Tumori, uno studio su Gioia Tauro. L’Asp reggina fa il punto sui possibili agenti inquinanti nella Piana

Vale­rio Panet­tie­ri Quo­ti­dia­no del Sud GIOIA TAURO – «Gli ecces­si osser­va­ti appa­io­no degni di appro­fon­di­men­to, anche in pre­sen­za di non uni­vo­che evi­den­ze dei rilie­vi ambien­ta­li. Le comu­ni­tà devo­no impe­gnar­si nel­lo svi­lup­po eco­no­mi­co dei pro­pri ter­ri­to­ri ed Arpa e Regi­stri Tumo­ri pos­so­no con­tri­bui­re ad indi­riz­za­re ver­so uno svi­lup­po eco­so­ste­ni­bi­le. Tute­la­re la salu­te dell’ambiente e del­le per­so­ne è, dun­que, non solo un obbli­go mora­le e legi­sla­ti­vo dei gover­ni ma neces­si­tà anche dell’impegno e ricer­ca di model­li di stu­dio da par­te dei pro­fes­sio­ni­sti». Que­ste sono le con­clu­sio­ni fir­ma­te dal­la dot­to­res­sa Filo­me­na Zap­pia, respon­sa­bi­le del regi­stro tumo­ri a Reg­gio Cala­bria, al ter­mi­ne di uno stu­dio inti­to­la­to “Ana­li­si sul­la pia­na di Gio­ia Tau­ro, area a rischio di con­ta­mi­na­zio­ne ambien­ta­le”. Uno stu­dio non defi­ni­ti­vo, ma una sor­ta di cam­pa­nel­lo di allar­me su un pez­zo di Cala­bria, uno «sti­mo­lo – scri­ve Zap­pia – a moni­to­ra­re tut­to il nostro ter­ri­to­rio ed ancor di più quel­le aree che ci segna­la­no la neces­si­tà di un ulte­rio­re appro­fon­di­men­to». Que­sto per­ché a Gio­ia Tau­ro ci sono segna­li di un aumen­to di diver­se pato­lo­gie tumo­ra­li, a par­ti­re dal can­cro ai pol­mo­ni, rispet­to alla media regio­na­le, mol­to più com­pli­ca­to inve­ce cer­ca­re di capir­ne le cau­se. Nel rap­por­to, redat­to a fine mag­gio, si par­te da un pun­to, le pos­si­bi­li fon­ti di espo­si­zio­ne nel­la zona che potreb­be­ro coin­ci­de­re con alcu­ne pato­lo­gie regi­stra­te in tut­ta l’area del­la Pia­na. Ma anche qui biso­gna esse­re rea­li­sti: non ci sono in buo­na par­te, alme­no per quan­to riguar­da gli inse­dia­men­ti indu­stria­li attor­no al por­to, segna­li effet­ti­vi di una cor­re­la­zio­ne. Anzi, in mol­ti casi le ana­li­si dell’Arpacal non han­no tro­va­to (qua­si) nul­la. E que­sto chia­ri­sce il sen­so di que­sta ricer­ca. C’è biso­gno di mag­gio­ri stu­di nel­la zona e capi­re
l’effettiva inci­den­za tumo­ra­le nel­la zona. Intan­to però si par­te da que­sto, da quel­le aree che potreb­be­ro rap­pre­sen­ta­re fon­ti di inqui­na­men­to.

In pri­mo luo­go c’è il ter­mo­va­lo­riz­za­to­re gesti­to da Eco­lo­gia Oggi ma di pro­prie­tà del­la regio­ne. Stan­do all’autorizzazione ambien­ta­le rila­scia­ta l’impianto pro­du­ce il cosid­det­to Cda, il com­bu­sti­bi­le deri­va­to da rifiu­ti. C’è poi l’impianto del­la Tge spa a San Fer­di­nan­do, che si occu­pa di trat­ta­men­to di rifiu­ti spe­cia­li non peri­co­lo­si per la pro­du­zio­ne di gas per uso indu­stria­le e recu­pe­ro di mate­rie pri­me. Poi, anco­ra, il depu­ra­to­re con­sor­ti­le Iam che ser­ve dicias­set­te comu­ni. Non solo, nel­la zona del por­to c’è il cen­tro trat­ta­men­to rifiu­ti di Eco­lo­gia oggi e nell’area di Gio­ia Tau­ro esi­sto­no anche due disca­ri­che dismes­se e non boni­fi­ca­te in area Mar­rel­la. Ci sareb­be anche l’area por­tua­le ma, come scrit­to nel rap­por­to, non è sot­to­po­sto a con­trol­lo dell’Arpacal. Que­sto per­ché, ed è un para­dos­so che non riguar­da sol­tan­to la Cala­bria, i fumi del­le navi non sono sot­to­po­sti a limi­ti di leg­ge sul­le emis­sio­ni. Ulti­mo pun­to: la Bio­si­ste­mi srl che si occu­pa di recu­pe­ro rifiu­ti non peri­co­lo­si tra­mi­te bio­con­ver­sio­ne di matri­ci orga­ni­che.

