Ortomercato e Fiera, ndrangheta e mafia. Milano, la fu Capitale morale

Gian­ni Bar­ba­cet­to Il Fat­to Quo­ti­dia­no MILANO – Due col­pi in una set­ti­ma­na: la reto­ri­ca del Model­lo Mila­no e la nar­ra­zio­ne trion­fa­le di Expo sono sta­te dura­men­te ammac­ca­te da due fat­ti acca­du­ti pochi gior­ni fa in rapi­da suc­ces­sio­ne. Il pri­mo è l’arresto di Anto­nio Piro­mal­li, ram­pol­lo di una del­le più poten­ti fami­glie del­la ndran­ghe­ta cala­bre­se, che ave­va mes­so le mani sull’Ortomercato, impor­tan­te nodo com­mer­cia­le per tut­to il Nord Ita­lia. Il secon­do è il qua­si-com­mis­sa­ria­men­to del­la Fie­ra di Mila­no, su cui ave­va­no allun­ga­to i ten­ta­co­li gli uomi­ni del­la mafia sici­lia­na vici­ni al super­boss Mat­teo Mes­si­na Dena­ro.

Orto­mer­ca­to e Fie­ra di Mila­no. Ndran­ghe­ta e Cosa nostra. Comu­ne di Mila­no (che con­trol­la l’Ortomercato) e Regio­ne Lom­bar­dia (da cui dipen­de la Fie­ra). Altro che Mafia Capi­ta­le: a Mila­no le due più temi­bi­li orga­niz­za­zio­ni cri­mi­na­li ita­lia­ne han­no con­qui­sta­to non un distri­bu­to­re di ben­zi­na, ma pez­zi di due impor­tan­ti cen­tri eco­no­mi­ci a gui­da pub­bli­ca, dipen­den­ti dal pote­re poli­ti­co. Eppu­re nes­sun gior­na­le e nes­sun com­men­ta­to­re ha mes­so in col­le­ga­men­to i due fat­ti, inter­ro­gan­do­si sul­le rica­du­te sostan­zia­li e d’immagine che pos­so­no ave­re su Mila­no. Gio­ve­dì 26 feb­bra­io, all’alba, i cara­bi­nie­ri man­da­ti dal­la Pro­cu­ra di Reg­gio Cala­bria sono anda­ti ad arre­sta­re Anto­nio Piro­mal­li nel­la sua casa mila­ne­se al nume­ro 33 di via­le Brian­za. I pm Gae­ta­no Paci e Fede­ri­co Cafie­ro de Raho han­no mes­so nero su bian­co che il mana­ger ere­de dei Piro­mal­li ave­va assun­to “il con­trol­lo dell’Ortomercato di Mila­no attra­ver­so la crea­zio­ne di una com­ples­sa rete di impre­se e l’ausilio di una serie di affi­lia­ti e fian­cheg­gia­to­ri, coor­di­na­ti con la fina­li­tà di domi­na­re il mer­ca­to orto­frut­ti­co­lo di Mila­no, facen­do leva sul metus mafio­so eser­ci­ta­to dal­la sua per­so­na”.

La “capi­ta­le mora­le”, secon­do il pro­cu­ra­to­re di Reg­gio, “è la base che è ser­vi­ta per strin­ge­re rap­por­ti e per atti­va­re pro­ie­zio­ni inter­na­zio­na­li”. Sot­to la Madon­ni­na, gli uomi­ni del clan han­no costrui­to i busi­ness che han­no per­mes­so di inon­da­re di olio con­traf­fat­to gli Sta­ti Uni­ti, di svi­lup­pa­re l’affare inter­con­ti­nen­ta­le degli agru­mi, di allar­gar­si nel set­to­re abbi­glia­men­to con mar­chi come Celio. E di strin­ge­re con­tat­ti con le mafie del New Jer­sey, di Detroit, di Chi­ca­go e di Boston. A gesti­re l’Ortomercato è la Soge­mi, socie­tà con­trol­la­ta dal Comu­ne di Mila­no al 99,99 per cen­to e un tem­po ter­re­no di cac­cia dei par­ti­ti che lot­tiz­za­va­no cari­che e pol­tro­ne. Chi ha memo­ria ricor­da un’altra alba – era il mag­gio del 2007 – in cui attor­no alla sede del­la Soge­mi in via Lom­bro­so vol­teg­gia­va­no gli eli­cot­te­ri del­la poli­zia, arri­va­ti per il bli­tz anti­ma­fia dell’operazione “For a king” che por­tò al seque­stro di 210 chi­li di cocai­na e rive­lò che il boss del­la ndran­ghe­ta Sal­va­to­re Mora­bi­to uni­va affa­ri puli­ti e affa­ri spor­chi, orto­frut­ta e cocai­na, e ave­va addi­rit­tu­ra aper­to un suo night club, il “For a king” appun­to, den­tro i loca­li del­la Soge­mi. Die­ci anni dopo, l’arresto di Piro­mal­li jr dimo­stra che all'Ortomercato i pro­ble­mi non sono sta­ti di cer­to tut­ti risol­ti.

