Reggio Calabria, insegnante di religione segregava anziani in casa e li derubava

Car­lo Macrì Cor­rie­re del­la Sera REGGIO CALABRIA – Li chia­ma­va «il cane» e «la gat­ta». E non era­no i suoi ani­ma­li dome­sti­ci; ma pur­trop­po due anzia­ni con pro­ble­mi psi­chia­tri­ci che ospi­ta­va in un appar­ta­men­to-tugu­rio di sua pro­prie­tà, con l'intento di spol­par­li di ogni ave­re. Anche tra­mi­te riti magi­ci. Accu­se pesan­tis­si­me di cui dovrà rispon­de­re un'insegnante di reli­gio­ne, la pro­fes­so­res­sa Maria D'Ascola, 50enne di Reg­gio Cala­bria, domi­ci­lia­ta a Mes­si­na, arre­sta­ta dagli uomi­ni del­la Guar­dia di Finan­za.

La don­na «ade­sca­va» gli anzia­ni nel­le comu­ni­tà, nei cen­tri Cari­tas o nel­le resi­den­ze per gli anzia­ni. Si face­va scu­do dell'insegnamento del­la reli­gio­ne e ave­va quin­di faci­le acces­so in que­sti luo­ghi di acco­glien­za. È qui che indi­vi­dua­va le sue «pre­de» spes­so sen­za paren­ti che rag­gi­ra­va facen­do­gli anche del­le pra­ti­che magi­che. La «san­to­na» ave­va mol­ta abi­li­tà ad allon­ta­na­re i vec­chiet­ti dal­le rispet­ti­ve fami­glie e a indur­li a pro­te­sta­re con gli accom­pa­gna­to­ri, nel­le resi­den­ze per anzia­ni, in modo da poter inter­ve­ni­re e tra­sfe­rir­li nel­la sua dimo­ra. Il tut­to avve­ni­va con meto­di gar­ba­ti e rega­lie. Una vol­ta tra­sfe­ri­ti nel­la sua abi­ta­zio­ne ini­zia­va il pro­ces­so di «con­vin­ci­men­to» con meto­di dif­fe­ren­ti e bru­schi. Fino a fal­si­fi­ca­re i testa­men­ti.

I finan­zie­ri, che han­no fat­to acces­so all'alloggio dove la pro­fes­so­res­sa tene­va i due anzia­ni, han­no tro­va­to immon­di­zia e escre­men­ti; men­tre i let­to sui cui dor­mi­va­no gli «ospi­ti» era­no bran­di­ne arrug­gi­ni­te. Ma non solo: rovi­stan­do tra i rifiu­ti e mobi­li acca­ta­sta­ti, gli agen­ti han­no rin­ve­nu­to un «arma­men­ta­rio» di ogget­ti, istru­zio­ni per pra­ti­ca­re riti magi­ci per rimuo­ve­re le vibra­zio­ni dal­le case, ora­zio­ni per crea­re una «coraz­za di pro­te­zio­ne», amu­le­ti e tali­sma­ni. Il rag­gi­ro mes­so in atto dal­la don­na è dura­to diver­si anni con una for­tu­na in ter­mi­ni eco­no­mi­ci, anco­ra tut­ta da accer­ta­re.

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