Pizzo Calabro, verranno recuperati i resti di Gioacchino Murat per un esame del Dna

PIZZO CALABRO – Saran­no recu­pe­ra­ti a fine mag­gio i resti uma­ni indi­vi­dua­ti nel­la crip­ta sot­ter­ra­nea del Duo­mo di Piz­zo, che si pre­su­me appar­ten­ga­no a Gioac­chi­no Murat, il re di Napo­li che nell'ottobre del 1815 fu cat­tu­ra­to, impri­gio­na­to e ucci­so nel­la cit­tà napi­ti­na. Sarà poi il test del Dna, che ver­rà effet­tua­to nei mesi suc­ces­si­vi, a con­fer­ma­re o meno se quel­le spo­glie sia­no dav­ve­ro del gio­va­ne sovra­no. A coor­di­na­re le atti­vi­tà è il comi­ta­to tec­ni­co-scien­ti­fi­co isti­tui­to dal Comu­ne di Piz­zo, in col­la­bo­ra­zio­ne con l'associazione Murat Onlus. Del comi­ta­to, oltre all'assessore alla Cul­tu­ra del Comu­ne di Piz­zo, Cri­sti­na Maz­zei, fan­no par­te la Sovrin­ten­den­te ai Beni archeo­lo­gi­ci del­la Cala­bria, Maria Tere­sa Ian­nel­li, l'antropologa dell'Università di Came­ri­no Iso­li­na Maro­ta, il par­ro­co del Duo­mo Pasqua­le Rosa­no, il pre­si­den­te dell'associazione Murat Onlus Giu­sep­pe Pagnot­ta e due uffi­cia­li del Repar­to inve­sti­ga­zio­ni scien­ti­fi­che (Ris) dei Cara­bi­nie­ri, Ser­gio Schia­vo­ne e Ser­gio Roma­no.

Quest'ultimo sarà colui che dovrà calar­si nel­la crip­ta una vol­ta rimos­sa la pesan­te lastra di mar­mo sul pavi­men­to del­la chie­sa di San Gior­gio, che sigil­la l'accesso all'antico luo­go di sepol­tu­ra. Una vol­ta den­tro, dovrà effet­tua­re rilie­vi foto­gra­fi­ci e pre­lie­vi bio­lo­gi­ci in cor­ri­spon­den­za del­la cas­sa che si ritie­ne pos­sa con­te­ne­re i resti di Murat, indi­vi­dua­ta nel 2011 gra­zie a una son­da con tele­ca­me­ra che fu cala­ta per esplo­ra­re i sot­ter­ra­nei del duo­mo. In quell'occasione, le imma­gi­ni mostra­ro­no nume­ro­sis­si­mi resti di cor­pi uma­ni, tumu­la­ti nel cor­so dei seco­li, a con­fer­ma del­la con­sue­tu­di­ne di sep­pel­li­re i defun­ti sot­to le chie­se. Tra que­ste spo­glie, fu indi­vi­dua­ta una cas­sa che cor­ri­spon­de alla descri­zio­ne che alcu­ne cro­na­che dell'epoca fan­no dell'ultimo viag­gio di Murat. In par­ti­co­la­re, dopo la fuci­la­zio­ne, il cor­po di Murat ven­ne com­po­sto in una cas­sa di abe­te che, duran­te il tra­spor­to ver­so il duo­mo, cad­de sul sel­cia­to, rom­pen­do­si. Per ovvia­re all'incidente, fu effet­tua­ta una ripa­ra­zio­ne di for­tu­na, avvol­gen­do la cas­sa con una lun­ga cor­da al fine di tener­la insie­me. Ed è pro­prio su un fere­tro lega­to da una cor­da che si è quin­di con­cen­tra­ta l'attenzione dei ricer­ca­to­ri. Le pro­ba­bi­li­tà che con­ten­ga le spo­glie mor­ta­li di Gioac­chi­no sono mol­to alte, ma il dilem­ma potrà esse­re risol­to sol­tan­to calan­do­si nel­la crip­ta, ana­liz­zan­do i resti ed effet­tuan­do un pre­lie­vo per il test del Dna. 

Nei pros­si­mi gior­ni, il comi­ta­to tec­ni­co-scien­ti­fi­co invie­rà al vesco­vo di Mile­to una rela­zio­ne det­ta­glia­ta del­la pro­ce­du­ra e del­la tem­pi­sti­ca che si inten­de segui­re, per il via libe­ra da par­te del­la Dio­ce­si, che deve for­mal­men­te auto­riz­za­re le ope­ra­zio­ni di ricer­ca. "Riu­sci­re a indi­vi­dua­re con cer­tez­za il cor­po di Murat sareb­be mol­to impor­tan­te – ha det­to l'assessore Maz­zei – per­ché que­sta sco­per­ta accre­sce­reb­be la capa­ci­tà attrat­ti­va di Piz­zo, che già fa leva sull'importante figu­ra di que­sto gio­va­ne re e del­le vicen­de sto­ri­che che lo coin­vol­se­ro".