Negli stes­si, gior­ni, scat­ta il com­mis­sa­ria­men­to di una par­te di Fie­ra di Mila­no spa. A chie­der­lo, i pm anti­ma­fia Pao­lo Sto­ra­ri e Ilda Boc­cas­si­ni. Già a luglio 2016 era­no sta­te arre­sta­te undi­ci per­so­ne nell’ambito di un’inchiesta sul­le infil­tra­zio­ni mafio­se in Fie­ra. Pro­ta­go­ni­sta, Giu­sep­pe Nasta­si, ammi­ni­stra­to­re di fat­to del Con­sor­zio Domi­nus, rite­nu­to uomo vici­no all’entourage del super­la­ti­tan­te di Cosa nostra, Mat­teo Mes­si­na Dena­ro. Il con­sor­zio in tre anni ave­va fat­tu­ra­to ben 18 milio­ni di euro con Nolo­stand, socie­tà inte­ra­men­te con­trol­la­ta da Fie­ra spa e spe­cia­liz­za­ta negli alle­sti­men­ti degli even­ti espo­si­ti­vi. Nell’ottobre 2016 vie­ne com­mis­sa­ria­ta la par­te di Fie­ra spa che si occu­pa appun­to degli alle­sti­men­ti: i giu­di­ci riten­go­no che la socie­tà non abbia “atti­va­to ade­gua­ti ed effi­ca­ci stru­men­ti di pre­ven­zio­ne per evi­ta­re con­ta­mi­na­zio­ni ille­ga­li”. Ora i giu­di­ci han­no amplia­to di mol­to la par­te del­le atti­vi­tà com­mis­sa­ria­te, mal­gra­do il con­si­glio d’amministrazione di Fie­ra spa aves­se annun­cia­to le dimis­sio­ni, per cer­ca­re di fer­ma­re le misu­re del tri­bu­na­le. Non è basta­to: i giu­di­ci han­no tol­to al cda set­te fon­da­men­ta­li dele­ghe, tra­sfe­ri­te all’amministratore giu­di­zia­rio del Tri­bu­na­le. Non il com­mis­sa­ria­men­to tota­le chie­sto dai pm, ma poco ci man­ca.

Il con­sor­zio rite­nu­to nel­le mani di Cosa nostra ha lavo­ra­to non solo per la Fie­ra, ma anche per Expo, alle­sten­do in subap­pal­to alcu­ni stand dell’esposizione uni­ver­sa­le e alcu­ni padi­glio­ni stra­nie­ri. Su altri subap­pal­ti dell’evento ave­va­no mes­so le mani alcu­ne cosche del­la ndran­ghe­ta: è quan­to sostie­ne la Pro­cu­ra di Reg­gio Cala­bria, secon­do cui le impre­se lega­te alle cosche cala­bre­si Aqui­no-Coluc­cio di Gio­io­sa Joni­ca e Piro­mal­li-Bel­loc­co di Rosar­no si era­no aggiu­di­ca­te lavo­ri per Palaz­zo Ita­lia, le vie d’acqua, i clu­ster, la “pia­stra”, i padi­glio­ni di Cina ed Ecua­dor. Que­sta è la scon­vol­gen­te situa­zio­ne del­la cit­tà più gla­mour d’Italia. È Mila­no, Mafia Capi­ta­le (Mora­le).

1 Commento

  1. mah… eppu­re io ero rima­sto a 'la mafia a Mila­no non esi­ste' (For­mi­go­ni pri­ma e Maro­ni poi docet). Ma sie­te pro­prio sicu­ri sicu­ri?
    (si veda anche Le Mani sul­la cit­tà, bel­lis­si­mo libro di Bar­ba­cet­to e D. Milo­sa che ho appe­na ter­mi­na­to di leg­ge­re, com­pli­men­ti agli auto­ri). "La Lom­bar­dia è l'eccellenza!" .…

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