­po si pen­sa­va che l’omicidio Novel­la fos­se sta­to con­se­guen­za degli attri­ti sor­ti tra lui e Gal­la­ce, tra­di­zio­nal­men­te atti­vi nel­lo stes­so ter­ri­to­rio. Anche se il pri­mo, da qual­che tem­po, s’era tra­pian­ta­to in Lom­bar­dia, i due assie­me con­ti­nua­va­no a reg­ge­re le sor­ti del loca­le di ndran­ghe­ta di Guar­da­val­le (Catan­za­ro), di cui era­no ori­gi­na­ri. Più di recen­te però l’arresto di un altro super boss, Cosi­mo Leuz­zi, ha rida­to spes­so­re alla tesi che Novel­la risul­tas­se sco­mo­do non solo al com­pa­re di Guar­da­val­le, ma all’intera ono­ra­ta socie­tà cala­bre­se e che la sua fine fos­se sta­ta decre­ta­ta da Gal­la­ce, Leuz­zi stes­so e Andrea Ruga, boss di Mona­ste­ra­ce, mor­to nel 2011. 

“Sono oggi i nume­ri uno e sono tut­ti e tre insie­me”, dichia­rò sul loro con­tro il pen­ti­to Anto­ni­no Bel­no­me, ese­cu­to­re mate­ria­le dell’omicidio di San Vit­to­re Olo­na. Die­tro la mor­te del “capo del­la Lom­bar­dia”, secon­do i giu­di­ci d’Appello di Mila­no, è quin­di pro­ba­bi­le che ci fos­se una plu­ra­li­tà di moti­vi; il più plau­si­bi­le? La volon­tà di Novel­la “di muo­ver­si con sem­pre mag­gio­re auto­no­mia rispet­to alla casa madre cala­bre­se”. Tut­te bal­le secon­do Novel­la figlio, alme­no per quan­to riguar­da Gal­la­ce. Scri­ve Ales­sio a quest’ultimo il 12 giu­gno del 2013 dal car­ce­re di Geno­va: “So bene che Mila­no non cer­ca la veri­tà ma ha costrui­to due mostri (la fami­glia Novel­la e quel­la Gal­la­ce) a cui addos­sa­re tut­to il male del mon­do”. “Se non fan­no que­ste cose – ave­va scrit­to Ales­sio nell’ottobre pre­ce­den­te – come giu­sti­fi­ca­no l’Antimafia, la Dia, l’emergenza e tut­to il resto?”. La dife­sa del boss Gal­la­ce ave­va chie­sto l’acquisizione di que­sto car­teg­gio, ma la Cor­te lo ha esclu­so. Let­ti comun­que i toni con cui Ales­sio si rivol­ge al pre­sun­to man­dan­te dell’omicidio del padre – “Spe­ro che sta­te bene, uni­ta­men­te alla vostra fami­glia” -, non sem­bra pro­prio che il figlio cer­chi ven­det­ta. Per cui nes­su­na fai­da in cor­so, ma più pro­ba­bil­men­te una taci­ta volon­tà a rimar­ca­re la pace. 

In una del­le ulti­me let­te­re depo­si­ta­te e invia­te nel 2014 dal car­ce­re di Voghe­ra, Ales­sio scri­ve a Gal­la­ce: “Gli ese­cu­to­ri non fan­no un gior­no di gale­ra, e voi sie­te impu­ta­to come man­dan­te, dopo una vita di lega­me e affet­to con la mia fami­glia. Pur­trop­po è così e dob­bia­mo lot­ta­re”. E infi­ne: “Non dubi­ta­te mai che io sono sicu­ro che mai pote­va­te vole­re male a me o a mio padre”. Esclu­so l’attrito tra Novel­la figlio e i Gal­la­ce, si avva­lo­ra la tesi che l’omicidio fu il risul­ta­to non di una ripic­ca per­so­na­le, ma di una deci­sio­ne pre­sa coral­men­te, nel­le alte sfe­re del­la ndran­ghe­ta. Il san­gue, poi, lava via ogni sba­glio, dopo di che chi soprav­vi­ve deve esse­re lascia­to in pace. Voglio­no dire anche que­sto le let­te­re di Ales­sio Novel­la? Non è sem­pli­ce scal­fi­re il velo di miste­ro e omer­tà che rico­pre tut­ta la fac­cen­da. “E non vi pre­oc­cu­pa­te, oltre buon gior­no e buo­na sera non ho con nes­su­no rap­por­ti”: Ales­sio Novel­la, car­ce­re di Geno­va, 2013.