Rosarno, arrestato ventiduenne. "Uccise la madre per punirla di una relazione con un boss avversario"

Lucio Muso­li­no Ilfattoquotidiano.it ROSARNO – “Ho sba­glia­to. Per­do­na­te­mi”. Il tri­bu­na­le del­la ndran­ghe­ta però non ha appel­lo. Fran­ce­sco Baro­ne, di 22 anni, le rego­le tra le fami­glie mafio­se di Rosar­no le cono­sce­va bene. Il figlio di Fran­ce­sca Bel­loc­co ave­va già deci­so di lava­re il san­gue l’onta del­la rela­zio­ne extra­co­niu­ga­le tra la madre e Dome­ni­co Cac­cio­la, appar­te­nen­te a un’altra fami­glia di ndran­ghe­ta. È così ha fat­to. Il cor­po di Fran­ce­sca, nipo­te del boss erga­sto­la­no Gre­go­rio Bel­loc­co, non è mai sta­to ritro­va­to. Una “lupa­ra bian­ca” del­la qua­le oggi la Dire­zio­ne distret­tua­le anti­ma­fia di Reg­gio Cala­bria ha deli­nea­to i con­tor­ni. Tut­ti inter­ni alla cosca Bel­loc­co. Sta­mat­ti­na, infat­ti, il figlio ven­ti­duen­ne del­la don­na è sta­to arre­sta­to dal­la Squa­dra mobi­le e dai cara­bi­nie­ri di Reg­gio Cala­bria con l’accusa di omi­ci­dio, occul­ta­men­to di cada­ve­re e deten­zio­ne di armi. 

Nell’estate del 2013 Fran­ce­sco Baro­ne, resi­den­te a Peden­ghe sul Gar­da, si tro­va­va a Rosar­no per un perio­do di vacan­za con la madre men­tre il padre Sal­va­to­re era rima­sto in pro­vin­cia di Bre­scia dove sta­va scon­tan­do la sor­ve­glian­za spe­cia­le. La not­te tra il 17 e il 18 ago­sto, il gio­va­ne rien­tra a casa e sor­pren­de la madre con l’amante Dome­ni­co Cac­cio­la, cugi­no di Miche­le Cac­cio­la il padre di Maria Con­cet­ta, la testi­mo­ne di giu­sti­zia che, dopo un perio­do di col­la­bo­ra­zio­ne con la magi­stra­tu­ra, è rien­tra­ta a Rosar­no dove è mor­ta per ave­re inge­ri­to aci­do. Dome­ni­co Cac­cio­la rie­sce a scap­pa­re e di lui, da un anno e mez­zo, non si han­no noti­zie, né è mai sta­ta pre­sen­ta­ta una denun­cia di scom­par­sa dai fami­lia­ri. Fran­ce­sca Bel­loc­co, inve­ce, no. Stan­do alla rico­stru­zio­ne del­la squa­dra mobi­le e dei cara­bi­nie­ri, avreb­be ten­ta­to di tele­fo­na­re al mari­to al qua­le riu­sci­rà solo a dire “ho sba­glia­to” pri­ma che il figlio le strap­pi il tele­fo­no dal­le mani. Fran­ce­sco Baro­ne orga­niz­za, quin­di, l’omicidio gra­zie all’aiuto di alme­no altri due sica­ri, arma­ti e con il pas­sa­mon­ta­gna, che all’alba lo rag­giun­go­no nell’abitazione.

