«Resto orgogliosamente renziano». Il segretario regionale del Pd, Magorno, spiega la fase politica

Ernesto Magorno

Bru­no Gemel­li Quo­ti­dia­no del Sud COSENZA – Magor­no vuo­le for­tis­si­ma­men­te fare il con­gres­so regio­na­le cala­bre­se. E da gior­ni che lo dice.

Sena­to­re però il piat­to pian­ge…

«Il voto del 4 mar­zo ha con­se­gna­to al Pd un respon­so chia­ro e sen­za appel­li: ci misu­ria­mo in Cala­bria e nel resto del Pae­se con una scon­fit­ta di dimen­sio­ni ecla­tan­ti, che chia­ma in cau­sa la respon­sa­bi­li­tà dell’intero grup­po diri­gen­te e inter­ro­ga ognu­no di noi sull’urgenza di un ripen­sa­men­to com­ples­si­vo di linea poli­ti­ca, di siste­ma par­ti­to e di per­so­na­le poli­ti­co».

Lei è un iper-fede­lis­si­mo ren­zia­no. Ne vuo­le spie­ga­re le ragio­ni?

«Ren­zi, che io con­ti­nue­rò sem­pre a soste­ne­re, si è fat­to da par­te, dimo­stran­do anco­ra una vol­ta luci­di­tà e un auten­ti­co sen­so di appar­te­nen­za al par­ti­to. Oggi lo ritro­via­mo anco­ra sot­to il fuo­co incro­cia­to degli attac­chi, per­ché è l’unico lea­der vero del par­ti­to».

La Cala­bria si è ade­gua­ta al dato nega­ti­vo nazio­na­le…

«Quan­to alla Cala­bria – già a poche ore dall’esito del­le urne – ho inte­so pub­bli­ca­men­te assu­me­re per inte­ro sul­le mie spal­le il peso del­la scon­fit­ta. Il lavo­ro che ora abbia­mo davan­ti è imma­ne: si trat­ta soprat­tut­to di rico­strui­re un rap­por­to e una con­nes­sio­ne anche emo­ti­va con l’elettorato e con i nostri iscrit­ti, attra­ver­so una sele­zio­ne di temi emer­si dal dibat­ti­to elet­to­ra­le, a par­ti­re dal disa­gio socia­le e del­le nuo­ve gene­ra­zio­ni, in un’esplicita doman­da di oppor­tu­ni­tà di lavo­ro e quin­di di spe­ran­za nel futu­ro, e anco­ra la que­stio­ne meri­dio­na­le, che cer­to non può esse­re bana­liz­za­ta ricon­du­cen­do il voto di mas­sa ai 5stelle come richie­sta di for­me di assi­sten­zia­li­smo».

Per­ché insi­ste per cele­bra­re il con­gres­so cala­bre­se quan­do quel­lo nazio­na­le non si farà?

«In Cala­bria resta trac­cia­to il per­cor­so con­gres­sua­le, che avrà come pri­mo momen­to di sno­do la riu­nio­ne a stret­to giro dell’assemblea regio­na­le, l’organo col­le­gia­le depu­ta­to alla con­vo­ca­zio­ne for­ma­le del con­gres­so. Toc­che­rà poi alla dire­zio­ne regio­na­le dare man­da­to a una com­mis­sio­ne di sti­la­re le rego­le con­gres­sua­li e accom­pa­gna­re il par­ti­to all’elezione del nuo­vo grup­po diri­gen­te. Ho volu­to con for­za segui­re fino all’ultimo le rego­le del nostro par­ti­to. Resto con­vin­to – e su que­sta linea ho ritro­va­to la mas­si­ma con­di­vi­sio­ne del segre­ta­rio reg­gen­te Mar­ti­na e del respon­sa­bi­le orga­niz­za­ti­vo nazio­na­le Ros­si – del­la neces­si­tà per il Pd Cala­bria di dotar­si di un sgre­ta­rio e di un grup­po di diri­gen­te nel pie­no del­le pro­prie fun­zio­ni, for­ti di un man­da­to demo­cra­ti­co in gra­do di affron­ta­re la nuo­va fase che ci tro­via­mo a vive­re. Chi oggi non vuo­le il con­gres­so regio­na­le, por­ta avan­ti una visio­ne di cor­to respi­ro e di pura tat­ti­ca, spes­so fun­zio­na­le alla con­ser­va­zio­ne o alla imple­men­ta­zio­ne o alla crea­zio­ne di pro­pri inte­res­se di pote­re».

