“Stop agli inchini ai boss i portatori delle statue saranno estratti a sorte”

Affruntata a Cinquefrondi

Pao­lo Roda­ri La Repub­bli­ca CITTÀ DEL VATICANO – Nes­su­na sosta davan­ti alle case dei boss. Nien­te incan­to: per sta­bi­li­re chi por­ta la sta­tua non avrà più luo­go un’asta nel­la qua­le vin­ce chi offre di più, ma un’estrazione dei nomi. Vigi­lan­za dei par­ro­ci sul nuo­vo siste­ma. Sono le prin­ci­pa­li novi­tà intro­dot­te dal vesco­vo del­la dio­ce­si di Mile­to-Tro­pea-Nico­te­ra, Lui­gi Renzo,relativamente al fun­zio­na­men­to dell’Affruntata di Sant’Onofrio. «Occor­ro­no segna­li con­cre­ti di rot­tu­ra da cer­ti andaz­zi impro­pri», reci­ta il rego­la­men­to ema­na­to, che invi­ta «ad affi­da­re ai gio­va­ni che fre­quen­ta­no la par­roc­chia e sono vera­men­te impe­gna­ti in un cam­mi­no di fede la pos­si­bi­li­tà di por­ta­re le sta­tue, ren­den­do­li pro­ta­go­ni­sti anche nell’organizzazione». E anco­ra, si deve rinun­cia­re «a cer­ti pre­te­si pri­vi­le­gi», in modo da offri­re una vera col­la­bo­ra­zio­ne ai par­ro­ci per l’esecuzione del­le diret­ti­ve dio­ce­sa­ne. La Madon­na del­le Gra­zie di Oppi­do Mamer­ti­na. La Madon­na del­la Mon­ta­gna di Pol­si. L’Addolorata dell’Affruntata nel Vibo­ne­se. Sono alcu­ne del­le pro­ces­sio­ni e dei riti reli­gio­si che spes­so sono sta­ti uti­liz­za­ti dal­la ‘ndran­ghe­ta cala­bre­se pe rma­ni­fe­sta­re il pro­prio pote­re sul ter­ri­to­rio. La scor­sa esta­te l’ultimo “inchi­no”, in quel di Oppi­do, sca­te­nò pole­mi­che a non fini­re e un’inchiesta dal­la Dire­zio­ne distret­tua­le anti­ma­fia. Insie­me, si aprì un dibat­ti­to all’interno del­la Chie­sa cala­bre­se i cui frut­ti sono matu­ra­ti in que­sti gior­ni. Per l’Affruntata, tra­di­zio­na­le e sen­ti­ta ceri­mo­nia reli­gio­sa che simu­la la tra­smis­sio­ne del mes­sag­gio del­la resur­re­zio­ne di Gesù Cri­sto tra la Madon­na e San Gio­van­ni, mon­si­gnor Ren­zo ha scel­to un deci­so cam­bio di rot­ta che si mani­fe­sta, fra le tan­te nor­me, con “Occor­ro­no segna­li con­cre­ti di rot­tu­ra da cer­ti andaz­zi impro­pri” Il debut­to del nuo­vo rego­la­men­to con l’Affruntata di Sant’Onofrio quel­la che vie­ta espres­sa­men­te di «gira­re o sosta­re con le sacre imma­gi­ni davan­ti a case o per­so­ne, tran­ne che si trat­ti di ospe­da­li, case di cura, amma­la­ti». E anco­ra, ecco le nuo­ve rego­le sui por­ta­to­ri del­le sta­tue: sono sta­ti scel­ti per estra­zio­ne da un elen­co di pre­no­ta­ti il gior­no del­la Dome­ni­ca del­le Pal­me, e cioè ieri. Toc­che­rà ai par­ro­ci, in col­la­bo­ra­zio­ne con il comi­ta­to festa, vigi­la­re sul­la scel­ta dei por­ta­to­ri. In ogni caso non saran­no ammes­se «per­so­ne ade­ren­ti ad asso­cia­zio­ni con­dan­na­te dal­la Chie­sa, che sia­no sot­to pro­ces­so in cor­so per asso­cia­zio­ne mafio­sa o che sia­no incor­se in con­dan­na per mafia, sen­za pri­ma aver dato segni pub­bli­ci di pen­ti­men­to e di rav­ve­di­men­to». Il vesco­vo Ren­zo chie­de ai fede­li di ave­re corag­gio. E cioè di non lasciar­si «espro­pria­re di ciò che appar­tie­ne al loro patri­mo­nio reli­gio­so più genui­no, lascian­do­lo in mano a gen­te sen­za scru­po­lo, che non ha nul­la di cri­stia­no ed anzi per­se­gue una ”reli­gio­ne capo­vol­ta”, offen­si­va del vero cri­stia­ne­si­mo popo­la­re». Il rego­la­men­to è sta­to ela­bo­ra­to da una com­mis­sio­ne costi­tui­ta nel­la scor­sa esta­te, dopo esse­re sta­to discus­so e appro­va­to dal con­si­glio pre­sbi­te­ra­le nel­la sedu­ta del 12 feb­bra­io 2015. Con esso mon­si­gnor Ren­zo riba­di­sce le pro­prie pre­ro­ga­ti­ve di auto­no­mia ed indi­pen­den­za rispet­to alle inge­ren­ze del­la cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta, ma non solo. Con l’articolo 3 del pun­to “D — Adem­pi­men­ti Cano­ni­ci e civi­li”, il docu­men­to sem­bra, infat­ti, voler limi­ta­re anche l’invadenza del­le isti­tu­zio­ni del­lo Sta­to, che in pas­sa­to, ave­va­no chie­sto di cono­sce­re pre­ven­ti­va­men­te l’elenco dei por­ta­to­ri del­le sta­tue. A tal riguar­do, si affer­ma, che una tale even­tua­li­tà «pur nel­lo spi­ri­to di una oppor­tu­na e sag­gia col­la­bo­ra­zio­ne di mas­si­ma, non tro­va fon­da­men­to nel vigen­te siste­ma nor­ma­ti­vo del­lo Sta­to ita­lia­no», anzi,in vir­tù dell’Accordo Sta­to-Chie­sa del 1984 a quest’ultima è garan­ti­ta «la liber­tà di orga­niz­za­zio­ne, di pub­bli­co eser­ci­zio del cul­to, di eser­ci­zio del magi­ste­ro e del mini­ste­ro spi­ri­tua­le non­ché del­la giu­ri­sdi­zio­ne in mate­ria eccle­sia­sti­ca». In sostan­za, con le dispo­si­zio­ni con­te­nu­te nel nuo­vo rego­la­men­to, la dio­ce­si sem­bra voler comu­ni­ca­re sia allo Sta­to sia all’anti-Stato il mede­si­mo con­cet­to: le pro­ces­sio­ni, pur rivi­ste ed epu­ra­te dal­le pre­te­se del­la ndran­ghe­ta, non si toc­ca­no.

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