Ci sono poi i siti al alto rischio indi­vi­dua­ti dal­la Regio­ne nel 2012. Nel­la zona di Poli­ste­na-Meli­cuc­co c’è il tor­ren­te Vaca­le, area di sca­ri­chi abu­si­vi. Qui l’Arpacal ha spe­ci­fi­ca­to che le acque non pre­sen­ta­no con­ta­mi­na­zio­ni, a dif­fe­ren­za dei ter­re­ni: su quel­li super­fi­cia­li in un solo pun­to è sta­to indi­vi­dua­to il Como Sei, poten­zial­men­te can­ce­ro­ge­no, men­tre i ter­re­ni pro­fon­di han­no regi­stra­to ampia­men­te il supe­ra­men­to dei para­me­tri del Cro­mo. Altra zona di sca­ri­chi abu­si­vi è a Meli­cuc­co, lun­go il tor­ren­te Scia­ra­po­ta­mo. In que­sto caso la que­stio­ne è più com­ples­sa, per­ché l’Arpacal ha cer­ti­fi­ca­to un rischio per la fal­da acqui­fe­ra sot­ter­ra­nea. Il Cro­mo Sei infat­ti è sta­to tro­va­to su ter­re­no super­fi­cia­le e pro­fon­do in diver­si son­dag­gi. Anco­ra, a Coso­le­to, c’è una disca­ri­ca di rifiu­ti soli­di urba­ni “pri­va­ta” in zona Pas­so del­la Ren­da. Qui sono sta­ti regi­stra­ti supe­ra­men­ti per arse­ni­co, anti­mo­nio, cro­mo sei, sta­gno, vana­dio, tal­lio, zin­co, piom­bo, cad­mio, cobal­to, rame, amian­to, dios­si­ne. Infi­ne Pal­mi e la disca­ri­ca dismes­sa in una vec­chia cava di cal­ca­re. Anche qui i dati par­la­no chia­ro: supe­ra­men­ti di con­cen­tra­zio­ni per cobal­to, sta­gno, vana­dio, tal­lio, zin­co, rame, beril­lio, fluo­ru­ri, dios­si­ne, cro­mo sei, cad­mio e idro­car­bu­ri. Tut­ti segna­li che indi­ca­no un inqui­na­men­to pro­fon­do dei ter­re­ni, dovu­to anche al per­co­la­to del­le disca­ri­che infil­tra­to nei ter­re­ni.

Nel rap­por­to, riba­dia­mo, non vie­ne espres­sa nes­su­na cor­re­la­zio­ne tra la pre­sen­za di impian­ti indu­stria­li e pato­lo­gie tumo­ra­li. Quel­lo che inve­ce pre­oc­cu­pa sono le vec­chie disca­ri­che e lo sta­to di diver­si tor­ren­ti. Que­sto non vuol dire che nel­le zone indu­stria­li non ci sia­no sta­ti pro­ble­mi nel cor­so degli anni: l’impianto del­la Tge per esem­pio. Per le emis­sio­ni in atmo­sfe­ra, la dit­ta «ha rice­vu­to dif­fi­da – si leg­ge – con con­se­guen­te sospen­sio­ne dell’autorizzazione alle emis­sio­ni, fino a Gen­na­io 2017, ad ope­ra dell’autorità com­pe­ten­te a segui­to di segna­la­zio­ne dei ser­vi­zi Arpa­cal inte­res­sa­ti. In atto sono in cor­so del­le pro­ve per rie­qui­li­bra­re l’impianto il cui fine è il recu­pe­ro di allu­mi­nio da rifiu­ti che lo con­ten­go­no ». Il pro­ble­ma era­no le «emis­sio­ni noci­ve cau­sa­te dal­la piro­li­si del­la pla­sti­ca ». L’impianto Bio­si­ste­mi inve­ce «è infa­se di auto­riz­za­zio­ne. È sta­to con­trol­la­to, a segui­to di richie­sta da par­te del­la Sta­zio­ne Cara­bi­nie­ri di San Fer­di­nan­do, per le emis­sio­ni odo­ri­ge­ne con suc­ces­si­ve pre­scri­zio­ni». La sede di Eco­lo­gia oggi inve­ce «non è in gestio­ne AIA per cui vie­ne con­trol­la­to secon­do il pia­no di moni­to­rag­gio e con­trol­lo», tut­ta­via «la rica­du­ta in atmo­sfe­ra e suo­lo dei microin­qui­nan­ti emes­si dal Ter­mo­va­lo­riz­za­to­re, attra­ver­so l’analisi del Cdr (Com­bu­sti­bi­le da rifiu­to) non ha evi­den­zia­to alcu­na evi­den­za di cri­ti­ci­tà ambien­ta­le». Diver­so sul­le disca­ri­che dove «i con­trol­li effet­tua­ti sui 10 pie­zo­me­tri posti lun­go il peri­me­tro del­le due disca­ri­che e sul poz­zo sito ai pie­di del­la disca­ri­ca Tec-Veo­lia han­no evi­den­zia­to supe­ra­men­ti dei limi­ti tabel­la­ri per alcu­ni ele­men­ti (fer­ro, man­ga­ne­se, allu­mi­nio, anti­mo­nio, arse­ni­co, boro, cad­mio, cro­mo tota­le, nichel, piom­bo, fluo­ru­ri). Non essen­do sta­to pos­si­bi­le indi­vi­dua­re la sor­gen­te pri­ma­ria dell’inquinamento si è rite­nu­to neces­sa­rio pro­ce­de­re alla carat­te­riz­za­zio­ne dell’intera area al fine di per­ve­ni­re al rico­no­sci­men­to del­la sor­gen­te dei con­ta­mi­nan­ti ed alla suc­ces­si­va ana­li­si di rischio ed inter­ven­to di boni­fi­ca. Il pia­no di carat­te­riz­za­zio­ne è sta­to appro­va­to in data 12 otto­bre 2016. Attual­men­te l’Arpacal sta effet­tuan­do pre­lie­vi di per­co­la­to dai poz­zi del­le due disca­ri­che per la codi­fi­ca­zio­ne al fine del­lo smal­ti­men­to». Sull’acqua inve­ce c’è da dire di più: le ana­li­si all’uscita del depu­ra­to­re Iam negli anni han­no evi­den­zia­to sfo­ra­men­ti per esche­ri­chia coli, azo­to nitri­co, azo­to ammo­nia­ca­le, azo­to nitro­so. Ma sono ana­li­si effet­tua­te in diver­si anni di moni­to­rag­gi sugli sca­ri­chi. Nei tor­ren­ti Mesi­ma, Petra­ce e Budel­lo sono gli sca­ri­chi abu­si­vi e il per­co­la­to del­le disca­ri­che a crea­re mag­gio­ri pro­ble­mi.