Nel gara­ge di Fran­ce­sca Bel­loc­co entra una Fiat Pan­da dove la don­na vie­ne cari­ca­ta e por­ta­ta via dal figlio Fran­ce­sco che dopo tre gior­ni tor­na a Peden­ghe sul Gar­da per rac­con­ta­re tut­to al padre. È lì che Sal­va­to­re e Fran­ce­sco Baro­ne denun­cia­no la scom­par­sa del­la con­giun­ta soste­nen­do che si sareb­be allon­ta­na­ta volon­ta­ria­men­te. “Per­do­na­te­mi”. Fran­ce­sca urla­va pri­ma che la ucci­des­se­ro. Le gri­da sono sta­te ascol­ta­te da un vici­no di casa, un vigi­le urba­no che ha assi­sti­to ai movi­men­ti dei sica­ri e, dopo mesi di tra­va­glio inte­rio­re, ha deci­so di testi­mo­nia­re e denun­cia­re tut­to alla magi­stra­tu­ra. Il corag­gio di quest’uomo, oggi inse­ri­to nel pro­gram­ma di pro­te­zio­ne testi­mo­ni assie­me alla sua fami­glia, è sta­to più vol­te sot­to­li­nea­to nel cor­so del­la con­fe­ren­za stam­pa dal pro­cu­ra­to­re del­la Repub­bli­ca Fede­ri­co Cafie­ro De Raho: “La figu­ra di que­sto testi­mo­ne è l’esempio di un’omertà che vie­ne fran­tu­ma­ta dal sen­so del­lo Sta­to. La sua deci­sio­ne è sta­ta dolo­ro­sis­si­ma ma è una per­so­na che si è reso con­to di cosa è più impor­tan­te. L’omicidio di Fran­ce­sca Bel­loc­co è un fat­to di una gra­vi­tà inau­di­ta che dimo­stra come il tes­su­to ndran­ghe­ti­sta sia di una tale spie­ta­tez­za da arri­va­re a un’eliminazione impen­sa­bi­le”.

“È un omi­ci­dio ispi­ra­to alla logi­ca del­la sot­to­mis­sio­ne, dell’omertà e del­la rego­la di puni­re l’onta all’interno del­la pro­pria fami­glia” aggiun­ge l’ex pro­cu­ra­to­re aggiun­te Otta­vio Sfer­laz­za, oggi a capo del­la Pro­cu­ra di Pal­mi. Gli fa eco il que­sto­re Raf­fae­le Gras­si secon­do cui “l’inchiesta che ha por­ta­to all’arresto di Baro­ne dimo­stra quel­lo che è il Dna del­la ndran­ghe­ta: rego­le arcai­che a tal pun­to che un figlio ucci­de la madre per­ché fedi­fra­ga”. “Tut­ti i pro­ta­go­ni­sti di que­sta sto­ria – ha aggiun­to il capo del­la Mobi­le Fran­ce­sco Rat­tà – sono sta­ti pas­sa­ti al setac­cio. Le ana­li­si che abbia­mo fat­to sui cel­lu­la­ri e sul­le cel­le tele­fo­ni­che uti­liz­za­te ci sono ser­vi­te per con­trad­di­re l’alibi del figlio assas­si­no”. Un figlio che non ha avu­to pie­tà per la madre “col­pe­vo­le” di ave­re avu­to una rela­zio­ne extra­co­niu­ga­le con un espo­nen­te di un’altra fami­glia mafio­sa.

Intercettazioni e collaboratori: l'intreccio sull'omicidio di Franca Bellocco 

Clau­dio Cor­do­va Ildispaccio.it REGGIO CALABRIA – Ci sono anche le dichia­ra­zio­ni dell'avvocato Vit­to­rio Pisa­ni (nel­la foto) tra il mate­ria­le indi­zia­rio che la Dda di Reg­gio Cala­bria ha rac­col­to su Fran­ce­sco Baro­ne, accu­sa­to dell'omicidio e dell'occultamento del cada­ve­re del­la madre, Fran­ce­sca Bel­loc­co, ucci­sa per la rela­zio­ne extra­co­niu­ga­le intrat­te­nu­ta con Dome­ni­co Cac­cio­la a Rosar­no. Pisa­ni avreb­be appre­so dal­la zia Maria Con­cet­ta Napo­li che Patri­zia Bel­loc­co le ave­va con­fi­da­to che l'omicidio del­la sorel­la era sta­to moti­va­to dal­la neces­si­tà di "lava­re l'onore del­le fami­glie Cac­cio­la e Bel­loc­co, ono­re che era sta­to gra­ve­men­te offe­so dal­la rela­zio­ne sen­ti­men­ta­le tra Bel­loc­co Fran­ce­sca e Cac­cio­la Dome­ni­co, rela­zio­ne che anda­va avan­ti da anni". L'avvocato Pisa­ni ha deci­so alcu­ni mesi fa di col­la­bo­ra­re con la giu­sti­zia, dopo esse­re sta­to coin­vol­to e con­dan­na­to per le pres­sio­ni effet­tua­te su Maria Con­cet­ta Cac­cio­la, testi­mo­ne di giu­sti­zia mor­ta per inge­stio­ne di aci­do muria­ti­co dopo esse­re sta­ta costret­ta a ritrat­ta­re le accu­se fat­te sul­la pro­pria fami­glia e sul clan Bel­loc­co di Rosar­no:

