Rosarno, Beton Medma: gli occupanti contro il sindaco Idà

Kety Gala­ti Quo­ti­dia­no del Sud ROSARNO – Le tre­di­ci fami­glie rosar­ne­si le qua­li occu­pa­no i pre­fab­bri­ca­ti desti­na­ti agli immi­gra­ti costrui­ti all’interno di Beton Med­ma, l’ex cemen­ti­fi­cio con­fi­sca­to al clan Bel­loc­co, rea­gi­sco­no all’ordinanza di sgom­be­ro imme­dia­to fir­ma­ta lune­dì mat­ti­na dal sin­da­co di Rosar­no Giu­sep­pe Idà, un atto dovu­to. «Non ce ne andre­mo, ci inca­te­ne­re­mo ai can­cel­li, impu­gne­re­mo l’ordinanza», ha dichia­ra­to Katia Sta­vol­ta, la qua­le un mese fa è sta­ta sfrat­ta­ta da casa sua per­ché non riu­sci­va a paga­re il mutuo, ed oggi la sua stes­sa abi­ta­zio­ne è all’asta, ella ha un bam­bi­no di die­ci anni e la figlia incin­ta di otto mesi, la qua­le a sua vol­ta non ce la fa a paga­re l’affitto ed ha men­si­li­tà arre­tra­te.

Va ricor­da­to che lo sgom­be­ro dovrà avve­ni­re entro i ses­san­ta gior­ni, come si leg­ge nel­la stes­sa ordi­nan­za. La que­stio­ne dell’occupazione abu­si­va dei rosar­ne­si di dodi­ci modu­li diven­ta anche un caso poli­ti­co. Il capo­grup­po di oppo­si­zio­ne “Insie­me per Rosar­no”, Gian­fran­co Sac­co­man­no, a nome di tut­ti i com­po­nen­ti, ha espres­so il pro­prio dis­sen­so nei con­fron­ti dell’ordinanza che «ci lascia ester­re­fat­ti, in quan­to nell’ultimo con­si­glio comu­na­le, all’unanimità e con il voto del­lo stes­so sin­da­co si è nomi­na­ta una com­mis­sio­ne di inda­gi­ne sia per accer­ta­re even­tua­li respon­sa­bi­li­tà per la deva­sta­zio­ne del­la strut­tu­ra sia per valu­ta­re l’esistenza o meno del­le con­di­zio­ni giu­ri­di­che per il cam­bio di desti­na­zio­ne», ha dichia­ra­to Sac­co­man­no, aggiun­gen­do che «la com­mis­sio­ne si è già riu­ni­ta per lavo­ra­re per le fami­glie rosar­ne­si e che la valen­za di tale atti sarà veri­fi­ca­ta nel­le sedi oppor­tu­ne.

Quel­lo che ci lascia tra­se­co­la­ti – ha con­ti­nua­to il con­si­glie­re comu­na­le di mino­ran­za – è l’atteggiamento del sin­da­co che sen­za alcun moti­vo ha ves­sa­to ulte­rior­men­te i pro­pri cit­ta­di­ni pur sapen­do che dopo il lavo­ro del­la com­mis­sio­ne le fami­glie se non vi fos­se sta­ta nes­su­na pos­si­bi­li­tà avreb­be­ro rila­scia­to i loca­li». Sac­co­man­no poi ha sug­ge­ri­to a Idà che «sareb­be sta­to più con­so­no che il pri­mo cit­ta­di­no oltre alle paro­le, oggi sen­za signi­fi­ca­to, segna­las­se al pre­fet­to di Reg­gio Cala­bria, il gra­vis­si­mo sta­to di pover­tà dei cit­ta­di­ni e la asso­lu­ta man­can­za di lavo­ro. Que­sto è il com­pi­to del sin­da­co din­nan­zi alla dispe­ra­zio­ne di tan­te fami­glie. Lo sgom­be­ro si sareb­be comun­que avu­to par­lan­do a que­ste pove­re per­so­ne allor­quan­do si sareb­be accer­ta­to che nul­la era pos­si­bi­le fare».

Il con­si­glie­re Sac­co­man­no ha con­clu­so il suo attac­co al sin­da­co Idà accu­san­do­lo di esse­re sta­to «lon­ta­no dai biso­gni dei rosar­ne­si e asso­lu­ta man­can­za di corag­gio, con atteg­gia­men­to pale­se­men­te con­di­zio­na­to dal­la pau­ra». C’è da osser­va­re che l’amministratore Idà ha emes­so l’ordinanza, dal momen­to che non solo l’occupazione dei rosar­ne­si è abu­si­va, ma per­ché l’area è un can­tie­re aper­to, i cui lavo­ri non sono sta­ti com­ple­ta­ti per­ché il Comu­ne di Rosar­no ha per­so i fon­di mini­ste­ria­li. All’interno dell’ex impre­sa edi­le sareb­be dovu­to sor­ge­re un cen­tro di acco­glien­za e di for­ma­zio­ne per i migran­ti per l’inserimento socia­le e lavo­ra­ti­vo.

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