E arri­via­mo all’incrocio dei dati rela­ti­vo alla mor­ta­li­tà e all’incidenza nel­la Pia­na di alcu­ne pato­lo­gie rispet­to al resto del ter­ri­to­rio pro­vin­cia­le e regio­na­le. Ci sono alcu­ni segna­li per quan­to riguar­da i tumo­ri a rino­fa­rin­ge, fega­to, larin­ge e pol­mo­ne per gli uomi­ni, sto­ma­co, fega­to, larin­ge, pol­mo­ne e il sar­co­ma di Kapo­si, tumo­re mol­to raro che col­pi­sce le cel­lu­le che rico­pro­no vasi san­gui­gni o lin­fa­ti­ci. I dati di mor­ta­li­tà han­no loca­liz­za­to nell’area del­la Pia­na «un clu­ster per i tumo­ri del pol­mo­ni nei maschi – si leg­ge – cen­tra­to nei comu­ni di Meli­cuc­cà e San Pro­co­pio. I tas­si rela­ti­vi alla mor­ta­li­tà, inol­tre, con­fron­ta­ti con le altre pro­vin­ce, indi­ca­no ecces­si di rischio sta­ti­sti­ca­men­te signi­fi­ca­ti­vi nel­la zona in que­stio­ne. «Va evi­den­zia­to – con­ti­nua il rap­por­to – che l’area di Gio­ia Tau­ro è sede di una faglia ter­re­stre per cui sareb­be oppor­tu­no effet­tua­re misu­ra­zio­ni su even­tua­li ecces­si di Radon. Volen­do indi­vi­dua­re un nes­so di cau­sa tra una even­tua­le fon­te di espo­si­zio­ne e l’effetto si può fare rife­ri­men­to alle ipo­te­si “a prio­ri” del­lo stu­dio Sen­tie­ri che indi­vi­dua un’associazione, sep­pur “Limi­ta­ta” tra area por­tua­le o ince­ne­ri­to­re e tumo­re del pol­mo­ne. In tal caso va segna­la­to che il clu­ster dei tumo­ri pol­mo­na­ri insi­ste in un’area dove sono pre­sen­ti, oltre l’inceneritore di Gio­ia Tau­ro, ben tre Aree Por­tua­li: Gio­ia Tau­ro, Vil­la San Gio­van­ni e Reg­gio Cala­bria. Sia i dati di mor­ta­li­tà che quel­li di inci­den­za, nel con­fron­to con il resto del ter­ri­to­rio pro­vin­cia­le, con­fer­ma­no que­sto ecces­so di rischio, signi­fi­ca­ti­vo, dei tumo­ri pol­mo­na­ri nel­la Pia­na di Gio­ia Tau­ro».

A que­sto link la pagi­na dell'Asp che con­tie­ne i docu­men­ti in for­ma­to inte­gra­le.

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