Un incendio e una donna morta costringono la Calabria a guardare alla tendopoli di San Ferdinando, dove i migranti da anni sono abbandonati a se stessi

SAN FERDINANDO – "Basta, non pos­sia­mo vive­re sem­pre in ten­da in que­ste con­di­zio­ni". Tra i migran­ti del­la ten­do­po­li di San Fer­di­nan­do è que­sto il com­men­to più dif­fu­so all'indomani dell'incendio che ha cau­sa­to la mor­te di una don­na, il feri­men­to gra­ve di un'altra e la distru­zio­ne di 200 barac­che. Tra loro i timo­ri pre­val­go­no sul­le spe­ran­ze. Non solo sono costret­ti a spac­car­si la schie­na nei cam­pi 12 ore al gior­no per por­ta­re a casa 25 euro, ma la not­te sono costret­ti a tra­scor­rer­la al fred­do in barac­che fati­scen­ti, in mez­zo al fan­go ed ai rifiu­ti. E mol­ti loro, oggi, non han­no nean­che più una barac­ca in cui rifu­giar­si, por­ta­ta via dal­le fiam­me insie­me a tut­ti i loro pochi ave­ri. Dem­ba ha 20 anni, vie­ne dal Gam­bia ed è arri­va­to in Ita­lia nel 2014 dopo la tra­ver­sa­ta in gom­mo­ne par­ten­do dal­la Libia. "Ades­so – spie­ga in un ita­lia­no sten­ta­to – fac­cio base in Basi­li­ca­ta e mi spo­sto tra Cala­bria e Puglia in base alla sta­gio­ne per lavo­ra­re nei cam­pi". Insom­ma, una migra­zio­ne nel­la migra­zio­ne. Per sal­va­re quel­lo che ha più di pre­zio­so, il per­mes­so di sog­gior­no, Dem­ba ha mes­so a rischio la sua vita e si è ustio­na­to una mano. Dopo la medi­ca­zio­ne in ospe­da­le è tor­na­to subi­to al cam­po. Il lavo­ro è un bene trop­po neces­sa­rio, anche se sot­to­pa­ga­to, per rinun­ciar­ci. Lui, come tut­ti i migran­ti del­la ten­do­po­li, aspi­ra ad una siste­ma­zio­ne deco­ro­sa. "Sia­mo stan­chi di dor­mi­re nel fan­go, non ce la fac­cia­mo più", dice Moha­med. E altri gio­va­ni afri­ca­ni che stan­no intor­no a lui annui­sco­no. Ad alle­via­re per quan­to pos­si­bi­le i loro disa­gi ci pen­sa­no "papà Afri­ca", Bar­to­lo Mer­cu­ri, un mobi­lie­re che da 20 anni si occu­pa di for­ni­re assi­sten­za ai migran­ti, e don Rober­to Medu­ri, par­ro­co di Sant'Antonio del Bosco, fra­zio­ne di Rosar­no. Anche in una gior­na­ta dram­ma­ti­ca come quel­la di oggi, sono loro i pun­ti di rife­ri­men­to. Per un pasto cal­do, per le medi­ci­ne, per qual­sia­si tipo di assi­sten­za. "'Papà Afri­ca buo­no" dice riden­do un migran­te sene­ga­le­se men­tre gli chie­de noti­zie su come pas­se­rà la not­te. Per­ché i timo­ri per il futu­ro resta­no, ed epi­so­di come quel­li del­la not­te scor­sa non fan­no che acuir­li, ma que­sti migran­ti, nono­stan­te tut­te le avver­si­tà, con­ti­nua­no a col­ti­va­re la spe­ran­za di una vita miglio­re.