"Bel­loc­co Patri­zia… pian­gen­do le ave­va det­to che spe­ra­va che la sorel­la Fran­ce­sca, pri­ma di esse­re sot­ter­ra­ta, fos­se sta­ta alme­no sep­pel­li­ta in manie­ra ade­gua­ta". Ma Pisa­ni è solo uno dei dichia­ran­ti a rife­ri­re sul caso. A par­la­re, infat­ti, è anche il col­la­bo­ra­to­re di giu­sti­zia Sal­va­to­re Fac­chi­net­ti: "Mi han­no det­to che Cac­cio­la Dome­ni­co è sta­to ucci­so a cau­sa di una rela­zio­ne extra­co­niu­ga­le che lo stes­so ave­va con una del­le figlie di Bel­loc­co Pie­tro e, pre­ci­sa­men­te, con quel­la spo­sa­ta con Baro­ne Sal­va­to­re […] il Cac­cio­la sareb­be sta­to ucci­so insie­me alla Bel­loc­co dal figlio di quest'ultima che li avreb­be sor­pre­si a let­to". Fat­ti che ven­go­no con­fer­ma­ti anche dal­la testi­mo­ne di giu­sti­zia Giu­sep­pi­na Mul­ta­ri. Mim­mo Cac­cio­la, infat­ti, era suo suo­ce­ro: "Era nota a tut­ti in fami­glia, tan­to che si sospet­ta­va che il suo ulti­mo figlio fos­se sta­to con­ce­pi­to con mio suo­ce­ro". Sul­la vicen­da appa­io­no impor­tan­ti anche le comu­ni­ca­zio­ni cap­ta­te tra Rita Baro­ne, sorel­la di Fran­ce­sco Baro­ne, arre­sta­to oggi, e una com­pa­gna. Le due com­men­ta­no infat­ti gli arti­co­li stam­pa pub­bli­ca­ti nell'ottobre 2013. In par­ti­co­la­re, a scri­ve­re per pri­mo del­la vicen­da sarà il gior­na­li­sta Miche­le Inser­ra su "Il Quo­ti­dia­no del­la Cala­bria": "E' una put­ta­na! Basta non voglio più sen­ti­re il suo nome". 

La sorel­la si dimo­stre­rà anche piut­to­sto cer­ta cir­ca la respon­sa­bi­li­tà del fra­tel­lo, che avreb­be "ere­di­ta­to" la fero­cia dal­la paren­te­la con i Bel­loc­co: "Non tor­na per­ché se è viva sa che mio fra­tel­lo l'ammazza, non tan­to mio papà per­ché mio papà non l'ammazzerebbe mai, per­ché mio papà è dav­ve­ro inna­mo­ra­to di mia mam­ma… Quin­di mio papà non l'amma… Cioè non l'ammazzerà mai, nono­stan­te la men­ta­li­tà, è mio fra­tel­lo che è nato con quel san­gue dei Bel­loc­co!".

