Sei anni di carcere per minacce all’avvocato Cacciola. Avrebbe agito contro Maria Concetta Cacciola per far ritrattare

Maria Concetta Cacciola

PALMI – Un avvocato, Gregorio Cacciola, è stato condannato a sei anni e 4 mesi di reclusione dal Tribunale di Palmi per le minacce nei confronti di Maria Concetta Cacciola, la testimone di giustizia deceduta nel 2011 dopo aver ingerito dell'acido muriatico, per indurla a ritrattare le sue accuse contro i familiari, legati alla cosca dei Bellocco di Rosarno, e gli stessi Bellocco. I giudici hanno anche disposto l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e la sospensione per cinque anni dall'attività forense. Gregorio Cacciola, omonimo ma non parente della vittima, era stato arrestato nel febbraio dello scorso anno insieme ad un altro avvocato, Vittorio Pisani – che poi ha iniziato a collaborare con gli inquirenti – al padre di Maria Concetta, Michele Cacciola, alla madre, Anna Rosalba Lazzaro, ed al fratello della vittima, Giuseppe.

I quattro erano stati processati in abbreviato e condannati dal gup di Reggio Calabria, rispettivamente, a 4 anni e 6 mesi di reclusione, 6 anni e 6 mesi, 4 anni e 10 mesi e 5 anni e 8 mesi. Cacciola, invece, aveva scelto di essere processato con il rito ordinario. I cinque, secondo l'accusa, avrebbero indotto Maria Concetta Cacciola a registrare una dichiarazione in cui affermava che tutto quello che aveva detto fino a quel momento era frutto delle costrizioni e delle pressioni dei magistrati. Le indagini avevano preso il via dopo che i giudici della Corte d'assise di Palmi e quelli di secondo grado di Reggio Calabria avevano disposto la trasmissione degli atti alla Dda al termine del processo nel quale sono stati condannati per maltrattamenti i familiari della testimone di giustizia. Secondo i giudici, infatti, Maria Concetta non si è suicidata, come era stato ipotizzato, ma era stata assassinata.

Maria Concetta Cacciola, nipote del boss Gregorio Bellocco, cognato del padre Michele, aveva deciso di collaborare con la giustizia ed era stata trasferita in una località protetta dove era rimasta fino al 10 agosto del 2010, quando decise di tornare a Rosarno per riabbracciare i figli rimasti a casa dei nonni in attesa del perfezionamento delle pratiche per il loro trasferimento. Il 20 agosto successivo morì per ingestione di acido muriatico.

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