Una fiam­ma­ta improv­vi­sa e poi un infer­no di fuo­co che in pochi minu­ti ha man­da­to in cene­re 200 tra ten­de e barac­che por­tan­do­si via la vita di una 26enne nige­ria­na, Bec­ky Moses, e ustio­nan­do gra­ve­men­te un'altra don­na di 27 anni tra­sfe­ri­ta nel cen­tro gran­di ustio­ni di Cata­nia. Bec­ky era giun­ta a San Fer­di­nan­do solo da pochi gior­ni. In pre­ce­den­za era inse­ri­ta nei pro­get­ti Sprar atti­va­ti nel Comu­ne di Ria­ce gui­da­to dal sin­da­co Dome­ni­co Luca­no, dive­nu­to famo­so per i suoi pro­get­ti di acco­glien­za. La don­na, però, ha dovu­to andar­se­ne dopo che le era sta­to nega­to l'asilo poli­ti­co. Bec­ky ave­va pre­sen­ta­to ricor­so ma que­sta con­di­zio­ne non le con­sen­ti­va comun­que più di poter entra­re nel pro­gram­ma Sprar. Una tra­ge­dia per cer­ti ver­si annun­cia­ta quel­la acca­du­ta nel­la ten­do­po­li di San Fer­di­nan­do, gros­so comu­ne del­la Pia­na di Gio­ia Tau­ro, dove nel­la sta­gio­ne inver­na­le arri­va­no miglia­ia di migran­ti alla ricer­ca di un lavo­ro nei cam­pi per la rac­col­ta di agru­mi. Già nel dicem­bre 2016 e nel gen­na­io 2017 altri incen­di era­no scop­pia­ti nel­la barac­co­po­li sor­ta nell'area indu­stria­le e che in que­sto perio­do "ospi­ta" alme­no due­mi­la per­so­ne. In quei casi le fiam­me si era­no limi­ta­te a col­pi­re una sola barac­ca, feren­do solo gli occu­pan­ti. La not­te scor­sa c'è scap­pa­to il mor­to, com­pli­ce anche il ven­to che ha fat­to rapi­da­men­te pro­pa­ga­re le fiam­me ali­men­ta­te da pla­sti­ca, car­ta e legno con cui sono fat­te le barac­che, poste una accan­to all'altra. Ed è sta­to solo per un caso for­tui­to che non ci sia sta­to un nume­ro di vit­ti­me mag­gio­re. Ades­so i cara­bi­nie­ri, inter­ve­nu­ti insie­me alla poli­zia, dovran­no chia­ri­re le ori­gi­ni del rogo. Al momen­to nes­su­na ipo­te­si vie­ne esclu­sa in atte­sa del­la rela­zio­ne defi­ni­ti­va dei tec­ni­ci dei vigi­li del fuo­co e dei risul­ta­ti dell'autopsia sul cor­po car­bo­niz­za­to del­la vit­ti­ma. Nel cam­po, però, tra i migran­ti cir­co­la l'indiscrezione che nel­la tar­da sera­ta di ieri ci sareb­be sta­ta una lite tra un uomo del Gam­bia ed una don­na nige­ria­na – sen­za spe­ci­fi­ca­re se fos­se la vit­ti­ma, la feri­ta o un'altra don­na – che avreb­be pre­ce­du­to il rogo. Secon­do i pri­mi rilie­vi dei vigi­li del fuo­co, comun­que, l'incendio avreb­be avu­to ori­gi­ne in una barac­ca distan­te da quel­le in cui si tro­va­va­no Bec­ky e la don­na rima­sta ustio­na­ta. La ten­do­po­li in cui è scop­pia­to l'incendio dista solo poche cen­ti­na­ia di metri dal­la nuo­va strut­tu­ra dota­ta di ser­vi­zi e video­sor­ve­glian­za, aper­ta l'estate scor­sa con l'intento di por­re fine allo sta­to di degra­do in cui si tro­va­no i migran­ti, costret­ti a vive­re al fred­do, nel fan­go con i rifiu­ti a fare da cor­ni­ce alle maleo­do­ran­ti barac­che. Nono­stan­te que­sto, però, la vec­chia ten­do­po­li è rima­sta al suo posto. Nel­la nuo­va strut­tu­ra si sono tra­sfe­ri­te cir­ca 500 per­so­ne, ma nel­la vec­chia gli arri­vi sono con­ti­nua­ti, anche per­ché il pic­co di pre­sen­ze si regi­stra pro­prio in que­sto perio­do. E così cir­ca due­mi­la per­so­ne affol­la­no anco­ra la vec­chia barac­co­po­li, con tut­ti i rischi che ciò com­por­ta. "A San Fer­di­nan­do c'è un pro­ble­ma di sicu­rez­za pub­bli­ca", ha det­to il pre­fet­to di Reg­gio Cala­bria Miche­le di Bari. "Sia­mo in pre­sen­za – ha aggiun­to – di una barac­co­po­li abu­si­va con deci­ne e deci­ne di strut­tu­re pre­ca­rie, occu­pa­te cia­scu­na da tre-quat­tro per­so­ne". Mol­te del­le qua­li han­no per­so tut­to, anche i pre­zio­si per­mes­si di sog­gior­no. Per sal­va­re il suo, un ven­ten­ne del Gam­bia si è ustio­na­to una mano. Ma è l'unica cosa che gli è rima­sta. Per fron­teg­gia­re l'emergenza, la Pro­te­zio­ne civi­le regio­na­le ha alle­sti­to una ten­so­strut­tu­ra da 600 posti ed una cuci­na da cam­po da mil­le pasti al gior­no per ospi­ta­re e dare con­for­to a colo­ro che non han­no più un posto dove dor­mi­re. In atte­sa che per San Fer­di­nan­do si tro­vi final­men­te una solu­zio­ne defi­ni­ti­va