Ha violato leggi di ndrangheta: testimone racconta l' uccisione di Francesca Bellocco

Vale­ria Guar­nie­ra Ildispaccio.it REGGIO CALABRIA – "Pir­du­na­ti­mi!" – Sareb­be sta­ta que­sta l'ultima paro­la di Fran­ce­sca Bel­loc­co pri­ma di mori­re, nell'agosto del 2013, per mano di suo figlio, Fran­ce­sco Baro­ne, in testa ad un com­man­do di sica­ri. Una madre che implo­ra il figlio di lasciar­la vive­re: "Pir­du­na­ti­mi" ha det­to, nell'estremo e dispe­ra­to ten­ta­ti­vo di soprav­vi­ve­re all'aver vio­la­to le leg­gi arcai­che del­la ndran­ghe­ta. Lei, col­pe­vo­le di aver intrat­te­nu­to una rela­zio­ne fedi­gra­fa con Dome­ni­co Cac­cio­la, espo­nen­te di rilie­vo dell'omonima fami­glia di ndran­ghe­ta ope­ran­te a Rosar­no. Di lui, da quel momen­to, nes­su­na noti­zia (nes­sun fami­lia­re ne ha denun­cia­to la scom­par­sa). Poi il ten­ta­ti­vo di con­fon­de­re le acque con la denun­cia del­la scom­par­sa del­la don­na pre­sen­ta­ta, qual­che gior­no dopo, pro­prio dal figlio, a Paden­ghe sul Gar­da (BS) dove il padre, Sal­va­to­re Baro­ne, sta­va scon­tan­do la Sor­ve­glian­za Spe­cia­le.

Padre e figlio han­no par­la­to di "allon­ta­na­men­to" del­la don­na dall'abitazione di Rosar­no, luo­go in cui sta­va tra­scor­ren­do le vacan­ze esti­ve. Tesi esclu­sa fin da subi­to dagli inqui­ren­ti: la scom­par­sa di Fran­ce­sca Bel­loc­co, nipo­te del boss erga­sto­la­no Gre­go­rio Bel­loc­co e di Dome­ni­co Cac­cio­la, posto ai ver­ti­ci dell'omonima ndri­na di Rosar­no, dove­va leg­ger­si nell'ambito del­le dina­mi­che del­la cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta di Rosar­no. Di qui la deci­sio­ne di affi­da­re le inda­gi­ni alla Dire­zio­ne Distret­tua­le Anti­ma­fia di Reg­gio Cala­bria; agli inve­sti­ga­to­ri del­la loca­le Squa­dra Mobi­le sul fron­te Bel­loc­co e del Nucleo Inve­sti­ga­ti­vo dei Cara­bi­nie­ri su quel­lo dei Cac­cio­la. Que­sta mat­ti­na l'arresto di Fran­ce­sco Baro­ne, loca­liz­za­to e cat­tu­ra­to all'interno dell'aeroporto di Lame­zia Ter­me, pro­prio men­tre sta­va per imbar­car­si per un volo diret­to in Lom­bar­dia e la con­fe­ren­za stam­pa, in Pro­cu­ra a Reg­gio Cala­bria, per illu­stra­re i det­ta­gli di un'operazione mol­to deli­ca­ta che ha richie­sto tem­po, atten­zio­ne e gran­de sfor­zo inve­sti­ga­ti­vo e che ha tro­va­to il suo pun­to di for­za nel­la testi­mo­nian­za di un uomo che, volon­ta­ria­men­te, ha deci­so – dopo un lun­go tra­va­glio inte­rio­re – di dire cosa ave­va visto e sen­ti­to.