Si assu­me qual­che respon­sa­bi­li­tà per il cre­scen­te regres­so del par­ti­to in Cala­bria?

«A chi, all’interno del par­ti­to, in que­ste ore si agi­ta e riem­pie le reda­zio­ni gior­na­li­sti­che di ana­li­si post voto sem­pre autoas­so­lu­to­rie e sem­pre pri­ve di pro­po­ste con­cre­te, dico di atti­var­si, di chie­de­re espli­ci­ta­men­te il com­mis­sa­ria­men­to del Pd Cala­bria, di misu­rar­si nell’agone. Io mi bat­te­rò per­ché il par­ti­to abbia una gui­da demo­cra­ti­ca, aven­do rico­no­sciu­to da subi­to la mia respon­sa­bi­li­tà del­la scon­fit­ta. È col­pa mia se abbia­mo per­so a Cosen­za, Vibo Valen­tia, Catan­za­ro e non ho alcun meri­to se la Regio­ne è a gui­da Pd e se mol­te ammi­ni­stra­zio­ni oggi sono affi­da­te a sin­da­ci del Pd. Ma sia­mo sicu­ri che tut­ti i con­si­glie­ri regio­na­li pos­sa­no chia­mar­si fuo­ri da un pro­ces­so di auto­cri­ti­ca? Osser­via­mo una stra­na for­ma di turi­smo per caso, assai indi­ca­ti­va di una pochez­za di ragio­na­men­to e di un osti­na­to pro­ta­go­ni­smo per­so­na­le».

Come giu­di­ca l’operato del gover­no regio­na­le?

«Cre­do che quan­to acca­du­to il 4 mar­zo deb­ba indur­re tut­ti noi, nes­su­no esclu­so, a un approc­cio diver­so anche nel­le poli­ti­che isti­tu­zio­na­li. Vale per Roma e vale per la Cala­bria. Il Gover­no nazio­na­le ha evi­den­te­men­te lavo­ra­to bene, in con­di­zio­ni di con­te­sto e inter­ne al Par­la­men­to assai dif­fi­ci­li. Sono sta­te appro­va­te leg­gi mol­to impor­tan­ti ma non è det­to che l’aumento del Pil non pos­sa con­vi­ve­re con for­me di disu­gua­glian­za e di disa­gio, che non si è sta­ti in gra­do di leg­ge­re per tem­po e gover­na­re. Non è det­to che la cre­sci­ta eco­no­mi­ca non pos­sa con­vi­ve­re con un cre­scen­te males­se­re socia­le e con un diva­rio insop­por­ta­bi­le fra Nord e Sud. Ciò vale anche per la Cala­bria: il mio giu­di­zio sul­la Giun­ta Oli­ve­rio è e resta posi­ti­vo, sono sta­te rea­liz­za­te rifor­me buo­ne, mes­so in cam­po un lavo­ro di pro­gram­ma­zio­ne di ope­re e risor­se ine­di­to per la sto­ria del regio­na­li­smo del­la Cala­bria».

E ades­so?

«Ora, alla luce del respon­so del­le urne, biso­gna anda­re ben oltre: riten­go inu­ti­le anzi dan­no­sa una discus­sio­ne incen­tra­ta su nomi­ne e inca­ri­chi, alla qua­le comun­que non inten­do par­te­ci­pa­re. Occor­re, inve­ce, con corag­gio alza­re l’asticella del nostro agi­re e rea­liz­za­re un radi­ca­le cam­bia­men­to dell’azione di gover­no in pri­mis sul fron­te del lavo­ro».

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