Pasquino Crupi, comunista eretico

Pasquino Crupi

Bru­no Gemel­li Quo­ti­dia­no del Sud CATANZARO – Sono pas­sa­ti quat­tro anni esat­ti da quan­do è mor­to il pro­fes­sor Pasqui­no Cru­pi, intel­let­tua­le cala­bre­se; men­te polie­dri­ca e medi­ter­ra­nea, soste­nu­ta da una soli­da cul­tu­ra clas­si­ca. Un pen­sie­ro ori­gi­na­le e pro­fon­do, un poz­zo di sape­ri. Fu comu­ni­sta ma anche garan­ti­sta. E le due cose non sem­pre pote­va­no cam­mi­na­re assie­me. Fu il pro­to­ti­po dell’eresia, da geniac­cio sre­go­la­to e irre­go­la­re. Da qui le sue fecon­de con­trad­di­zio­ni e le sue aper­tu­re di uomo libe­ro, sen­za para­oc­chi, sen­za con­di­zio­na­men­ti che non fos­se­ro quel­li da lui accet­ta­ti. Fu tan­te cose, for­se trop­pe: edi­to­ria­li­sta, diret­to­re, mae­stro di cul­tu­ra e di pie­tà popo­la­re, inse­gnan­te di ita­lia­no e gre­co, cri­ti­co e sto­ri­co del­la let­te­ra­tu­ra cala­bre­se, sag­gi­sta, elze­vi­ri­sta, cor­si­vi­sta, situa­zio­ni­sta, pole­mi­sta, ope­ra­to­re cul­tu­ra­le a tut­to ton­do. Non si mos­se mai dal­la sua Bova Mari­na. E pagò prez­zi sala­ti. Gli fu nega­ta la cat­te­dra uni­ver­si­ta­ria in let­te­ra­tu­ra cala­bre­se seb­be­ne rico­pris­se la cari­ca di pro-ret­to­re dell’Università per stra­nie­ri di Reg­gio Cala­bria. Il corag­gio non gli man­cò mai dal momen­to che fece anche poli­ti­ca atti­va, qua­si sem­pre a per­de­re nel sal­do tra il dare (idee) e il rice­ve­re (bene­fi­ci per­so­na­li). I suoi detrat­to­ri, per­ché ne ebbe, per lo più silen­zio­si, gli rim­pro­ve­ra­ro­no il trat­to del “comi­zian­te” che poi non era altro che gene­ro­si­tà in nome di un idea­le.

Insom­ma, un per­so­nag­gio sin­go­la­re nel pano­ra­ma cul­tu­ra­le e poli­ti­co del­la regio­ne. Non pas­sa­va inos­ser­va­to con i suoi cap­pel­li a lar­ghe fal­de, la sciar­pa ros­sa, il tosca­no sem­pre acce­so, l’imprecazione sem­pre a por­ta­ta di lin­gua. Accan­to a que­sta cifra irre­go­la­re vis­se inten­sa­men­te la vita di let­te­ra­to, di divo­ra­to­re di libri, di cri­ti­co, di erme­neu­ta, di stu­dio­so di testi anti­chi e con­tem­po­ra­nei, con una par­ti­co­la­re dedi­zio­ne alla sto­ria del­la let­te­ra­tu­ra cala­bre­se da cui rice­vet­te il testi­mo­ne idea­le da Anto­nio Piro­mal­li. Patro­ci­nò deci­ne e deci­ne di tesi di lau­rea. Riles­se e valo­riz­zò i clas­si­ci cala­bre­si e i suoi auto­ri, da Cor­ra­do Alva­ro a Fran­ce­sco Per­ri, da Save­rio Mon­tal­to (Fran­ce­sco Baril­la­ro) a Mario La Cava, da For­tu­na­to Semi­na­ra a Save­rio Stra­ti, da Leo­ni­da Repa­ci a Sha­ro Gam­bi­no e sino a Car­mi­ne Aba­te. Tut­ti gli auto­ri cala­bre­si, tro­va­ro­no in Cru­pi le giu­ste acco­glien­ze e decli­na­zio­ni. Rea­liz­zò col­la­ne sofi­sti­ca­te ed eco­no­mi­che, anche per ragaz­zi. Rilan­ciò le figu­re di Bar­laam di Semi­na­ra, Leon­zio Pila­to e Pom­po­nio Leto. Stu­diò a fon­do il pen­sie­ro di Bene­det­to Cro­ce, di Gae­ta­no Sal­ve­mi­ni, Giu­sti­no For­tu­na­to. Da gre­ca­ni­co e meri­dio­na­li­sta ha lascia­to in ere­di­tà il volu­me “La sto­ria del meri­dio­na­li­smo” (800 pagi­ne, edi­to­re Fer­ra­ri di Ros­sa­no), l’ultima sua pub­bli­ca­zio­ne, un lavo­ro monu­men­ta­le, uni­co nel suo gene­re. Cru­pi è sta­to dimen­ti­ca­to? Pro­ba­bil­men­te sì. Insie­me a Car­lo Car­li­no, Totò Del­fi­no, Nico­la Zita­ra, Sal­va­to­re San­ta­ga­ta. Intel­let­tua­li, pro­ve­nien­ti da una stes­sa area geo­gra­fi­ca, la Locri­de, esclu­so Car­li­no che era di Cin­que­fron­di. Sarà un caso?

1 Commento

  1. Caris­si­mo Bru­no Gemelli,condivido in par­te il suo arti­co­lo e le scri­vo solo per ricor­da­re che il Prof. Pasqui­no Cru­pi, un ami­co, un com­pa­gno, un rife­ri­men­to cul­tu­ra­le, e pri­ma fu anche socia­li­sta, non e' sta­to dimen­ti­ca­to. For­se, la Cala­bria non lo ricor­da abba­stan­za (ma que­sto avvie­ne per tut­ti i suoi figli illu­stri). Io voglio ricor­da­re Pasqui­no come quel­la per­so­na genui­na e con­tro­cor­ren­te che era; un anti­con­for­mi­sta e un vero meri­dio­na­li­sta. Io ho avu­to il pia­ce­re di cono­scer­lo negli anni '70, quan­do ero a Reg­gio all'Universita' e lo aiu­ta­vo ad impa­gi­na­re il suo bol­let­ti­no poli­ti­co-cul­tu­ra­le in una tipo­gra­fia di Sbar­re. Pasqui­no era un gran­de "movi­men­ti­sta" e non nega­va la sua pre­sen­za e la sua rifles­sio­ne poli­ti­co-cul­tu­ra­le, alle ini­zia­ti­ve dove veni­va invi­ta­to. Io lo invi­tai, con mol­te remo­re, alla pre­sen­ta­zio­ne di un mio libri­ci­no auto­bio­gra­fi­co e lui non man­co' ed ebbe paro­le di apprez­za­men­to e di inco­rag­gia­men­to per il mio mode­sto lavo­ro. Per­so­nal­men­te ho avu­to modo di ricor­dar­lo sia alla Radio e alla Webtv con le qua­li col­la­bo­ro. Le Isti­tu­zio­ni cala­bre­si dovreb­be­ro fare di piu' e ricor­da­re que­sto ulti­mo gran­de meri­dio­na­li­sta che abbia­mo avu­to.

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