Il tor­men­to inte­rio­re non lo face­va dor­mi­re. Ha avu­to un ruo­lo fon­da­men­ta­le la testi­mo­nian­za dell'uomo che, dopo visto un com­man­do di tre uomi­ni incap­puc­cia­ti arri­va­re su un auto scu­ra ed entra­re nell'abitazione dei Bel­loc­co, ha capi­to che qual­co­sa non anda­va. Quel­la paro­la urla­ta – "Pir­du­na­ti­mi"- che pro­ba­bil­men­te anco­ra gli rim­bom­ba nel­la testa e poi il silen­zio. "In que­sta tri­ste vicen­da c'è un aspet­to che è fon­da­men­ta­le – ha det­to il pro­cu­ra­to­re Otta­vio Sfer­laz­za – una vol­ta tan­to ci tro­via­mo di fron­te ad un testi­mo­ne, e non ad un col­la­bo­ra­to­re di giu­sti­zia, cioè di una per­so­na che ha sen­ti­to il dove­re mora­le e civi­co di denun­cia­re quel­lo che ave­va visto e che – ha più vol­te riba­di­to – non riu­sci­va a tener­si den­tro. Si trat­ta di una scel­ta dolo­ro­sa che accre­di­ta anco­ra di più l'attendibilità di que­sto teste, che ha dovu­to scon­vol­ge­re la pro­pria vita e quel­la dell'intero nucleo fami­lia­re e che ovvia­men­te si tro­va già in una loca­li­tà pro­tet­ta. Non è sta­to faci­le per lui – ha spie­ga­to Sfer­laz­za – la pau­ra di scon­vol­ge­re le vite dei suoi fami­lia­ri e di esse­re abban­do­na­to dal­lo Sta­to lo tor­men­ta­va. Ha vin­to il sen­so civi­co: un dram­ma uma­no supe­ra­to solo gra­zie al pro­fon­do sen­so di giu­sti­zia che lo ani­ma­va".

L'analisi minu­zio­sa del traf­fi­co tele­fo­ni­co e dei dati memo­riz­za­ti dal­le uten­ze cel­lu­la­ri han­no con­sen­ti­to di ope­ra­re una pri­ma rico­stru­zio­ne degli even­ti che han­no por­ta­to all'omicidio del­la don­na: l'improvviso rien­tro nell'abitazione di Fran­ce­sco Baro­ne men­tre la madre era con l'amante. Il dispe­ra­to ten­ta­ti­vo del­la don­na di par­la­re al tele­fo­no con il mari­to – al qua­le riu­sci­rà a dire sola­men­te "ho sba­glia­to" – e la sua sostan­zia­le impo­ten­za di fron­te al figlio con luci­da furia omi­ci­da a capo di un com­man­do di sica­ri da lui stes­so capeg­gia­to. "Un fat­to di una gra­vi­tà inau­di­ta – ha det­to il Pro­cu­ra­to­re Cafie­ro de Raho – che rap­pre­sen­ta vera­men­te come il tes­su­to ndran­ghe­ti­sta sia di una tale spie­ta­tez­za e al di fuo­ri di qua­lun­que sen­ti­men­to uma­no. Sia­mo rri­va­ti a que­sto risul­ta­to gra­zie allo sfor­zo inve­sti­ga­ti­vo e al gran­dis­si­mo impe­gno che Cara­bi­nie­ri e Poli­zia di Sta­to han­no por­ta­to avan­ti per fare luce su un fat­to che è sen­za pre­ce­den­ti. Testi­mo­nian­za del­la siner­gia che c'è tra gli orga­ni inve­sti­ga­ti­vi che ha con­sen­ti­to un risul­ta­to di gran­dis­si­ma impor­tan­za. Sia­mo arri­va­ti a que­sta solu­zio­ne gra­zie a un testi­mo­ne che si è tro­va­to a per­ce­pi­re e vede­re alcu­ne imma­gi­ni che, uni­ta­men­te agli altri ele­men­ti, ci ha con­sen­ti­to di richie­de­re la misu­ra cau­te­la­re". A sot­to­li­nea­re l'importanza del lavo­ro di squa­dra anche il Que­sto­re di Reg­gio Cala­bria, Raf­fae­le Gras­si: "Un'indagine com­ples­sa e arti­co­la­ta fat­ta con­giun­ta­men­te tra Poli­zia di Sta­to e Cara­bi­nie­ri – ha det­to – che dimo­stra sostan­zial­men­te due cose: qual è il DNA di que­sta orga­niz­za­zio­ne, fon­da­ta su rego­le arcai­che che – in quell'assurdo modo di pen­sa­re e di con­ce­pi­re l'esistenza – arri­va­no a giu­sti­fi­ca­re l'uccisione di una madre da par­te del figlio. E il lavo­ro siner­gi­co del­le For­ze dell'Ordine per il con­tra­sto alla cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta. La squa­dra Sta­to – ha sot­to­li­nea­to – è uni­ta nel con­tra­sto, ser­ra­to e sen­za esclu­sio­ne di col­pi, alla ndran­ghe­ta".