Una lite tra un migran­te del Gam­bia ed una don­na nige­ria­na si sareb­be veri­fi­ca­ta nel­la tar­da sera­ta di ieri nel­la ten­do­po­li di San Fer­di­nan­do, pri­ma che scop­pias­se il rogo che ha pro­vo­ca­to la mor­te di una don­na. É l'indiscrezione che cir­co­la tra alcu­ni migran­ti del­la ten­do­po­li. Il tam tam di "radio ten­da" si spin­ge ad ipo­tiz­za­re un omi­ci­dio, ma allo sta­to non c'è alcu­na con­fer­ma tra gli inve­sti­ga­to­ri. Pur non esclu­den­do allo sta­to alcu­na ipo­te­si, nes­su­no si è fat­to avan­ti con chi inda­ga per met­te­re nero su bian­co l'affermazione. Tra l'altro, secon­do i pri­mi rilie­vi dei vigi­li del fuo­co, l'incendio avreb­be avu­to ori­gi­ne in una barac­ca distan­te da quel­la in cui si tro­va­va la vit­ti­ma, Bec­ky Moses, ed anche da quel­la in cui era la don­na rima­sta gra­ve­men­te ustio­na­ta. L'autopsia, che sarà effet­tua­ta nei pros­si­mi gior­ni, dovrà sta­bi­li­re le cau­se del­la mor­te del­la don­na, il cui cada­ve­re si pre­sen­ta com­ple­ta­men­te car­bo­niz­za­to.

"L'emergenza non deve diven­ta­re siste­ma. Lo sta­to deve con­ti­nua­re l'opera avvia­ta recen­te­men­te ed al con­tem­po cer­chi di risol­ve­re le situa­zio­ni di poten­zia­le peri­co­lo". A dir­lo è sta­to il vesco­vo del­la dio­ce­si di Oppi­do-Pal­mi, mons. Fran­ce­sco Mili­to, che oggi è sta­to nel­la ten­do­po­li di San Fer­di­nan­do. "La deso­la­zio­ne – ha det­to – è la con­si­de­ra­zio­ne che nasce spon­ta­nea a pri­ma vista entran­do in que­sto luo­go. Qua c'è una sof­fe­ren­za che non dovreb­be esi­ste­re. Il pro­ble­ma è di poli­ti­ca inter­na­zio­na­le. Le migra­zio­ni non sono un feno­me­no nuo­vo ma non in que­sti ter­mi­ni. Biso­gna pren­de­re di pet­to la situa­zio­ne evi­tan­do che l'emergenza diven­ti siste­ma".

Era giun­ta nel­la ten­do­po­li di San Fer­di­nan­do solo da pochi gior­ni Bec­ky Moses, la ven­ti­seien­ne nige­ria­na mor­ta la not­te scor­sa nell'incendio alla ten­do­po­li di San Fer­di­nan­do. La don­na era inse­ri­ta in pre­ce­den­za nei pro­get­ti Sprar atti­va­ti nel Comu­ne di Ria­ce gui­da­to dal sin­da­co Dome­ni­co Luca­no. Luca­no oggi è giun­to a San Fer­di­nan­do con l'intenzione di fare sep­pel­li­re la don­na nel cimi­te­ro del suo pae­se. Il sin­da­co di Ria­ce ha spie­ga­to che Bec­ky ha dovu­to lascia­re il pae­se diven­ta­to famo­so per le poli­ti­che di acco­glien­za in quan­to le era sta­to rifiu­ta­to l'asilo poli­ti­co. La don­na ave­va pre­sen­ta­to ricor­so ma que­sta con­di­zio­ne non le con­sen­ti­va comun­que più di poter entra­re nel pro­gram­ma Sprar. A Ria­ce Bec­ky era giun­ta cir­ca due anni fa e solo nei gior­ni scor­si era arri­va­ta a San Fer­di­nan­do, tant'è che l'ultimo rin­no­vo del suo docu­men­to di rico­no­sci­men­to fat­to a Ria­ce è del 21 dicem­bre scor­so. "Non ci pos­so­no esse­re sca­den­ze per gli esse­ri uma­ni", ha det­to visi­bil­men­te ama­reg­gia­to il sin­da­co Luca­no.

"Nel­la barac­co­po­li abu­si­va cala­bre­se di Rosar­no, deva­sta­ta sta­not­te da un incen­dio in cui ha per­so la vita una don­na nige­ria­na, era­no ammas­sa­ti oltre 2000 immi­gra­ti, sen­za riscal­da­men­to, sen­za ser­vi­zi igie­ni­ci, sti­pa­ti den­tro barac­che fati­scen­te o ten­de di cel­lo­pha­ne, tra il fan­go e i rifiu­ti. È que­sta l'idea di acco­glien­za e inte­gra­zio­ne del­la sini­stra? Far­li arri­va­re qui per uti­liz­zar­li come schia­vi nei cam­pi e far­li vive­re da bestie nel fred­do e nel­lo spor­co in barac­co­po­li abu­si­ve? Chi ha fat­to entra­re que­ste per­so­ne per poi far­le trat­ta­re in que­sto modo dovreb­be solo ver­go­gnar­si. Ma il Gover­no per­ché non è mai inter­ve­nu­to? Lo affer­ma il sena­to­re Rober­to Cal­de­ro­li, vice­pre­si­den­te del Sena­to, in rela­zio­ne a quan­to acca­du­to nel­la ten­do­po­li di San Fer­di­nan­do.

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