Ndrangheta, radici in terra emiliana. La videoinchiesta di Cortocircuito e un articolo di Sabrina Pignedoli, la giornalista reggiana che ha resistito alla ndrina dei Grande-Aracri




Cor­to­cir­cui­to, web-tv indi­pen­den­te di Reg­gio Emi­lia

“Grande Aracri? Una persona tranquilla”

Sabri­na Pigne­do­li Resto del Car­li­no 20/09/2014 REGGIO EMILIA – Anche se Fran­ce­sco Gran­de Ara­cri è sta­to con­dan­na­to in via defi­ni­ti­va per asso­cia­zio­ne mafio­sa. E a pren­de­re le sue par­ti è il sin­da­co di Bre­scel­lo, Mar­cel­lo Cof­fri­ni, nel­la videoin­chie­sta rea­liz­za­ta dal gior­na­le stu­den­te­sco Cor­to­cir­cui­to. Tren­ta minu­ti di fil­ma­to, che met­to­no a nudo “La ndran­ghe­ta di casa nostra”, fat­ta non solo di cala­bre­si, ma anche di tan­ti cit­ta­di­ni reg­gia­ni che fan­no fin­ta di non vede­re. E di ammi­ni­stra­to­ri poco atten­ti, che fati­ca­no a rico­no­sce­re i pro­pri erro­ri.

Come il sin­da­co di Mon­tec­chio Pao­lo Col­li, che ha ten­ta­to di difen­de­re la scel­ta di affi­da­re i lavo­ri del­la scuo­la comu­na­le a un’azienda di Cri­ci­nia­no d’Aversa, nel Caser­ta­no, la Sae­dil. La gara d’appalto è sta­ta vin­ta con un ribas­so del 23%, ma ora l’azienda – che non ha mai avu­to la docu­men­ta­zio­ne anti­ma­fia – è ‘spa­ri­ta’ lascian­do l’opera incom­ple­ta. Tan­to che ora ci sarà biso­gno di un nuo­vo appal­to, con una nuo­va spe­sa di dena­ro pub­bli­co.

«Il sin­da­co di Mon­tec­chio cre­do rispon­de­rà del­le sue scel­te davan­ti alla cor­te dei con­ti», ha det­to gio­ve­dì il pre­si­den­te del tri­bu­na­le Fran­ce­sco Maria Caru­so, che insie­me al colon­nel­lo Pao­lo Zito e al que­sto­re Isa­bel­la Fusiel­lo ha par­te­ci­pa­to alla pre­sen­ta­zio­ne a Casal­gran­de del­la videoin­chie­sta di Cor­to­cir­cui­to.

«Io non pos­so par­la­re di Bre­scel­lo, per il ruo­lo che rico­pro. Par­lo in gene­ra­le. La mafia è anche eco­no­mia, affa­ri e pote­re, capa­ci­tà di espan­der­si sul ter­ri­to­rio – ha con­ti­nua­to Caru­so -. La mafia entra con la cor­ru­zio­ne, ha la capa­ci­tà di com­pra­re la poli­ti­ca, di met­ter­la al pro­prio ser­vi­zio». Poi Caru­so sot­to­li­nea che «come giu­di­ce, ho biso­gno del­le pro­ve per dire che tizio è mafio­so. Ma per i cit­ta­di­ni non è neces­sa­ria la con­dan­na pena­le, basta la con­dan­na del­la socie­tà civi­le, che è lo ‘stru­men­to’ miglio­re per argi­na­re le infil­tra­zio­ni».

Il Que­sto­re Isa­bel­la Fusiel­lo ha par­la­to del­le inter­dit­ti­ve, che «sono stru­men­ti ido­nei per pre­ve­ni­re infil­tra­zio­ni. Del resto la pro­vin­cia reg­gia­na è ric­ca e ha por­ta­to avan­ti gran­di ope­re, per cui è nor­ma­le che abbia atti­ra­to gli inte­res­si del­la cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta».

Il colon­nel­lo Zito ha, inve­ce, espo­sto gli impres­sio­nan­ti nume­ri del­le agro­ma­fie, che han­no un fat­tu­ra­to ipo­tiz­za­to per quest’anno di 14 miliar­di di euro, e dell’agropirateria, dove i miliar­di sal­go­no a 60. «Il ter­ri­to­rio reg­gia­no – spie­ga Zito – ha nume­ro­se eccel­len­ze ali­men­ta­ri ed è una pro­vin­cia agri­co­la. Per cui l’attenzione va tenu­ta mol­to alta. La cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta è for­te­men­te inte­res­sa­ta ai pro­dot­ti agroa­li­men­ta­ri: può impor­re la mano­do­pe­ra, otte­ne­re finan­zia­men­ti euro­pei con l’uso di pre­sta­no­mi o dichia­ran­do capi di bestia­me e cam­pi col­ti­va­ti che non ci sono».

Poi Zito esten­de l’interesse del­la cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta anche alla gran­de distri­bu­zio­ne: «Le mafie pos­so­no con­trol­la­re il busi­ness col­le­ga­to ai cen­tri com­mer­cia­li e alla logi­sti­ca con­nes­sa ai tra­spor­ti».

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