Uccisa e fatta scomparire: le parole del supertestimone sul caso Francesca Bellocco 

Clau­dio Cor­do­va ildispaccio.it REGGIO CALABRIA – "Diso­no­re e ver­go­gna". Paro­le che sem­bra­no usci­te dai cli­ché più clas­si­ci del­le dina­mi­che mafio­se. Paro­le che, però, sono cen­tra­li nel­le car­te d'indagine che por­ta­no in car­ce­re Fran­ce­sco Baro­ne (nel­la foto sin­go­la), accu­sa­to di aver ucci­so, uni­ta­men­te ad altri sog­get­ti, la madre, Fran­ce­sca Bel­loc­co, don­na dell'omonima e sto­ri­ca cosca di Rosar­no, "col­pe­vo­le" di aver intrat­te­nu­to una rela­zio­ne extra­co­niu­ga­le con Dome­ni­co Cac­cio­la, espo­nen­te di un altro clan di ndran­ghe­ta. I due scom­pa­ri­ran­no nell'agosto del 2013. Un fat­to stra­no e inquie­tan­te che accen­de­rà l'attenzione degli inqui­ren­ti, soprat­tut­to a cau­sa del­la comu­ne appar­te­nen­za ad ambien­ti cri­mi­na­li dei due. Ma gra­zie alla testi­mo­nian­za di un vici­no di casa (di cui si omet­to­no le gene­ra­li­tà) che la Dda di Reg­gio Cala­bria è con­vin­ta di esse­re venu­ta a capo del­la dram­ma­ti­ca vicen­da.

L'uomo, infat­ti, all'inizio del 2014, si pre­sen­te­rà ai Cara­bi­nie­ri di Gio­ia Tau­ro, ini­zian­do a for­ni­re, non in manie­ra uffi­cia­le (quin­di non con un ver­ba­le di som­ma­rie infor­ma­zio­ni testi­mo­nia­li) impor­tan­ti cir­co­stan­ze cir­ca la rela­zio­ne tra la Bel­loc­co e Cac­cio­la e, soprat­tut­to, sul fat­to che la don­na non si sareb­be allon­ta­na­ta spon­ta­nea­men­te (come inve­ce i fami­lia­ri del­la don­na diran­no nel­le pro­prie denun­ce stru­men­ta­li), ma che sareb­be sta­ta fat­ta scom­pa­ri­re. E' la mat­ti­na del 18 ago­sto quan­do l'uomo vedrà scen­de­re dal­la Fiat Pan­da di Fran­ce­sca Bel­loc­co tre uomi­ni con un pas­sa­mon­ta­gna sul capo. Arma­ti. Una dome­ni­ca mat­ti­na di metà ago­sto, tra le 7.15 e le 2.20. Pro­prio a que­sto pun­to, l'uomo, seguen­do l'inquietante sce­na che si sta­va mate­ria­liz­zan­do sot­to i pro­pri occhi, sen­ti­rà la dram­ma­ti­ca implo­ra­zio­ne che sareb­be fuo­riu­sci­ta dal­la boc­ca del­la Bel­loc­co. "Per­du­na­te­mi!". A quel pun­to, l'autovettura sareb­be sta­ta fat­ta entra­re nel gara­ge dell'abitazione del­la Bel­loc­co. La sara­ci­ne­sca si abbas­sa e rima­ne abbas­sa­ta per cin­que minu­ti cir­ca, dopo­di­ché vie­ne rial­za­ta e l'autovettura si allon­ta­na.

Da qui il dram­ma­ti­co dub­bio, che per Dda, Poli­zia e Cara­bi­nie­ri, è un sospet­to più che fon­da­to: la don­na sareb­be sta­ta ucci­sa in casa e nasco­sta all'interno dell'autovettura anche se lo stes­so testi­mo­ne affer­ma di non aver sen­ti­to né urla, né spa­ri. Uno dei tre, peral­tro, si sareb­be anche tol­to il pas­sa­mon­ta­gna. Da qui, dun­que, la testi­mo­nian­za del vici­no, che indi­vi­dua la per­so­ne in Giu­sep­pe Bel­loc­co, clas­se 1987, attual­men­te lati­tan­te, nipo­te del­la don­na. Un sog­get­to, figlio del noto boss Gre­go­rio Bel­loc­co, che, nono­stan­te la gio­va­ne età, vie­ne rite­nu­to tra i per­so­nag­gi più peri­co­lo­si e vio­len­ti del pano­ra­ma ndran­ghe­ti­sta del­la pro­vin­cia di Reg­gio Cala­bria. Il testi­mo­ne ocu­la­re rico­no­sce­rà peral­tro il gio­va­ne attra­ver­so le foto­gra­fie che gli inqui­ren­ti gli mostre­ran­no. Il vici­no di casa for­ni­rà agli inve­sti­ga­to­ri anche una ver­sio­ne cir­ca le moti­va­zio­ni del delit­to: inte­res­si e non "cor­na", ma anche il fat­to che la Bel­loc­co risul­tas­se total­men­te fuo­ri con­trol­lo, ormai deci­sa a non voler più ave­re nul­la a che fare col mari­to Baro­ne (qui nel­la foto). Ma par­le­rà anche del­le moti­va­zio­ni che por­te­ran­no i paren­ti a denun­cia­re la scom­par­sa del­la Bel­loc­co solo tre gior­ni dopo, peral­tro al Nord: quan­do inter­ver­ran­no i RIS dei Cara­bi­nie­ri, che effet­tue­ran­no i rilie­vi sull'abitazione, tro­ve­ran­no tut­to puli­to, per­ché la figlia di Fran­ce­sca Bel­loc­co (in quel perio­do 43en­ne) avreb­be lava­to ogni poten­zia­le trac­cia.

L'opera sareb­be sta­ta com­ple­ta­ta poi dal mari­to tra­di­to, Sal­va­to­re Baro­ne, avreb­be com­ple­ta­to l'opera, smon­tan­do l'abitazione, ripit­tu­ran­do­la e toglien­do per­si­no i mate­ras­si, dato che su quei mate­ras­si la don­na sareb­be sta­ta più vol­ta tro­va­ta in com­pa­gnia del pro­prio aman­te, pro­prio dal figlio Fran­ce­sco Baro­ne: "Tut­ti, in fami­glia, dal padre ai figli, era­no d'accordo su come agi­re" dice il testi­mo­ne. Da quel momen­to, infat­ti, sem­pre a det­ta del testi­mo­ne tut­ti i paren­ti "arri­va­va­no con il pet­to gon­fio, qua­si a voler far vede­re ai vici­ni che ave­va­no tol­to le cor­na, che tra l'altro dura­va­no ormai da die­ci anni". Il testi­mo­ne, nel pro­prio col­lo­quio con i Cara­bi­nie­ri, con­ti­nue­rà dicen­do che tut­ti in pae­se sape­va­no del­la rela­zio­ne tra i due: "Si dice­va che non fos­se­ro spa­ri­ti ma che, al con­tra­rio, li aves­se­ro fat­ti fuo­ri". Solo un mese fa, il 15 mar­zo 2015, l'uomo ver­rà escus­so rego­lar­men­te a som­ma­rie infor­ma­zio­ni testi­mo­nia­li: "Mi sono reso con­to del­la gra­vi­tà del­la sce­na cui ave­vo assi­sti­to, atte­so che ave­vo visto tre uomi­ni tra­vi­sa­ti da pas­sa­mon­ta­gna di cui uno arma­to con una pisto­la semiau­to­ma­ti­ca di colo­re scu­ro. Con il tra­scor­re­re del tem­po ho matu­ra­to l'idea di sen­tir­mi in obbli­go rife­ri­re quan­to a mia cono­scen­za alle for­ze dell'ordine anche per­ché non ho più nota­to la pre­sen­za in Rosar­no di Fran­ce­sca Bel­loc­co. Dopo aver­ci pen­sa­to più vol­te ed aver accen­na­to la vicen­da a mia moglie ho deci­so di toglier­mi que­sto peso dal­la coscien­za".

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